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COMUNI DOMANDE E RISPOSTE

Le domande più comuni che vengono poste al Medico Tricologo

E’
normale che i capelli cadano?

L’attività fisiologica
di un capello prevede una nascita, un lungo periodo di crescita
ed una morte.

In condizioni di normalità
della matrice produttiva dei capelli, poco dopo la caduta di un
capello se ne produce un altro che ricalcherà le orme del
predecessore: questo andamento ciclico può verificarsi
per tutta la vita dell’individuo.

E’ perciò normale
che si riscontrino dei capelli sul pettine e nel lavandino dopo
il lavaggio. Non è normale che in seguito alla caduta del
capello non ne ricresca un altro o ne ricresca uno di calibro
e qualità minore.

Come
vive un capello

Nel corso del suo ciclo
di vita un capello attraversa tre fasi:

a) anagen: la matrice
produce le cellule che costituiscono il capello permettendogli
di risalire lungo le pareti del follicolo. Questa fase dura da
tre a cinque anni, ma nelle donne spesso fino a sette, e questo
spiega perché alcune donne possono avere capelli molto
lunghi (un centimetro al mese per sette anni significano pi di
ottanta centimetri!). Una capigliatura sana è costituita
per l’82-90% dei casi da capelli in questa fase.

b) catagen: in
seguito ad un segnale ormonale o chimico (la questione è
ancor oggi dibattuta) il follicolo entra in una fase di “riposo”,
in cui le cellule non si riproducono pi. Il capello rimane nel
cuoio capelluto, ma non cade né cresce. Questa fase dura
un paio di settimane. Circa l’1% dei capelli è in questa
fase.

c) telogen: si
interrompe ogni attività produttiva e il capello è
trattenuto unicamente dalle pareti del follicolo. Dall’ingresso
in fase telogen alla caduta vera e propria potrebbero passare
anche 4 mesi. In fase telogen si trova sempre almeno il 10-18%
dei capelli presenti sul cuoio capelluto sano.

Dopo circa 3 mesi, se
non sono intervenuti fatti nocivi a carico della matrice, nasce
il nuovo capello.

Il periodo in cui il capello
è nato ma non è ancora emerso dal cuoio capelluto
si definisce fase metanagen mentre, dalla sua comparsa
al di fuori della cute, diventa anagen.

Quando i capelli di una
chioma sono nell’82-90% in fase anagen e nel 10-18% in quelle
catagen e telogen, tutti i capelli vengono sostituiti e non si
manifestano diradamenti .

I
capelli che cadono ricrescono sempre?

Talvolta la matrice pilifera
sostituisce il capello caduto con uno di calibro nettamente inferiore
o non lo sostituisce affatto: in questo caso, secondo l’entità
ed il disegno assunto dalle aree che si sono sfoltite, si ha a
che fare con un’alopecia .

Qual
è la caduta normale?

Non c’è un numero
preciso che contraddistingua la normalità perché
la caduta dipende anche dalla quantità di capelli presenti
sul cuoio capelluto. Essi possono essere da 100 a 200mila circa
e pertanto la caduta può interessare da 30 a 100 capelli
in media al giorno. Naturalmente, per non andare incontro a calvizie,
è necessario che tutti i capelli che cadono siano sostituiti
.

Infatti, anche se cadono
solo dieci capelli al giorno, lo spettro calvizie può materializzarsi
se ne vengono sostituiti solo nove o meno.

La
caduta dei capelli e le stagioni

Nelle stagioni di transizione
(autunno-primavera) la caduta spesso aumenta perché l’uomo
conserva una manifestazione ancestrale propria di altri mammiferi
pelosi: la muta.

Nei periodi aprile-maggio
e settembre-novembre alcuni ormoni, informati soprattutto dalle
ore di luce, attivano un processo sincronizzato di caduta con
un aumento del numero dei capelli che cadono. Si tratta di un
fatto fisiologico che non è causa di calvizie definitiva.

La
caduta dei capelli da stress

Condizioni psicofisiche
difficili, soprattutto se prolungate, possono provocare un aumento
della caduta dei capelli, talora anche molto pronunciato.

Fra le cause di queste
condizioni si possono citare gli shock emotivi, i periodi di super-attività
(studio, responsabilità professionali, difficoltà
familiari, problemi di relazione, ecc.), attività sportive
o professionali faticose e non associate a regimi alimentari compensativi,
superlavoro e malattie debilitanti.

Intervenendo sulle cause
del fenomeno e con trattamenti locali e, se necessario, generali
adeguati è però possibile riportare le condizioni
alla normalità in un tempo relativamente breve e con elevate
probabilità di successo.

I
farmaci possono provocare la caduta dei capelli?

Alcuni medicamenti hanno
dimostrato di provocare una perdita di capelli ed in particolare
alcune classi di antibiotici e gli antidepressivi che possono
provocare l’ingresso di un alto numero di capelli in fase telogen,
cioè di caduta .

In genere con la sospensione
della terapia farmacologica il ciclo pilifero riprende un andamento
normale, anche se è consigliabile “aiutare” i
capelli con prodotti nutrienti e rinforzanti soprattutto se la
malattia è stata debilitante. Per risultare efficace questo
aiuto deve però essere adeguato al fenomeno che si è
venuto a creare, utilizzato in dosi idonee e per un periodo determinato.
Come al solito l’auto-cura va sconsigliata perché potrebbe
essere inadatta, impedendo un corretto ripristino dell’attività
dei capelli.

Gli
esami dei capelli

Per ottenere una pi accurata
conoscenza delle diverse manifestazioni della caduta dei capelli
sono spesso utili alcuni accertamenti da prescriversi dopo la
valutazione oggettiva del fenomeno.

Il più utilizzato
è il tricogramma che si traduce nell’osservazione
microscopica di capelli prelevati in diverse aree del cuoio capelluto.

Si tratta di un esame
ben diverso dalle non meglio definite analisi dei capelli
offerte, spesso gratis, a destra e a manca: va effettuato infatti
su un campione statisticamente apprezzabile di capelli (quindi
due o tre capelli non bastano) e l’ultimo lavaggio deve essere
stato effettuato qualche giorno prima per evitare un’alterata
e distorta riduzione dei telogeni.

Scopo dell’esame è
conoscere in modo preciso il ciclo pilifero (in poche parole quanti
capelli crescono e quanti muoiono).

Un’alternativa pi sofisticata,
ma anche pi complessa, è rappresentata dal fototricogramma
che si esegue macro-fotografando limitate aree di cuoio capelluto
nelle quali i capelli sono stati recisi a circa 2 mm di lunghezza:
ripetendo le foto con intervalli di alcuni giorni si può
rilevare il numero dei capelli in crescita.

Altro esame importante
è il pull-test, cioè la conta dei
capelli che cadono in un periodo determinato con lo scopo di ottenere
un’indicazione precisa sull’intensità della caduta vera
e propria: è particolarmente utile conoscere questo dato
perché una caduta di 10 capelli al giorno è ben
diversa da una caduta cinque volte pi abbondante o pi. Incrociando
i dati del pull-test con quelli del tricogramma si riesce a monitorare
minuziosamente il processo di caduta in atto.

La ripetizione di questi
esami specifici in corso di terapia consente di conoscere in modo
preciso i risultati che si stanno ottenendo e di modulare al meglio
le terapie.

Per individuare perdite
di capelli dovute a sospetti stati patologici dell’organismo è
talvolta opportuno eseguire alcuni specifici esami ematologici
e, soprattutto con le donne, i dosaggi ormonali che
in alcuni casi giocano un ruolo importante.

Il mineralogramma
permette di conoscere i dosaggi dei minerali presenti nell’organismo
e differisce dall’esame ematochimico perché quest’ultimo
fornisce dati relativi al momento del prelievo, mentre il primo
fornisce una misura anche della storia recente del paziente esaminato
in quanto gli elementi studiati si accumulano nei capelli.

Meno importanti e diffusi
sono gli esami per misurare la secrezione sebacea (sebometria)
e l’idratazione cutanea (corneometria) in quanto
gli elementi misurabili con queste analisi non provocano calvizie.

Cos’è
un’alopecia?

Una diminuzione della
qualità (colore, spessore) e della quantità di capelli
o la loro scomparsa.

Le alopecie più
diffuse si definiscono:

- androgenetica e riguarda
solo i capelli delle zone frontali e superiori del capo;

- defluvium telogenico,
evento che si manifesta con un notevole incremento del numero
dei capelli che cadono che possono provenire da tutto il cuoio
capelluto ;

- areata che si manifesta
con chiazze prive di capelli che possono essere localizzate in
ogni regione del cuoio capelluto;

- totale con scomparsa
dei capelli su tutto il capo;

- universale che riguarda
i peli di tutto il corpo.

Le
alopecie sono sempre incurabili?

Non tutte, come è
dimostrato dall’alta percentuale di guarigione (ricrescita di
tutti i capelli) di quelle areate. Quella androgenetica invece
è irreversibile solo se non curata adeguatamente .

Alopecia
areata

Si manifesta
con aree rotondeggianti ben circoscritte prive di capelli ed è
spesso definita anche area celsi. Si può presentare anche
nelle zone coperte da barba e talvolta si presenta con arrossamenti
e prurito. Attorno alle chiazze i capelli sono del tutto normali.
Le cause non sono ancora del tutto note anche se la teoria auto-immunitaria
ha trovato diversi consensi. In un grande numero di casi i capelli
ricrescono dopo qualche mese, ma sono tutt’altro che rari tempi
ben pi lunghi. Esistono diversi principi attivi che si sono mostrati
utili per favorire la ricrescita nelle alopecie areate: essi possono
essere applicati in loco sotto forma di lozione o infiltrati direttamente
nella cute per mezzo di particolari tecniche.

Telogen
Effluvio

In una
chioma “normale” i capelli sono in fase di crescita
(anagen) nell’82-90% dei casi, mentre nel restante 10-18% stanno
attraversando la fase di riposo dell’attività follicolare
definita telogen. Dopo due-tre mesi dall’inizio della fase telogen
il capello cade per essere sostituito dopo qualche settimana da
un nuovo capello. Se la percentuale dei capelli in telogen cresce
si ha perciò una caduta decisamente pi elevata della norma.
Di solito l’effluvio è causato da fenomeni stressogeni
(super-lavoro, eccessive responsabilità, malattie debilitanti,
ansia, depressione), da disfunzioni tiroidee o da regimi alimentari
in cui alcune sostanze sono assunte in quantità scorrette.

Tutto
sull’alopecia androgenetica

Cos’è
l’alopecia androgenetica?

L’alopecia
androgenetica è di gran lunga la pi diffusa causa di perdita
dei capelli.

Una causa
certa dell’alopecia androgenetica è la sovrabbondante presenza
di deidrotestosterone (o diidrotestosterone, in sigla DHT) nel
follicolo del capello. Il DHT risulta altamente dannoso per il
follicolo: opera dapprima accorciando la fase di crescita del
capello, poi provocando una progressiva miniaturizzazione del
follicolo (che produrrà quindi un capello sempre pi stento),
fino ad arrivare all’atrofia completa e quindi alla cessazione
di ogni attività produttiva.

Il DHT,
è il prodotto della trasformazione degli ormoni androgeni
per effetto dell’enzima 5-alfa-reduttasi.

L’ormone
androgeno per eccellenza è il testosterone, un ormone prettamente
maschile, ma presente anche nelle donne. Nell’uomo il testosterone
viene secreto soprattutto dalle cellule interstiziali dei testicoli
(mg. 8 al giorno ca.), mentre nelle donne la secrezione di ormoni
androgeni è di minore entità e proviene dalle ovaie
e dal corticosurrene.

La trasformazione
degli ormoni androgeni in DHT avviene direttamente nella ghiandola
sebacea dei follicoli predisposti e non a carico di una certa
zona di cute; la dimostrazione è data dal fatto che trapiantando
capelli non predisposti a calvizie (presenti nelle aree laterali
e posteriori del capo nei maschi) in zone dove erano ospitati
capelli colpiti da alopecia androgenetica, l’attività pilifera
dei capelli trapiantati continua per tutta la vita.

Oltre
alla presenza del DHT altre cause sembrano comunque interessare
il processo di alopecia androgenetica.

Da pi
parti è stata avanzata la corresponsabilità dei
fattori immunologici: una volta che il processo alopecico è
iniziato ad opera del DHT il sistema immunitario attaccherebbe
i follicoli interessati, impedendo la corretta produzione del
capello.

Un altro
campo su cui la ricerca sta cercando di porre rimedio è
sulla diversa ricettività, riscontrata da diversi studiosi,
di alcuni follicoli ai messaggi chimici del sistema biologico
che regolano il ciclo pilifero.

Alopecia
androgenetica, alopecia seborroica, calvizie comune, calvizie
ereditaria, calvizie maschile….

Si tratta
di sinonimi: la definizione pi corretta ed utilizzata è
però alopecia o calvizie androgenetica.

Si è
a lungo definita alopecia seborroica perché si accompagna
frequentemente ad un’elevata secrezione sebacea. Gli studiosi
hanno via via abbandonato questa definizione dopo aver provato
che il sebo non è la causa della calvizie androgenetica,
ma solo un fenomeno associato, peraltro non sempre presente.

Il termine
“ereditaria” sottolinea che viene colpito da questo
tipo di alopecia solo chi presenta nel proprio patrimonio genetico
questa predisposizione, che può essere trasmessa, con uguale
probabilità, sia dal ramo paterno che da quello materno.

E’ inesatto
definirla calvizie maschile in quanto ne soffrono sia gli uomini
che le donne (vedi domanda seguente): si può usare il termine
calvizie androgenetica maschile per distinguerne il disegno tipico
(arretramento delle tempie, calvizie del vertice) da quella androgenetica
femminile caratterizzata da uno sfoltimento diffuso di tutto il
cuoio capelluto.

Alopecia
androgenetica: maschile o femminile?

Affligge
circa l’80% degli uomini, ma anche il 35% delle donne in età
fertile e ben il 50% di quelle in menopausa.

Gli
uomini calvi sono più virili?

Molti
ritengono che sia la quantità di testosterone totale prodotto
la causa della calvizie e questa errata convinzione ha generato
una serie di credenze fra cui quella che attribuisce ai calvi
un maggior vigore sessuale. Si tratta di un falso perché
è solo il deidrotestosterone (DHT) presente in ogni singolo
follicolo e non la quantità di testosterone totale a innescare
il processo alopecico. Prova ne è il fatto che donne con
bassissimo livello di testosterone ma predisposte all’alopecia
androgenetica, se non mettono in atto cure adeguate, vanno incontro
a calvizie o sfoltimento.

A
che età può svilupparsi l’alopecia androgenetica?

Nell’uomo
molto presto: subito dopo la pubertà e la maturazione sessuale
e non sono infrequenti casi già molto compromessi attorno
ai 18-20 anni. Il fenomeno ha il suo picco tra i 20 e i 30 anni,
progredisce fino ai 40-50 e poi rallenta o si ferma.

Anche
nelle donne si può manifestare in giovane età, a
partire dai 16-20 anni per quelle in età fertile, con una
progressione lenta ma costante fino ai 45-50 anni. Quando subentra
la menopausa anche la donna che non aveva mai sofferto di questo
disturbo può andare incontro a calvizie androgenetica molto
pronunciata e quelle donne che già manifestavano dei problemi
vedono una recrudescenza del fenomeno.

In
quali zone si presenta l’alopecia androgenetica

Nei maschi
i primi segni si presentano nei cosiddetti golfi o anse frontali
(impropriamente definite stempiature) per poi colpire anche la
zona apicale della testa. In seguito il fenomeno si trasferisce
anche nell’area centrale “collegando” fronte e nuca.

Nelle
donne è pi frequente invece uno sfoltimento della zona
centrale, mentre almeno inizialmente, la zona frontale è
meno interessata.

Come
si presenta l’alopecia androgenetica?

Di solito
NON si presenta con un considerevole aumento del numero dei capelli
che cadono e, anzi, molti soggetti diventano calvi perdendo pochissimi
capelli al giorno.

Il primo
segno dell’avvento di una calvizie è l’assottigliamento
progressivo dello stelo, inizialmente non apprezzabile ad occhio
nudo, poi sempre pi palese.

Altri
sintomi sono una maggiore probabilità da parte degli steli
di spezzarsi, un aspetto meno brillante della chioma ed una pi
difficile pettinabilità e tenuta della piega.

Sono sintomi
poco evidenti e, poichÈ non provocano variazioni consistenti
dell’aspetto, molti sono portati a sottovalutarli, cullandosi
nella speranza che prima o poi tutto tornerà come prima.

Si tratta
di un grave errore, perché l’efficacia delle cure è
strettamente legata alla tempestività di intervento: laddove
c’erano capelli perduti molti anni prima, infatti, ci sono matrici
che è difficile o impossibile recuperare.

Tutti
i soggetti che presentano casi di ascendenti affetti da alopecia
androgenetica (non solo padre e madre, ma anche zii paterni e
materni e nonni) dovrebbero far valutare il proprio caso con un
check-up che comprenda almeno il tricogramma intorno ai 18-20
anni anche se ancora non si sono evidenziati particolari problemi.

Il
nonno è calvo, lo zio no, il papà in parte … e
io? La predisposizione è una condanna?

Non sempre
chi ha il padre calvo è destinato ad identico destino in
quanto non siamo suoi cloni ma cocktail di patrimoni genetici.

Se però
qualcuno degli ascendenti (genitori o nonni) ha “trasmesso”
il gene dell’alopecia il destino è (quasi) ineluttabile.
Quel “quasi” fra parentesi è dovuto al fatto
che ogni persona possiede due esemplari dello stesso gene, provenienti
uno dal padre e l’altro dalla madre. La combinazione che si realizza
è spesso imprevedibile come è ampiamente dimostrato
dall’alto numero di figli calvi con padri con chioma folta e viceversa.

Naturalmente
se la predisposizione inizia a manifestarsi c’è un unico
modo per impedire che la calvizie si manifesti: una cura iniziata
ai primissimi sintomi del fenomeno.

E’ opinione
diffusa che una malattia ereditaria non si possa curare, ma la
medicina, per nostra fortuna, è in grado di curare malattie
geneticamente trasmesse di gravità ben peggiore della calvizie.
Alcuni esempi? L’emofilia A, l’ipercolesterolemia, l’ipertensione
arteriosa essenziale, l’ulcera gastrica e il diabete mellito che
possono essere tenute sotto controllo con terapie specifiche che
consentono a chi ne soffre di vivere bene.

Un’alopecia
androgenetica curata adeguatamente può essere inibita con
la conseguente sensibile riduzione delle possibilità di
diventare calvi.

Perchè
in alcune zone si perdono i capelli ed in altre no?

Nel maschio
la calvizie androgenetica risparmia le zone laterali e posteriori
del capo, mentre nelle donne il fenomeno può interessare
tutto il cuoio capelluto pur senza giungere mai ad una completa
scomparsa dei capelli.

La ragione
non va ricercata nella diversa costituzione della pelle, ma nella
particolare recettorialità dei singoli follicoli piliferi.
In alcuni di questi, geneticamente predisposti, scatta un meccanismo
che innesca il processo alopecico, in altri no.

La prova
pratica ci viene dall’autotrapianto: i follicoli piliferi geneticamente
NON predisposti che vengono trasferiti nelle aree in cui sono
(o erano) presenti capelli “malati” continuano a vivere
per tutta la vita, dimostrando una volta di pi che non si trova
nella cute la causa della morte del capello, ma all’interno del
suo follicolo.

Si
può curare l’alopecia androgenetica? Quali i risultati?

In un
numero sempre maggiore di casi la risposta è si.

Chi afferma
il contrario lo fa perché ignora l’esistenza di principi
che hanno dimostrato di essere efficaci o perché mosso
da evidenti interessi commerciali.

Certo
chi pretende di curarsi con una pillola presa una volta a settimana,
o con una decina di fialette due volte l’anno, è meglio
che si rassegni al diradamento e alla calvizie.

Almeno
nelle prime fasi, le cure contro l’alopecia androgenetica richiedono
una certa costanza con, ad esempio, applicazioni locali e/o assunzioni
di preparati per bocca giornalmente. Quando il fenomeno è
sotto controllo si può invece ampliare l’intervallo tra
un’applicazione e l’altra a 2-3 giorni. Questi “intervalli”
tra le applicazioni sono portati solo ad esempio: ogni persona
è un caso a sé e pertanto la terapia va modulata
all’inizio secondo le peculiari caratteristiche e, nel corso della
cura, secondo la responsività soggettiva.

Diversi
sono gli scopi perseguibili di una cura per l’alopecia androgenetica:

- notevole
rallentamento del fenomeno

- arresto
della caduta

- ricrescita
di nuovi capelli.

Solo per
fare un esempio dei risultati che oggi si possono ottenere, studi
molto recenti hanno dimostrato che il trattamento con una sola
delle sostanze attualmente in uso induce il mantenimento della
chioma presente all’inizio della cura nel 32% dei soggetti, un
arresto della caduta e la ricomparsa di qualche capello nel 22%
dei casi e la ricrescita vera e propria di capelli nel 40%.

Le
cure dell’alopecia androgenetica

Prima
di curare è necessario stabilire se non si ha a che fare
con qualcosa di diverso, come ad esempio un telogen effluvio o
un’ alopecia areta, perciò è spesso utile eseguire
un tricogramma.

Se il
responso è chiaramente orientato verso la calvizie androgenetica
(Cos’è la calvizie androgenetica) diventa opportuno il
ricorso ad alcuni principi attivi. Ecco una lista (non esaustiva)
dei pi utilizzati:

BORDER="0" CELLPADDING="0" CELLSPACING="0" WIDTH="100%">



BORDER="0" NATURALSIZEFLAG="3">

Minoxidil





BORDER="0" NATURALSIZEFLAG="3">

Super
Ossido Dismutasi





BORDER="0" NATURALSIZEFLAG="3">

Tretinoina
o acido transretinoico





BORDER="0" NATURALSIZEFLAG="3">

Acido
azelaico





BORDER="0" NATURALSIZEFLAG="3">

Finasteride





BORDER="0" NATURALSIZEFLAG="3">

Serenoa
Repens





BORDER="0" NATURALSIZEFLAG="3">

Zinco
e vitamina B6





BORDER="0" NATURALSIZEFLAG="3">

Arginina
e Cisteina





BORDER="0" NATURALSIZEFLAG="3">

Camellia
Sinesis





BORDER="0" NATURALSIZEFLAG="3">

Ciproterone
acetato





BORDER="0" NATURALSIZEFLAG="3">

Progesterone





BORDER="0" NATURALSIZEFLAG="3">
HREF="#Spironolattone">Spironolattone

Minoxidil: è forse
la molecola pi conosciuta con effetti sull’alopecia androgenetica.
La scoperta della sua efficacia è stata casuale in quanto
diversi pazienti affetti da ipertensione e trattati con questo
farmaco per via orale, manifestavano una certa ricrescita di capelli.
Ha dimostrato di essere in grado di arrestare la caduta in un
buon numero di casi, e di promuovere, con minor frequenza, anche
una certa ricrescita.

Sembra
avere una maggiore efficacia sul vertice, mentre sembra essere
meno attivo sulla zona fronto-temporale. Come prodotto tricologico
si preferisce somministrarlo per via locale sotto forma di lozione,
con diverse percentuali di principio attivo (tipicamente dal 2
fino al 5%). Sempre maggiori sono gli specialisti che associano
al minoxidil, a volte nella stessa preparazione galenica, altri
principi attivi.

E’ un
farmaco e come tale ha alcuni effetti collaterali che vanno tenuti
presenti.

Non è
ancora perfettamente chiaro (dopo 15 anni d’uso!) il meccanismo
di azione: senza dubbio NON è l’incremento della circolazione
sanguigna locale (altri vasodilatatori assai pi potenti non hanno
alcun effetto anti-calvizie), ma probabilmente agisce sulla regolazione
dei cicli biologici, aprendo a livello del follicolo i canali
del potassio, regolatori di una serie di processi cellulari. Non
è stato riscontrato effetto d’inibizione alla formazione
del deidrotestosterone.

Super Ossido Dismutasi: composti, detti
anche SOD, che sembra abbiano la capacità di prolungare
la durata della fase di crescita o anagendei capelli, similmente
al minoxidil. Si applica localmente, anche se già da tempo
viene usato in integratori, da assumere per via orale, come anti-ossidante.
Probabilmente l’efficacia è dovuta al fatto che impedisce
che arrivi al follicolo il messaggio biologico di interruzione
del ciclo pilifero: pertanto il capello non entra in fase telogen
e continua a vivere. Sono già molto avanzati gli studi
clinici per dimostrare l’attività della molecola, che non
sembra avere effetti sul deidrotestosterone.

Tretinoina o acido
transretinoico
:
viene usato da molti anni nel trattamento di diversi problemi
della cute e soprattutto per l’acne. Ha dimostrato di essere un
efficace stimolante nella crescita dei capelli soprattutto se
associato al minoxidil, migliorandone la penetrazione percutanea.
Particolare attenzione va posta alla concentrazione in quanto
la tollerabilità non è sempre ottimale; proprio
per il noto effetto di peeling chimico può produrre problemi
di eccessiva esfoliazione.

Acido azelaico: noto come antiacne
ha dimostrato di inibire localmente la trasformazione del testosterone
in deidrotestosterone; è da poco considerato come principio
anticalvizie, ma sembra che i risultati siano molto incoraggianti.
Ben si sposa all’associazione con altri principi attivi.

Finasteride: anche in questo
caso si tratta di una molecola nata per altri scopi ed in particolare
per la cura dell’ipertrofia della prostata. Individuata piuttosto
recentemente come anticalvizie pare possa fornire risultati molto
interessanti, perché agisce sulla causa prima della calvizie
androgenetica: la formazione di deidrotestosterone . Fino ad ora
viene somministrata per via generale (compresse e capsule) anche
se si stanno testando somministrazioni locali sotto forma di lozione.
Negli Stati Uniti viene indicato come farmaco concesso solo agli
uomini: nelle donne vengono ritenuti troppo alti i rischi di malformazione
del feto in caso di concepimento. A volte risulta sgradito ai
pazienti maschi per la presenza di possibili effetti collaterali
(temporanei) nella sfera sessuale (dalla diminuzione della libido,
alla riduzione del volume di eiaculato, all’impotenza).

Serenoa Repens: si tratta di
una pianta nota anche come Palmetto della Florida. Dalle bacche
si ottiene un preparato che ha un’attività antiandrogena
perché capace di ridurre la produzione del deidrotestosterone.
Agisce per via generale ed il suo effetto è simile a quello
della finasteride; pur avendo nel mondo una certa diffusione (minima
però in Italia) non esistono ancora studi scientifici sul
suo effetto anticalvizie, mentre esistono da tempo in commercio
farmaci e integratori a base di serenoa repens per il trattamento
e la prevenzione dell’ipertrofia prostatica.

Zinco e vitamina B6: studiando l’effetto
dello zinco applicato localmente si è osservato che inibisce
la produzione del deidrotestosterone. L’associazione della vitamina
B6 potenzia questo effetto anti-DHT (sembra che la vitamina B6
abbia anche da sola effetti antiandrogeni). Viene utilizzato anche
per via generale, in associazione con la vitamina B6, per ridurre
la circolazione di DHT.

Arginina e cisteina: sono due aminoacidi
usati per il trattamento dell’alopecia androgenetica; sembra non
abbiano effetti anti-DHT, ma agiscono l’arginina come stimolatore
dell’attività di crescita e la cisteina come nutriente
necessario alla formazione e sviluppo del capello.

Camellia Sinesis: è un
principio naturale noto anche come estratto di The Verde. Ha un
effetto provato di antiossidante, efficace contro i radicali liberi,
corresponsabili dell’invecchiamento della pelle e degli annessi
cutanei tra cui i follicoli capilliferi. Recentemente alcuni hanno
osservato anche un effetto antiandrogeno (in particolare inibirebbe
la formazione del deidrotestosterone), che comunque non è
stato ancora scientificamente dimostrato.

Ketoconazolo: svolge un’attività
antiandrogena topica benchÈ il suo utilizzo pi frequente
riguardi il trattamento della dermatite seborroica. Non esistono
ancora dati sufficienti in ordine al dosaggio ottimale da utilizzare
per un effetto anticalvizie.

Ciproterone acetato: uno dei pi efficaci
antiandrogeni. Per via generale viene usato solo nel trattamento
del fenomeno nelle donne. Non ancora chiaro l’effetto sull’alopecia
androgenetica: in alcuni casi è molto efficace, in altri
non ha alcun effetto. Viene usato anche in forma locale nella
preparazione di lozioni galeniche, insieme ad altri principi.

Progesterone: è un
estrogeno con un certo effetto anticalvizie ed è stato
uno dei primi farmaci con risultati scientificamente dimostrati;
usato anche come antiseborrea sotto forma di lozione, viene spesso
associato ad altre sostanze in preparazioni topiche anticalvizie.

Spironolattone: è una
sostanza antiandrogena estremamente potente. Negli uomini può
essere usato solo localmente per i forti effetti femminilizzanti,
nelle donne è comunemente usato anche per via generale.

Le
terapie complementari nella cura dell’alopecia androgenetica

Tra le
pi utilizzate citiamo:

- la ionoforesi:
serve solo per veicolare nella cute sostanze attive utilizzando
un campo elettrico creato fra un polo negativo ed uno positivo.
La scientificità della terapia è nota, ma può
provocare irritazioni del cuoio capelluto;

- la mesoterapia:
come il caso precedente, è solo un modo per veicolare le
sostanze curative. Nella mesoterapia si iniettano direttamente
i principi attivi nel cuoio capelluto con una siringa (mono-ago
o multi-ago), utilizzando tecniche particolari diverse dalla semplice
iniezione. La sua validità dipende dal tipo di sostanze
utilizzate che, spesso, possono costituire un utile ausilio alla
terapia principale;

- la laserterapia:
non influenza la trasformazione locale del testosterone in DHT,
ma ha una azione normalizzante e stimolante il microcircolo e
le funzioni intra/extracellulari. Inoltre, esplica una potente
azione antinfiammatoria: questa, alla luce di recenti studi, potrebbe
risultare benefica nell’impedire o ridurre la fibrosi (e il successivo
danneggiamento) dei follicoli in casi di alopecia androgenetica,
specie se associata ad ipersecrezione sebacea con reazioni infiammatorie.

- la vacuum-terapia
provoca un netto aumento del flusso sanguigno sulla superficie
cutanea; ciò non ha effetti sull’alopecia androgenetica,
ma potrebbe avere benefici sull’assorbimento dei principi attivi.

Le
cure funzionano sempre?

Nemmeno
la comunissima aspirina o i migliori antibiotici sono efficaci
nel 100% dei casi.

A maggior
ragione quando si parla di calvizie androgenetica, dove la manifestazione
assume caratteri assai diversi da persona a persona: va detto
chiaramente che non esiste un prodotto o un protocollo terapeutico
valido per tutti, o comunque migliore in assoluto.

E’ ampiamente
dimostrato che nell’alopecia androgenetica l’uso combinato di
pi principi attivi offre risultati ben superiori alla semplice
somma
dei loro benefici. Solo un curante attento ed esperto
può, caso per caso, indicare il “cocktail” adatto,
variandolo, se necessario anche pi volte, nel corso della terapia.

Studi
recenti (1995-1997) su un ampio campione di uomini hanno dimostrato
che i risultati delle recenti terapie contro la calvizie androgenetica
possono essere definiti soddisfacenti in pi del 90% dei casi (in
alcuni casi si è addirittura misurata una ricrescita di
venti nuovi capelli per centimetro quadro dopo un anno di cura).

Va tuttavia
ricordato che rifarsi semplicemente alle percentuali di successo
non è corretto, dato che nei gruppi di studio sono presenti
casi con diversi stadi di “gravità” del fenomeno
calvizie: basti pensare all’età del paziente o al momento
in cui si inizia la cura rispetto ai primi sintomi, solo per fare
due esempi.

E’ facile
intuire che se isoliamo solo pazienti di 20-25 anni, che iniziano
a curarsi ai primi sintomi, la percentuale di “risultato
soddisfacente” sarà prossima al 100%, con svariati
casi di un’elevata ricrescita di nuovi capelli; al contrario se
isoliamo pazienti di 40-45 con calvizie androgenetica non curata
da anni i risultati saranno decisamente meno entusiasmanti.

Sinteticamente
si può concludere che esiste una relazione inversa fra
“vecchiaia della calvizie” e entità dei risultati:
un motivo in pi per sottoporsi ad un controllo al primo sospetto.

Inoltre,
come per tutte le cure, giocano un ruolo importante la ricettività
soggettiva e la compliance del paziente (ovvero la costanza
e puntualità nel seguire la terapia).

Come
NON SI CURA l’alopecia androgenetica

Sarebbe
facile rispondere: con tutto quanto non riportato nelle risposte
precedenti.

Vediamo
analiticamente cosa non serve, o serve a poco, o serve solo se
associato ad altro

- gli
shampoo anticaduta: non è mai stato provato che uno shampoo
possa avere un effetto anticaduta; uno shampoo di buona qualità
è importante come coadiuvante di una cura anticaduta (locale
e/o generale), ma da solo non ha alcuna utilità in tal
senso;

- gli
integratori vitaminici o proteici o quant’altro: in quanto l’alopecia
androgenetica non è causata da carenze nutrizionali. Sono
però spesso utili per potenziare la terapia primaria o
in presenza di altri tipi di caduta;

- la lozione
o le capsule usate dall’amico: potrebbero non essere adatte perché
se l’amico soffriva di una diversa tipologia di caduta si corre
il rischio di perdere solo tempo e altri capelli;

- il prodotto
pi pubblicizzato del momento perché non può essere
efficace per ogni tipo di alopecia e perciò potrebbe essere
inefficace o addirittura dannoso;

- insistendo
per molto tempo con il medesimo prodotto: per il noto fenomeno
dell’assuefazione è bene affidarsi ad un curante esperto
che lo sappia prevenire, e non intestardirsi solo perché
all’inizio aveva dato dei risultati;

- i prodotti
a base di cheratina: non hanno alcun effetto sull’alopecia androgenetica
e effetti dubbi sugli altri tipi di caduta;

- il prodotto
a base di erbe perché se è vero che difficilmente
fa male è anche vero che nessun prodotto erboristico ha
dimostrato scientificamente di essere in grado, da solo, di intervenire
nei meccanismi che causano l’alopecia androgenetica; i prodotti
naturali possono essere molto utili se inseriti in una cura articolata;

- massaggiare
continuamente il cuoio capelluto è inutile perché
non è la circolazione carente la causa dell’alopecia androgenetica:
è pur vero che un buon massaggio può migliorare
l’assorbimento dei prodotti terapeutici applicati localmente;

- usare
massaggiatori meccanici o elettrici per il motivo detto sopra.

IL
FUTURO

Nuove
molecole anticalvizie

Come in
ogni campo della ricerca scientifica sono allo studio in tutto
il mondo, Italia compresa, nuovi trattamenti per la calvizie androgenetica.

Al momento
non siamo in grado di dire se saranno pi efficaci di quelli attuali.

Una cosa
è certa però: la ricerca è attualmente al
lavoro su ulteriori TRATTAMENTI dell’alopecia androgenetica, cioè
su principi attivi (per via locale o per via generale) che contrastino
i meccanismi e gli effetti dell’alopecia androgenetica, ma nessuno
è ancora stato in grado di muovere il primo passo verso
una CURA dell’alopecia androgenetica, possibile solo cambiando
le proprietà genetiche dei follicoli.

La
terapia genica

Inviando
messaggi ad hoc al DNA delle cellule coinvolte potrebbe essere
possibile non solo arrestare il processo di caduta, ma anche indurre
la ricrescita dei capelli caduti da tempo.

Sempre
con questa terapia potrebbe essere possibile inibire anche l’incanutimento,
rendendo inutile il ricorso alle tinture.

Purtroppo
ad oggi la terapia genica rappresenta uno scenario di fantasia,
e pur ipotizzandolo possibile, lo sarebbe a lungo termine (realisticamente
non prima di 15-20 anni). Solo recentemente (la divulgazione è
del gennaio 1998) è stato scoperto negli USA il gene (”hairless
gene”) dell’alopecia universale (totale mancanza di peli
e capelli in tutto il corpo) e si sta attualmente studiando se
questa scoperta possa interessare anche chi soffre di alopecia
androgenetica o di altre forme di perdita di capelli.

Capelli
coltivati, capelli clonati

La notizia
è stata riportata da molti giornali e televisioni e presentata
come la soluzione di tutti i problemi dai capelli.

Prelevando
un solo bulbo capillifero e, dopo opportuni processi, “coltivandolo”
in un terreno biologico adatto si sarebbero dovuti ottenere altri
capelli da reinnestare poi nelle aree sfoltite.

Come spesso
accade la notizia è stata data in modo troppo semplicistico
perché è vero che per un mese il bulbo “clonato”
ha continuato a vivere, ma è purtroppo vero anche che,
dopo questo mese di attività, la produzione si è
interrotta in modo definitivo. Comunque, anche se si riuscissero
a “clonare” dei bulbi questi potrebbero essere innestati
nel cuoio capelluto solo con un intervento di micro-trapianto;
pertanto questa metodica andrebbe considerata come una possibile
evoluzione (non prima di 10-15 anni) del micro-autotrapianto e
non un nuovo tipo di cura della calvizie.