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Napoleone Bonaparte Re dell'Isola d'Elba

Il 14 aprile 1814 fu un momento di massima confusione per l'Europa intera: l’abdicazione dell’imperatore Napoleone, sconfitto a Lipsia nell'ottobre del 1813, fu seguita dall’assegnazione dell’Isola d'Elba al Bonaparte, come suo regno personale

Napoleone all'Elba
Il vessillo reale dell’Elba fu una bandiera in campo bianco con banda diagonale rossa e tre api d’oro, bandiera che Napoleone fa celermente preparare quale simbolo del nuovo regno. Il 3 maggio 1814, alle ore 18,30 circa, la fregata inglese ‘Undaunted’, getta le ancore nella rada di Portoferraio; a bordo si trova il nuovo sovrano dell’isola, Napoleone Bonaparte, cui lo zar di Russia, Alessandro, vincitore sul campo del ‘grande Corso’, aveva concesso l’opzione fra le tre isole di Corfù, dell’Elba e della Corsica. Si ritiene che la scelta di Napoleone sia ricaduta sull’Elba per la posizione geografica dell’isola, vicina alle coste italiane e alla Corsica e non molto distante dalla Francia. Molti asseriscono che la Corsica non sarebbe stato terreno propizio a Napoleone, poiché là avrebbe avuto a che fare con molti nemici personali e che tantomeno avrebbe potuto scegliere la lontana Corfù.

Egli sceglie l’Elba per le stesse ragioni che adduce palesemente: la bontà del clima e la dolcezza dei suoi abitanti, ma ci sono altre due valide ragioni che sono utili da proporre alla riflessione. La prima, dovuta alle maggiori risorse economiche dell’Elba, rispetto alle altre due isole, vedi le miniere del ferro, le cui rendite impinguano le casse della Legion d’Onore, da lui stesso fondata; secondo perché si tratta di una piazza con pochi uomini ma ben organizzati, fedeli e buoni combattenti, e difficilmente attaccabile e prendibile. Fra l’altro il Bonaparte avrebbe potuto contare anche sull’altra fortezza di Longone che, sempre contro gli eserciti francesi, aveva dimostrato altrettanta forza e sicurezza.

Quando arriva all’Elba meraviglia non poco la sua perfetta conoscenza del territorio dell’isola, dei suoi problemi economici, amministrativi e politici. L’intensa attività che egli svolge all’isola nei dieci mesi di permanenza ha la funzione di dissimulare il progetto di riconquista del potere, ma d’altra parte per un uomo della sua levatura è facile, se non vedere realizzati, individuare e delineare tutta una serie di progetti e intuizioni per il suo piccolo reame che avrebbero avuto un seguito nei decenni successivi.

Uomo di eccezionale ordine e autodisciplina, oltre che di intuizione, cerca di dar vita a una organizzazione completa e minuziosa nelle diverse branche del governo e dell’economia del piccolo territorio. Egli si occupa di tutte le questioni, dai piani per l’esecuzione delle piantate dei gelsi, degli olivi e dei castagni, al miglioramento degli apprestamenti difensivi e al relativo concentramento di tutta la difesa dell’isola a Portoferraio; sgombera parzialmente la piazzaforte di Longone fino ad arrivare alla ‘conquista’ e al ripopolamento dell’isola di Pianosa, luogo fortificato avanzato nel canale di Corsica, che solleva tanta ironia fra i contemporanei e gli osservatori internazionali.

Elba e Italia
Molto importanti sono i progetti e i lavori alla rete stradale. Napoleone traccia un preciso piano per il riassetto e il relativo prolungamento delle strade e pretende la realizzazione immediata della strada da Portoferraio a Longone e quella da Portoferraio a Procchio. Egli prevede per sé e la sua corte la costruzione e il riadattamento immediato delle due dimore dei Mulini e di San Martino e, per la buona immagine del suo regno, pretende il restauro delle vie e della lastricatura delle strade del capoluogo che portano alla sua dimora principale. Fa abbellire la città dotandola di una passeggiata nella spianata della porta del Ponticello e fa emanare tutta una serie di provvedimenti di polizia urbana per il mantenimento di migliori condizioni igieniche e sanitarie istituendo un lazzaretto e, per ulteriore e maggiore decoro, vuole sia costruito un teatro nel luogo ove sorge un’antica chiesa: luogo che prenderà il nome di Teatro dei Vigilanti, recentemente riaperto e fruibile.

Questo pur breve passaggio del grande Corso influenza l’Elba sotto l’aspetto dell’organizzazione amministrativa e dà i lineamenti di uno sviluppo futuro per cui l’Elba si avvantaggia notevolmente, rispetto al grande ritardo dovuto alla plurisecolare tripartizione amministrativa. Da questi pochi e brevi atti riprendono sviluppo l’agricoltura e la pesca, rinasce la marina mercantile e involontariamente la sua presenza solleva così tanta curiosità da richiamare all’isola, non solo gran numero di spie e avventurieri, ma moltissimi stranieri, che si recano all’Elba ‘en touriste’ esclusivamente per vedere e magari poter incontrare Napoleone.

L’imperatore inoltre vuole costruire un edificio per la sua corte elbana, situata fra il forte Falcone e quello dello Stella, che prende il nome di Casa dei mulini. Gian Gastone de’ Medici aveva fatto abbattere gli antichi mulini a vento e vi aveva fatto edificare le carceri civili e la casa dell’auditore del governo, divisa in due quartieri, uno per il comandante d’Artiglieria e l’altra per il comandante del Genio. Il Bonaparte fa abbattere l’edificio adibito a carcere e unisce i due quartieri separati con una grande sala centrale. La palazzina dei Mulini risulta composta da due padiglioni congiunti da un edificio principale; fa inoltre demolire i casolari circostanti, tanto da ottenere una piazza abbastanza grande da contenere un battaglione schierato. Dalle finestre domina la città e la darsena, mentre dall’altro lato scorge tutto l’orizzonte marino e costiero.

La scelta della dimora di campagna ricade su una casetta di poche stanze a San Martino ove è riportata la scritta autografa “Ubicumque felix Napoleon”. Definitivamente abbandonato il progetto verso l’Italia, che avvalora la teoria secondo la quale Napoleone coi suoi fidi generali aveva progettato una sortita militare e politica in questa direzione, egli prepara la partenza per la Francia. Tale decisione è determinata, oltre che dalla sua volontà, dal consiglio dei suoi più fidati ufficiali e infine dal fatto che Napoleone sente l’ostilità crescente da parte delle nazioni vincitrici.

Napoleone all'Elba
Egli comincia a sentirsi minacciato fisicamente da continui tentativi di eliminazione, veri o presunti tali. L’elenco delle provocazioni è numeroso e vario: non passa momento in cui navi da guerra inglesi non solchino minacciosamente quei mari e quelle coste. Nessuno dei commi del trattato di Fontainebleau è rispettato: gli è negata la visita dell’imperatrice e del loro figlio; sono annullate le dotazioni economiche e finanziarie; mai erogate le somme e gli appannaggi pattuiti con le potenze vincitrici per il mantenimento suo e della corte del piccolo reame e infine, dopo averlo dichiarato sovrano indipendente, si è circondata l’isola di una fitta rete di spie e di controllori, che intercettano tutta la sua corrispondenza e interrogano tutti i suoi ospiti e visitatori sia nei porti di partenza verso l’Elba che al loro ritorno.

Cerca accuratamente di frapporre un certo lasso di tempo fra il vero e proprio allontanamento dall’isola e la notizia che questo fatto avrebbe comportato a Vienna, dove le grandi potenze vincitrici sono impegnate, fra balli e ricevimenti, a riscrivere geograficamente la carta d’Europa. La spedizione comprende poco meno di un migliaio di uomini, inclusi gli equipaggi e gli uomini al seguito dell’Imperatore: su tale entità numerica le numerose fonti non concordano, chi scrive di circa settecento uomini, o addirittura chi parla di milleduecento o milletrecento. Secondo altri documenti la spedizione è composta da quattrocento granatieri della guardia, trecento fantaccini, trecento cacciatori corsi, cento cavalleggeri polacchi e duecento bersaglieri elbani, per un totale di milletrecento uomini.

Il Pons de l’Hérault, testimone oculare della partenza e al seguito dell’imperatore, scrive di seicentosettanta unità armate:

“Soldati e ufficiali devono fendere una folla enorme che si è assiepata nelle strade e nella darsena. Poi, in carrozza, arriva Napoleone e tutti gli uomini si tolgono il cappello e tutte le donne si inchinano, rendendo omaggio alla sua persona. Cala un profondo silenzio denso di emozioni”

Anche a Sant’Elena Napoleone ricorda la permanenza sull’Elba.
Napoleone Bonaparte Re dell'Isola d'Elba

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