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Affezioni frequenti del cuoio capelluto

Le più frequenti affezioni ed i più frequenti disturbi del cuoio capelluto.

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AFFEZIONI DEL CUOIO CAPELLUTO
DI FREQUENTE RISCONTRO

Dott Andrea Marliani

Firenze

“Forfora” (pìtìrìasis
simplex capitis)

La “forfora” insorge normalmente fra i 10-25 anni e
migliora spontaneamente verso i 45-55; può tuttavia persistere
fino alla vecchiaia. E’ causata da un accelerato ricambio delle
cellule epidermiche che, a causa dell’aumento di velocità
di migrazione, non riescono a raggiungere la completa maturazione
prima di distaccarsi. Si formano pertanto delle squame bianche
o grigiastre (ammassi di cellule cornee), localizzate in chiazze
o, più spesso, diffusamente distribuite su tutto il cuoio
capelluto. Il prurito è scarso o assente. A causa della
irregolare disposizione delle cellule cornee nella forfora, a
differenza di quanto comunemente si ritiene, lo strato corneo
è più permeabile di quello di un cuoio capelluto
normale e occorre pertanto tenerne conto nel valutare una possibilità
di assorbimento indesiderato di sostanze farmacologicamente attive
applicate localmente. Le cause sono sconosciute e, in particolare,
oscura rimane un’ipotetica influenza “androgena” suggerita
da alcuni Autori. Neppure hanno alcun fondamento le tanto spesso
citate responsabilità dell’apparato digerente e in particolar
modo del fegato. Più interessante appare il dato, scientificamente
accertato, che, nelle squame e fra i capelli dei soggetti con
forfora è spesso presente in quantità massiva un
micete (fungo), il Pìtyròsporum ovalis, il cui ruolo
patogenetico non è tuttavia mai stato definitivamente chiarito.
La forfora può comunque anche essere presente in assenza
di elevati quantitativi di Pityrosporum per cui l’opinione più
seguita è che non sia il micete responsabile della forfora
ma che, al contrario, in molti casi un cuoio capelluto con forfora
costituisca un terreno favorevole al suo sviluppo. Clinicamente
si distinguono una pitiriasi secca o semplice, nella quale il
cuoio capelluto è coperto da piccole squame molto fini,
di facile distacco, che ricoprono gli abiti, con cute normale
e modesto prurito, da una pitiriasi grassa o steatoide, nella
quale squame più grosse, untuose e giallastre, aderiscono
ad un cuoio capelluto talvolta leggermente eritematoso e trasudante;
anche in questo caso il paziente può riferire leggero prurito.

Seborrea

Si intende con questo termine l’eccesso di produzione di sebo.
In molti casi la seborrèa è solo un fatto soggettivo,
è il paziente che, per una sua personale valutazione estetica,
riferisce di avere seborrea in assenza di un reale riscontro clinico.
I soggetti con calvizie si lamentano spesso dell’untuosità
del cuoio capelluto ma si tratta solo di un effetto causato dall’assenza
dei capelli. Nel calvo il sebo non si distribuisce, ovviamente,
sulla cuticola dei capelli (che non ci sono) ma rimane ad ungere
la cute dove appare in eccesso. La seborrea talvolta, quando è
oggettivamente reale, può essere correlata ad un iperproduzione
di ormoni androgeni e/o prolattina, situazione sempre da valutare
attentamente, specie nella donna. Se la seborrea si associa a
forfora la formazione di squame giallastre, untuose, prende il
nome di pitiriasi steatoide (vedi). Sia la seborrea che l’alopecia
androgenetica sono legate alla attività androgena (androstandiolo
e diidrotestosterone) ma non esiste un rapporto di connessione
diretta fra le due condizioni, esistono soggetti con forte seborrea
ma mai calvi perché la calvizie androgenetica è
ereditaria. Tuttavia il ristagno di sebo, ricco di androgeni,
potrebbe portare alla formazione di un “unguento” potenzialmente
nocivo per i capelli. Inoltre, nei casi in cui il paziente riferisce
periodiche poussées di seborrea e caduta di capelli, è
verosimile che queste siano la conseguenza di un transitori aumenti
di produzione di androgeni o del loro utilizzo periferico da parte
delle cellule della matrice dei capelli e delle ghiandole sebacee
(forse per attivazione del citocromo P450, indispensabile per
l’attività enzimatica che permette il metabolismo del colesterolo
ad ormoni steroidei). Seborrea e defluvio androgenetico sono pertanto
spesso contemporanei ma non l’uno conseguenza dell’altro.

Dermatite seborroica

E’ un’affezione molto comune caratterizzata dalla presenza di
squame giallastre e untuose che, a differenza di quanto avviene
nella pitiriasi steatoide, si associano ad eritema del cuoio capelluto,
a piccole formazioni crostose ed a prurito spesso intenso. Sono
spesso interessate, oltre al cuoio capelluto, anche altre zone
come solchi naso-genieni, sopracciglia, ciglia, condotto auricolare
esterno, regione retroauricolare, zona centrotoracica e margine
d’inserzione frontale del capillizio che, interessando talvolta
la cute della parte alta della fronte, porta alla formazione della
cosiddetta “corona seborroica”. Nella dermatite seborroica,
la cui causa è sconosciuta, l’incremento del Pityrosporum
ovale è maggiore rispetto a quanto detto per la forfora
mentre la velocità di secrezione sebacea non è necessariamente
aumentata e può, anzi, essere diminuita. La composizione
qualitativa del sebo è invece modificata: alla riduzione
di trigliceridi, squalene e cere esterificate si contrappone l’aumento
degli acidi grassi e del colesterolo (con conseguente formazione
di prostaglandine - soprattutto PGE2 - attivazione del turn-over
cellulare per attivazione dell’adenilciclasi di membrana, attivazione
della glicolisi e infine incremento della moltiplicazione cellulare
- in modo non dissimile da quanto presunto per la forfora - ).

Psoriasi

E’ una malattia cutanea geneticamente determinata con penetranza
variabile (non tutti i componenti di una famiglia manifestano
cioè la malattia o la presentano a vari livelli di gravità)
che si evidenzia, sul cuoio capelluto, con chiazze rossastre coperte
da cumuli compatti di squame color bianco-argenteo. Nelle forme
più gravi tutto il cuoio capelluto può esserne coperto
(psoriasi a “calotta” o a “caschetto”) ma
l’estensione oltre il margine di inserzione dei capelli è
inferiore rispetto alla dermatite seborroica. Il prurito è
nella maggioranza dei casi presente ma scarso. Generalmente non
c’è perdita dei capelli dato che la papilla germinativa
e la matrice del pelo si trovano più profonde e non sono
quindi disturbate dal problema cutaneo di superficie. Solo di
rado si assiste, a livello delle chiazze psoriasiche, ad un incremento
dell’effluvium in telogen senza tuttavia che si associno fenomeni
involutivi del follicolo pilifero. L’associazione di aumentato
flusso ematico locale ad anomalie della cheratinizzazione cellulare
determina in genere un’aumentata penetrazione delle sostanze applicate
sul cuoio capelluto e conseguentemente una maggiore possibilità
di assorbimento (penetrazione nei vasi sanguigni e relativi eventuali
effetti collaterali).

TRATTAMENTO

Prima di intraprendere una terapia sarà sempre necessario
avere fatto una diagnosi. Spesso è impossibile porre una
diagnosi precisa fra dermatite seborroica e psoriasi, il dubbio
potrebbe essere teoricamente risolto da un esame istologico (nella
psoriasi: ipercheratosi con paracheratosi focale, pustole spongiformi,
leucociti polimorfonucleati nell’epidermide, ascessi di Munro-Sabouraud
- sterili - all’interno dello strato corneo, papillomatosi, incremento
emodinamico con creazione di shunt artero-venosi etc.; nella dermatite
seborroica: acantosi irregolare con strato corneo sottile orto
e paracheratosico, spongiosi, vescicole spongiotiche, exocitosi
dei linfociti) ma spesso questo è difficilmente proponibile
e anche l’istologia non risulta sempre dirimente (una diagnosi
differenziale “grossolana” può essere fatta con
l’osservazione del cuoio capelluto in luce di Wood per la tipica
fluorescenza giallo arancio della dermatite seborroica, dovuta
al Pityrosporum, se il cuoio capelluto non è stato lavato);
di fatto molto spesso dermatite seborroica e psoriasi si sovrappongono
e l’una, per il ben noto fenomeno di Kebner, condiziona l’evoluzione
dell’altra, sicché si è coniato il termine di “sebopsoriasi”.

Riteniamo opportuno sottolineare ancora una volta che diagnosi
e trattamento terapeutico della psoriasi e della dermatite seborroica
sono di competenza esclusivamente medica.

Terapia locale : le sostanze più conosciute e impiegate
sono l’acido salicilico, i catrami vegetali e minerali, il solfuro
di selenio, lo zinco piritione, i cortisonici, gli imidazolici-antifungini,
lo zolfo, gli antiandrogeni, il glicole propilenico.

acido salicilico: potente cheratolitico (a concentrazione superiore
al 3%), viene utilizzato per la rimozione delle squame ma, prima
di usarlo, è opportuno valutare, almeno clinicamente, se
la struttura dei capelli del paziente è in grado di tolleralo
per evitare di danneggiarli.

catrami: il catrame è la frazione oleosa del liquido
condensabile prodotto per distillazione secca (fuori dal contatto
con l’aria) di sostanze organiche. I catrami vengono classificati
in due gruppi principali:

catrami vegetali (dal legno di pino, abete, larice, ginepro, betulla,
faggio, tiglio etc.): attività antibatterica, antiprurito,
antiinfiammatoria;

catrami minerali

a) catrami di schisti bituminosi; (per distillazione frazionata
degli schisti bituminosi; l’olio di catrame trattato con acido
solforico ed ammoniaca dà origine all’Ittiòlo -Merck
®-): attività antiseborroica, riducente (rallentamento
della velocità riproduttiva delle cellule dell’epidermide),
antiinfiammatoria;

b) catrami di carbone fossile (coaltar): attività riducente
e antiseborroica.

solfuro di selenio e zinco piritione: prevalente azione antimicotica
e moderatamente riducente.

zolfo: azione fungicida e antiseborroica; modesta azione cheratolitica
e riducente.

imidazolici: azione fungicida e moderatamente antibatterica.
L’utilizzo topico in adeguato veicolo unisce alla praticità
d’uso la praticamente completa assenza di effetti collaterali
(fenomeni “irritativi” di vario genere sono invece frequenti
con catrame, zolfo, solfuro di selenio e zinco piritione).

cortisonici: usati in crema, gel o lozione, sono particolarmente
attivi sulla componente infiammatoria e sul prurito. I noti effetti
di “rimbalzo” sono causati quasi esclusivamente dai
derivati “fluorurati” (soprattutto se la sospensione
è brusca), assai più maneggevoli sono invece i derivati
non fluorurati dell’idrocortisone. Altri dati saranno forniti
nel capitolo relativo alla terapia della calvizie.

antiandrogeni (progesterone, spironolattone, ciproterone acetato,
acido azelaico etc.): vengono impiegati per ridurre la secrezione
sebacea. Anch’essi, come i cortisonici, saranno descritti in maniera
più approfondita nel capitolo relativo alla terapia del
defluvio in telogen androgenetico. La scarsa reperibilità
sul mercato per alcuni di essi in formulazioni adatte all’uso
sul cuoio capelluto li rende, talvolta, di difficile l’utilizzo.

glicole propilenico: usato in genere come “veicolo”
di sostanze attive possiede in realtà un’attività
antimicotica particolarmente specifica per il Pityrosporum ovale.

Terapia generale: A seconda dei casi, in pazienti selezionati
potranno essere utilizzati gli imidazolici, i corticosteroidi,
i sali di zinco e magnesio, gli integratori dietetici. Gli estroprogestinici
e gli antiandrogeni verranno usati solo nel sesso femminile ed
in situazioni attentamente valutate .

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