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Monumenti e statue in Piazza della Signoria a Firenze

Piazza della Signoria è una delle piazze più famose e conosciute nel mondo intero, ricca d’insigni monumenti, capolavori dell'Umanità. Si ringraziano il Comune di Firenze e Luciano Artusi

Piazza della Signoria

La grande ed asimmetrica superficie, ebbe origine con l’abbattimento di case e torri di antiche famiglie ghibelline quando, nel luglio 1258, su di esse la parte guelfa ebbe il sopravvento. Firenze, infatti, era divisa da tempo in due fazioni: guelfa e ghibellina, che si combattevano aspramente in tutta la città.
Dopo alterne vicende i ghibellini vennero cacciati da Firenze e sulle macerie dei loro possenti edifici rasi al suolo, venne ricavata l’irregolare area, che fu cosparsa di sale perché “non ci crescesse più neppure l’erba”. Su questo spazio così faziosamente ottenuto, venne proibita ogni specie di costruzione poiché considerato “terreno maledetto”.

Divenuta in seguito piazza, fu il centro della vita civile, politica e ricreativa dei fiorentini. Qui si radunava il popolo, chiamato dai rintocchi della campana del Palazzo Vecchio, per ascoltare e approvare le decisioni che la Signoria prendeva di voltain volta sui problemi di interesse cittadino. Qui accorreva il popolo armato, riunito sotto le insegne dei Quartieri e delle Arti, in caso di guerre o tumulti per difendere le istituzioni della Repubblica; qui si svolgevano anche giocose manifestazioni in occasione di particolari feste o importanti avvenimenti. 


Nella piazza, come in un grande museo, si possono ammirare notevoli capolavori che lussuosamente la decorano.
La Fontana del Nettuno, detta anche “di Piazza” o “del Biancone”, fu voluta da Cosimo I de’ Medici ed eseguita su progetto di Baccio Bandinelli. La vasca, costruita dal 1560 al 1575, vede al centro la gigantesca statua marmorea scolpita da Bartolomeo Ammannati, riproducente la divinità pagana del dio delle acque. Tale scultura venne subito detta dai fiorentini “Il Biancone” per la sua candida mole, ma al tempo stesso anche derisa con questa palese esclamazione: “Ammannato, Ammannato, che bel pezzo di marmo t’hai sciupato”! 


Fontana di Nettuno

Del Giambologna è il Monumento Equestre a Cosimo I de’ Medici, eretto per volontà del figlio di questi Francesco I, fuso nel 1594 dal celebre scultore fiammingo naturalizzato fiorentino. Sulla base marmorea, tre bassorilievi in bronzo raffigurano altrettanti episodi che esaltano la vita del primo granduca di Toscana: Il conferimento del titolo nobiliare, Papa Pio V che gli affida le insegne, e L’ entrata trionfale in Siena. Si racconta che il Giambologna, quando venne scoperta l’opera, fosse nascosto dietro la palizzata che ancora avvolgeva la base, per ascoltare le critiche del pubblico. 


A pochi metri di fronte alla fontana del Nettuno, sul lastrico della piazza, si trova una lapide marmorea circolare, che segna e ricorda il punto dove il 23 maggio 1498 (vigilia dell’Ascensione) fu impiccato ed arso fra’ Girolamo Savonarola, ispiratore di un rinnovamento religioso e sociale, insieme ai suoi confratelli domenicani fra’ Domenico Buonvicini e fra’ Silvestro Maruffi, tutti accusati di intemperanza religiosa e indisciplina ecclesiastica. Su questa lapide il 23 maggio di ogni anno si svolge, a ricordo, la breve ma significativa cerimonia della Fiorita consistente nello spargervi sopra petali di rose e rami di palma. La tradizione affonda le sue origini nella pietosa, spontanea iniziativa popolare che vide la mattina dopo la morte del fiero predicatore, il luogo del supplizio ricoperto di fiori.


Sull’arengario di Palazzo Vecchio, dove anticamente la Signoria prendeva posto per le pubbliche cerimonie, si trovano, quali simboli di libertà, il Marzocco, cioè un leone accosciato che sorregge con una zampa lo scudo gigliato, la copia del bronzo donatelliano di Giuditta e Oloferne del 1460 (l’originale è nella Sala dei Gigli in Palazzo Vecchio), la statua del David e quella di Ercole che abbatte Caco. L’eroe biblico, copia dell’insigne marmo di Michelangelo Buonarroti del 1503, è rappresentato con la frombola in mano a simboleggiare la difesa del governo della città. L’originale fu trasferito nel 1873 alla Galleria dell’Accademia in via Ricasoli. Il gruppo marmoreo di Ercole che abbatte Caco è invece opera di Baccio Bandinelli che lo eseguì nel 1533. 


Alle spalle di questo monumento, a destra dell’ingresso di Palazzo Vecchio quasi in cantonata, si può osservare inciso su una pietra presso la base, un profilo di testa d’uomo: il cosiddetto “Importuno”.
È narrato che il grande Michelangelo, quando transitava da questa piazza, fosse spesso e volentieri fermato da un chiacchierone che lo importunava con le sue inutili ciance. Un certo giorno il maestro mentre passava per via della Ninna, incontrò il solito “perdigiorno” che lo intrattenne per l’ennesima volta.
Poiché il Buonarroti aveva con se scalpello e mazzuolo, tenendo le mani dietro la schiena accostato alla base del palazzo, mentre ascoltava annoiato il tedioso seccatore, ne incise il suo profilo in una bugna. Da secoli, quindi, i fiorentini chiamano questa singolare silouette michelangiolesca l’Importuno.


Ai lati del gran portone, le statue di Filemone - del Bandinelli - e la di lui moglie Bauci - di Vincenzo de’ Rossi - esemplari per reciproco amore. I coniugi alla loro morte, sopraggiunta congiuntamente, furono trasformati da Giove lui in quercia e lei in tiglio.

Statua equestre di Cosimo de' Medici e Palazzo Vecchio

Passando ora a parlare di Palazzo Vecchio, va detto subito che anticamente era detto dei Priori o della Signoria, dal nome dei magistrati che governavano la città e che vi risiedevano per tutto il tempo del loro mandato. L’edificio si alzò maestoso ed austero secondo il disegno d’Arnolfo di Cambio, quale possente fortezza a forma di quadrilatero. I lavori iniziarono il 24 febbraio 1298 e si protrassero fino al 1314. Sovrasta il portone d’ingresso un ornato marmoreo cosparso di gigli d’oro in campo azzurro, al centro del quale è posto il tondo raggiante bernardiniano col monogramma I H S (Iesus Hominum Salvator), cioè Gesù Salvatore degli uomini; sotto, la dicitura latina REX REGUM ET DOMINUS DOMINANTIUM posta fra due leoni di pietra dorati, a proclamazione di Cristo re dei re e sovrano della città. Ancor oggi, Palazzo Vecchio ospita la sede del Comune di Firenze.

Di lato al Piazzale degli Uffizi, al quale fa corona il porticato con l’omonima notissima Galleria, si staglia la Loggia della Signoria o dei Priori che prospetta sulla piazza con tre archi a tutto sesto, poggianti su possenti pilastri. Costruita per ordine della Signoria su disegno d’Andrea di Cione detto Orcagna, fu iniziata nel 1376 sotto la direzione degli architetti Benci di Cione e Francesco Talenti.

La loggia è però assai più conosciuta con i nomi di Loggia dell’Orcagna o dei Lanzi dal corpo di guardia formato da soldati lanzichenecchi, al tempo del granduca Cosimo I de’ Medici, che vi sostavano in permanenza. Ai lati dalla scalinata centrale due leoni in marmo: quello di destra, è un’opera originale greca, mentre l’altro fu eseguito nel 1600 da Flaminio Vacca. 
All’interno della loggia, a sinistra, il Perseo che mostra la testa recisa della gorgone Medusa, bronzo dell’eccellente orafo e scultore Benvenuto Cellini il quale lo gettò nel 1553. Il bizzarro artista, riprodusse in modo singolare il proprio barbuto autoritratto nella parte posteriore dell’elmo del leggendario figlio di Zeus, sulla cui cinghia a tracolla, inoltre, firmò l’opera.

L’accurata ed ornatissima base, decorata con bronzetti riproducenti Mercurio, Minerva, Giove e Danae nelle nicchie, ed il bassorilievo frontale con la scena che vede Perseo liberare la bellissima Andromeda dal mostro marino, evidenzia l’effettiva capacità dell’artista nell’aver saputo assemblare le sue note capacità orafe a quelle della scultura. 
Dalla parte opposta si può ammirare il Ratto delle Sabine, capolavoro del Giambologna (1583), il quale scolpì le tre armoniose figure vibranti di vita, in un sol blocco di marmo; sul piedistallo un bassorilievo in bronzo raffigura lo stesso episodio. Sempre del solito artista il gruppo di Ercole in lotta col centauro Nesso (1599). Menelao che sorregge il corpo di Patroclo, è una copia dell’originale greco del IV secolo a.C. regalo del Papa Pio IV a Cosimo I; Pirro che rapisce Polissena è invece una scultura ottocentesca di Pio Fedi. Allineate lungo la parete di fondo, sono sei statue femminili romane.

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Monumenti e statue in Piazza della Signoria a Firenze

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Piazza della Signoria