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Don Vangelisti testimone dell'eccidio di Sant'Anna di Stazzema

Don Giuseppe Vangelisti è il “primo soccorritore dei superstiti” della tragedia di Sant'Anna di Stazzema, il “vero custode della memoria”, il testimone più importante, uno dei pochi a conoscenza della “verità”

Versilia
Dalle sue dichiarazioni ricavate memoriale consegnato agli inquirenti americani si legge:

La mattina del 12 agosto stavo celebrando la Messa a La Culla quando sentimmo esplodere i colpi di fucile e delle mitragliatrici, allora salimmo sulla montagna e potemmo vedere il paesino di Sant’Anna. Rimanemmo tutta la mattina ad osservare quel che succedeva e si potevano vedere le case che bruciavano e si sgretolavano; a mezzogiorno corse voce che a La Culla stavano cominciando a bruciare e a distruggere le case. Dissi alla mia famiglia e ad altri amici di preparare cibo e
vestiario per andarcene, ma non avevamo fatto a tempo a mettere fuori le nostre cose che venimmo bloccati da una terrificante raffica presso la fontana. Così nessuno poté lasciare la Culla, ma, fortunatamente, a parte il ferimento di tre ragazzi colpiti da quella raffica, non avvenne altro

Don Vangelisti fece una prima apparizione a Sant’Anna solo nel pomeriggio del 13 agosto, come dichiara nella testimonianza rilasciata alla Commissione d’inchiesta americana l’otto ottobre 1944, a Valdicastello:

D: andò nel paese di Sant’Anna il 12 agosto, giorno della strage?
R: no.
D: in quale giorno arrivò per la prima volta a Sant’Anna?
R: la sera del 13 agosto.
D: quando andò a Sant’Anna la sera del 13 agosto, cosa vide?
R: appena raggiunsi la piazza davanti alla Chiesa di Sant’Anna vidi una catasta di cadaveri e notai un uomo che gettava della paglia in cima al cumulo dei morti per evitare il cattivo odore. Mi venne in mente di scattare una foto dei cadaveri, ma in quel momento udii uno sparo nelle vicinanze e qualcuno di Sant’Anna mi avvisò che i Tedeschi potevano essere ancora in giro, così decisi di scattare le foto il giorno dopo e detti un’occhiata per il paese, vidi case bruciate e la canonica che ancora bruciava e le fiamme che ne uscivano. Girai intorno alla canonica e nel cortile vidi sei cadaveri – fra di loro una donna nuda per metà. I corpi erano leggermente scuriti e non mi rendevo conto se fossero stati bruciati o fucilati. Sant’Anna è divisa in gruppi di case e praticamente le ispezionai tutte, ma non ricordo esattamente quanti cadaveri vidi. Dopo un po’ incontrai un tedesco che credo avesse partecipato al massacro e disse che stava facendo una passeggiata e gli mostrai il permesso per seppellire i corpi. I parenti dei morti mi avevano chiesto di occuparmi della sepoltura e immediatamente feci richiesta al Quartier Generale tedesco di un permesso. Non andai di persona al comando tedesco, ma mandai qualcun altro che mi portò il permesso a La Culla. Questo Comando non aveva
niente a che vedere con le persone che commisero l’eccidio di Sant’Anna.
D: in che data ha ottenuto il permesso dai Tedeschi?
R: nel pomeriggio o meglio la sera del 13 agosto.
D: in che data lo ha chiesto?
R: il mattino del 13 e la sera l’ottenni.
D: è possibile che ci fossero moltissimi altri morti che lei non vide o altre zone di Sant’Anna che non visitò dove ci potevano essere molti morti?
R: so che c’erano molti morti, ma non posso immaginarmi un numero perché si trovavano sotto le macerie.
D: pensa che ci fossero più di 178 persone uccise?
R: sì, sono sicuro che ce n’erano molti di più, perché si mormorava che ne avessero sepolti alcuni la notte del giorno precedente a quello in cui arrivai e anche la mattina stessa.
D: chi si occupava della sepoltura di queste persone?
R: non lo so, ma posso informarmi.
D: come sa che furono sepolti?
R: vidi molte tombe.
D: dunque non c’era bisogno di avere un permesso per seppellire i morti, no?(…)
D. Perché andò a Sant’Anna il 13 agosto?
R: Perché sapevo della strage ed avendo sotto la mia responsabilità la parrocchia volevo rendermi conto cosa potevo fare.

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