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parte 10°

Tigne - Kèrion- tigna favosa

Con il termine tigna si intende l’aggressione
del capello (o del pelo) da parte di un micete (”fungo”).

La tigna del cuoio capelluto (tìnea càpitis) si
presenta con una o più chiazze eritematose, desquamanti,
nelle quali i capelli sono spezzati e di aspetto impolverato (spore
del fungo). A seconda del tipo di micete in causa le chiazze potranno
essere singole o poco numerose, a limiti netti, rotondeggianti,
di diametro fino a 5 cm, con capelli troncati 2-3 mm sopra l’emergenza
dal cuoio capelluto (tigna microsporica), oppure più numerose,
a limiti indistinti, di disegno irregolare e larghezza non superiore
a 1-2 cm, con capelli troncati all’emergenza (punti neri) associati
ad altri “superstiti” all’interno della chiazza (tigna
tricofitica). Il contagio può derivare dal contatto con
animali domestici (Micròsporum canis), animali da stalla
(Tricòphyton mentagrophytes, Tricòphyton verrucosum),
suolo (Micròsporum gypseum), altri esseri umani (Micròsporum
audouinii, Tricòphyton tonsurans, Tricòphyton violaceum).

Nella tigna microsporica, da noi più frequente, l’esame
microscopico “a fresco” del capello ammalato e delle
squame mostrerà spore e filamenti, specialmente piccole
spore attorno al capello, tipo ectotrix, o anche filamenti all’interno
del capello, tipo endotrix, e/o filamenti ed artrospore nelle
squame.

Nella tigna tricofitica il capello mostra al suo interno numerose
artrospore in catene parallele e filamenti con il tipico aspetto
endotrix (capello a sacchetto di noci) mentre poche spore sono
visibili all’esterno in posizione ectotrix.

La tigna, se ben curata, guarisce definitivamente in 4-6 settimane.

Nel Kèrion alcuni dermatofiti, ed in particolare i tricofiti
zoofili sopra ricordati, determinano perifollicoliti e follicoliti
profonde e suppuranti che successivamente si fondono dando origine
a chiazze rilevate fortemente eritematose, sormontate da formazioni
papulo-nodulari e pustolose

dalle quali fuoriesce pus in quantità abbondante in seguito
a pressione anche modesta. I capelli che si trovano all’interno
delle chiazze vengono inizialmente troncati dal micete e successivamente
eliminati definitivamente dal processo suppurativo cicatriziale.

La tigna favosa, rara in Italia, è una micosi del cuoio
capelluto determinata di solito dal Tricòphyton schonleinii,
antropofilo, e, più raramente, dai Tricòphyton quinckeaneum
e gallinae. Si presenta con chiazze eritemato-squamose perifollicolari
centrate da una pustola (abbastanza grande) che successivamente
si apre lasciando una patognomonica depressione giallastra a scodellina
(scùtulo), di 5-7 mm di diametro, dallo sgradevole odore
di “urina di topo”, costituita da ammassi di filamenti
miceliali, spore e lamelle cornee disposte in modo concentrico
attorno al follicolo. L’esame alla luce di Wood evidenzia una
fluorescenza giallo-verdastra. Gli scutuli possono estendersi
in modo centrifugo raggiungendo i 2-3 cm di diametro e confluire
poi in ampie masse crostose giallo-verdastre, stratificate e friabili,
all’interno delle quali si possono trovare dei capelli assottigliati,
opachi, decolorati, “impolverati” e facilmente asportabili.
La terapia è prolungata e, se non effettuata correttamente
e precocemente, può non impedire l’evoluzione finale in
alopecia cicatriziale (caratteristicamente all’interno delle chiazze
permangono ciuffi di capelli superstiti).