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Itinerario del centro storico di Pisa

Un itinerario nel centro storico di Pisa ripercorrendo le suggestioni e riflessioni di Angelo Palma. La città della Torre pendente con un cuore antichissimo

Pisa
Tante voci, tante lingue, tanti colori, un via vai di biciclette, gruppi di turisti con lo sguardo verso l’alto, una cornice di bancarelle e carrozze con cavalli. Il sole di giugno illumina da ponente lo spettacolo meraviglioso di una piazza con, al centro, un grande prato verde, sfondo di monumenti sontuosi e rivestiti di marmo bianco e grigio. Una piazza che D’Annunzio chiamò in un suo romanzo Piazza dei Miracoli. E’ Piazza Duomo a Pisa, al confine dell’insediamento medievale. Il maestoso portale di bronzo, ha raffigurate le scene dell’Antico Testamento di Bonanno Pisano.

Il campanile pendente è imponente nella sua struttura ma anche visivamente alleggerito dalle colonne e dagli archi dei loggiati. Una torre che il vento di tramontana quasi sospinge e il terreno cedevole appena sopporta. Appare come ai visitatori dei primi dell’Ottocento. A quegli antichi valori di pendenza e fuori piombo l’hanno riportata i magistrali lavori di raddrizzamento e consolidamento, ultimati nel 2001 senza lasciare tracce evidenti.

Socchiudendo gli occhi è possibile rivedere le immagini di rispolverate letture: un pubblico numeroso sulle loggette del campanile che osserva l’arcivescovo, primate di Pisa, Corsica e Sardegna, mentre guida a Ferragosto la processione di sacerdoti e vescovi, tra una moltitudine di gente e mercanti di ogni luogo. La Repubblica Pisana è all’apice della sua potenza, rivaleggia con Venezia e Genova. E’ un importante centro religioso e politico, si sente quasi l’erede dell’antica Roma.

Questa consapevolezza e questo orgoglio si rispecchiano nella grandiosità del Campanile, della Cattedrale, del Battistero e del Camposanto, di cui osservo le facciate. La cupola semiellittica del Duomo, antesignana di quelle di Brunelleschi e Michelangelo, i pulpiti di Nicola Pisano (Nicola de Apulia), del figlio Giovanni. Tutto appare armonico, senza discontinuità dal romanico al gotico: ogni artista si è espresso con il proprio linguaggio, ma nel solco dei predecessori. Colpisce e meraviglia la presenza nella piazza di una lapide sulla facciata dell’Opera Primaziale con una citazione particolare, quella di Mussolini. E’ il segnale di una città rispettosa di tutto il proprio passato, qualunque esso sia stato.

Pisa
Via S. Maria, che dal Duomo parte e ne prende il nome. Delimita l’antica città medievale e scorre serpeggiando tra austeri palazzi di varie epoche, dalle case torri del duecento fino agli edifici del seicento. La animano gruppetti di studenti che frequentano le facoltà umanistiche e scientifiche. Decorano la via le case di personaggi di lettere e scienze. Emoziona la vista delle dimore di Cesare Abba e di Alfieri, che vi soggiornò in piena crisi ideologica e produttiva, della casa di Pacinotti e della Domus Galileana, che del primo conserva la dinamo. Suscitano ammirazione le belle druse di quarzo dei monti pisani, nella teca della facoltà di Scienze della Terra.

Il giardino è l’Orto Botanico, collegato alla omonima facoltà: erbe aromatiche e piante secolari. La prima Magnolia piantata in Italia, il gigantesco Ginko Biloba, una grande Canfora, una Quercia Virginiana. Al tramonto, il momento del giorno durante il quale i Lungarni appaiono più belli, alla fine di Via S. Maria, si incrociano con il fiume Arno che ha già percorso l’ansa e si è lasciato alle spalle il Ponte di Mezzo, l’antico Ponte Vecchio. Le guglie gotiche della bianca chiesa di Santa Maria della Spina, così piccola da sembrare una miniatura.

Lo scenario è stupendo, ma non così romantico come appare la sera della vigilia di San Ranieri, il 17 giugno, con i palazzi incorniciati da tante fiammelle per la Luminara, come si presentò al Leopardi:

“Questo lung’Arno è uno spettacolo così ampio, così gaio, così ridente che innamora”, con le sue sponde degradanti e irregolari costellate di case, che si affacciavano direttamente sull’acqua, piazzette, piagge e scali per le corporazioni di arti e mestieri: un’animazione che conferiva al fiume scorci molto pittoreschi. Le botteghe degli artigiani le ritrovo nei vicoli e nelle piazzette medievali: l’orafo intento a limare le sue creazioni, il pittore che disegna i caratteri gotici di un insegna, il falegname intento a recuperare un antico mobiletto, il fabbro che sagoma il ferro battuto, il cuoiaio intento a cucire le sue borse. Sento l’odore dei prodotti tipici appena sfornati e il vociare dei venditori di frutta e verdura dietro le bancarelle all’aperto. L’atmosfera è raccolta e quasi familiare, tipica di “una città piccola”

Più in là sotto i portici di Borgo Stretto si trovano, invece, le boutique e tanta gente che si sofferma davanti alle vetrine e prosegue verso i quartieri oltre il fiume, in Corso Italia: “la città grande”. E’ una moltitudine orgogliosa e rispettosa del proprio luogo e della sua storia. Una moltitudine che vive in perfetta armonia con il borgo medievale, i quartieri meno antichi e quelli moderni, con una città che, come scrisse il poeta di Recanati, è un “misto di piccolo e di grande”.
Itinerario del centro storico di Pisa

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