Italia. La nuova legge antidroga e i commenti

Sì definitivo dell'Aula della Camera al decreto legge sulle Olimpiadi invernali di Torino che contiene la nuova legge Fini sulla droga. I sì sono stati 271, 190 i no. Il risultato del voto è stato salutato da un applauso dei banchi di An.

C’e’ chi la critica…
Quella del centrodestra sulla droga “é una legge manifesto, politica e assolutamente carente”. Lo ha detto il leader della Margherita Francesco Rutelli, intervenendo a Radiouno. Si tratta di una legge “che dà una risposta sbagliata” a un problema reale e che costringerà “i nostri agenti, anziché occuparsi della criminalità, a passare il tempo a schedare ragazzi”.

“Dopo la Cirielli-Vitali arriva la Fini-Giovanardi a dare il colpo mortale alla giustizia penale italiana”. A commentare così l’approvazione delle nuove norme sulla droga è Patrizio Gonnella, presidente nazionale di Antigone. “La legge sulle droghe targata Alleanza Nazionale manderà in galera non si sa quanti giovani incensurati consumatori di hashish e marjuana. E’ una follia trattare allo stesso modo chi si fa una canna e chi una iniezione di eroina. Il tutto a 4 giorni dalla chiusura delle Camere e con il solo plauso di Don Gelmini, cultore della Cristoterapia”. “Il Governo ha forzato la mano contro tutto e tutti. Contro la legalità, contro la Costituzione, contro gli operatori, contro le famiglie e contro il buon senso”. “Oggi i detenuti sono 61 mila, Quanti saranno domani? Ricordo che i posti letto regolamentari nelle carceri italiane sono 42 mila”.

“Un’altra legge vergogna, Cdl fa solo propaganda”: così Grazia Labate, capogruppo Ds in commissione Affari sociali. “E’ una vergogna. Con un colpo di mano, secondo la consolidata tecnica dei maxi emendamenti e la conseguente richiesta di fiducia il governo e la maggioranza approvano le misure sul tema delle tossicodipendenze. Norme punitive, repressive, antiscientifiche, che condannano i giovani e le loro famiglie all’angoscia permanente, alle sanzioni amministrative e penali, al recupero coatto”. “Con il danno, la beffa a fronte della mancanza di risorse avvenuta in finanziaria per i sert, le comunità terapeutiche e con il blocco delle assunzioni per il personale qualificato di cui vi è necessità per prevenire, curare, integrare socialmente”.

“E’ una legge sbagliata perché non prevede fondi. Non ci sono soldi né per i sert né per le comunità; in secondo luogo, la legge equipara tanto droghe leggere quanto droghe pesanti; terzo, non viene specificato con chiarezza chi è lo spacciatore. Sono norme molto generiche che possono portare ad applicazioni diverse per tutto il Paese. Non c’é una vera lotta alla droga e non c’é una vera cura delle tossicodipendenze”. Così Luciano Violante, capogruppo dei Ds alla Camera.

“Ancora una volta, anziché privilegiare l’aspetto preventivo e riabilitativo, si insiste in una logica e in una politica repressiva che ha già dimostrato, in tutto il mondo, il suo fallimento con l’approvazione di norme che, lungi dal risolvere il drammatico problema della tossicodipendenza, prevedendo il carcere per i consumatori ed i tossicodipendenti e diminuendo le pene per i narcotrafficanti, creeranno solo gravi danni”. Così Giuliano Pisapia, responsabile Giustizia di Prc. “Se l’Unione andrà al Governo non solo azzererà gli effetti di questo provvedimento, ma darà corso ad una riforma seria ed organica della materia, incentrata sul recupero, la cura e l’assistenza di chi fa uso e abuso di droga, e sulla creazione di più efficaci strumenti di repressione per combattere e reprimere i trafficanti di morte”. “Ancora una volta si strumentalizza un tema tanto delicato per fini politici e/o di consenso elettoralistico, senza voler comprendere, che, di fronte a una situazione di dipendenza psico-fisica, nessuno strumento repressivo può risolvere il problema ma, anzi, lo aggrava ulteriormente. Le norme approvate avranno il solo effetto di far aumentare il numero dei tossicodipendenti e di creare i presupposti per una loro maggior clandestinità (con conseguenti danni per la loro salute) e per il rafforzamento della criminalità organizzata, che guadagna e specula sullo stato di chi non è spesso in grado di decidere”.

“Il governo ha portato a compimento un colpo di mano volto a sbattere in galera i ragazzi per qualche spinello. Io rinnovo il mio fiducioso appello al Capo dello Stato affinché respinga il decreto legge al mittente”. Lo afferma Daniele Capezzone, segretario di radicali italiani e della segreteria della Rosa nel pugno. “E sono lieto che la mia richiesta al presidente Ciampi stia trovando consensi, dall’appello di ‘Fuoriluogo’ all’iniziativa di tanti artisti”. “Mi permetto di illustrare con un esempio la mia richiesta al Quirinale. E’ evidente la disomogeneità tra un decreto sulle Olimpiadi invernali e un emendamento sulle droghe. Che direbbe la Cdl se, nella prossima legislatura, il governo di centrosinistra infilasse in un decreto in materia ambientale una norma sulle tv di Berlusconi? Prima di ogni altra cosa, si griderebbe alla norma, appunto, infilata impropriamente e surrettiziamente in una norma che non c’entra nulla. Per queste ragioni, mi auguro che il presidente della Repubblica voglia fare barriera rispetto ad un pericoloso straripamento”. Capezzone, poi, si rivolge anche alle famiglie italiane: “Potrà dispiacervi che vostro figlio si faccia una canna, ma per 5/6 spinelli rischiare sei anni di carcere non vi pare una follia?”.

“Un provvedimento di destra: propagandistico e repressivo”: così Pino Sgobio, Capogruppo del Partito dei Comunisti Italiani alla Camera, sulla nuova legge sulla droga. “E’ una normativa pericolosa e ingiusta nel merito perché colpisce e criminalizza chi fuma soltanto uno spinello, equiparandolo allo spacciatore vero e proprio, per di più inserita in un contesto legislativo del tutto avulso dalla materia. E’ un provvedimento che serve alla destra per fare propaganda elettorale e per mostrare al suo elettorato il vero volto, la sua vera natura”. “Il fatto stesso che il provvedimento sia inviso a tutti gli operatori del settore dovrebbe far riflettere chi ne ha voluto a tutti i costi l’approvazione”.

“Una legge orribile e folle”. Così Franco Grillini, parlamentare dei Ds, in un’intervista al giornale online diario21.net commenta l’approvazione delle norme sulla droga. “E’ una legge orribile perché fa della droga uno strumento di punizione e di controllo, perché colpevolizza i consumatori, perché li sbatte in galera”. “Voglio ricordare che io ho proposto, già in sede di discussione in Commissione Giustizia della Camera, alla Casa delle libertà di cambiare nome e di chiamarsi Casa della galera, perché ogni proposta di legge che fa la destra italiana prevede anni e anni di galera, nonostante le carceri scoppino e non contengano più le persone. Prevedere il carcere anche per minime quantità, per il possesso personale, é una follia pura e tra l’altro espone i ragazzi a rischio suicidio. Penso che questa legge sia veramente una follia”.

“Questa destra si comporta come Romolo Augustolo negli ultimi giorni dell’impero, è inconsistente e fa danni. Sulla droga ha fatto una legge che invece di aiutare i tossicodipendenti criminalizza gli spinelli e i milioni di giovani che ne fanno uso”. Lo afferma Gloria Buffo, deputata della sinistra Ds. “Per qualche voto in più trattano con cinismo e disprezzo una questione importante e ci lasciano così altre macerie”.

“Una legge assurda e repressiva che punisce e non aiuta le persone e le famiglie. Non una parola sulla lotta al narcotraffico e alla criminalità organizzata che ha nella droga il suo core business ma solo misure che colpiscono le vittime e i giovani”: così Giovanni Burtone, parlamentare della Margherita sulla nuova legge sulla droga. “Non è certamente il carcere o la cura forzata la soluzione al dramma della droga. Noi contestiamo il metodo e il merito di una legge approvata in disprezzo al dialogo e che vede la maggior parte della associazioni di volontariato e degli operatori contrari. Il governo, la maggioranza e in particolare An volevano semplicemente uno scalpo da agitare in campagna elettorale sulla pelle delle fasce più deboli e marginali”. “Equiparare l’utilizzo personale delle droghe a chi spaccia è drammaticamente sbagliato e l’arbitrarietà delle tabelle porterà a conseguenze devastanti. Per questo ribadiamo la nostra più ferma contrarietà e la promessa di cancellare queste norme”.

“Siamo di fronte allo stravolgimento di ogni regola”, spiega il presidente dei DS Massimo D’Alema. “Io ritengo, a parte le modalità sconcertanti, che non si possa approvare un provvedimento che tocca anche la libertà delle persone nell’ambito di un Decreto sulle Olimpiadi. Si è proceduto con il voto di fiducia, quando in materia penale e di libertà si dovrebbero fare delle Leggi e si dovrebbe poter votare con libertà di coscienza. Se questa è la Casa delle Libertà, c’é di che essere preoccupati”. “E’ una legge secondo me sbagliata che non affronta i veri problemi della droga, della tossicodipendenza, della prevenzione, della lotta al traffico. E’ una legge che rischia di creare una contiguità tra droghe leggere e pesanti, egualmente criminalizzate. E quindi si favorisce quel passaggio di un ragazzo dallo spinello alla cocaina e all’eroina che è esattamente invece ciò che si dovrebbe combattere”.

Un disegno di legge “elettorale”, che “chiude in modo indegno una legislatura segnata dal disprezzo della dignità e del benessere delle persone”: così Paolo Beni, presidente nazionale dell’Arci, definisce le nuove norme sulle tossicodipendenze approvate oggi definitivamente dalla Camera. Un provvedimento che, “si basa su una rappresentazione del consumo di droghe e del tossicodipendente completamente avulsa dalla realtà”, che “offende la scienza e non tiene conto delle esperienze fatte in Italia e in Europa, dove, in molti paesi, l’uso della cannabis è depenalizzato. Equipara di fatto droghe leggere e pesanti, il consumatore allo spacciatore, condannando migliaia di giovani alla marginalizzazione e al carcere, in balia di quella criminalità organizzata che a parole si dice di voler combattere”. E’, secondo l’Arci, “un vero incentivo all’uso di sostanze pesanti e più pericolose, dato che fumare uno spinello o sniffare cocaina comporterà quasi gli stessi rischi”. “Anziché investire in un più ampio progetto di sensibilizzazione sociale, realizzando politiche di prevenzione culturale e sociale si punta solo a penalizzare le vittime. Si indeboliscono le strutture pubbliche, omologando i Sert pubblici ai centri privati per la certificazione e la cura delle tossicodipendenze, destinando ingenti risorse a privati ‘amici’, in una materia in cui la centralità del pubblico è fondamentale”. “Interessi elettorali, ignoranza scientifica e sociale, uniti alla cultura repressiva del governo, hanno partorito una legge dannosa e pericolosa, che favorirà la ghettizzazione di una generazione e renderà ancora più lucroso lo smercio di sostanze stupefacenti. Da parte nostra, faremo di tutto per contrastarla. All’Unione chiediamo l’impegno a cancellarla una volta al governo”.

“E’ una legge inutile e malfatta perché attraverso la repressione non si affrontano i problemi dei tossicodipendenti”. A commentare così l’approvazione delle nuove norme sulla droga è mons. Vinicio Albanesi, fondatore della Comunità di Capodarco, da sempre impegnato nel recupero dei tossicodipendenti. “La legge non ha gli strumenti per contrastare l’assunzione di cannabinoidi, perché i giovani che fumano spinelli non hanno la percezione della dipendenza - dice il sacerdote - ma soprattutto non è fatta per dissuadere dall’uso di cocaina visto che, come dimostrano fatti recenti, chi abusa di questa sostanza non fa un giorno di carcere né di comunità. Sancendo così una reale disparità tra ricchi e poveri”. Più grave ancora, è il fatto che la legge equipara le comunità ai servizi pubblici per le tossicodipendenze “riducendo le prime a presidi sanitari e stravolgendone, dunque, il ruolo e la funzione educativa”. “Apprendiamo che don Gelmini a Mulino Silla festeggia oggi l’approvazione della legge con ministri e rappresentanti delle istituzioni: noi pensiamo che non ci sia proprio nulla da festeggiare”.

“Considera questo provvedimento un’operazione di propaganda a spese degli italiani ed in particolare delle nuove generazioni e delle loro famiglie, in quanto esse di fatto vengono criminalizzate per dei cedimenti e delle debolezze che certamente non sono condivisibili ma che non possono essere contrastate con una azione repressiva”: lo afferma Enrico Buemi, Responsabile Giustizia dello SDI Rosa nel Pugno. “Si tratta di una legge autoritaria, irrazionale, antiscientifica basata su posizioni ideologiche e moralistiche, sorda ai richiami del mondo scientifico e alle esperienze derivanti dalle politiche di contrasto più avanzate”. “Si illude il Paese che questo grave fenomeno possa essere contrastato con l’attività repressiva verso coloro che sono la parte finale dell’azione criminale: i consumatori. Nulla si fa per contrastare effettivamente il fenomeno della grande criminalità organizzata, che nel mercato illegale delle droghe trae grandissimi vantaggi economici e nulla si fa per attrezzare le famiglie e la scuola in quell’azione di sostegno delle nuove generazioni, che devono essere preparate alle difficoltà e alle complessità della vita”. “La tossicodipendenza è una malattia e, come tale, deve essere trattata ed anche i fenomeni di microcriminalità collegati devono essere considerati come attività da sanzionare, certamente, ma verso le quali non vi può essere un trattamento eguale a quello riservato ai criminali comuni”.

Un appello al presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi perché non firmi la legge sulla droga e uno al presidente della Regione Piemonte affinché impugni il provvedimento davanti alla Corte costituzionale in quanto lesivo della sfera di competenza delle Regioni: lo hanno lanciato, tra gli altri, il Gruppo Abele, le federazioni piemontesi dello Sdi e della Rosa nel pugno, l’associazione radicale Adelaide Aglietta di Torino. I firmatari dell’appello definiscono la legge approvata oggi alla Camera in via definitiva all’interno del decreto Olimpiadi “un colpo di mano istituzionale: una legge che avrà conseguenze gravissime sul piano delle libertà e dei diritti, delle politiche sociali, del carcere, del sistema dei servizi è passata senza discussione alcuna”. Per questo chiedono che Ciampi si faccia “garante costituzionale” e rimandi il provvedimento in Parlamento, “che può ancora stralciare la parte riguardante le norme sulle droghe e riapprovarlo per quanto attiene le norme rimanenti”, e che il presidente Bresso impugni la legge davanti alla Corte Costituzionale, “come del resto stanno facendo altre Regioni italiane”. I firmatari chiedono infine che l’Unione si pronunci senza ambiguità su questo tema e, “in caso di vittoria, si impegni ad abrogare entro i primi cento giorni della legislatura questa legge”.

Con l’approvazione delle nuove norme in tema di droga si rischia una vera e propria emergenza: i due terzi delle 60 mila persone che ogni anno vengono segnalate alle prefetture per possesso di sostanze stupefacenti, rischiano di vedere trasformata la semplice segnalazione in un reato penale gravissimo con pene da 6 a 20 anni. Una eventualità che riguarderà circa 40 mila persone, oltre tremila la mese. E’ quanto afferma Riccardo De Facci, responsabile nazionale tossicodipendenze di Cnca (comunità di accoglienza) e coordinatore del cartello nazionale “Non incarcerate il nostro crescere”. “Dopo le prese di posizioni di ieri della Fict è ormai evidente che non solo le comunità non andate alla conferenza di Palermo del 2005 sono contrarie alle nuove norme. Anzi, oltre il 90% di loro sta dichiarando l’assoluta contrarietà e disapprovazione al decreto, in pratica tutte ad eccezione della Comunità Incontro e di San Patrignano”. De Facci ha voluto richiamare subito l’attenzione sui rischi che i consumatori di droga, e i giovani in particolare, avranno nel prossimo periodo: “Analizzando le 60 mila segnalazioni che ogni anno arrivano alle prefetture per possesso di sostanze stupefacenti, per le quali finora si attivavano percorsi di presa in carico e di attenzione individuali, abbiamo stabilito che dopo la pubblicazione della legge sulla Gazzetta Ufficiale, almeno due terzi di questi rischiano di vedere trasformata la segnalazione in un reato penale gravissimo”. Quattro sono gli elementi dell’analisi: “In maggioranza si tratta di persone segnalate per possesso di hashish e marijuana”, equiparate ora alle droghe pesanti, “con consumo e acquisti collettivi, due ritualità che vengono parificate allo spaccio. Infine molte delle segnalazioni riguardano un acquisto che supera i limiti, fatto magari per più giorni, sicuramente oltre la soglia indicativa”. Secondo De Facci, la nuova legge “mette anche le forze dell’ordine in forte difficoltà, perché la prima realtà che dovrà stabilire se ci sia spaccio o consumo sono proprio loro, una grande responsabilità”. “Qualora questi dati dovessero diventare realtà oltre ad esprimere la nostra vicinanza a questi giovani e alla disobbedienza, cercheremo tutte le forme possibili per far fallire la legge”.

La normativa sulla droga appena approvata è un “provvedimento vergognoso, lo cancelleremo”. E’ quello che dichiara Katia Zanotti (Ds), membro della commissione Affari sociali della Camera. “Si conclude la legislatura con l’approvazione del provvedimento vergognoso sulla tossicodipendenza: vergognoso perché inserito dentro un decreto sulle Olimpiadi, vergognoso perché di stampo elettoralistico, vergognoso perché ancora una volta le parole d’ordine di questo governo sono reprimere, punire, criminalizzare”, commenta la parlamentare Ds. “Il Parlamento ne esce mortificato, ne escono mortificati quelle centinaia di operatori che hanno costruito un patrimonio importante in ordine alla prevenzione, alla cura, al reinserimento sociale delle persone con problemi di tossicodipendenza. L’unica prospettiva che si offre con questo decreto è la più disperata, la più cupa perché porta direttamente in carcere senza distinzione alcuna fra consumatori occasionali e spacciatori”.

“Il provvedimento approvato lo trovo terribile per un problema grave: non merita di essere inserito in un decreto, quello delle Olimpiadi, che non c’entra nulla”. Così Fausto Bertinotti, segretario del Prc. “Non capisco questo accanimento su una larga realtà giovanile e poi non capisco la comparazione che viene fatta tra marijuana ed eroina, una cosa che ha fatto rivoltare anche la maggior parte delle associazioni che si occupano di arginare il grave problema della droga”.

Luigi Manconi, responsabile nazionale per i diritti civili dei Ds, sostiene che la nuova legge sulla droga è frutto di “imbarazzante grossolanità scientifica e di irresistibili pulsioni autoritarie”, e deve essere “fra le primissime” ad essere abrogata dopo le elezioni. “Nonostante le patetiche bugie e i goffi tentativi di Gianfranco Fini e di PierFerdinando Casini, le nuove norme sulle droghe, approvate oggi, confermano la loro natura criminogena. Ovvero la loro capacità di produrre e riprodurre crimini e criminali nonché sofferenza e marginalità”. Norme che, sono “destinate a penalizzare i giovani consumatori, a produrre nuovi reati e nuove sanzioni, ad ampliare in misura abnorme il mercato clandestino delle sostanze stupefacenti”, perché “con l’equiparazione tra spinello ed eroina e tra consumatore e spacciatore, la Cdl ha fatto il regalo più sontuoso che la criminalità organizzata potesse sperare”. Manconi polemizza poi con “l’ipocrisia piccina” di Casini e Fini che, “dopo aver rivelato la loro trasgressione giovanile, decidono di farla pagare cara a quanti intendono ripetere quella loro esperienza: in effetti, quell’antico spinello doveva essere fatto di una assai perniciosa sostanza se, a distanza di trent’anni questi due, come dimostrano le recenti dichiarazioni, non si sono ancora ripresi”, ed è “un classico della cattiva senescenza vendicarsi sui giovani per la difficoltà ad accettare di non esserlo più”.

“La legge sulle droghe definitivamente approvata costituisce un’ulteriore e drammatica mazzata per la situazione delle carceri”. Così Sergio Segio, responsabile del Gruppo Abele di Milano. Secondo Segio “il ‘combinato disposto’ tra legge Cirielli e legge Fini-Giovanardi, infatti, produrrà un incremento notevolissimo degli ingressi in carcere. Ingressi di semplici consumatori, non certo di narcotrafficanti. E’ infatti del tutto falso che la legge non intende portare in carcere i semplici consumatori. Questa identica affermazione fecero i ministri e i responsabili di quelle forze politiche che vollero emanare la legge sulle droghe nel giugno 1990, identica a quella Fini nell’approccio ideologico da legge-manifesto. Anche allora si disse che tutte le droghe sono uguali e che occorreva lanciare segnali inequivocabili ai giovani”. “I risultati si videro, purtroppo, subito: al 31/12/90 i detenuti erano 25.573, di cui 7.299 tossicodipendenti, l’anno successivo erano divenuti 35.469 di cui 11.540 tossicodipendenti e al 31/12/92 erano già 47.316 detenuti di cui 14.818. Una crescita, insomma, esponenziale. Tanto che già nell’agosto 1991 vi fu il ‘decreto Martelli’ che rese non più obbligatorio l’arresto qualora la sostanza posseduta superasse di poco la dose media giornaliera. Un decreto varato in fretta e furia, dopo che nel luglio, nel giro di pochi giorni, tre persone arrestate per drog a si suicidarono in carcere”. “Ma anche il decreto Martelli non interruppe l’escalation degli ingressi in carcere. E neppure vi riuscì il decreto del governo Amato del 12 gennaio 1993, che addirittura triplicò la soglia della dose media giornaliera. Ci riuscì invece il referendum popolare che il 18 aprile 1993, con il 55% dei consensi dei cittadini, portò all’abrogazione della dose media giornaliera. Grazie a quel referendum e a quell’abrogazione, la cifra dei tossicodipendenti detenuti è rimasta stabile dal 1993 (al 30 giugno di quell’anno erano 15.531) a oggi (al 30 giugno scorso erano 16.179)”. “Ora la legge Fini-Giovanardi, pur cambiandole il nome, reintroduce la dose media e, con essa, i drammatici e prevedibilissimi effetti. In carcere finiranno a migliaia, molti peraltro solo per il consumo di cannabis. E giova ricordare un dato dell’Osservatorio europeo sulle droghe, secondo il quale sino al 21% dei detenuti che si iniettano sostanze stupefacenti ha cominciato a farlo proprio in carcere. Si rischia insomma di entrare in carcere per qualche spinello, di rimanerci magari per anni, e di uscirne eroinomani”. Secondo Segio, infine, “altro effetto conseguente, stante la minaccia di pene da 6 a 20 anni, sarà la maggior clandestinità dei consumatori e dei tossicodipendenti. E come tutti gli operatori sanno, maggior clandestinità vuol dire maggiore distanza dai servizi sanitari, e maggiori morti. Anche qui giova un po’ di memoria e di confronto col passato: nel 1990, per la prima volta, il numero dei decessi per overdose superò le mille unità, arrivando a 1.161; l’anno seguente giunse a 1.383 e, nel 1992, a 1.217. E assieme crebbe il numero delle infezioni da HIV. E’ anche falso che la detenzione di sostanze al di sotto della famigerata soglia della dose massima consentita non porterà in carcere, ma solo a sanzioni amministrative. Anche questo dissero nel 1990, e di nuovo si dimostrerà non vero. Perché la legge Fini dice che in caso di inosservanza delle sanzioni amministrative si è puniti ‘con l’arresto da tre a 18 mesì”.

La nuova legge sulla droga “o la cancella l’Unione o un referendum”: così Paolo Cento coordinatore politico dei Verdi. “Le nuove norme sulla droghe sono liberticide, tese solo a criminalizzare migliaia di consumatori di spinelli”, aggiunge Cento che sottolinea “la gravità di una legge che usa il bastone con chi usa la cannabis e i suoi derivati ma nasconde il fallimento del governo nella lotta contro il narcotraffico internazionale”. “I Verdi hanno chiesto a Prodi e all’Unione di abrogare questa norma nei primi cento giorni della prossima legislatura: altrimenti daremo vita, insieme alle associazioni e alla società civile, ad una grande campagna referendaria per chiedere ai cittadini di cancellarla”.

Roberto Villetti, della Rosa nel pugno, prevede per la nuova legge sulla drog a, “risultati opposti a quelli che il governo propagandisticamente afferma di voler ottenere”. Premesso che “l’equiparazione tra le droghe pesanti e quelle leggere è solo frutto di una strumentalizzazione di basso conio”, “non si combattono le grandi multinazionali del crimine senza affrontare il problema con una strategia volta a ridurre il danno: decriminalizzare l’uso delle droghe, aiutare tutti coloro che vogliono uscire da uno stato di tossicodipendenza, consentire a coloro che non ce la fanno di non dover delinquere per potersi procurare una dose, distinguere l’uso delle droghe leggere da quelle pesanti con una liberalizzazione del consumo”. Mentre, “criminalizzare i drogati porta solo in un vicolo cieco, nel quale tutti i problemi sono destinati inevitabilmente ad aggravarsi”.

… ma c’e’ anche chi la difende
“Si sta cercando di correggere la legge per tentare di far sì che verso i tossicodipendenti ci sia un’azione di recupero”. Lo ha detto il ministro della giustizia, Roberto Castelli, a proposito delle nuove norme sulla droga, intervenendo alla trasmissione di Maurizio Costanzo ‘Tutte le mattine’. Il guardasigilli ha sottolineato di aver già segnalato alla conferenza di Palermo il pericolo che con la nuova legge sulla droga possa esserci un ulteriore aumento della popolazione carceraria. “Ho fatto notare come il combinato disposto dalla legge sulla droga e dalla ‘ex Cirielli’ (la norma che ha introdotto pene più severe per i recidivi, ndr), avrebbe portato ad un intervento punitivo non voluto sui tossicodipendenti. Bisogna dire che la droga è un male ma senza punire i tossicodipendenti. Diverso é invece il caso di chi spaccia”.

“Il nemico è la droga e gli avversari sono i narcotrafficanti; i tossicodipendenti sono persone che vanno aiutate e sostenute, da tutti, insieme”: lo ricorda Andrea Fantoma, direttore dell’Ufficio per il monitoraggio del Dipartimento nazionale antidroga, il quale auspica che ora, dopo l’approvazione delle nuove norme in materia di tossicodipendenza, si mettano da parte “le polemiche degli ultimi mesi”. “Oggi il Parlamento italiano, approvando le modifiche al Testo unico in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza ha sancito alcuni aspetti fondamentali: che tutte le droghe nuocciono gravemente alla salute; che la persona tossicodipendente deve essere sostenuta sempre e comunque nel percorso di recupero, spesso difficile, mai impossibile; che nell’ambito del sistema di accreditamento dei servizi alle persone tossicodipendenti, l’integrazione tra Pubblico e Privato si deve sostanziare nell’offerta di servizi della migliore qualità possibile”.

“Alleanza Nazionale saluta con grande soddisfazione l’approvazione di una delle leggi più attese dell’intera legislatura. Una battaglia politica e sociale da noi vinta in prima persona, a tutela della vita e nel rispetto dell’uomo”: così Maurizio Gasparri, dell’esecutivo di An. “Nel provvedimento sono incluse tutte quelle misure necessarie a contrastare lo spaccio delle sostanze stupefacenti ed a recuperare, reintegrandolo nella società, chi ne fa uso”. “Tre sono infatti gli obiettivi individuati: sostenere l’azione di tutte le comunità terapeutiche, equiparandole ai servizi pubblici; favorire il recupero del tossicodipendente, che sconterà la pena presso una comunità; colpire in maniera più decisa e diretta lo spacci o della droga. Viene quindi affermato in maniera forte il principio di repressione verso chi vende la morte, con pene certe e più restrittive. Non c’é invece alcuna forma di criminalizzazione verso il tossicodipendente, con politiche di sostegno serie per riabilitarlo socialmente. Nessun accanimento, tanto meno verso i piccoli consumatori”. “Male ha fatto chi si è chiuso in un delirante ostruzionismo e non ha voluto partecipare al confronto su un tema che interessa soprattutto i nostri giovani, dimostrando piuttosto di non avere idee chiare e solide alternative per affrontare questo drammatico problema. Con la nuova legge, finalmente si rimette ordine in un una materia lasciata per troppo tempo al caso”. “Non è vero che si va in carcere per uno spinello. Ci sono anche le sanzioni amministrative. Certo, se uno viene trovato con 10 o 15 spinelli, con una quantità che possa far immaginare lo spaccio, ci possono essere conseguenze più gravi”, ha aggiunto Gasparri. “Ci sarà una tabella unica, ma con limiti diversi in base alla sostanza, per cui non ci sarà una equiparazione confusa”.

A chi attacca la legge sulla droga ricorda le parole di Rosa Russo Iervolino, “non è libertà l’autodistruggersi”, pronunciate nel ‘90 commentando, da ministro degli affari sociali, la riforma sulla droga che portava il suo nome. Cosi’ il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano difende la legge. “Per il Parlamento che ha votato la nuova legge -scrive Mantovano, citando la Iervolino- non è libertà l’autodistruggersi, non è libertà l’essere nelle mani degli spacciatori di droga, pedina inerme dei loro traffici e dei loro immensi guadagni. Libertà significa, invece, diritto di realizzarsi al massimo in tutte le proprie potenzialità. Fra il tema della libertà e quello della droga vi è, quindi, una sostanziale antitesi”. Così, spiega il sottosegretario, “in un articolo pubblicato l’11 luglio 1990 su Il Giorno l’allora Ministro degli Affari Sociali di un Governo di centrosinistra l’on. Rosa Russo Iervolino commentava l’approvazione, avvenuta qualche giorno prima, della riforma sulla droga che porta il suo nome e quello dell’allora Ministro della Giustizia prof. Vassalli”. Parole che, per Mantovano, “vanno ricordate oggi a coloro che nel centrosinistra hanno votato contro una legge che ripristina e migliora i principi cardine del Testo Unico del 1990, alla luce dell’esperienza degli ultimi 15 anni. Una legge di portata non ordinaria per la quale la drog a è sempre droga e fa sempre male e per la quale il recupero del tossicodipendente é prioritario rispetto a qualunque deriva libertaria”. “Sorprende -conclude il sottosegretario- che gli attuali colleghi di schieramento di due autorevoli Ministri del Governo del centrosinistra di 15 anni fa neghino principi così ben espressi dall’on. Iervolino”.

“Siamo molto soddisfatti della legge ed al più presto forniremo anche le tabelle a corredo del provvedimento affinché possa dispiegare subito i suoi effetti positivi. L’elemento più qualificante di questa legge è il recupero che fornisce la possibilità per ogni persona che è schiava delle tossicodipendenze di uscirne e tornare ad essere un cittadino nella pienezza delle sue azioni sociali”. Così Carlo Giovanardi, ministro per i Rapporti con il Parlamento commenta il provvedimento sulla droga voluto dalla Cdl. Giovanardi ricorda alcune nuove norme previste dalla legge. “Nessuna sanzione penale restrittiva per i consumatori a cui verranno applicate solo norme amministrative. Quindi tutta la polemica sul carcere è assolutamente infondata. Naturalmente, severità per gli spacciatori”. A chi gli chiede di commentare gli attacchi del centrosinistra in merito alla possibilità che chi fuma uno spinello finisce in galera, Giovanardi risponde: “E’ una menzogna colossale. Chi fuma uno spinello rischia che la sua famiglia si avvertita dal Prefetto. Si incomincia con un spinello ma noi sappiamo che le comunità sono piene di giovano che dallo spinello sono passati alla coca ina e all’eroina”. “Questa normativa fornisce anche un punto di riferimento per le forze dell’ordine ed i magistrati che prima non c’era. Oggi come è noto si finisce in carcere con un grammo di sostanza mentre con due chili si può essere assolti, tutto dipende solo dalla discrezionalità del giudice”. Giovanardi spiega che “in tutti i Paesi Europei ci sono delle tabelle sul peso, il valore ed i principi attivi della sostanza. Ho proposto che anche l’Italia si adegui alla media europea ovviamente medici in accordo con la Consulta nazionale per le tossicodipendenze individueranno la soglia tra il consumo personale e lo spaccio. Il provvedimento è una grande vittoria culturale perché come ha ricordato anche Don Gelmini ‘la droga non e’ né di destra né di sinistra. Il punto fermo è che tutte le droghe fanno male e devono essere considerate illecite”.

“Siamo soddisfatti perché la legge Fini introduce tre principi: la droga fa male e lo Stato non è indifferente, secondo viene sanzionato solo lo spacciatore mentre vi è più aiuto per i giovani e le comunità; terzo elemento gli spacciatori sono puniti più severamente”. Così Ignazio La Russa, capogruppo di An alla Camera, commenta l’approvazione del decreto sulla droga voluto dalla Cdl. “In sostanza c’é grande successo per una legge tanto attesa”.

“Una legge che dà lustro, a mio avviso, all’azione di questo governo e che premia il lavoro di ascolto, di lavoro comune con le Comunità di recupero, Sert, associazioni e forze di polizia che negli anni il ministro Giovanardi ha portato avanti senza sosta”. E’ il giudizio sulla legge sulla droga di Emerenzio Barbieri, deputato dell’Udc. “Una legge coraggiosa che dimostra il nostro senso di responsabilità. E’ una legge che dà speranza a chi è schiavo delle tossicodipendenze di tornare ad una vita normale. Il resto è demagogia ed i genitori, padri e madri di questo Paese, per fortuna, lo sanno. Abbiamo fatto il nostro dovere di legislatori stando dalla parte del più debole”.

“Droga, si volta pagina. Pene più dure per gli spacciatori e maggior prevenzione per i giovani. Le nuove norme approvate dalla CDL mettono al centro la tutela della salute dei nostri ragazzi e la loro sicurezza”. Lo afferma in una nota la vicepresidente dei deputati di Fi Isabella Bertolini. “Ancora una volta la maggioranza di centrodestra ha approvato un provvedimento incisivo, che non vuole fare sconti ai venditori di morte, e che apre un nuovo capitolo nella storia del nostro Paese”.

Antonio Tajani, capo delegazione di Forza Italia al parlamento europeo, sostiene che “quella approvata dal parlamento italiano è una buona legge per cercare di contrastare la diffusione dell’uso di stupefacenti, soprattutto fra i giovani”. “Si tratta di norme che vanno in direzione delle richieste di tante ragazze e tanti ragazzi, che lottano ogni giorno per uscire dal tunnel della tossicodipendenza”. Tajani ricorda che “la vigilia di Natale i giovani della comunità ‘in dialogo’ chiesero a Berlusconi, che li aveva chiamati per gli auguri, di andare avanti e di far approvare le norme votate oggi a Montecitorio”, Ora, “la nuova legge è una risposta concreta alle istanze di chi ogni giorno si occupa del disagio sociale”. Infine, l’esponente di Forza Italia legge la nuova normativa anche come “risposta concreta ai dati forniti qualche settimana fa dall’osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze, che segnala l’aumento di consumo di cannabis, di ecstasy, cocaina e anfetamine ed il problema della poliassunzione in un Europa che rimane uno dei principali mercati di stupefacenti”.

“Finalmente vengono spazzate via distinzioni scientificamente infondate e socialmente devastanti tra droghe leggere e pesanti, buone e cattive, nella consapevolezza che la droga è una, senza aggettivi, e tutta va combattuta. Non esistono le droghe che non fanno male”. Così il senatore Riccardo Pedrizzi (AN), presidente della commissione Finanze, commenta il via libera definitivo della Camera alla legge sulla droga. “La legge Fini anti droga e antispaccio fa chiarezza una volta per tutte, sgombrando il campo definitivamente dagli equivoci e dalle ambiguità è un “mito” da sfatare che non inducano dipendenza. La ‘canna’ anche dal punto di vista biochimico, apre la porta al consumo di altre sostanze. Se è vero, infatti, che non tutti quelli che ‘fumano’ arrivano poi a ‘calarsi’, ’sniffare’ o ‘bucarsi’, è altrettanto vero che tutti quelli che si ‘bucano’, ’sniffano’ o si ‘calano’ sono partiti ‘fumando’”. “Come non bastasse, hashish e marijuana sono causa di molti incidenti stradali, perché il loro uso provoca modificazioni sottili, ad esempio, della percezione del tempo”.

“L’approvazione della legge Fini sulla droga costituisce in questa legislatura il successo più importante di An che si conferma come Destra dei valori e anima sociale della Casa delle Libertà”. così il vicepresidente dei deputati di AN Carmelo Briguglio.

La legge sulla droga “apre una nuova stagione sul fronte della lotta agli stupefacenti”. Lo afferma il sottosegretario all’Istruzione Maria Grazia Siliquini definendola “una svolta storica, voluta soprattutto da Alleanza Nazionale, che consentirà di diffondere tra i giovani una nuova cultura della vita”. “L’eliminazione della differenza tra droghe leggere e pesanti, la volontà di voler punire con severità gli spacciatori e l’introduzione dei programmi terapeutici per sostenere chi intende uscire dal tunnel oscuro sono la manifestazione evidente di una chiara politica per arginare la piaga della droga, che è portatrice di criminalità ed emarginazione sociale. Ora sarà assai importante potenziare gli strumenti informativi a favore dei giovani, messi a disposizione dalla Pubblica Amministrazione, soprattutto nel settore dell’istruzione e della formazione, per evitare i pericoli che si incontrano già con l’uso personale delle cosiddette droghe leggere, anche in considerazione dell’alta diffusione di queste negli istituti scolastici”.

“Siamo per una tolleranza zero contro la droga, però confesso che a differenza di Fini e Casini io non ho mai fumato uno spinello”. Così Roberto Maroni, ministro del Welfare. “E’ una legge giusta perché è flessibile e dà la possibilità di essere adattata alle varie necessità”.

Saranno pronte nel giro di qualche settimana le tabelle che regolamentano le quantità di sostanze giudicate ad uso personale o per spaccio. E’ quanto riferito dal sottosegretario al Ministero della salute, Cesare Cursi. Si tratta delle tabelle che dettano il limite tra le quantità considerabili ad uso personale e quelle che, invece, si identificano con il reato di spaccio. “Adesso che è passata la legge ci metteremo subito al lavoro insieme all’Istituto Superiore di Sanità affinché le tabelle siano pronte in tempi veloci”. Forse passerà qualche settimana, 10-20 giorni, visto che tra l’altro, la legge deve essere promulgata e finire in Gazzetta Ufficiale.

“Basta con le strumentalizzazioni, la nuova legge non manderà in galera per uno spinello ma farà riflettere le giovani generazioni sui danni dell’assunzione di qualsiasi droga!”. Questo il commento di Giovanni Donzelli, presidente nazionale di Azione Universitaria, sulle nuove norme in materia di lotta alla droga. “Finalmente si pone un ostacolo legislativo a quella cultura dello sballo che per decenni ha avvicinato sempre di più i giovani al mondo della droga. Si vergognino coloro che, ignorando ogni responsabilità politica e morale, si schierano di fatto a favore dell’uso di droghe fornendo un pessimo esempio alla società. Ci tengo, inoltre, a sottolineare che le nuove disposizioni non prevedono in alcun modo, come qualcuno strumentalmente vorrebbe far credere, l’arresto per i consumatori occasionali di droga. Per la prima volta invece lo Stato dice chiaramente a milioni di giovani che non esistono droghe giuste e droghe sbagliate, credenza sinistroide che invece per generazioni ha portato migliaia di ragazzi alla tossicodipendenza. Sia ben chiaro non abbiamo assolutamente nulla contro i tossicodipendenti che sono le vittime del sistema tanto caro alla sinistra. Al contrario vogliamo sconfiggere quell’ideologia che sta riducendo in zombie centinaia di migliaia di giovani: quegli stessi giovani che con la loro gioia di vivere, voglia di costruire il futuro e con il coraggio di affrontare le sfide del nostro tempo, dovrebbero essere la risorsa più grande della nostra Patria”.

Il vicepremier e ministro degli Esteri Gianfranco Fini ripete come “non esiste la libertà di drogarsi, non esistono le droghe buone e quelle cattive” e che “lo Stato ha il dovere di prevenire”. In una dichiarazione al Tg3 Fini ha detto: “dobbiamo dire con chiarezza, soprattutto ai giovani che fumare, bucarsi non può essere un diritto garantito, va sanzionato amministrativamente. Dobbiamo colpire lo spaccio; non andrà in galera chi fuma lo spinello, andrà in galera lo spacciatore. Dobbiamo recuperare i tossicodipendenti”.

Enzo Fragalà, di An, apprezza la nuova normativa sulla droga, definita “una rivoluzione culturale”, e sostiene che “da sinistra” vengono “colossali menzogne sulla pelle dei giovani”. “Finalmente una legge non sulla droga ma contro la droga, non contro i giovani ma per le famiglie”, che “pone fine, in maniera chiara e netta, agli equivoci indotti dalla sinistra e che la sinistra continua a perseguire ignorando e calpestando i terribili drammi sociali che sono alla base dell’uso degli stupefacenti”. “Con la solita cinica disinvoltura, che é oramai nota a tutti gli italiani, il centro sinistra continua impunemente a mischiare le carte per sporche questioni elettorali su un problema, qual è quello della tossicodipendenza, che merita ben altro approccio”. “Continuare a sostenere e a strillare che si va in carcere per uno spinello significa fare terrorismo psicologico sulla pelle dei giovani ed usare colossali menzogne per fare politica ai danni delle famiglie travolte da queste tragedie”.

… e un grazie a Don Gelmini!
“Ieri davanti alla Camera c’é stato uno show disgustoso di alcuni colleghi, cattivi maestri, che incitavano i ragazzi alla perdizione”: lo ha detto il ministro Carlo Giovanardi, nel corso dei festeggiamenti, alla comunità Incontro di Amelia, organizzati da don Gelmini in occasione dell’approvazione delle nuove norme sulla droga. Giovanardi si è detto orgoglioso del nuovo provvedimento, “una legge che non è repressiva ma che afferma che chiunque entri nel tunnel della droga ne può uscire. Una legge che vede i tossicodipendenti come vittime, persone da recuperare”. “Certo c’é un limite tra vittima e carnefice, tra chi consuma e chi spaccia per alimentare un circuito malvagio”. Il ministro infine ha sottolineato di non avere “nessun interesse da difendere” e ha aggiunto che una delle cose che più gli ha fatto male è stata l’accusa di aver fatto uno spot elettorale: “Questa legge invece è una svolta culturale”.

“Non è vero che manderemo tanta gente in carcere”: il sottosegretario all’ Interno, Alfredo Mantovano, si dice pronto a scommettere che “tra due anni ci saranno meno persone di oggi in carcere grazie alle nuove norme sulla droga”. Intervenendo ad Amelia, Mantovano ha rispedito al mittente le critiche giunte da più parti al provvedimento: “Ci hanno dato degli ignoranti perché confondiamo droghe leggere e pesanti. Cosa c’é di leggero in una canna che contiene il 25% di principio attivo?”. “Chi oggi si impegna per il recupero deve avere strumenti efficaci in mano”.

“Riconfermo a don Gelmini ed a tutti gli operatori che hanno collaborato all’estensione della legge sulla droga la fiducia e la credibilità delle loro posizioni che sono scaturite da una lotta sul campo per strappare i giovani da una terribile prigionia”. Così il questore del Senato Mauro Cutrufo, vicesegretario della Democrazia Cristiana per le Autonomia, commenta l’approvazione della legge sulle tossicodipendenze. “Al tempo stesso - continua Cutrufo - non posso non stigmatizzare le esibizioni, estemporanee ed inopportune, di quei parlamentari che hanno voluto esibirsi nell’aspirazione di uno ’spinello’ più o meno vero, pur di rivendicare la loro linea, che è quella di portare la società verso un degrado sempre maggiore”.

Strutture “autorizzate”, “accreditate” o “convenzionate”: sono i tre tipi di strutture del privato sociale previste dalle nuove norme in materia di droga. E quelle accreditate (in base a specifici requisiti) potranno, ed è la principale novità, certificare se una persona è tossicodipendente o no, compito finora spettante esclusivamente al servizio pubblico. Un elemento non da poco, visto che da questa certificazione di tossicodipendenza dipenderà la possibilità, o meno, per la persona accusata di detenzione o spaccio di droga, di poter usufruire delle misure alternative al carcere. Partendo dal principio che “le Regioni e le province autonome di Trento e Bolzano assicurano la libertà di scelta di ogni singolo utente relativamente alla prevenzione, cura e riabilitazione delle tossicodipendenze”, la nuova legge prevede tre tipi di strutture private:
STRUTTURE AUTORIZZATE - Avranno il compito di: accogliere tossicodipendenti agli arresti domiciliari, in affidamento in prova, oppure, ed è una novità, sanzionati con il lavoro di pubblica utilità; convenzionarsi con il Ministero della Giustizia; effettuare analisi delle condizioni cliniche, socio-sanitarie e psicologiche del tossicodipendente; eseguire controlli clinici e di laboratorio necessari per accertare lo stato di tossicodipendenza, da effettuarsi presso strutture pubbliche accreditate per tali tipologie di accertamento; individuare il programma farmacologico o le terapie di disintossicazione e diagnosi delle patologie in atto, con particolare riguardo alla individuazione precoce di quelle correlate allo stato di tossicodipendenza; elaborare, attuare e verificare un programma terapeutico e socio-riabilitativo, nel rispetto della libertà di scelta del luogo di trattamento di ogni singolo utente; progettare ed eseguire in forma diretta o indiretta di interventi di informazione e prevenzione.
STRUTTURE ACCREDITATE - Avranno il compito di certificare lo stato di tossicodipendenza, anche al fine di ottenere i cosiddetti “benefici penitenziari”. I requisiti per l’accreditamento dovranno essere stabiliti dalle Regioni.
STRUTTURE CONVENZIONATE - Dovranno esercitare attività di prevenzione, cura, recupero e riabilitazione con oneri a carico del Servizio sanitario nazionale. La legge prevede poi che, in considerazione dell’eventuale impatto dell’attività di certificazione sulla spesa degli enti locali nel caso in cui tale attività impegni risorse pubbliche; della “supposta discriminazione tra comunità più attrezzate e piccole comunità non in grado di dotarsi delle strutture e delle professionalità indicate tra i necessari requisiti organizzativi; della necessità di garantire alla comunità terapeutica l’esercizio di tale funzione pubblica in un contesto di sicurezza, il rilascio della certificazione dello stato di tossicodipendenza “potrà essere delegato a soggetti accreditati da parte del servizio pubblico nel più ampio e adeguato assetto dipartimentale del sistema dei servizi”.

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