Alcune peculiarità farmacologiche del metadone ne hanno suggerito l’uso, non di rado discusso, come sostituto terapeutico dell’eroina in persone dipendenti. Rispetto a morfina ed eroina, il metadone ha una maggiore efficacia per via orale (nell’ambito delle dipendenze si usa la forma farmaceutica dello sciroppo) e un’azione prolungata nel tempo: 24 ore e oltre a fronte delle 6 - 8 di morfina ed eroina. In base a tali caratteristiche si è pensato che il metadone potesse consentire la disabitudine alle assunzioni ripetute e ravvicinate di altri oppiacei e l’astensione dalla pratica ipodermica (iniezioni endovenose, spesso in condizioni di igiene precaria).
Altra peculiarità del metadone è relativa alla sindrome di astinenza, particolarmente prolungata e fastidiosa, pur se leggermente meno intensa rispetto a quella provocata da morfina ed eroina.
Il metadone costituisce attualmente strumento farmacologico nell’ambito delle cosiddette iniziative di “riduzione del danno”: strategie, si badi bene, che non mirano immediatamente e necessariamente all’astinenza dalle sostanze, ma a contenere le possibili conseguenze negative di situazioni di dipendenza.
Numerosi argomenti sono stati sollevati a sostegno o critica di tale genere di approccio e delle prassi di sostituzione con sostanze come il metadone. I propugnatori del metadone e delle sostanze sostitutive sostengono che la somministrazione di tali farmaci consente di ridurre le morti per overdose, la diffusione delle malattie infettive e di affrontare con buona efficacia varie altre implicazioni sociali relative alla tossicodipendenza. Altri, oltre a considerare problematicamente e con beneficio d’inventario tali affermazioni, ritengono che i medesimi risultati positivi potrebbero essere conseguiti mediante modalità di approccio e strategie meglio orientate al mantenimento e conseguimento della condizione “drug-free” (assenza di farmaci).
Il metadone può essere utilizzato per brevi periodi di disassuefazione dall’eroina, mediante somministrazione “a scalare” (dosaggi progressivamente decrescenti); naturalmente questo tipo di protocolli terapeutici richiede la motivazione e la collaborazione delle persone interessate (dipendenti) e la disponibilità di supplementari forme di sostegno psicologico e sociale, durante e dopo lo scalaggio. Sussidi che, nei limiti del possibile, siano d’aiuto nell’evitare la prematura interruzione del programma farmacologico stesso e il contestuale o successivo ricorso ad altre sostanze.

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nicola
08 Nov 2008 - 19:59 - #1Perchè a certi tossicodipendenti oltrepassata una certa età non si puo tentare direttamente con l’eroina ,io stesso sono un tossico da eroina.E parlando con altri miei amici milte cose cambierebbero la prima gli alimenti alla mafia.
carola polvere
15 Feb 2010 - 13:19 - #2io ho smesso andandomene in montagna e con 5 giorni di scalaggio poi è solo una questione di cambiare abitudini nn dovete fumare bare e dovete dire no ai farmaci e nn dovete andare in comunità
carola polvere
15 Feb 2010 - 13:24 - #3ricordatevi che esiste un controllo satellitare a basse frequenze industriale militare che fa in modo che tutto cincida con quel mercato e quindi dopo la droga il farmaco dopo se ci cascate anche con l’alcool …l’alcool e poi sigarette canne a vita etcc.etc…fino a fare una famiglia con ex e figli di ex…..boicottate le cumunità per favore