Questo sito contribuisce alla audience di

Capelli ed alimentazione

Gli integratori alimentari

dr. TARGET="frame86820">Andrea Marliani

dermatologo - endocrinologo

in Firenze

Un “lungo” capitolo sui principi “qualitativi”
nutrizionali può, a prima vista, sembrare difficile, eccessivo
o addirittura inutile in questo manuale di tricologia e la tentazione
di saltarlo a piè pari sarà certamente forte.

Voglio però far rilevare come una dieta inappropriata e
come stati carenziali, specie qualitativi, possono provocare un
effluvio e contribuire ad aggravare un defluvio già in
atto, talvolta in modo irreparabile.

Poiché oggi il laboratorio ci permette di indagare sullo
stato nutrizionale e di rilevare, con relativa facilità,
almeno le carenze nutrizionali più grossolane e poiché
queste possono quasi sempre essere corrette, le conoscenze di
base su “nutrienti e capelli” diventano indispensabili
per chi voglia davvero fare della tricologia una scienza.

Ormai da decenni è dimostrato ciò che da sempre
si era intuito, cioè che esiste un diretto rapporto fra
stato nutrizionale e sintesi delle cheratine dure dei peli e delle
unghie.

Già secondo Rook: “diete troppo rigide e mal equilibrate
hanno contribuito all’aumento delle alopecie e delle ipotrichie
riscontrato negli ultimi anni, specie nelle donne”.

CONSEGUENZE DI UNA CARENZA PROTEICA

Bradfield ha dimostrato, su volontari sani sottoposti a dieta
aproteica, che il diametro del bulbo dei capelli si riduce notevolmente
dopo soli 11 giorni con marcata riduzione del pigmento melanico
verso il 14° giorno, seguita da atrofia prima e poi perdita
delle guaine del pelo interna ed esterna.

E’ importante notare che le alterazioni del bulbo e poi dello
stelo del capello si verificano quando ancora non sono evidenti
segni ematici di carenza, quasi che l’organismo, finalisticamente,
risparmiasse le proteine per le funzioni essenziali togliendole
a tutte quelle sintesi di cui può fare a meno.

Dopo dieta aproteica una modesta trazione sul capello provoca
la rottura intrafollicolare del fusto del capello, il quale dimostra
così una netta riduzione della sua resistenza alla trazione
e della sua tipica elasticità.

In tutti i casi, aggiungendo proteine alla dieta, le alterazioni
si dimostrano rapidamente reversibili.

Distinguiamo una carenza proteica acuta ed una carenza proteica
cronica.

Carenza proteica acuta

Nella carenza proteica acuta (Kwashiorkor) la percentuale dei
capelli in anagen scende al 26-3O%. All’esame microscopico i capelli
mostrano severi segni di atrofia evidenziabili dalla riduzione
del diametro dei bulbi, uguale ad 1/3 del normale (circa 25 micron
invece di 80) con presenza di una tipica “strozzatura centrale”
a clessidra, dalla perdita della guaina interna ed esterna, dalla
marcata riduzione del pigmento.

Inoltre la quantità di tessuto pilare prodotta giornalmente
risulta ridotta a circa 1/10 e la velocità di crescita
in lunghezza ad 1/4. del normale

Carenza proteica cronica

Nella carenza proteica cronica (marasma) l’organismo tenta di
adattarsi alla situazione di malnutrizione conservando le proteine
per le funzioni essenziali alla sopravvivenza e le alterazioni
sul capello sono ancora più drammatiche.

In uno studio di Bradfield in bambini affetti da malnutrizione
proteica cronica, viene riferito che solo l’1% dei capelli era
in anagen e mancavano tutti delle guaine esterna ed interna. Il
colore era nettamente alterato, rossiccio. Il diametro ridotto
a meno di 30 micron. La velocità di crescita risultava
di 1/10 di centimetro al mese e la sua discontinuità dava
al capello un aspetto a tipo pseudo moniletrix. La resistenza
dei bulbi alla trazione era, ovviamente, estremamente scarsa e
gli steli si rompevano con grande facilità. L’aspetto generale
dei fusti era quindi quello che si riscontra anche nella aplasia
moniliforme, nei capelli fusiformi o nella tricorressi nodosa
ma il loro diametro era assai minore di quanto lo è in
queste alterazioni.

Altre carenze nutrizionali generiche

Sempre da Bradfield, a dimostrazione che il pelo non ha bisogno
solo di aminoacidi, sono stati osservati sperimentalmente mutamenti
del pelo in animali tenuti a dieta non ipocalorica ma priva di
tutti i fattori nutrienti conosciuti, ad eccezione delle proteine.

In questi animali il ritmo di crescita del pelo era ancora una
volta rallentato, la resistenza dei fusti alla rottura era significativamente
più bassa anche a parità di diametro, che comunque
era quasi sempre ridotto.

Tutte le alterazioni si dimostravano reversibili reintroducendo
i principi mancanti nella alimentazione.

Dal punto di vista pratico è importante chiedere al
paziente che presenta caduta di capelli, se ha seguito diete particolari,
se soffre di disturbi intestinali che possano condizionare un
malassorbimento, se fa uso di lassativi, se usa farmaci diretti
ad inibire l’assorbimento di sostanze alimentari (clofibrato,
destrano, fitati etc.), se ha avuto una perdita di peso nell’ultimo
anno o negli ultimi mesi.

Comunque un semplice esame microscopico dei capelli (strappati
e/o caduti) potrà evidenziare un ridotto diametro dei fusti,
i bulbi facilmente si presenteranno come pseudodistrofici (piccoli
e “strozzati”) e potrà esservi una riduzione
in spessore o la perdita completa delle guaine nei capelli strappati
in anagen.

E’ significativo che queste alterazioni morfologiche potranno
manifestarsi quando ancora non vi sono variazione significative
del rapporto anagen/telogen al comune tricogramma e che tutto
questo può essere osservato, nelle forme larvate e “nostrane”,
senza alterazione seriche delle proteine ematiche totali né
del protidogramma né in presenza di “decise”
carenze seriche minerali o vitamine.

Solo successivamente, se la situazione malnutritiva perdura, si
osserverà un aumento netto dei capelli in telogen, con
alterazione del rapporto anagen/telogen al tricogramma, e compariranno
i segni ematologici tipici della malnutrizione come la diminuzione
delle proteine totali, delle albumine, del colesterolo, della
sideremia, zinchemia, magnesiemia, calcemia e delle vitamine dosabili.

I nutrizionisti calcolano che un uomo adulto abbisogni di 0,75
gr. di proteine per Kg di peso corporeo al giorno. Questo dato,
a mio avviso, pecca per difetto e può essere sicuramente
considerato minimale e non ottimale.

Tenendo poi conto che almeno due terzi delle proteine introdotte
con gli alimenti sono, comunemente, di origine vegetale, ed hanno
quindi un valore biologico inferiore a quelle di origine animale
perché prive degli aminoacidi cosiddetti essenziali (aminoacidi
cioè che l’organismo non è in grado di sintetizzare
ma deve assumere preformati), si può tranquillamente fissare
il fabbisogno proteico per l’uomo comune ad almeno un grammo al
giorno per Kg di peso corporeo.

Un giovane poi necessita certamente di quantità “ottimali”
ancora maggiori e inversamente proporzionali alla sua età
e per dimostrarlo basti pensare a quanto è aumentata la
statura media di ogni popolazione (dall’Italia al Giappone) quando
la dieta si è arricchita in proteine.

Se il fabbisogno proteico è più elevato nei giovani
in crescita lo è anche di più nella gravidanza,
nelle malattie febbrili ed aumenta ancora col lavoro muscolare
e con l’attività sportiva (per la necessità di riparare
i microscopici ma continui danni muscolari).

E’ quindi più facile di quanto comunemente si creda incorrere
in modesti deficit proteici, senza certo arrivare al Kwashiorkor
od al marasma, anche nella vita comune di una società evoluta.

Questi modesti deficit proteici disturberanno ben poco lo stato
globale di salute ma potranno sicuramente essere causa di un “inspiegabile”
effluvio, aggravare un defluvio in atto, ridurre la velocità
di crescita dei capelli e delle unghie, essere causa o concausa
in una onicoclasia ed in una onicodistrofia.

In definitiva voglio fare notare come in Tricologia i “parametri
serici di normalità” di tutti i nutrienti sono assai
più ristretti di quanto considerato dalla Medicina Generale.

Commenti dei lettori

(Inserisci un commento - Nascondi commenti anonimi)
  • mariella

    27 Mar 2009 - 07:42 - #1
    0 punti
    Up Down

    Salve, sono una donna di 39 anni negli ultimi mesi ho iniziato a vedere uno sfoltimento progressivo dei miei capelli, prima erano più grossi per strttura e quindi più voluminosi..ho sempre avuto una caduta abbondante ma questo non andava mai ad influire sull’insieme , adesso sembra che siano diventati più sottili e meno corposi.Per un paio di anni ho preso integratori come Solus della Pegaso, per un problema di cattivo assorbimento vitaminico..devo riprendere la cura? che mi consiglia?
    La ringrazio, Mariella