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    <title>guide</title>
    <link>http://guide.supereva.it</link>
    <description>Le guide di Supereva</description>
    <pubDate>Tue, 25 Oct 2011 14:15:24 GMT</pubDate>
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    <copyright>2008-2009 Blogo.it</copyright>
    <language>it-it</language>

    
	<item>
	<title>La sindrome dell&#039;anagen breve</title>
	<link>http://guide.supereva.it/tricologia/interventi/2008/09/339309.shtml</link>
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	<pubDate>Fri, 26 Sep 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>1351</dc:creator>
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    <category>fisiologia_tricologica</category><category>anagen breve</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>La sindrome dell&#8217;anagen breve<br />
			<a href="http://www.sitri.it/Andrea%20Marliani/index.html" target="frame86820">Andrea Marliani</a></p>
<p>			Firenze</p>
<p>			Una abbondante caduta di capelli ed un anagen di breve durata non sono sempre dovuti ad una situazione di patologia del follicolo e non sempre portano a ipotrichia o calvizie.</p>
<p>			L’anagen del capello è, di norma, un periodo lungo ma di durata fisiologica variabile fra individuo e individuo da pochi mesi a molti anni. Di norma il tempo di anagen di un capello normale e sano è di 2 - 5 anni ma gli estremi non patologici del tempo di anagen vanno da l fino a 10 anni.</p>
<p>			È piuttosto frequente che si presentino a visita pazienti, di solito sono donne molto ansiose, che lamentano e spesso da molti anni, un’eccessiva caduta di capelli ma che oggettivamente hanno una capigliatura in buone condizioni.</p>
<p>				All’esame obiettivo queste pazienti mostrano un numero alto di capelli ancora piccoli, di normale diametro, non miniaturizzati ma in crescita.<br />
				All’esame dermatoscopico i fusti dei capelli sono tutti di spessore omogeneo e dimensione regolare.<br />
				Al tricogramma i telogen sono percentualmente elevati, sempre sopra il 25% fino al 40%.<br />
				Gli esami del sangue non mostrano alterazioni che permettano di inquadrare la situazione come Telogen Effluvio Cronico.<br />
				Non si riscontra disturbi di funzionalità tiroidea, non anemie, non ipoferritinemia né ipozinchemia, né tanto meno disturbi ormonali.<br />
				I pazienti non sanno precisare quando il loro problema tricologico è cominciato né lo attribuiscono ad eventi pregressi o a fatti precisi.</p>
<p>		Quale è il numero giusto di capelli che cadono giornalmente? Non esiste un numero “giusto”, valido per chiunque. Il numero giusto di capelli che cadono quotidianamente dipende dal sesso (nell’uomo la fase anagen è più breve e di conseguenza il “ricambio” più accelerato), dalla stagione (in autunno più capelli si trovano fisiologicamente in fase telogen e vengono quindi sostituiti), dalle condizioni generali di salute, dal numero totale di capelli sul cuoio capelluto e dalla durata geneticamente determinata, della fase anagen di quell’individuo. A titolo di puro esempio se un soggetto ha 100.000 capelli con durata della fase anagen di 2 anni, dopo 2 anni + 100 giorni (fase catagen + fase telogen), cioè 835 giorni, dovranno essere caduti tutti i capelli e quindi 100000 : 830 = 120 capelli al giorno. Se un’altra persona ha sempre 100.000 capelli ma con fase anagen di 5 anni avremo: 1095 + 100 = 1925, per cui: 100000 : 1925 = 51 capelli al giorno. Se poi esaminiamo gli estremi della fisiologia, cioè il soggetto con anagen di 1 anno e quello con anagen di 10 anni vediamo come possa dirsi ugualmente normale una caduta di 240 come una di 25 capelli al giorno. Questa caduta non sarà poi uguale tutti i giorni dell’anno ma varierà, anche sensibilmente, con la stagione, lo stato di salute, la fatica, lo stress, il momento del ciclo ecc. Sperimentalmente il conteggio dei capelli caduti con un lavaggio in soggetti normali (cioè senza nessun problema di caduta dei capelli) ha comportato oscillazioni fra il 50% ed il 200% quando ripetuto a distanza anche di brevi periodi.</p>
<p>		È importante sottolineare che la brevità dell’anagen non è di per sé causa di miniaturizzazione del capello né di perdita del follicolo sicché se non ci sono altri fattori questi pazienti, spesso a rischio di ipocondria e di dismorfofobia, non andranno incontro ad ipotrichia né a calvizie e devono essere rassicurati. </p>
<p>		Dopo l’anamnesi, che dovrà escludere la possibilità di patologie croniche, gli esami di base che dovremo controllare sono quelli che possono giustificare un telogen effluvio cronico: emocromo, ferritina, zinchemia, TSH, fT4, TPOab, ac folico, vit B12. Se qualcosa di importante emerge dalla anamnesi o dagli esami del sangue potremo porre diagnosi di Sindrome dell’Anagen Breve secondaria o Telogen Effluvio Cronico. Se niente emerge dall’anamnesi né dagli esami che permetta di inquadrare la situazione come Telogen Effluvio Cronico potremo porre diagnosi di Sindrome dell’Anagen Breve primitiva o propria.</p>
<p>		<strong>Riferimenti</strong></p>
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<p>		Hamilton J.B.: &#8220;The role of testosterone secretions as indicated by the effect of castration in man and by studies of patological conditions and the short life-span associated with maleness&#8221; Recent Prog Horm Res 1948; 3: 257.</p>
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<p>		Rebora A.: &#8220;Struttura e funzione&#8221; in Rebora A. et al (Eds) &#8220;Le Alopecie&#8221; Ital Gene Rev Derm 1992, 2 -3, 9 - 11.</p>
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	<description>La sindrome dell&amp;#8217;anagen breve
			Andrea Marliani
			Firenze
			Una abbondante caduta di capelli ed un anagen di breve durata non sono sempre dovuti ad una situazione di patologia del follicolo[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Classificazione al Pull Test</title>
	<link>http://guide.supereva.it/tricologia/interventi/2008/09/338313.shtml</link>
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	<pubDate>Sun, 14 Sep 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>1351</dc:creator>
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    <category>tricologia</category><category>classificazione</category><category>pull test</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p></A>CLASSIFICAZIONE CLINICO DIAGNOSTICA</p>
<p>DEGLI EFFLUVI E DEI DEFLUVI</p>
<p>Andrea Marliani</p>
<p>Una classificazione che sia al contempo pratica e soddisfacente<br />
degli effluvi e dei defluvi non è mai stata proposta. </p>
<p>Questo, forse, perché solo oggi la &#8220;Tricologia&#8221;<br />
comincia ad essere accettata e riconosciuta come una seria materia<br />
di studio e quindi a trovare dignità di fronte al medico<br />
- dermatologo.</p>
<p>La &#8220;Tricologia&#8221;, nonostante vi siano stati in passato<br />
dei grandi maestri anche in Italia, è materia nuova per<br />
il dermatologo, non è stata ancora codificata né<br />
tanto meno scolarizzata ed il termine stesso &#8220;Tricologia&#8221;,<br />
che appare sul dizionario della lingua italiana, Zingarelli Zanichelli,<br />
solo dall&#8217;edizione del 1997, non è ancora presente in alcun<br />
dizionario medico.</p>
<p>Fino ad oggi le alopecie sono state classificate secondo istologia<br />
(come cicatriziali e non cicatriziali) secondo prognosi (come<br />
reversibili e definitive) secondo l&#8217;anatomia del capello che cade<br />
(come in telogen ed in anagen) e secondo molti altri criteri,<br />
tutti comunque largamente insoddisfacenti specie su piano pratico.</p>
<p>In questa sede vogliamo proporre una classificazione pratica che<br />
si basa sul più semplice e &#8220;spontaneo&#8221; esame<br />
dei capelli, il pull test, e che potrei definire come &#8220;clinico-ambulatoriale&#8221;.</p>
<p>In presenza di una caduta di capelli l&#8217;esame obiettivo dermatologico<br />
ed il banale pull test permettono un semplice inquadramento classificativo<br />
del paziente che il più delle volte porta ad una diagnosi<br />
di massima.</p>
<p>Solo dopo una diagnosi, ed anche questa è cosa che pare<br />
impossibile dover ricordare, sarà possibile una terapia<br />
causale.</p>
<p>Vale anche la pena di ricordare che i termini &#8220;effluvio&#8221;<br />
e &#8220;defluvio&#8221; sono stati ormai definiti da Kligman (1961)<br />
e dalla letteratura internazionale.</p>
<p>EFFLUVIO</p>
<p>La caduta di alcune centinaia, talvolta migliaia, di capelli al<br />
giorno, tutti nella stessa fase (telogen o anagen) o sottofase,<br />
definisce il fenomeno dell&#8217;effluvio; si tratta di un evento tanto<br />
comune quanto impressionante ma generalmente benigno autolimitato<br />
e reversibile. Non c&#8217;è mai atrofia dell&#8217;annesso pilifero<br />
né della cute.</p>
<p>DEFLUVIO</p>
<p>Una caduta di capelli in telogen (più frequente) o in anagen<br />
(più rara), per lo più di intensità modesta<br />
e continua ma generalmente irreversibile, caratterizza il fenomeno<br />
del defluvio.</p>
<p>I capelli, se cadono in telogen (defluvio in telogen), presentano<br />
le caratteristiche tipiche dell&#8217;involuzione verso il pelo vellus.</p>
<p>Se cadono in anagen (defluvio in anagen) è l&#8217;annesso pilifero<br />
con l&#8217;epidermide che va rapidamente verso l&#8217;atrofia e la cute<br />
prende, istologicamente, l&#8217;aspetto tipico della alopecia cicatriziale.</p>
<p>Il pull test è un grossolano ma semplice esame semeiologico<br />
ambulatoriale che si compie facendo scorrere le dita fra i capelli<br />
e tirandoli dolcemente: i capelli si staccheranno dai follicoli<br />
in numero estremamente variabile. Ne deriveranno immediatamente<br />
alcune considerazioni diagnostiche.</p>
<p>1) Se con la modesta trazione si ottengono abbondanti capelli,<br />
20 - 50 - 100 ed oltre, con i loro bulbi conservati, siamo certamente<br />
in presenza di un effluvio. </p>
<p>La caduta dei capelli costituisce per il paziente l&#8217;unico sintomo<br />
di calvizie incipiente ma, paradossalmente, tanto più questa<br />
è vistosa tanto meno, corrisponde, nella maggior parte<br />
dei casi, ad un reale pericolo di calvizie. L&#8217;effluvio è<br />
impressionante e comunissimo, e la sua benignità rende<br />
ragione della apparente &#8220;efficacia&#8221; di tante &#8220;cure&#8221;<br />
irrazionali. </p>
<p>Osservando poi i bulbi è facile distinguere, anche ad occhio<br />
nudo, un effluvio in telogen da un effluvio in anagen.</p>
<p>a) Nell&#8217;effluvio in telogen, che può essere caratterizzato<br />
dalla caduta in telogen di centinaia ed anche migliaia di capelli<br />
al giorno, si potrà osservare che i capelli caduti sono<br />
esclusivamente elementi in telogen senza segni di involuzione.</p>
<p>L&#8217;anamnesi facilmente ci farà distinguere un effluvio in<br />
telogen acuto da un effluvio in telogen cronico. L&#8217;effluvio in<br />
telogen acuto è un&#8217;onda di muta dovuta ad un evento &#8220;stressante&#8221;<br />
(generico) che colpisce anche tutti gli anagen 6°. </p>
<p>L&#8217;effluvio in telogen cronico (di durata superiore ai 3 mesi)<br />
sarà invece dovuto ad un evento &#8220;perturbante&#8221;<br />
ad andamento lungo o cronico, anche misconosciuto, che altera<br />
il normale ciclo del pelo.</p>
<p>b) Se i capelli si staccano con bulbi piccoli anageni, visivamente<br />
distrofici siamo certamente di fronte ad un effluvio in anagen:<br />
quasi sempre una alopecia areata, talvolta all&#8217;esito immediato<br />
di una terapia citostatica, un intossicazione acuta etc; ma l&#8217;anamnesi<br />
sarà facilmente dirimente.</p>
<p>2) Se i capelli che si staccano alla trazione con i loro bulbi<br />
conservati sono in numero modesto, ma il paziente presenta una<br />
chiara ipotrichia o una alopecia, siamo quasi certamente in presenza<br />
di un defluvio: si tratta cioè di una caduta di capelli<br />
per lo più modesta ma assai più grave per la progressiva<br />
ed irreversibile involuzione dell&#8217;annesso cutaneo verso il pelo<br />
vellus o della cute stessa verso uno stato cicatriziale.</p>
<p>a) Se ora osserveremo, fra i capelli staccati, la presenza<br />
di telogen miniaturizzati (ovvero dispalasici: Orfanos C.E.; ovvero<br />
animalizzati: Rebora A.; ovvero prematuri: Marliani A.) potremo<br />
porre diagnosi di defluvio in telogen di tipo maschile (sinonimo<br />
di defluvio androgenetico).</p>
<p>b) Se i capelli che si staccano sono anagen che portano con<br />
sé la guaina epiteliale interna, indice inequivocabile<br />
di un danno a livello del clivaggio fra le guaine, porremo diagnosi<br />
di defluvio in anagen: LED, lichen, pseudo area etc.</p>
<p>3) Se i capelli si staccano senza bulbi sono chiaramente capelli<br />
che si fratturano per malformazioni</p>
<p>o parassitosi o per maltrattamenti fisici e/o chimici.</p>
<p>BIBLIOGRAFIA essenziale</p>
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	<description>CLASSIFICAZIONE CLINICO DIAGNOSTICA
DEGLI EFFLUVI E DEI DEFLUVI
Andrea Marliani
Una classificazione che sia al contempo pratica e soddisfacente
degli effluvi e dei defluvi non è mai stata proposta.[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>“Non solo androgenetica”</title>
	<link>http://guide.supereva.it/tricologia/interventi/2008/09/338156.shtml</link>
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	<pubDate>Fri, 12 Sep 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>1351</dc:creator>
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    <category>terapia_tricologica</category><category>alopecia femminile</category><category>alopecia frontale</category><category>alopecia maschile</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Andrea Marliani</p>
<p>					Società Italiana di Tricologia</p>
<p>					Il ciclo del capello è controllato da ormoni steroidi sessuali. Non solo dagli ormoni circolati ma piuttosto e soprattutto da ormoni prodotti in loco dal follicolo stesso.</p>
<p>					Due sono gli ormoni intrafollicolari essenziali alla regolazione del ciclo del capello: diidrotestosterone ed estrone.</p>
<p>					Il diidrotestosterone porta il follicolo in catagen ed il capello in telogen. L’estrone mantiene le mitosi della matrice, la durata dell’anagen ed attiva le cellule staminali all’inizio dell’anagen stesso.</p>
<p>					Alla 5 alfa riduzione del testosterone in diidrotestosterone è legato al quadro clinico ben codificato della <b>alopecia androgenetica</b>. È ormai accettato che questa sia dovuta ad un messaggio genetico che per realizzarsi ha bisogno degli ormoni maschili (Hamilton). Il genotipo (l’ereditarietà per calvizie) diventa cioè fenotipo (la calvizie si manifesta clinicamente) solo in presenza di androgeni.</p>
<p>					L’alopecia androgenetica è sostenuta dalla presenza dei normali ormoni androgeni nel plasma, da una ereditarietà multigenica familiare (da cui il termine androgenetica), dalla attività nei follicoli piliferi di enzimi capaci di convertire gli steroidi in ormoni attivi verso il follicolo stesso. In particolare risulta determinante l’enzima 5-alfa-reduttasi, convertitore del testosterone in diidrotestosterone (DHT).</p>
<p>					La situazione che ne consegue è quella della calvizie cosiddetta (a pattern) maschile con lo svuotamento del vertice. È proprio lo svuotamento del vertice che definisce l’alopecia androgenetica.</p>
<p>					Questo quadro è frequente negli uomini e raro nelle donne.</p>
<p>					Ipotizziamo invece che a ridotta attività della aromatasi o/e 3 alfa reduttasi sia collegato il quadro clinico di alopecia diffusa che chiamiamo <b>alopecia carenziale</b> (alopecia da carente attività dell’estrone follicolare / Low local estrone ipotrichia).</p>
<p>					Nelle donne, fatta eccezione per qualche raro caso di anomala produzione ormonale surrenalica o ovarica per difetto enzimatico o per tumore secernente, l’alopecia è clinicamente diversa da quella maschile ed i meccanismi appaiono differenti, anche se non ancora del tutto chiariti ed assimilabili ad una situazione da carenza locale di estrone.</p>
<p>					I casi di quelle ragazze con capelli fini, lunghi e diradati su tutto il cuoio capelluto (ma più sul vertice e nella zona frontale) con la madre (spesso) nelle stesse condizioni ma con mestruo e fertilità normale, senza eccesso di androgeni circolanti ed in cui non è possibile reperire chiari elementi clinici e laboratoristici che ci facciano deporre per un telogen effluvio ci fanno pensare ad una carenza locale (deficit di 17 steroido ossidoreduttasi, aromatasi, 3 alfa reduttasi) o ad una resistenza periferica familiare del follicolo alla azione degli estrogeni. Sono cioè alopecie carenziali!</p>
<p>					Questo quadro è frequente nelle donne mentre è raro ma esiste anche negli uomini.</p>
<p>					All’attività diretta del testosterone è infine riconducibile in quadro della <b>alopecia frontoparietale</b> (la così detta stempiatura maschile). Per capire&nbsp; cosa è l’alopecia frontoparietale è importante considerare come progredisce la perdita di capelli nell’uomo.</p>
<p>					Si ha dapprima un innalzamento della linea frontale dei capelli accompagnato da diradamento del vertice, poi un diradamento alle “tempie” che dà al taglio dei capelli la caratteristica forma maschile a M.</p>
<p>					Fin qui la caduta di capelli maschile può essere considerata fisiologica e non obbligatoriamente un preludio della calvizie e preferiamo pertanto parlare di “alopecia fronto-parietale maschile fisiologica”.</p>
<p>					La considerazione che ci sono uomini “stempiati” ma non calvi e uomini calvi ma non stempiati con l’osservazione che gli inibitori della 5 alfa reduttasi non hanno molto effetto nel ridurre la velocità di comparsa della alopecia fronto parietale fa supporre che quest’ultima sia indotta dal testosterone mentre la calvizie (vera) dal suo metabolita principale, il diidrotestosterone.</p>
<p>					Per questo motivo tutti gli uomini sono tutti, almeno minimamente, stempiati e l’attaccatura ad M dei capelli maschile è fisiologica come la crescita della barba.</p>
<p>					Per comprendere meglio questo occorre fare alcune cosiderazioni:</p>
<p>					1) tutti gli uomini sono, di norma, stempiati &#8230; (per effetto del testosterone la cui sola presenza è quindi sufficiente a provocare la stempiatura);</p>
<p>					2) non tutti gli uomini sono calvi &#8230; (quindi&nbsp; la presenza del testosterone non basta, la calvizie vera, del vertice, è ereditaria e dovuta al diidrotestosterone);</p>
<p>					3) le donne calve (per effetto del diidrotestosterone) non sono, di norma, stempiate (quindi la presenza del DHT che provoca loro la calvizie non basta);</p>
<p>					4) quando una donna ha un tumore testosterone secernente si stempia (quindi la presenza del testosterone è sufficiente a provocare la stempiatura) ma non obbligatoriamente diventa calva (perché la calvizie vera, del vertice, è ereditaria e dovuta al diidrotestosterone e la presenza del testosterone non basta).</p>
<p>					Pensiamo che la sensibilità dei follicoli agli steroidi sia diversa nelle diverse aree del cuoio capelluto. I follicoli con diversa sensibilità ormonale sembrano comunque mescolati casualmente ma quelli con sensibilità al diidrotestosterone paiono prevalere nella zona del vertice mentre quelli sensibili al testosterone sembrano abbondare nella zona frontoparietali. I follicoli delle zone basse e della nuca appaiono largamente insensibili agli androgeni. Tutti i follicoli hanno bisogno di estrone.</p>
<p>					Tutto questo non è solo “accademia” ma ha risvolti terapeutici fondamentali.</p>
<p>					Gli inibitori della 5-alfa riduttasi (segnatamente finasteride e dutasteride) che sono il pilastro della terapia di una alopecia androgenetica sono invece quasi inefficaci nelle donne con alopecia carenziale (perché sbagliano il bersaglio cercando di inibire il metabolismo di un ormone che quasi non c’è) mentre una terapia topica con estrone può risultare efficace in molti casi. Nella terapia (se terapia si vuole fare) della alopecia frontoparietale (che comunque è autolimitata) occorre usare un antagonista del carrier del testosterone come lo spironolattone topico.</p>
<p>					Questi tre quadri ora descritti ovviamente nella pratica clinica si fondono e confondono fra loro nello stesso paziente.</p>
<p>					Riferimenti: </p>
<p>					Adachi K., Kano M.: &#8220;Adenil cyclase in human hair follicles: its inhibition by dihydrotestosterone&#8221; Biochem Biophys Res Commun 1970; 41: 884.</p>
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<p>					Marliani A.: &#8220;TRICOLOGIA&#8221; - diagnostica e terapia - Firenze, TricoItalia 1996.</p>
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    <p><map name="google_ad_map_20080912000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20080912000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20080912000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20080912000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Ftricologia%2Finterventi%2F2008%2F09%2F338156.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Andrea Marliani
					Società Italiana di Tricologia
					Il ciclo del capello è controllato da ormoni steroidi sessuali. Non solo dagli ormoni circolati ma piuttosto e soprattutto da ormoni prodotti in[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Come approcciare una alopecia cicatriziale</title>
	<link>http://guide.supereva.it/tricologia/interventi/2008/09/337772.shtml</link>
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	<pubDate>Sun, 07 Sep 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>1351</dc:creator>
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    <category>alopecie_cicatriziali</category><category>alopecia cicatriziale</category><category>alopecie cicatriziali</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><b>Come approcciare un paziente con una malattia cronica del cuoio capelluto<br />
				Andrea Marliani</b><br />
			Firenze</p>
<p>		<b></b></p>
<p>		È frequente che un paziente con una patologia alopecizzante cronica del cuoio capelluto chieda se c’è, per lui, possibilità di un autotrapianto.</p>
<p>		La situazione va valutata caso per caso.</p>
<p>		È da escludere l’autotrapianto sulla alopecia areata a chiazze perché questa situazione risolve nel 90% dei casi con terapia medica in mano ad un dermatologi capace.</p>
<p>		È da escludere l’autotrapianto sulla alopecia areata totale o universale poiché non vi sono capelli da trapiantare.</p>
<p>		Il quesito, quindi, rimane circoscritto ai pazienti con alopecia cicatriziale.</p>
<p>		<b></b></p>
<p>		<b>Approccio al paziente con alopecia cicatriziale</b></p>
<p>		Inquadramento e criteri diagnostici</p>
<p>		Il termine Alopecia Cicatriziale viene usato per indicare la perdita definitiva dei follicoli piliferi e dei capelli, di solito in chiazze, qualunque ne sia stata la causa determinante. L’elemento più significativo che caratterizza una l’alopecia cicatriziale, è l’irreversibilità del processo patologico per la distruzione delle cellule staminali nella regione della protuberanza (bulge) del follicolo pilifero.</p>
<p>		L’alopecia cicatriziale può essere definita come “forma di alopecia permanente ab inizio, per distruzione dei follicoli piliferi, con atrofia e sclerosi che coesistono sempre anche se con predominanza diversa”.</p>
<p>		Compito del medico è porre una corretta diagnosi per evitare al paziente cure inutili e per instaurare, quando possibile, una terapia corretta che possa portare all’arresto dell’evoluzione della malattia. Quando il processo patologico sarà arrestato la terapia di queste forme diventerà chirurgica.</p>
<p>		È ovvio che tutte le forme di alopecia cicatriziale dovute ad un trauma (ustioni, incidenti ecc) sono ottimo campo della chirurgia tricologica che, con la tecnica del trapianto monofollicolare, potrà risolverle egregiamente.</p>
<p>		Le aree alopeciche ustionate e cicatriziali presentano una ridotta vascolarizzazione. Per tale motivo, nel corso dell’autotrapianto, conviene non creare siti di ricezione troppo ravvicinati. Per una maggiore densità del rinfoltimento sono necessari, di norma, due interventi praticati a distanza di almeno 6 mesi uno dall’altro.</p>
<p>		Più complicata è la situazione delle alopecia cicatriziali acquisite primitive che dovranno essere valutate insieme al dermatologo cui spetterà la terapia per affidarle al chirurgo quando spente o in remissione sotto controllo.</p>
<p>		In queste forme, all’esame obiettivo, la cute si presenta sottile, liscia e lucente (per atrofia), con pochi singoli capelli che emergono dai follicoli superstiti. Con un dermatoscopio è possibile osservare la perdita degli osti follicolari. Altro segno patognomonico è la possibile presenza di più capelli che originano da un singolo ostio follicolare in una chiazza cicatriziale (pili multigemini o ciuffi di peli). Questo fenomeno, prodotto dalla fusione infiammatoria dei follicoli, non si osserva mai nelle alopecie non cicatriziali o nelle alopecie cicatriziali di altra origine.</p>
<p>		Si distinguono due grandi gruppi di alopecie cicatriziali acquisite: le forme primitive e le forme secondarie.</p>
<p>		<b>Alopecie cicatriziali acquisite primitive</b></p>
<p>		Il bersaglio della noxa infiammatoria, nelle alopecie cicatriziali acquisite primitive, è il follicolo stesso. Al pull test si rileva la caduta di capelli in anagen. Si tratta quindi di defluvi in anagen.</p>
<p>		Le cause più comuni di alopecia cicatriziale acquisita primitiva sono il lichen planus, il lupus eritematoso discoide, la follicolite decalvante, la pseudopelade (pseudoarea) di Brocq. Tutte le altre forme sono rare o raramente diagnosticate o nosologicamente più incerte.</p>
<p>		Il capitolo è uno dei più complessi e controversi della Tricologia e della Dermatologia, come dimostra la mancanza di una classificazione unanimemente accettata, l’uso di numerose denominazioni per indicare una stessa patologia e l’impiego di uno stesso nome per indicare differenti entità cliniche (ad esempio alopecia cicatriziale centrale centrifuga). Talvolta la diagnosi differenziale fra le diverse forme, sia su piano clinico che istopatologico, è difficile se non impossibile.</p>
<p>		Questa confusione riflette la mancanza di conoscenza precisa dei fattori eziologici e dei meccanismi patogenetici alla base di queste malattie.</p>
<p>		Nella patogenesi delle alopecie cicatriziali acquisite primitive ha particolare importanza la sede topografica dell’evento infiammatorio perifollicolare che coinvolge, con evoluzione cicatriziale, aree critiche come l’infundibolo con la cosiddetta zona del bulge, dove sono concentrate le cellule staminali follicolari.</p>
<p>		La classificazione è ovviamente complessa ed articolata ma la caratteristica istologica dell’infiltrato cellulare perifollicolare permette di distinguere due tipi fondamentali di alopecia cicatriziale acquisita primitiva: le forme neutrofiliche e le forme linfocitarie, ciascuna ulteriormente suddivisibile in numerose varietà.</p>
<p>		<b>Alopecie cicatriziali acquisite primitive linfocitarie:</b></p>
<p>		Lichen planopilaris decalvante</p>
<p>		Sindrome di Graham- Little</p>
<p>		Alopecia frontale fibrotica</p>
<p>		Alopecia cicatriziale in corso di Androgenetica</p>
<p>		Lupus Eritematoso Discoide</p>
<p>		Pseudoarea di Brocq</p>
<p>		Alopecia parvimaculata</p>
<p>		<i>Alopecia cicatriziale centrale centrifuga</i></p>
<p>		<i>Sindrome degenerativa follicolare</i></p>
<p>		<b>Alopecie cicatriziali acquisite primitive neutrofiliche:</b></p>
<p>		Follicolite decalvante</p>
<p>		Tufted hair folliculitis</p>
<p>		Acne cheloidea della nuca</p>
<p>		Dermatosi pustolosa erosiva del cuoio capelluto</p>
<p>		Cellulite dissecante</p>
<p>		L’autotrapianto nelle aree già colpite da Alopecie Cicatriziali Acquisite Primitive è possibile al chirurgo che abbia contatto con ottimi dermatologi esperti in patologia del capello e del cuoio capelluto i quali suggeriranno il momento dell’intervento e saranno in grado di trattare un eventuale ripresa della malattia primitiva alopecizzante.</p>
<p>		Voglio sottolineare come il portare chirurgicamente in queste zone cicatriziali di alopecia innesti (grafts) di cute sana e quindi anche cellule staminali, sembri contribuire a migliorane decisamente il trofismo ed a stabilizzarne la guarigione.</p>
<p>		Riferimenti</p>
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<p>		Solaroli C: “Alopecie” in: “Cosmetologia dermatologica” Piccin, Padova, 1981: 11.</p>
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    <p><map name="google_ad_map_20080907000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20080907000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20080907000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20080907000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Ftricologia%2Finterventi%2F2008%2F09%2F337772.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Come approcciare un paziente con una malattia cronica del cuoio capelluto
				Andrea Marliani
			Firenze
		
		È frequente che un paziente con una patologia alopecizzante cronica del cuoio capelluto[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Low local estrone ipotrichia</title>
	<link>http://guide.supereva.it/tricologia/interventi/2008/08/336994.shtml</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/tricologia/interventi/2008/08/336994.shtml</guid>
	<pubDate>Tue, 26 Aug 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>1351</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/tricologia/interventi/2008/08/336994.shtml#comments</comments>
    <category>terapia_tricologica</category><category>alopecia donna</category><category>ipotrichia</category><category>low local estrone ipotrichia</category><category>ludwig</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>dr. <A HREF="http://www.sitri.it/Andrea%20Marliani/index.html"<br />
TARGET="frame86820">Andrea Marliani</A></p>
<p>dermatologo - endocrinologo</p>
<p>in Firenze</p>
<p>Italian Society of Trichology</p>
<p>Esiste davvero l&#8217;alopecia<br />
androgenetica femminile?</p>
<p>OvveroL&#8217;alopecia da carente attività dell&#8217;estrone<br />
follicolare.</p>
<p>Esiste davvero l&#8217;alopecia androgenetica femminile?</p>
<p>Ovvero L&#8217;alopecia da carente attività dell&#8217;estrone follicolare.</p>
<p>Due sono gli ormoni intrafollicolari essenziali alla regolazione<br />
del ciclo del capello: diidrotestosterone ed estrone.</p>
<p>Il diidrotestosterone riduce l&#8217;attività della adenilciclasi<br />
fino portare il follicolo in catagen ed il capello in telogen.</p>
<p>L&#8217;estrone incrementa l&#8217;attività della adenilciclasi<br />
mantenendo così le mitosi della matrice, la durata dell&#8217;anagen<br />
ed attivando le cellule staminali all&#8217;inizio dell&#8217;anagen stesso.</p>
<p>E&#8217; ormai comunemente accettato che l&#8217;alopecia androgenetica<br />
maschile sia associata ad un incremento dell&#8217;attività della<br />
5-alfa riduttasi che porta, su base genetica, ad un incremento<br />
locale della produzione di diidrotestosterone</p>
<p>ma questo è stato dimostrato principalmente, se non<br />
esclusivamente, nei maschi e poi, a mio parere impropriamente,<br />
esteso alle donne</p>
<p>e si è parlato di Alopecia Androgenetica femminile.</p>
<p>Ma per poter parlare di androgenetica occorre che vi siano<br />
due condizioni &#8220;sine qua non&#8221;:</p>
<p>1) una situazione di familiarità se non di ereditarietà.</p>
<p>2) la presenza di androgeni in quantità significativa.</p>
<p>Di fatto perché una donna sia ereditariamente calva<br />
occorre che la madre sia calva e lo sia non per alopecia areata<br />
o telogen effluvio.</p>
<p>Inoltre i livelli ormonali degli androgeni nella donna sana<br />
sono sempre molto più bassi di quelli presenti nel maschio.</p>
<p>Anche il maschio in terapia con finasteride o dutasteride ha<br />
livelli di DHT circa 10 volte superiori a quelli di una donna<br />
sana con alopecia</p>
<p>il ché fa malamente definire l&#8217;alopecia femminile  come<br />
&#8220;androgenetica&#8221;.</p>
<p>Così per spiegare l&#8217;insorgenza di una alopecia (androgenetica?)<br />
in donne peraltro sane e con bassi livelli di ormoni androgeni<br />
circolanti si è teorizzato, fra gli anni 70 ed 80, &#8220;un<br />
incremento di utilizzo metabolico del testosterone (T) e della<br />
sua conversione a livello cutaneo in diidrotestosterone (DHT)&#8221;<br />
(Walter P. Ungher,).</p>
<p>Si è poi teorizzato che queste donne avessero &#8220;una<br />
più spiccata sensibilità follicolare (?) all&#8217;azione<br />
degli androgeni circolanti&#8221; (Thomsen 1979; Mahoudeau; Bardin;<br />
Kirschner 1971 - 79).</p>
<p>Si è anche pensato che queste donne avessero bassi livelli<br />
di Sex Hormone Binding Globulin (Anderson 1974).</p>
<p>Se si considera il processo di calvizie come androgeno-dipendente,<br />
l&#8217;alopecia androgenetica dovrebbe essere limitata alle sole aree<br />
recettrici degli androgeni.</p>
<p>Nel cuoio capelluto, questi recettori sono stati individuati<br />
solo nell&#8217;area frontale e nel vertice, e non nell&#8217;area temporale<br />
ed occipitale</p>
<p>ed in effetti negli uomini l&#8217;alopecia androgenetica si presenta<br />
solo in queste zone caratteristiche.</p>
<p>L&#8217;alopecia femminile appare diversa da quella maschile anche<br />
clinicamente:</p>
<p>1) il pattern è centrifugo, di solito a tipo Ludwig;</p>
<p>2) nelle donne l&#8217;alopecia è, di solito, diffusa anche<br />
alle zone non androgeno dipendenti e il diradamento colpisce anche<br />
zone, come la nuca, che nel maschio vengono risparmiate;</p>
<p>3) La miniaturizzazione follicolare è diversa;_ non<br />
vi è, almeno all&#8217;inizio, una grande perdita di profondità<br />
ma piuttosto di spessore ed i capelli diventano sottili ma rimangono<br />
lunghi;</p>
<p>4) non si arriva quasi mai ad una vera calvizie, spesso si<br />
tratta di condizioni di ipotrichia,</p>
<p>5) gli inibitori della 5-alfa riduttasi appaiono pressoché<br />
inefficaci o poco efficaci nelle donne.</p>
<p>Dal punto di vista terapeutico dosi farmacologiche di estrogeni<br />
(gravidanza, contraccezione) hanno spesso un effetto benefico<br />
su molti casi di alopecia femminile</p>
<p>ed estrogeni, di solito associati ad antiandrogeni simili al<br />
progesterone, sono stati usati estensivamente e con buoni risultati,<br />
tuttavia mai dimostrati in sede di trial clinici.</p>
<p>Fatta eccezione per qualche raro caso di anomala produzione<br />
ormonale surrenalica o ovarica per difetto enzimatico o per tumore<br />
secernente, nelle donne l&#8217;alopecia appare molto diversa da quella<br />
maschile e presumibilmente dovuta a situazioni endocrino metaboliche<br />
diverse.</p>
<p>La alopecia femminile tipo Ludwig è, a mio parere, quasi<br />
sempre la conseguenza di un telogen effluvio oppure è una<br />
alopecia da carente attività dell&#8217;estrone follicolare!</p>
<p>Anche i casi di quelle ragazze con capelli fini e diradati<br />
su tutto il cuoio capelluto (ma più sul vertice e nella<br />
zona frontale) con la madre (spesso) nelle stesse condizioni ma<br />
con mestruo e fertilità normale, senza eccesso di androgeni<br />
circolanti, in cui non è possibile reperire chiari elementi<br />
che ci facciano deporre per un telogen effluvio</p>
<p>ci fanno pensare a casi di resistenza periferica familiare<br />
o a casi di deficit di produzione intrafollicolare di estrone<br />
(deficit di 17 steroido ossidoriduttasi, aromatasi, 3 alfa riduttasi).</p>
<p>Sono cioè ipotrichie o alopecie carenziali!</p>
<p>Tutto questo non è solo accademia ma ha risvolti terapeutici<br />
fondamentali.</p>
<p>Gli inibitori della 5-alfa riduttasi sono inefficaci nelle<br />
donne</p>
<p>perché sbagliano il bersaglio cercando di inibire il<br />
metabolismo di un ormone che quasi non c&#8217;è</p>
<p>invece una terapia topica con estrone o  con 17 alfa estradiolo<br />
può risultare efficace in molti casi</p>
<p>e i risultati ad un anno sono documentabili se il medico o<br />
la paziente hanno fatto una fotografia.</p>
<p>Quando invece l&#8217;alopecia della donna interessa realmente e<br />
solo il vertice con la &#8220;chierica&#8221; ed ancor più<br />
la zona frontoparietale con la &#8220;stempiatura&#8221; si parla<br />
di alopecia a pattern maschile e si dovrà sospettare una<br />
fonte di androgeni.</p>
<p>Non basta la presenza di un comune &#8220;ovaio micropolicistico&#8221;<br />
(che non è una malattia!) a provocare una androgenetica<br />
femminile a tipo MAGA</p>
<p>ma occorre qualcosa di più importante come un ovaio<br />
policistico vero, un tumore ovario o surrenalico secernente androgeni,<br />
un deficit enzimatico surrenalico come il deficit di 21 idrossilasi.</p>
<p>Si può così teorizzare una alopecia androgenetica<br />
vera, frequente nel maschio e rara nella donna, da conversione<br />
del testosterone in diidrotestosterone ed una alopecia carenziale<br />
da deficit di azione dell&#8217;estrone, frequente nella donna e più<br />
rara ma possibile anche nel maschio.</p>
<p>Amy McMichael: &#8220;le cause più comuni della caduta<br />
dei capelli nelle donne e l&#8217;importanza di una diagnosi precoce<br />
nel trattamento&#8221; American Academy of Dermatology 57°<br />
meeting annuale, New Orleans, 2002.</p>
<p>Parker F.: &#8220;Cute e ormoni&#8221; in Williams R.H. eds:<br />
&#8220;Trattato di Endocrinologia&#8221;. III° edizione italiana,<br />
Piccin, Padova, 1979 , vol II°, cap 23, 1115 - 19.</p>
<p>Price V.H., Roberts J.L., Hordinsky M., Olsen E.A., Savin R.,<br />
Bergfeld W., Fiedler V., Lucky A., Whiting D.A., Pappas F., Culbertson<br />
J., Kotey P., Meehan A., Waldstreicher J.: &#8220;Mancanza di efficacia<br />
della finasteride nelle donne affette da alopecia androgenetica<br />
in post-menopausa&#8221;.</p>
<p>Jamin C. : &#8220;Alopecia androgenetica e donne&#8221; Ann.<br />
Dermatol. Venereol. Maggio 2002; 129 (5 Pt 2): 801 - 3.</p>
<p>Lyndfield Y.L.: &#8220;Effect of pregnancy on the human hair<br />
cycle&#8221; J Invest Derm 1960; 35: 333.</p>
<p>Kiesewetter F., Schell H., Seidel C., von Hintzenstern J.:<br />
&#8220;Proliferation behavior of the anagen hair bulb in androgenetic<br />
alopecia before and after local administration of 17 alpha- propylmesterolone&#8211;DNA<br />
flow cytophotometry studies&#8221; Z Hautkr. 1990 Dec; 65(12):1115<br />
- 9.</p>
<p>Marliani A.: &#8220;TRICOLOGIA&#8221; -diagnostica e terapia-<br />
(10 fascicoli) Firenze, TricoItalia:  2007.</p>
<p>Orfanos C.E, Panteleos D.: &#8220;Estrogen-containing topical<br />
preparations in dermatology&#8221; Hautarzt. 1977 Sep; 28(9): 500<br />
- 1.</p>
<p>Orfanos C.E., Wustner H.: &#8220;Penetration and side effects<br />
of local estrogen application in alopecia androgenetica&#8221;<br />
Hautarzt. 1975 Jul; 26(7): 367 - 9. </p>
<p>Orfanos C.E., Vogels L.: &#8220;Local therapy of androgenetic<br />
alopecia with 17 alpha-estradiol. A controlled, randomized double-blind<br />
study&#8221; Dermatologica. 1980; 161(2): 124 - 32. </p>
<p>Ohnemus U., Uenalan M., Inzunza J.,Gustafsson J.A. and Paus<br />
R: &#8220;The hair follicle as an estrogen taget ad surce&#8221;<br />
Endocrine Reviews, 2006; 27 (6): 677 - 707.</p>
<p>Orme S., Cullen D.R., Messenger A.G.: &#8220;Diffuse female<br />
hair loss: are androgens necessary?&#8221; Br J Dermatol. 1999</p>
<p>Rushton D.H., Ramsay I.D.: &#8220;The importance of adequate<br />
serum ferritin levels during oral cyproterone acetate treatment<br />
of diffuse androgen-dependent alopecia in women&#8221; Clin Endocrinol,<br />
1992.</p>
<p>Thornton M. J., Nelson L. D, Taylor A. H., Birch , M. Pattie.,<br />
Laing I, and Messenger A. G.: &#8220;The Modulation of Aromatase<br />
and Estrogen Receptor Alpha in Cultured Human Dermal Papilla Cells<br />
by Dexamethasone: A Novel Mechanism for Selective Action of Estrogen<br />
via Estrogen Receptor Beta?&#8221; Journal of Investigative Dermatology<br />
(2006) 126, 2010-2018.</p>
<p>Wustner H., Orfanos C.E.: &#8220;Alopecia androgenetica and<br />
its local treatment with estrogen- and corticosteroid externa&#8221;<br />
Z Hautkr. 1974 Oct 15; 49(20): 879 - 88.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20080826000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20080826000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20080826000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20080826000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Ftricologia%2Finterventi%2F2008%2F08%2F336994.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>dr. Andrea Marliani
dermatologo - endocrinologo
in Firenze
Italian Society of Trichology
Esiste davvero l&amp;#8217;alopecia
androgenetica femminile?
OvveroL&amp;#8217;alopecia da carente attività[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Istituito il Master Universitario &quot;Scienze Tricologiche Mediche</title>
	<link>http://guide.supereva.it/tricologia/interventi/2008/08/336647.shtml</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/tricologia/interventi/2008/08/336647.shtml</guid>
	<pubDate>Tue, 19 Aug 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>1351</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/tricologia/interventi/2008/08/336647.shtml#comments</comments>
    <category>grande_novita_</category><category>Firenze</category><category>Master</category><category>Tricologia</category><category>Università</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.tricologia.it/master.htm" target="frame86820">Istituito il</a><br />
			<a href="http://www.tricologia.it/master.htm" target="frame86820"><em>Master Universitario</em></a><br />
			<a href="http://www.tricologia.it/master.htm" target="frame86820">in</a><br />
				<a href="http://www.tricologia.it/master.htm" target="frame86820">&#8220;</a><em><a href="http://www.tricologia.it/master.htm" target="frame86820">Scienze Tricologiche</a><br />
				<a href="http://www.tricologia.it/master.htm" target="frame86820">Mediche e Chirurgiche</a></em><a href="http://www.tricologia.it/master.htm" target="frame86820">&#8220;</a><br />
			<a href="http://www.tricologia.it/master.htm" target="frame86820">presso</a><a href="http://www.tricologia.it/master.htm" target="frame86820"><br />
				</a><a href="http://www.tricologia.it/master.htm" target="frame86820">l&#8217;Università di Firenze</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20080819000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20080819000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20080819000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20080819000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Ftricologia%2Finterventi%2F2008%2F08%2F336647.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Istituito il
			Master Universitario
			in
				&amp;#8220;Scienze Tricologiche
				Mediche e Chirurgiche&amp;#8220;
			presso
				l&amp;#8217;Università di Firenze</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>I cosmetici per mascherare il diradamento e la calvizie</title>
	<link>http://guide.supereva.it/tricologia/interventi/2008/08/336131.shtml</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/tricologia/interventi/2008/08/336131.shtml</guid>
	<pubDate>Thu, 07 Aug 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>1351</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/tricologia/interventi/2008/08/336131.shtml#comments</comments>
    <category>cosmesi_tricologica</category><category>hair concealers</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Hair Concealers</p>
<p>Roberto Vezzi</p>
<p>Esistono alcuni prodotti cosmetici utili per migliorare istantaneamente<br />
l&#8217;estetica della capigliatura; aiutano a vivere con più<br />
serenità e mascherano i diradamenti in attesa che il trattamento<br />
medico o chirurgico possa dare risultati. Sono gli &#8220;hair<br />
concealers&#8221;</p>
<p>Gli &#8220;hair concealers&#8221;, servono per nascondere il diradamento<br />
dei capelli e le aree lucide del cuoio capelluto ed in pochi istanti<br />
danni i loro risultati.</p>
<p>Ne esistono di vari tipi: in pasta, in spray ed in polvere di<br />
microfibre. Quelli di microfibre in polvere sono, a nostro avviso,<br />
preferibili per risultati e praticità d&#8217;uso. Il segreto<br />
è semplicissimo: si tratta di microfibre in polvere che,<br />
sparse sul cuoio capelluto, si &#8220;legano&#8221; elettrostaticamente<br />
ai capelli, dando immediatamente alla capigliatura un aspetto<br />
più folto e depositandosi sul cuoio capelluto ne nascondendo<br />
le aree diradate e lucide. Per l&#8217;efficacia degli hair concealers<br />
in polvere è necessario che nell&#8217;area diradata vi siano<br />
comunque dei capelli, seppur miniaturizzati e depigmentati, in<br />
modo che le microfibre trovino un &#8220;ancoraggio&#8221; su cui<br />
depositarsi. Una persona completamente calva non potrà<br />
usarli con vantaggio.</p>
<p>Poichè in pochi secondi la capigliatura appare più<br />
folta e non si vede più il diradamento tra i capelli il<br />
contributo psicologico è evidente. Spesso il soggetto riesce<br />
a convivere più serenamente con il suo problema, soprattutto<br />
durante una terapia tricologica (quando la maggior parte dei pazienti<br />
ha fretta di vedere risultati), o durate effluvi particolarmenti<br />
intensi.</p>
<p>I prodotti in commercio (Kmax, Toppik, Nanogen ecc.) sono disponibili<br />
in diverse sfumature di colore, a seconda della propria capigliatura.<br />
Una caratteristica importante è che gli hair concealers<br />
resistono molto bene al vento e discretamente all&#8217;acqua; per aumentare<br />
la tenuta delle microfibre, si può usare una lacca spray.<br />
Le microfibre si rimuovono con lo shampoo, poichè i tensidi<br />
dello stesso sono in grado di annullare i legami elettrostatici<br />
tra le microfibre e i capelli.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20080807000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20080807000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20080807000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20080807000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Ftricologia%2Finterventi%2F2008%2F08%2F336131.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Hair Concealers
Roberto Vezzi
Esistono alcuni prodotti cosmetici utili per migliorare istantaneamente
l&amp;#8217;estetica della capigliatura; aiutano a vivere con più
serenità e mascherano i[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Come valutare il paziente che si candida al trapianto</title>
	<link>http://guide.supereva.it/tricologia/interventi/2008/08/335783.shtml</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/tricologia/interventi/2008/08/335783.shtml</guid>
	<pubDate>Fri, 01 Aug 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>1351</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/tricologia/interventi/2008/08/335783.shtml#comments</comments>
    <category>chirurgia_tricologica</category><category>calvizie</category><category>capelli</category><category>trapianto</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Nella chirurgia estetica la comprensione delle richieste e<br />
delle aspettative del paziente è sempre un punto di partenza<br />
fondamentale per il pieno successo dell&#8217;intervento chirurgico,<br />
una &#8220;conditio sine qua non&#8221; che permette di evitare<br />
incomprensioni e contestazioni oggi sempre più frequenti.<br />
Questo è ancora più vero nella cura chirurgica della<br />
calvizie; una problematica instabile, in movimento, che presuppone<br />
una programmazione ed un risultato che possano mantenersi soddisfacenti<br />
nel tempo. Si tratta infatti di un difetto estetico che, nonostante<br />
i progressi della terapia, tende inesorabilmente ad accentuarsi<br />
con il passare degli anni.</p>
<p>Il colloquio preliminare per verificare l&#8217;idoneità del<br />
paziente al trapianto deve essere particolarmente accurato. Sicuramente<br />
da scartare sono coloro che somatizzano disagi psicologici o squilibri<br />
psichiatrici e hanno problemi inesistenti. I soggetti più<br />
difficili da accontentare sono stati etichettati dagli autori<br />
americani con l&#8217;acronimo &#8220;SIMON&#8221;: Single, Immature,<br />
Male, Overexpectent, Narcisistic. Ci sono persone che hanno della<br />
propria immagine una percezione corretta, più critica o<br />
meno critica o completamente distorta. Si parla di normoestesia,<br />
iperestesia, ipoestesia e disestesia. Da questa ultima può<br />
conseguire una depressione schizoide nota come dismorfofobia,<br />
&#8220;ossessione per un difetto immaginario dell&#8217;aspetto esteriore&#8221;<br />
(Marliani: Giornale Italiano di Tricologia, 20, 2007). Questa<br />
è estremamente pericolosa sia per il paziente (molto alto<br />
è il numero dei suicidi) sia per il medico. Non sono al<br />
corrente di malati che abbiano ucciso il proprio chirurgo a causa<br />
di un trapianto di capelli ma in letteratura sono riportati vari<br />
casi di omicidio dopo una rinoplastica.</p>
<p>Punti fondamentali della visita e della scelta del candidato</p>
<p>Il chirurgo deve ascoltare le richieste del paziente sia dette<br />
che sottintese, intuire quindi anche cosa pensa ed illustrare<br />
con ragionevole approssimazione quanto nel suo caso ci si possa<br />
aspettare. Ogni paziente deve essere messo al corrente e comprendere<br />
possibilità e limiti dell&#8217;intervento. La metodica di rinfoltimento<br />
con unità follicolari, &#8220;FUT&#8221;, si è oggi<br />
molto perfezionata ma resta ancora condizionata dalla quantità<br />
di capelli disponibili per il trapianto nelle zone donatrici.</p>
<p>Quanto il paziente è inviato o accompagnato da un parrucchiere<br />
si deve lavorare in perfetta sincronia rispettando i reciproci<br />
ruoli. Questo in nessun caso deve entrare nel merito delle scelte<br />
del chirurgo allo scopo di &#8220;vendere il prodotto&#8221;; non<br />
deve persuadere ma deve correttamente informare usufruendo anche<br />
di materiale messo a disposizione dal medico. Ci deve quindi essere<br />
un&#8217;onesta e franca collaborazione rivolta alla informazione ed<br />
alla assistenza postoperatoria.</p>
<p>Storia clinica</p>
<p>Si parte dal consueto esame medico che comprende gli accertameti<br />
di rito sullo stato di salute, ponendo una particolare attenzione<br />
alle terapie in atto, ad eventuali cardiopatie e difetti della<br />
coagulazione. Si passa quindi alla visita del cuoio capelluto<br />
e domandiamo quali terapie ed accorgimenti siano stati finora<br />
adottati per contenere il problema. Di solito il paziente è<br />
stato già visto da almeno un dermatologo, ma qualora insorga<br />
qualche dubbio sul tipo di patologia ne va richiesta la visita<br />
specialistica.</p>
<p>Dopo questi preliminari iniziamo a valutare i tempi e la strategia<br />
del trapianto.</p>
<p>In sequenza nel nostro esame dobbiamo valutare i seguenti punti<br />
salienti. richieste e aspettative del paziente, caratteristiche<br />
del paziente, progressione della perdita.</p>
<p>Richieste e aspettative del paziente</p>
<p>Non possiamo certamente operare persone che credono che la chirurgia<br />
della calvizie sia arrivata ad un livello tale di perfezione da<br />
poter ristabilire una situazione di densità e copertura<br />
adolescenziali. Questo sarà forse possibile il giorno in<br />
cui, grazie ad un miracolo della biologia tessutale, si potrà<br />
disporre di un numero illimitato di unità follicolari.<br />
Fino a quel momento dobbiamo fare con quello che abbiamo. Pretese<br />
eccessive vanno quindi orientate o scartate. Rimboscare una foresta<br />
che si sta diradando con pochi alberi è difficile se non<br />
impossibile: nel deserto la presenza di una oasi è di vitale<br />
importanza ma se questa non è posizionata lungo il percorso<br />
previsto è inutile ed ingannevole e può trascinarci<br />
in un cammino pericoloso.</p>
<p>È quindi imperativo porci le seguenti domande: cosa vuole<br />
ottenere il paziente? quale zona calva o diradata vuole trattare?<br />
c&#8217;è un punto di incontro tra aspettative e possibilità<br />
di cura? ha fatto precedenti trapianti ed in che stato si trovano<br />
ora le zone donatrici e riceventi?</p>
<p>I capelli costituiscono una cornice naturale del viso (facial<br />
framing) che si deve cercare di mantenere nel tempo: l&#8217;estensione<br />
del trapianto va quindi anteposta alla sua densità. La<br />
calvizie è una condizione naturale e così deve restare<br />
anche dopo l&#8217;intervento. Se siamo bravi e fortunati potremo recuperare<br />
un&#8217;apparenza &#8220;normale&#8221;, se non possiamo fare di più<br />
almeno miglioriamo in modo inapparente la perdita. Quasi mai si<br />
può riprodurre una situazione naturale compromessa ma in<br />
molti casi si può ricreare una valida alternativa che sia<br />
accettabile e passi inosservata. Questo va tenuto presente soprattutto<br />
quando si opera il vertice dove la progressione centrifuga può<br />
creare situazioni innaturali. Ogni decisione sulla fattibilità<br />
dell&#8217;intervento, sul collocamento della linea di attaccatura,<br />
sulla densità degli innesti va presa nel solo ed esclusivo<br />
interesse del paziente. I capelli trapiantati sono stabili e durano<br />
anche tutta la vita. Questo va fatto presente quando si programma<br />
la linea anteriore. I giovani richiedono quasi sempre livelli<br />
di attaccatura troppo bassi e vorrebbero eliminare le stempiature.<br />
Le persone mature invece si rendono conto come gli arretramenti<br />
frontoparietali siano armonici con lo stato diradato della loro<br />
capigliatura e richiedono essenzialmente solo una naturale incorniciatura<br />
del viso. Accontentare il paziente da giovane crea quindi i presupposti<br />
per scontentarlo in età matura.</p>
<p>Nella donna la scarsa densità dei bulbi nella zona donatrice<br />
permette di rinfoltire la sola zona anteriore e non tutta la testa,<br />
come quasi sempre viene richiesto. la parte rinfoltita avrà<br />
una estensione trasversale di circa 9 - 12 cm ed una profondità<br />
di 5- 7 cm. Andrà sottolineato che l&#8217;effluvio postchirurgico<br />
può essere intenso e creare, nei primi mesi, problemi estetici<br />
ancora più evidenti.</p>
<p>È meglio evitare di quotare l&#8217;esatto numero di innesti<br />
o di sedute che sono necessari per soddisfare quel paziente. I<br />
chirurghi che promettono un megatrapianto da 5.000 capelli spesso<br />
non riescono poi a metterne neppure la metà. Sottolineare<br />
che si può solo stimare che saranno necessari un certo<br />
numero che però non si può sapere con esattezza.</p>
<p>Caratteristiche del paziente. Età, tipo e grado di calvizie,<br />
disponibilità della zona donatrice</p>
<p>Età</p>
<p>Molti giovani, quasi sempre accompagnati dai genitori, arrivano<br />
dal chirurgo spesso prima dei 20 anni di età impauriti<br />
da una iniziale recessione della linea anteriore, dalla comparsa<br />
di stempiature o da un diradamento diffuso. Chiaramente vorrebbero<br />
riavere i capelli della loro adolescenza. Nella prima visita conviene<br />
prendere tempo, convenire sull&#8217;esistenza del problema, intraprendere<br />
o integrare cure mediche in atto, consigliare, se si reputa utile,<br />
la consulenza di un collega dermatologo, spiegare la strategia<br />
del trapianto che potrà essere eseguito nel prossimo futuro.<br />
Chiediamo quindi al giovane di tranquillizzarsi e tornare dopo<br />
6 mesi per valutare l&#8217;andamento della situazione e l&#8217;efficacia<br />
della terapia: il giovane sarà riluttante ad accettare<br />
i nostri consigli ma alla fine, di solito, comprenderà,<br />
i genitori saranno felici e riconoscenti e noi staremo tranquilli.<br />
Sotto i 25 anni dobbiamo essere molto prudenti e non cedere a<br />
richieste eccessive. possiamo al massimo scendere ad un piccolo<br />
compromesso sui limiti e l&#8217;estensione del trapianto ma non superare<br />
i confini di una ragionevole sicurezza. Soprattutto non è<br />
consigliabile ricreare linee anteriori basse ed &#8220;indifendibili&#8221;<br />
nel tempo, ed è sconsigliabile chiudere troppo gli angoli<br />
frontoparietali, magari proponendo per maggiore attrattiva e convincimento<br />
del cliente linee &#8220;artistiche&#8221; e tecniche ad alta densità.<br />
Meglio perdere l&#8217;intervento anche se la nostra vanità chirurgica<br />
viene mortificata e i nostri interessi economici ne sono penalizzati.<br />
Quando il paziente, eseguito il trapianto e visti i risultati,<br />
torna da noi felice chiedendoci subito di farne un altro, per<br />
completare l&#8217;opera e recuperare tutti i &#8220;capelli che aveva&#8221;,<br />
non dobbiamo cedere subito ai sui desideri: un trapianto ravvicinato<br />
nella stessa sede potrebbe non avere lo stesso effetto positivo<br />
del primo, o addirittura influenzare negativamente il risultato<br />
complessivo, e compromettere le scorte. Quanto alle persone anziane<br />
non ci sono limiti di età e si possono operare sia uomini<br />
che donne fino ed oltre 80 anni. i risultati anche se limitati<br />
saranno sempre accettati con grande entusiasmo.</p>
<p>Tipo e grado della calvizie.</p>
<p>Oggi con l&#8217;autotrapianto si può accontentare gran parte<br />
delle persone con problemi di perdita di capelli, sia uomini che<br />
donne. Le forme più estese di calvizie sono più<br />
semplici da trattare di quelle limitate sia perchè il paziente<br />
ha aspettative più ragionevoli, sia perchè il trapianto<br />
sarà distribuito su una zona più ampia ed avrà<br />
un risultato estetico più evidente. L&#8217;estensione della<br />
zona coperta è secondo noi più importante della<br />
densità: l&#8217;intervento non deve risolvere soltanto il difetto<br />
estetico presente al momento dell&#8217;intervento ma deve, entro certi<br />
limiti, poter prevenire anche quello che si potrà manifestare<br />
negli anni. Il trapianto va fatto collocando le unità follicolari<br />
non solo nella zona calva ma anche nelle zone diradate adiacenti<br />
(almeno il 30% dei capelli innestati). La densità potrà<br />
essere privilegiata solo nelle forme di calvizie limitate che<br />
riteniamo stabilizzate: i criteri di previsione cui possiamo fare<br />
riferimento quali l&#8217;età del paziente, la qualità<br />
dei capelli, la storia familiare, la disponibilità alla<br />
terapia medica, sono comunque incerti e poco affidabili. Più<br />
che l&#8217;entità della calvizie ciò che conta per la<br />
fattibilità è la sua distribuzione: mentre infatti<br />
una calvizie frontale completa si presta molto bene ad un trapianto,<br />
un diradamento nella zona del vertice deve sempre essere affrontato<br />
con prudenza. Colmare una radura in mezzo alla foresta nonostante<br />
i nostri sforzi è sempre difficile. Una densità<br />
adeguata è difficile da ottenere in questa zona soggetta<br />
per di più ad una espansione centrifuga. Risultati immediati<br />
soddisfacenti possono divenire scadenti nel tempo e richiedere<br />
nuovi trapianti fino ad esaurire le scorte follicolari del paziente.<br />
Dobbiamo sempre cercare di spostare l&#8217;attenzione del paziente<br />
sui problemi della parte anteriore. Un buon compromesso è<br />
proporre un trapianto &#8220;centrale&#8221; che arrivi a integrare<br />
la parte frontale già carente e si fermi sul limite anteriore<br />
del vertice (vertex transition zone), dove il cuoio capelluto<br />
da orizzontale diviene inclinato in basso. Quando decidiamo poi<br />
di intervenire, i casi migliori sono ovviamente soggetti di 35<br />
- 50 anni con &#8220;chieriche&#8221; localizzate ma con il resto<br />
del cuoio capelluto ben conservato. Meglio una copertura a minore<br />
densità ma più estesa, che potrà reggere<br />
la prova del tempo, garantendo almeno un diradamento meno evidente<br />
e più omogeneo. Lasciarsi sempre una ruota di scorta per<br />
qualsiasi evenienza, non ultimo un diradamento anteriore inizialmente<br />
assente. Più il chirurgo si espone nella promessa di un<br />
risultato rapido e brillante maggiore sarà il consumo delle<br />
scorte e più rischioso il cammino successivo.</p>
<p>Zona donatrice.</p>
<p>Se vogliamo fare un trapianto adeguato si calcola che la densità<br />
delle unità follicolari nella regione occipitale debba<br />
essere di almeno 40 per centimetro quadrato. In molti casi abbiamo<br />
una &#8220;coperta corta&#8221; appena sufficiente per le parti<br />
anteriori che sono quelle esteticamente più importanti.<br />
Successivamente potremo, se avanza qualcosa, arrivare al limite<br />
anteriore del vertice. Una seduta media necessaria per rinfoltire<br />
la regione frontale richiede una &#8220;strip&#8221; lunga 25 -<br />
28 cm e larga 1 cm, che nel soggetto con densità media<br />
di 100 capelli nella regione occipitale permette l&#8217;apporto di<br />
circa 2.500 - 2.800 capelli. In alcuni casi selezionati potremo<br />
prendere una striscia larga 1,5 cm e trapiantare un numero maggiore<br />
di capelli distribuendoli nella zona anteriore e centrale del<br />
cuoio capelluto. Nei soggetti anziani può essere giustificato<br />
e gratificante anche un trapianto anteriore con una quantità<br />
limitata di capelli: la loro presenza migliorerà l&#8217;immagine<br />
e farà felice il paziente. Il risultato estetico dipende<br />
inoltre dalla qualità dei capelli: se questi sono lisci<br />
e sottili il rinfoltimento a parità di innesti e di densità<br />
di trapianto appare minore ed una seconda seduta è più<br />
spesso necessaria. Imperativo è mettere sempre in chiaro<br />
che anche la cicatrice più filiforme ed inapparente può<br />
essere percettibile se i capelli saranno rasati.</p>
<p>Progressione della perdita</p>
<p>Bisogna spiegare chiaramente al paziente che la perdita dei capelli<br />
tende a proseguire tutta la vita e che la sua evoluzione non può<br />
essere esattamente prevista. Il paziente deve essere al corrente<br />
di ciò ed assumersi i propri rischi e responsabilità,<br />
al minimo condividendoli con il chirurgo. Quando si fa una previsione<br />
al paziente circa la progressione della sua calvizie nel tempo<br />
è bene essere pessimisti. In considerazione di futuri diradamenti<br />
in zone diverse o più ampie di quelle presenti al momento<br />
della visita dobbiamo fare capire che non possiamo sprecare i<br />
capelli a nostra disposizione in zone troppo anteriori alla ricerca<br />
di risultati immediati particolarmente brillanti. Una riserva<br />
strategica di follicoli va sempre tenuta da parte. È bene<br />
privilegiare sempre l&#8217;estensione della zona trattata e non la<br />
densità e collocare gli innesti non solo nelle zone francamente<br />
calve ma anche in quelle diradate adiacenti. Altrettanto importante<br />
è avvisare sempre della possibile necessità di futuri<br />
trapianti. Si evita in questo modo che un paziente operato e soddisfatto<br />
si possa ripresentare dopo qualche anno non con la richiesta di<br />
integrare e mantenere con un secondo intervento il risultato ottenuto<br />
ma con la pretesa di un &#8220;riparo&#8221; di un lavoro inizialmente<br />
male eseguito. Ripetiamo infine che la cicatrice residua nella<br />
zona occipitale resta inapparente solo se i capelli saranno mantenuti<br />
ad una lunghezza adeguata. Se decidiamo per l&#8217;avanzare della calvizie<br />
di cambiare &#8220;look&#8221; e rasarli essa può divenire<br />
evidente anche se la sutura è stata eseguita sotto tensione<br />
minima con tecnica tricofitica.</p>
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    <p><map name="google_ad_map_20080801000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20080801000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20080801000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20080801000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Ftricologia%2Finterventi%2F2008%2F08%2F335783.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Nella chirurgia estetica la comprensione delle richieste e
delle aspettative del paziente è sempre un punto di partenza
fondamentale per il pieno successo dell&amp;#8217;intervento chirurgico,
una[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>One Opinion About The Duration Of The Catagen Phase.</title>
	<link>http://guide.supereva.it/tricologia/interventi/2008/07/335499.shtml</link>
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	<pubDate>Sun, 27 Jul 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>1351</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/tricologia/interventi/2008/07/335499.shtml#comments</comments>
    <category>fisiologia_tricologica</category><category>catagen</category><category>phase</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>The catagen phase begins when there are no longer mitotic cells<br />
in the matrix. It ends with the loss of the sheaths, when the<br />
bulb reaches the infundibulum.</p>
<p>There is some disagreement about how long the catagen phase lasts.<br />
Perhaps anatomy and histology can provide us with an answer.</p>
<p>Let us observe this follicle and this hair closely. It is the<br />
beginning of the catagen phase. It would be easy to mistake the<br />
hair for one in the anagen phase. The sheaths are still intact<br />
and their colouring is obtained from cinnamaldehydes, which cleaves<br />
to the citrulline of the inner epithelial sheath. The bulb is<br />
detached from the papilla and the matrix. The matrix is beginning<br />
to degenerate and is starting to form the sac. All these various<br />
factors indicate that the anagen phase is over. The presence of<br />
perifollicular adipous tissue shows that this bulb is still embedded<br />
to a depth of approx. 6 - 7 mm (6000 - 7000 micron). This catagen<br />
hair can no longer grow at a rate of 400 microns a day (10 mm<br />
a month), as it did before, since the matrix does not now contain<br />
any mitotic cells. The hair (together with the inner epithelial<br />
sheath to which it is attached) will have to climb back up the<br />
follicle at the same (and much less impressive speed) of ordinary<br />
skin regeneration, i.e. at a rate of approximately 65 microns<br />
a day. To reach the infundibulum, it will have to travel 6,500<br />
microns. Since it will be moving at a speed of 65 microns per<br />
day, this will take at least 90 - 100 days. The catagen phase<br />
of this hair will last at least 3 months.</p>
<p>The length of the catagen phase is proportional to the depth of<br />
the follicle. It will last 2 weeks for miniaturized hair but over<br />
3 months with deep, terminal hair.</p>
<p>Riferimenti</p>
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    <p><map name="google_ad_map_20080727000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20080727000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20080727000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20080727000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Ftricologia%2Finterventi%2F2008%2F07%2F335499.shtml"/></p>
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	<description>The catagen phase begins when there are no longer mitotic cells
in the matrix. It ends with the loss of the sheaths, when the
bulb reaches the infundibulum.
There is some disagreement about how long the[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>La durata del catagen: un’opinione</title>
	<link>http://guide.supereva.it/tricologia/interventi/2008/07/335498.shtml</link>
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	<pubDate>Sun, 27 Jul 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>1351</dc:creator>
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    <category>fisiologia_tricologica</category><category>capello</category><category>catagen</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Il catagen del capello comincia con la fine delle<br />
mitosi della matrice e finisce con la perdita delle guaine, quando<br />
il bulbo ha raggiunto l&#8217;infundibulo.</p>
<p>Quanto dura il catagen è oggetto di discussione. Vediamo<br />
come una possibile risposta ci viene dalla anatomia ed istologia.</p>
<p>Osserviamo bene questo follicolo e questo capello. Siamo all&#8217;inizio<br />
del catagen. Questo capello può facimente essere confuso<br />
con un capello in anagen. Le guaine sono ancora intatte e si colorano<br />
con la cinnamaldide che si fissa alla citrullina della guaina<br />
epiteliale interna. Il bulbo, deconnesso dalla papilla e la matrice,<br />
ormai in degenerazione e che già stà formando il<br />
sacco dimostrano però che l&#8217;anagen è finito. I lobuli<br />
adiposi perifollicolari ci fanno capire che questo bulbo è<br />
ancora profondo almeno 6 - 7 millimetri. (6000 - 7000 micron).<br />
Questo capello catagen non potrà più crescere alla<br />
velocità di 400 micron al giorno (10 mm al mese), poiché<br />
non vi sono più mitosi nella matrice ma dovrà risalire<br />
nel follicolo, con la guaina epiteliale interna a cui è<br />
connesso, alla velocità ben più modesta del ricambio<br />
della cute, circa 65 micron al giorno. Per raggiungere l&#8217;infundibulo<br />
dovrà percorrere circa 6.500 micron ed, a 65 micron al<br />
giorno, non potrà farlo in meno di 90 - 100 giorni. Questo<br />
catagen durerà almeno tre mesi.</p>
<p>La durata del catagen è proporzionale alla profondità<br />
del follicolo. Due settimane nei capelli miniaturizzati ma oltre<br />
tre mesi nei capelli terminali e profondi.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20080727000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20080727000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20080727000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20080727000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Ftricologia%2Finterventi%2F2008%2F07%2F335498.shtml"/></p>
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	<description>Il catagen del capello comincia con la fine delle
mitosi della matrice e finisce con la perdita delle guaine, quando
il bulbo ha raggiunto l&amp;#8217;infundibulo.
Quanto dura il catagen è oggetto di[...]</description>
	
	</item>
    

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