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I martiri della battaglia di Curtatone e Montanara di Rocca

Il 29 maggio 1848 la Divisione Toscana di circa 6000 soldati (con un nutrito battaglione di giovani volontari universitari) affrontò oltre 35000 soldati, comandati dal generale Radetzky a Curtatone e Montanara. I giovani toscani furono massacrati dalle forze austriache, resistendo una giornata e permettendo all’esercito piemontese di riorganizzarsi e di vincere, il giorno successivo, la Battaglia di Goito.

Curtatone e Montanara
Nei pressi di queste due piccole località in provincia di Mantova si erano attestati reparti regolari napoletani e toscani, insieme a volontari toscani provenienti dalle università di Siena, Firenze e Pisa, agli ordini del generale De Laugier. Il 29 maggio 1848 vennero attaccati da ben 43 battaglioni austriaci. Fu una carneficina. Gli Italiani persero più di tremila uomini ma la loro resistenza eroica permise all’esercito piemontese di attestarsi e respingere gli Austriaci, il giorno dopo, nella Seconda Battaglia di Goito.

XXIX MAGGIO
I MARTIRI DI CURTATONE E MONTANARA
CANTO
DI G. A. ROCCA

AL MUNICIPIO DI LUCCA
CHE PEI VALOROSI TOSCANI
TRA CUI NON ULTIMI I FIGLI SUOI
NEL XXIX MAGGIO MDCCCXLVIII
MORTI COMBATTENDO SUI CAMPI LOMBARDI
DI TANTA GLORIA DI TANTO SACRIFICIO RICONOSCENTE
VOTAVA SOLENNI ANNIVERSARIE ESEQUIE
QUESTO MEMORE CARME INTITOLA
L’AUTORE

Epico Vate, interroga
Il quarant’otto, e scrivi:
Della tua cetra il sonito
Scuota d’Ausonia i vivi,
E la gloriosa istoria
Ai figli nostri impara:
De profundis pei morti a Montanara.

Erano lieti e floridi
Nella più balda etade
Quei mille che lasciarono
Le tosche lor contrade,
E volontari corsero
All’immortal tenzone.
De profundis pei morti a Curtatone.

E l’Appennin varcarono
Pieni d’Italia il core,
Sciogliendo ardito cantico
Bello di patrio amore,
Con quel desio magnanimo
Che a forte oprar prepara.
De profundis pei morti a Montanara.

Sostâr tra il Mincio e l’Oglio. —
Volgea fulgido il raggio
Del Sol, presso al meriggio,
Nel ventinove maggio,
Quando s’udì per l’etere
Il tuono del cannone.
De profundis pei morti a Curtatone.

“Toscani, le Termopili
Là sono, o vita o morte”
Grida il nuovo Leonida:
Cadrà in sua trista sorte
La maledetta Gerico
A libertade avara.
De profundis pei morti a Montanara.

Viva Italia! rispondono
I giovani guerrieri;
Italia alto ripetesi
Pe’ campi e pe’ sentieri;
E, viva Italia, Italia!
Di guerra è la canzone.
De profundis pei morti a Curtatone.

All’armonia terribile
Accesa è la battaglia…
S’agita dubbio il Teutono…
L’un sull’altro si scaglia….
E i nostri il sangue versano
Per questa Terra cara.
De profundis pei morti a Montanara.

Scoppiavano, scrosciavano
Bombe, mitraglia e palle;
Assalti, urti alternavansi
Sulla trincea, nel calle…
—Ed il figliuol d’Etruria
Fu indomito leone. —
De profundis pei morti a Curtatone.

Sorge un’ incendio: — e prossima
Spera vittoria l’oste.
Mancan le miccie… e miccie
Dal petto e dalle coste
Son le ardenti, che strappano,
Vesti i feriti a gara.
De profundis pei morti a Montanara.

Io narro gloria. — In numero
Maggior ben cinque volte,
Chiuse nell’armi, intrepide
Eran le schiere accolte
Che ai ludi si slanciarono
Di sanguinoso agòne.
De profundis pei morti a Curtatone.

Sguerniti i nostri, e poveri
Di bellici strumenti,
Pel Dritto e per la Patria
Pugnavano…. furenti.
— E s’ingoiò l’estraneo
La gran menzogna amara. —
De profundis pei morti a Montanara.

Ma gli uni già s’arretrano…
Di fronte, a tergo, a lato
Preme il nemico. Sfidano
Gli altri più fermi il fato….
— E il Sol dolente, celere
S’ascose entro il burrone.
De profundis pei morti a Curtatone.

Riedi a Verona, o Teutono,
Perduta è la giornata!
D’Eroi breve manipolo
Ti sgominò l’armata.
Riedi: — sarà poi vindice
Lo scherno di Novara..!
De profundis pei morti a Montanara.

Rinacque il giorno. Caddero
Le mura di Peschiera:
E all’aure insieme ondeggiano
La Croce e la Bandiera
Che nel Benàco specchiansi
Dall’alto del torrione.
De profundis pei morti a Curtatone.

Là sui cruenti Tumuli
Splende una luce bella:
A propiziare il secolo
Veglia di Dio la stella.
[Raggio di fede ai popoli.]
De profundis sull’Ara
Dei morti a Curtatone e a Montanara.

Cinte del peplo italico,
Vergini sacre e donne,
Pietose al Ciel volgendovi,
Ai colli di Sionne,
Date melòdi e cantici.
De profundis, corone,
Ai morti a Montanara e a Curtatone.

Curtatone e Montanara

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Commenti dei lettori

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  • giovanni pede

    18 Jan 2011 - 15:47 - #1
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    Tosco-napoletani, non solo toscani,
    per piacere.
    Si trattava degli stessi volontari e militari di linea (X Abbruzzi) che con Pepe, Rossarol e Poerio combatterono poi a Venezia, contribuendo alla sua difesa.
    Secondo fonti austriache, citate da Arrigo Petacco, sarebbero stati proprio i regolari napoletani a fermare gli austriaci.
    Ed il Prof. Pilla era anch’egli suddito napoletano, di Venafro per essere precisi

  • iera

    11 Feb 2011 - 00:27 - #2
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    Lo storico contemporaneo Arrigo Petacco ha fornito sulla battaglia una versione dei fatti molto diversa[2].

    Nella prima Guerra di indipendenza (1848) il Piemonte dichiarò guerra all’Austria con grande coraggio e in suo aiuto il Regno delle due Sicilie e lo Stato Pontificio si allearono nella prima fase della guerra. E alcuni reparti militari napoletani e pontifici combatterono in Lombardia.

    A Curtatone e Montanara ci fu un episodio passato alla storia, in cui, si legge nei libri di scuola, “gli studenti universitari di Pisa fermarono gli austriaci che stavano per aggirare l’esercito di Carlo Alberto.”

    In realtà non erano gli studenti di Pisa, gli studenti di Pisa c’erano ma alle prime scoppiettate scapparono, rimasero lì un battaglione partenopeo comandato da un colonnello napoletano che tennero duro e respinsero gli austriaci. Questo è un fatto storico, anzi nel diario di guerra dell’esercito austriaco a Vienna c’è proprio anche il nome e il numero del comandante. Alla fine della Prima guerra di indipendenza con i Borboni ritirati nel frattempo a Napoli, gli storici piemontesi che scrivono della guerra si trovano di fronte all’imbarazzo che l’unico episodio vero e nobile vede protagoniste le truppe Borboniche. E allora si inventarono che gli studenti di Pisa non solo avevano fermato gloriosamente, ma che il loro comandante che si chiamava Giuseppe Montanelli addirittura ottenne che la feluca gli fosse tagliata a metà sulla punta per ricordare la battaglia, di cui non era stato protagonista.

    E questa storia l’ho raccontata al mio amico Indro Montanelli, discendente di quello, gli dico: “Guarda Indro che la verità è questa” e lui mi disse: “Eh lo so, ma ora non me la posso mica prendere col mì nonno!” e anche nel suo libro di Storia ha confermato la vicenda degli studenti pisani.”

    (fonte wikipedia)