Questo sito contribuisce alla audience di

La Repubblica di Pisa e l'isola d'Elba

Agli inizi del primo millennio, un grande sviluppo politico e culturale differenziò Pisa dalle altre città della Marca di Toscana. Essa poteva infatti contare sui vari tributi del contado, sulla dogana del sale, sull’esercizio della Zecca e soprattutto sul ferro dell’isola d’Elba

Repubbliche Marinare
L’isola d’Elba divenne sede di ‘Capitanìa’: capitale dell’isola fu Capoliveri, soggetta senza alcuna limitazione al governo diretto della città di Pisa, in un sistema di controllo militare, amministrativo e fiscale. Alcuni documenti dei secoli successivi, XIII e XIV, testimoniano che al Capitano fu riservato il potere giudiziario, che in genere egli esercitava col consiglio di uomini “prudentes” del luogo, scelti dagli Anziani di Pisa e dallo stesso Podestà.

A Pisa, in quegli stessi anni, sentiti i “fabbricherii e la Comunità”, cioè tenuto conto delle esigenze della corporazione dei produttori e venditori del ferro e la popolazione del versante minerario, fu creato l’ufficio del “Doganiere”, da affiancare al Capitano, con funzioni di controllo sulla qualità e quantità delle lavorazioni e con mansioni di rappresentante del Comune pisano. Egli si occupava dal lato tecnico e amministrativo dell’esercizio delle miniere; dal 1320 il Capitano di ‘Grassula’ vinne incaricato anche della “Dogana della vena del ferro”. Pisa mantenne il pieno dominio sull’Elba, dalla quale continuava a ricevere grandi ricchezze, ma l’isola subì le conseguenze del lento ma inesorabile declino della Repubblica.

Già lo storico Fortunato Pintor, a fine secolo scorso, riporta alla luce documenti molto chiarificatori sulle lagnanze dei ‘comunisti’ di Rio e Grassula, come vengono definiti gli abitanti delle comunità, sulla funzione del Doganiere e sul carattere eminentemente fiscale dell’ufficio. Nel 1361 è descritto un notevole contrasto, definito nelle cronache ‘non legittimo’, fra gli abitanti delle comunità elbane e il Podestà di Pisa, con relativa ‘ambasceria’ agli Anziani ‘per parte di Capoliveri’: cioè il Capitano dell’Elba stesso interessa della questione il Consiglio di Pisa, poiché si tratta di molti casi di rivendicazioni economiche, amministrative e fiscali, avanzate soprattutto dalle comunità delle zone ferrifere.

Sul commercio del ferro e sull’esercizio delle miniere, Pisa cerca di applicare alcuni aspetti originali e singolari, nonché tratta con metodi diversificati la questione delle condizioni dei lavoranti e degli industriali: i “fabbricherii”. Essa arriva ad adottare severe misure protezionistiche nei riguardi del commercio del ferro elbano e utilizza il prezioso metallo come merce di scambio per ottenere concessioni sui commerci e sulle dogane.

Sui rapporti fra Chiesa di Pisa e l’Elba è certo che le varie categorie produttive e commerciali legate alla produzione del ferro continuano a versare a favore dell’Opera del Duomo e della Primaziale pisana una quota dei loro guadagni anche se più conosciuta è l’offerta annuale dei falconi da parte delle Comunità elbane, in segno di sudditanza e benemerenza. Attratta dalle risorse economiche dell’isola, finisce coll’invaderla nel 1291. Le Compagnie commerciali della città di San Giorgio non si fanno fuggire la doppia occasione rappresentata dal possibile sfruttamento delle ricche miniere del ferro e dalla posizione dell’isola, strategica per gli scambi marittimi e commerciali nel Tirreno.

Nel 1292, definitivamente scacciate e catturate parte delle milizie genovesi, Tedisio stesso tratta la resa, l’allontanamento di tutta la guarnigione e infine pretende la restituzione degli ostaggi elbani tenuti a Portovenere: nel volgere di pochi giorni l’intero presidio si reimbarca sulle navi del Doria alla volta di Genova. Sulla ragione della venuta dei Genovesi, gli stessi documenti di parte genovese narrano che: “(…) In questa situazione, un “Breve della Curia del Mare” del X1V secolo, ingiunge a tutti coloro che incrociano in mare dalla foce dell’Arno fino a Castiglione della Pescaia, di munire le navi di numerose “baliste”.

Nel 1324 si documenta che il Tesoriere della Repubblica rimborsa il Comune di Marciana delle spese per lo stipendio di un custode-sorvegliante del mare. I documenti frammentari di questo periodo descrivono la gran cura con la quale viene attuata la difesa delle zone minerarie, ‘alla custodia della vena del ferro’; ancora nel 1380 sono inviati all’Elba, quarantadue ‘balistarii’ e diciotto cittadini militari.

Nel dicembre 1336 scoppiano dei disordini a Piombino. A questo si aggiunge il problema del gran numero di ‘sbanditi’ confinati all’Elba dal Comune di Pisa, alla fine del secolo. Gli abitanti del castello di ‘Montemersale’ si appellano alle autorità per l’ottenimento di larghe concessioni fiscali affinché si agevoli lo stabilirsi di nuovi abitanti: “(…) In quest’epoca gli isolani che non lavorano alle miniere o nella marineria legata ad esse, sono dediti all’agricoltura e alla pastorizia e molti esercitano altre forme di lavoro legate al mare, come la pesca, la raccolta del corallo; senza dimenticare il gran numero di cavatori di granito delle zone sudoccidentali.

Nell’ultimo periodo del governo pisano, la Repubblica aumenta ulteriormente le esazioni sulle Comunità, attraverso gabelle di differenti generi alimentari; impone pubbliche e straordinarie prestanze, vuole inoltre la partecipazione dei cittadini al pagamento dei vari uffici politici e amministrativi, ma è comunque giusto ricordare che varie volte Pisa cerca di usare, nei confronti dell’isola e dei suoi abitanti, una maggiore attenzione e un trattamento amministrativo più misurato alle esigenze locali, in uno scambio di reciproca utilità economica e politica. Pisa vuole assicurarsi il dominio sull’isola cercando il modo di conquistare la benevola devozione dei suoi sudditi, ricambiata dagli Elbani che, in buona sostanza e al di là di alcuni casi particolari e specifici, rimangono sicuramente fedeli alla Repubblica, fino alla sua caduta. Repubbliche Marinare

Repubbliche MarinareRepubbliche MarinareRepubbliche MarinareRepubbliche MarinareRepubbliche MarinareRepubbliche MarinareRepubbliche MarinareRepubbliche MarinareRepubbliche MarinareRepubbliche MarinareRepubbliche MarinareRepubbliche Marinare