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Atti del XXIII Incontro

- Società Italiana di Tricologia

Atti del XXIII Incontro
S.I.Tri.- Società Italiana di Tricologia
-

Società scientifica fondata nel 1996

La Società Italiana di Tricologia presenta il programma
definitivo del “XXIII Incontro” . La nostra consueta
riunione semestrale si svolgerà per la prima volta a Roma,
domenica 21 ottobre 2007. Parteciperanno all’incontro i
medici tricologi più qualificati in campo nazionale con
i colleghi delle cliniche universitarie più rappresentative
in questo settore. L’evento prevede l’attribuzione di crediti
ECM
(5 punti). Questo incontro dal tema “Alopecie
diffuse”
è diretto alla discussione di un argomento
attualmente molto dibattuto, soprattutto, per quanto riguarda
le sue ripercussioni sul sesso femminile.

La Società Italiana di Tricologia

La Società Italiana di Tricologia fondata a Firenze
nel 1996 riunisce i medici che si occupano prevalentemente di
tricologia in Italia. Tale associazione scientifica ha un carattere
multidisciplinare dove le diverse competenze delle varie specializzazioni
mediche, farmacologiche, biologiche, chimiche, psicologiche ed
umanistiche si intersecano in uno scambio sempre molto produttivo.

La Società Italiana di tricologia sin dalla sua fondazione
ha svolto due riunioni ogni anno, ininterrottamente sino ad oggi,
una in autunno ed una in primavera. Per tradizione dopo la presentazione
del tema fatta dal presidente di turno il primo intervento viene
svolto da un umanista che introduce l’argomento con una analisi
in chiave antropologica.

Tali riunioni hanno una durata di un solo giorno e si tengono
d’abitudine di domenica. I relatori hanno, nel corso delle diverse
edizioni, preso l’abitudine di incontrarsi sin dal giorno prima
per il piacere di stare insieme tra specialisti che si occupano
dello stesso argomento con una cena conviviale.

Le riunioni della Società Italiana di Tricologia hanno
un carattere estremamente informale dove i vari relatori possono
presentare gli standard diagnostici e le linee guida dei vari
trattamenti per le patologie di competenza tricologica come anche
ipotesi non sempre o non ancora accreditate dalla intera comunità
scientifica oppure semplici idee o supposizioni allo scopo di
produrre una discussione che possa portare con il contributo e
le esperienze degli altri ad aprire nuovi percorsi diagnostici
e terapeutici, medici e chirurgici.

Estratto dallo “Statuto”

La Società Italiana di Tricologia® si costituisce
come Associazione scientifica, apolitica e senza fini di lucro
ed ha come scopo di fare della Tricologia una Branca Scientifica
della Medicina Polispecialistica e, più in generale, della
Cultura Umanistica.

Questo fine verrà perseguito attraverso tutte le iniziative
che via via saranno individuate e fra le quali indichiamo primariamente
le seguenti:

1) promuovere la ricerca scientifica della patologia e della
fisiologia del pelo, del capello e del cuoio

capelluto;

2) promuovere il progresso della “TRICOLOGIA” anche
tramite l’insegnamento;

3) definire protocolli di riferimento per ricerche, cliniche
e di laboratorio, sulla terapia dei defluvio,

degli effluvi e sulle malattie del cuoio capelluto;

4) verificare l’efficacia e la razionalità delle terapie
tricologiche proposte dall’industria farmaceutica e

farmacocosmetica;

5) verificare la qualità, la razionalità e l’innocuità
dei prodotti offerti dall’industria tricocosmetica;

6) cercare un coordinamento con l’Industria farmaceutica e
farmacocosmetica per una razionalizzazione

scientifica di tutto il settore;

7) affiancare e confrontarsi, in campo tricologico, con l’attività
scientifica delle Società culturalmente

affini;

8) dare ai Soci un punto di riferimento sicuro ed un supporto
scientifico nella loro attività quotidiana;

9) pubblicare quanto di nuovo, attuale e scientifico viene
fatto in Italia e nel Mondo in campo

tricologico per tenere alta l’informazione e la Conoscenza dei
Soci, Cultori della materia e dei

pazienti;

10) denunciare ai Soci, ai Pazienti ed alla Pubblica Opinione
le frodi in campo tricologico.

S.I.Tri.® (oppure SITri®) è la sigla ufficiale
e registrata di abbreviazione che indica la “Società

Italiana di Tricologia”.

RELAZIONI

“Le Alopecie Diffuse”

Roma - domenica 21 ottobre 2007

Ore 10 - Sessione Antimeridiana

Moderatori: Prof.ssa Marcella Guarrera - Prof. Andrea Marliani
- Dott. Roberto d’Ovidio

Prof. Alfredo Rebora (Professore emerito - Università
di Genova)

Quando e perché l’uomo ha perso i peli e come ha fatto
a sopravvivere

Perché l’uomo, solo di 193 specie di primati, sia praticamente
glabro rimane un mistero. Sono state avanzate numerose ipotesi,
ma nessuna è convincente. In realtà il problema
non è il perché siamo senza pelliccia, una domanda
senza senso biologico, ma quando s’è verificata la mutazione
e come hanno fatto gli ominidi a sopravvivere. Dopo un breve riassunto
delle principali teorie, verranno presentate le poche evidenze
disponibili e fissata la data della mutazione spiegato il meccanismo
attraverso il quale la mutazione, evidentemente deleteria, non
ha influito sul successo della specie.

Prof. Torello Lotti (Professore ordinario di dermatologia -
Università di Firenze)

Lettura magistrale: Alopecie cicatriziali

Il termine Alopecia Cicatriziale viene usato per indicare la perdita
definitiva dei follicoli piliferi e dei capelli, di solito in
chiazze, qualunque ne sia stata la causa determinante. L’elemento
più significativo che caratterizza una l’alopecia cicatriziale,
è l’irreversibilità del processo patologico per
la distruzione delle cellule staminali nella regione della protuberanza
del follicolo pilifero. L’alopecia cicatriziale può essere
definita come “forma di alopecia permanente ab inizio, per
distruzione dei follicoli piliferi, con atrofia e sclerosi che
coesistono sempre anche se con predominanza diversa”. Compito
del medico è porre una corretta diagnosi per evitare al
paziente cure inutili e per instaurare, quando possibile, una
terapia corretta che possa portare all’arresto dell’evoluzione
della malattia. Quando il processo patologico sarà arrestato
la terapia di queste forme diventerà chirurgica. All’esame
obiettivo la cute si presenta sottile, liscia e lucente (per atrofia),
con pochi singoli capelli che emergono dai follicoli superstiti.
Con un dermatoscopio è possibile osservare la perdita degli
osti follicolari. Altro segno patognomonico è la possibile
presenza di più capelli che originano da un singolo ostio
follicolare in una chiazza cicatriziale (pili multigemini o ciuffi
di peli). Questo fenomeno, prodotto dalla fusione infiammatoria
dei follicoli, non si osserva mai nelle alopecie non cicatriziali.Si
distinguono due grandi gruppi di alopecie cicatriziali acquisite:
le forme primitive e le forme secondarie.

Alopecie cicatriziali acquisite primitive

Il bersaglio della noxa infiammatoria, nelle alopecie cicatriziali
acquisite primitive, è il follicolo stesso. Al pull test
si rileva la caduta di capelli in anagen. Si tratta quindi di
defluvi in anagen.

Le cause più comuni di alopecia cicatriziale acquisita
primitiva sono il lichen planus, il lupus eritematoso discoide,
la follicolite decalvante, la pseudopelade (pseudoarea) di Brocq.
Tutte le altre forme sono rare o raramente diagnosticate o nosologicamente
più incerte.

Il capitolo è uno dei più complessi e controversi
della Tricologia e della Dermatologia, come dimostra la mancanza
di una classificazione unanimemente accettata, l’uso di numerose
denominazioni per indicare una stessa patologia e l’impiego di
uno stesso nome per indicare differenti entità cliniche
(ad esempio alopecia cicatriziale centrale centrifuga). Talvolta
la diagnosi differenziale fra le diverse forme, sia su piano clinico
che istopatologico, è difficile se non impossibile. Questa
confusione riflette la mancanza di conoscenza precisa dei fattori
eziologici e dei meccanismi patogenetici alla base di queste malattie.
Nella patogenesi delle alopecie cicatriziali acquisite primitive
ha particolare importanza la sede topografica dell’evento infiammatorio
perifollicolare che coinvolge, con evoluzione cicatriziale, aree
critiche come l’infundibolo con la cosiddetta zona del bulge,
dove sono concentrate le cellule staminali follicolari. La classificazione
è ovviamente complessa ed articolata ma la caratteristica
istologica dell’infiltrato cellulare perifollicolare permette
di distinguere due tipi fondamentali di alopecia cicatriziale
acquisita primitiva: le forme neutrofiliche e le forme linfocitarie,
ciascuna ulteriormente suddivisibile in numerose varietà.

Alopecie Cicatriziali Acquisite Primitive linfocitarie:

- Lichen Planopilaris Decalvante

- Sindrome di Graham- Little

- Alopecia Frontale Fibrotica

- Alopecia Cicatriziale in corso di Androgenetica

- Lupus Eritematoso Discoide

- Pseudoarea di Brocq

- Alopecia Parvimaculata

- Alopecia Cicatriziale Centrale Centrifuga

- Sindrome Degenerativa Follicolare

Alopecie Cicatriziali Acquisite Primitive neutrofiliche:

- Follicolite Decalvante

- Tufted Hair Folliculitis

- Acne Cheloidea della Nuca

- Dermatosi Pustolosa Erosiva del Cuoio Capelluto

- Cellulite Dissecante

Dott. Roberto d’Ovidio (Coordinatore Gruppo di tricologia
AIDA)

Alopecia androgenetica ed Alopecia diffusa femminile: continuum
o sovrapposizione?

Il diradamento e l’assottigliamento dei capelli nelle aree parietali,
con relativo risparmio delle tempie e dell’occipite caratterizzano
l’alopecia androgenetica femminile come definita da Ludwig nel
1977. Ultimamente, per diverse ragioni - non ultima quella del
raro riscontro in queste donne di significative alterazioni ormonali-
si sta ponendo in questione la definizione “androgenetica”
ed è stata riproposta da alcuni esperti americani - ma
anche europei - l’identificazione di un’ “alopecia con pattern
femminile”, quasi un ritorno all’ “alopecia diffusa
femminile” utilizzata precedentemente alla classificazione
di Ludwig. Criterio diagnostico fondamentale rimane però
l’osservazione del fenomeno della miniaturizzazione del pelo solo
nelle aree affette dal diradamento. Come diagnosi differenziali
sono da porre essenzialmente il Telogen Effluvium Cronico, l’Alopecia
Areata Diffusa o Incognita ed alcune forme di alopecia cicatriziale
a pattern centrifugo. A nostro parere sono possibili senz’altro
fenomeni di sovrapposizione tra queste patologie, piuttosto che
un continuum. Questo comporta dal punto di vista clinico di dover
utilizzare contemporaneamente terapie non sempre sinergiche nei
confronti del problema o -addirittura- completamente inadeguate
e fonte di fallimento anche in trias clinici altrimenti ben progettati.
Verranno illustrate le ragioni che secondo noi propendono per
il mantenimento della definizione “Alopecia Androgenetica
Femminile” e per la ridiscussione della definizione “Telogen
Effluvium” che non è che un epifenomeno ed una patomorfosi
dalle cause assolutamente eterogenee cui il follicolo pilifero
risponde in maniera standardizzata con la “fuga in Telogen”
e che quindi non possiede in sè dignità di malattia
e tantomeno quindi terapie specifiche.

Dott. Alfredo Rossi (Coordinatore GITRI)

Alopecie diffuse: I pattern dermatoscopici

I capelli possono essere affetti da numerose patologie, alcune
di esse si debbono considerare come proprie di questa struttura
in quanto ad essa limitate, è il caso della tinea capitis,
altre, la maggioranza, sono a carattere sistemico e le alterazioni
del capello altro non sono se non l’epifenomeno di un disturbo
generalizzato. Scopo della relazione è di illustrare le
tecniche attualmente disponibili per lo studio di questo annesso
cutaneo. Come avviene per tutte le metodiche di laboratorio ci
troviamo, anche in questo settore, di fronte ad un’ampia gamma
di possibilità che comprendono esami semplici, realizzabili
in tempi estremamente ridotti, facilmente eseguibili in qualsiasi
laboratorio e/o studio medico ed a basso costo, o tecniche decisamente
più sofisticate che richiedono attrezzature particolarmente
complesse, personale qualificato in grado di gestirle ed ovviamente
molto dispendiose.

Oggi un ruolo importante per la diagnostica tricologia è
assunto dall’utilizzo della analisi digitale delle immagini (Videodermatoscopia
digitale) che ha contribuito allo sviluppo di una serie di metodiche
che hanno rivoluzionato gli standard della visita tricologica.
Infatti quello che un tempo si poteva ottenere con una serie di
metodiche empiriche e laboriose oggi è possibile ottenerlo
in maniera semplice e standardizzata, immagazzinando tutta una
serie di informazioni circa lo stato di salute del cuoio capelluto
e del capello stesso. La possibilità di ottenere immagini
che giustamente elaborate ci consentono di ricercare i vari markers
per la diagnosi e il follow-up dei pazienti affetti da alopecia
ha cambiato il modo di porsi del Dermatologo nei confronti del
paziente tricologico. Inoltre la possibilità di poter avere
un archivio di tutti i pazienti con la relativa documentazione
clinica e strumentale consente all’operatore di poter ottenere
in tempi brevi tutte le informazioni idonee alla gestione del
paziente, infatti l’adozione di un software per la gestione del
paziente con alopecia rende più semplice l’inquadramento
nosografico delle condizioni. Gli autori discuteranno circa l’utilità
dell’utilizzo delle nuove tecnologie per la gestione del paziente
con alopecia.

Prof. Andrea Marliani (Presidente fondatore SITRI)

La dismorfofobia: clinica e terapie

Sono sempre più frequenti pazienti dermatologici e
segnatamente tricologici che si vedono affetti da alopecia o da
disturbi cutanei importanti e gravi ma che obiettivamente non
ci sono!

Una volta si sarebbe parlato di una “fissazione”. Questo
è il quadro clinico della dismorfofobia, descritto, più
di cento anni fa , dallo psichiatra italiano Enrico Morselli (1886).
La dismorfofobia, è definita come “ossessione per
un difetto immaginario dell’aspetto esteriore”. Gli americani
parlano oggi di “Body Dismorphic Disorder”. I dismorfofobici
sono pazienti di solito intelligenti, istruiti, spesso di classe
alta e spesso con alte responsabilità sociali ma che appena
parlano di capelli allargano gli occhi, fissano la pupilla, perdono
di raziocinio e razionalità e sembrano persone diverse.

La dismorfofobia è da considerare una depressione schizzoide,
con problemi di parcellizzazione del corpo. La comparsa del disturbo
avviene generalmente durante l’adolescenza ma la patologia può
diventare cronica e riscontrarsi anche in età avanzata.

La cultura attuale sta facendo crescere questa patologia, da problema
di pochi a malattia di moltissimi, esasperata dalle immagini diffuse
dai media, con le quali i giovani sono inevitabilmente costretti
a confrontarsi con il risultato, pressoché scontato, di
risultare perdenti. La preoccupazione di questo “difetto”
comporta una significativa tensione emotiva, senso di disperazione,
isolamento sociale e mancata vita di relazione. I pazienti pensano
sempre e solo al loro problema, sviluppano comportamenti ritualistici

ripetitivi e ossessivi, come il guardarsi alla specchio, l’acconciarsi
in modo eccessivo e il porre frequenti domande per ottenere rassicurazioni
dalla famiglia, dagli amici e dai medici. All’anamnesi si possono
spesso riscontrare l’isolamento sociale e mancata vita di relazione:
una famiglia ossessiva, ed amici stressanti.

Il disturbo psichico più frequentemente associato alla
dismorfofobia è la depressione,

che si sviluppa però nella maggior parte dei pazienti in
seguito alla comparsa della dismorfofobia e la depressione, è
spesso di per sé causa di un Effluvio Cronico che mantiene
ed aggrava lo stato depressivo.

La consapevolezza del vero problema è variabile… può
essere di grado elevato, inesistente o diversa nel tempo. La non-malattia
dermatologica “dismorfofobia” comprende spesso anche
disturbi sensitivi, sempre soggettivi, come dolore, bruciore o
prurito nella sede corporea “affetta” sempre in assenza
di patologia cutanea. Si arriva a situazioni di vero delirio…
situazioni da considerare come:

psicosi schizoidi ipocondriache monosintomatiche.

Il trattamento dei pazienti con dismorfofobia è sempre
difficile, lungo e anche delicato per il comportamento spesso
irascibile, talvolta aggressivo e talora suicida ed il suicidio
o il tentato suicidio in questi pazienti è una emergenza
sociale, una epidemia silenziosa. Parliamo della seconda causa
di morte negli adolescenti dopo gli incidenti stradali. Questi
soggetti richiedono una costante rassicurazione, telefonano frequentemente,
prenotano visite da tutti gli specialisti di cui sono sempre insoddisfatti.

Per il medico non preparato a questo, i dismorfofobici possono
essere causa di forte disagio, ad esempio quando il paziente dice
di essere calvo e magari ha più capelli del medico, che,
a sua volta, non e calvo. Queste situazioni spesso inducono il
medico ad errori terapeutici anche gravi, come l’eccesso di terapia
o la sottovalutazione del paziente. Che fare allora di fronte
ad un paziente che si definisce calvo ma non lo è, che
magari già visitato da un collega, sta assumendo finasteride,
usando minoxidil e facendo già tutte le terapie possibili
ed anche quelle improbabili?

Le terapie psicologiche e comportamentali si sono dimostrate deludenti!
Anche perché questi pazienti le rifiutano perchè
certi di non averne alcun bisogno. Si ritiene che la terapia di
scelta consista nel somministrare a lungo termine un inibitore
selettivo della ricaptazione della serotonina ad un dosaggio maggiore
rispetto a quello usato per il trattamento della depressione.
Questi pazienti però quasi sempre rifiutano anche una terapia
farmacologica e così occorrerà trovare il modo di
farla accettare a dosaggi di compromesso, talvolta anche molto
ridotti e a questi la grande maggioranza presenterà una
risposta parziale con diminuzione dell’ansia, della depressione,
dell’ossessione e dei comportamenti ritualistici, a questo punto,
comunemente i pazienti sono però disposti ad adeguare la
terapia a dosaggi più idonei.

Per fare accettare a questi pazienti una sia pur blanda iniziale
terapia farmacologia occorrerà spesso ricorrere anche ad
una piccola “astuzia”psicologica:dopo l’esposizione
da parte del paziente,

il medico non deve mai negare l’esistenza suo problema ma deve
mandare messaggi verbali e non verbali di accettazione e condivisione,
negare il problema non porterebbe ad un dialogo ma farebbe fuggire
il paziente senza risolvere la sua ossessione e lo indurrebbe
a cercare inutilmente un altro specialista, in sostanza il medico
deve ragione al paziente, però una ragione con riserva,
del tipo: “è vero che lei perde i capelli, ma ”
e qui in base alla personalità del paziente si verbalizzano
considerazioni collaterali, come: “vediamo di cercare insieme
una soluzione non deve però essere così ansioso
perché l’ansia porta a perdere ancora più capelli,
e deve essere curata”… così il problema si sposta
su un piano diverso e il farmaco diventa necessario contro la
caduta dei capelli.

In questa sorta di partita a scacchi è indispensabile,
sempre fare sempre la prima mossa dando ragione al paziente perchè
la ragione è dei matti!

Ore 15 - Sessione Pomeridiana

Moderatori: Prof. Paolo Piazza - Dott. Paolo Gigli - Dott.
Alfredo Rossi

Dott. Paolo Gigli- Pistoia

Acido fosfatidico: potenzialità in tricologia

L’acido fosfatidico e’ un fosfolipide che svolge funzioni
di secondo messaggero intracellulare. La fosfolipasi D (PLD) è
un enzima chiave in una via di trasduzione che idrolizza la fosfatidilcolina
(PC) e porta alla formazione dei secondi messaggeri acido fosfatidico
(PA) e diacilglicerolo (DAG). Nel follicolo pilifero e’ possibile
distinguere 2 tipi cellulari principali:

1)cellule connettivali -papilla dermica

2)cellule epiteliali -guaina epiteliale interna ed esterna,cellule
della matrice

Shapiro e Price hanno concluso che nella valutazione di principi
attivi finalizzati a stimolare la crescita dei capelli in patologie
, un ‘importante indice di valutazione e’ l’entità con
cui questi principi vanno a stimolare la proliferazione dei cheratinociti
del follicolo

E’ stato dimostrato che sia l’acido fosfatidico che l’acido lisofosfatidico
attraverso meccanismi recettoriali e non , promuovono la crescita
e moltiplicazione di numerosi tipi cellulari in vitro: fibroblasti
umani, cellule endoteliali, cellule osteoblastiche. L’Acido fosfatidico
inoltre agisce controllando la divisione cellulare essendo coinvolto
nei meccanismi di passaggio tra g1 e s.

Effetti dell’acido fosfatidico su colture di cheratinociti e cellule
epiteliali del topo da laboratorio:

1) Risulta efficace nel promuovere crescita e moltiplicazione
delle cellule epiteliali del follicolo;

2)Come e’ ben noto il TGF-b1 e’ capace di indurre apoptosi delle
cellule epiteliali del follicolo,e quindi di innescare la fase
catagen l’aggiunta di acido fosfatidico alla coltura cellulare
neutralizza l’effetto inibitore del TGF-b1.

In vivo nel modello del topo da laboratorio l’acido fosfatidico
applicato topicamente sulla cute dorsale si e’ mostrato capace
di indurre l’anagen e di stimolare la crescita dei peli.

In ratti rasati, dopo 18 giorni una soluzione di minoxidil 1%
ha portato a ricrescita su circa il 75% dell’ area rasata; sempre
dopo 18 giorni 0,4% di acido fosfatidico ha portato a ricrescita
sul 63% dell’ area rasata. Con il solvente utilizzato nella sperimentazione
la massima percentuale di acido fosfatidico solubilizzabile e’
stato lo 0,4%.

Conclusioni. L’insieme dei dati ottenuti sia in vivo che in vitro
mostrano le potenzialita’ di uso in tricologia del principio attivo
in questione, i dati in vivo in particolare ne suggeriscono la
possibilita’ di uso topico sul cuoio capelluto in forma di lozione.

Prof. Umberto Nardi - Roma (Professore incaricato di Botanica
Farmaceutica - Univ. Catt. Roma)

Sostanze simil-progestiniche naturali quali antagonisti del testosterone

Nel regno vegetale si ritrovano sostanze, spesso in prodotti
usati nella comune alimentazione umana, che possono imitare se
non addirittura sostituire molecole e, il più delle volte,
complessi chimici come un ormone. E’ questo il caso del Polline
dei fiori in cui si ritrovano sostanze simil progestiniche che
vengono largamente usate anche nel settore terapeutico. In particolare
quale antagonista del testosterone nell’uomo nella profilassi
e cura dell’ipertrofia prostatica. In uno studio clinico mirato
ad evidenziare l’efficacia di tale pratica terapeutica, si sono
osservati anche effetti sulla pilificazione e sulla pilogenesi.
Tali osservazioni hanno portato ad ipotizzare un uso della frazione
progestinico simile del polline e/o del polline stesso, quale
integratore alimentare nei casi di alopecia. L’ipotesi prende
spunto anche dall’attività che questa sostanza svolge all’interno
dell’alveare e dall’uso che le api ne fanno. Le differenze fisiologiche,
anatomiche e funzionali dei vari individui che popolano le colonie
apistiche, spiegano ampiamente quanto l’uso del polline possa
risultare molto utile anche all’uomo.

Dott. Sabatino Papandrea

Uso dei fattori di crescita da plasma ricco in piastrine autologhe
nelle alopecie

L’impiego dei fattori di crescita da plasma ricco in piastrine
ha avuto, recentemente, un gran impiego nel miglioramento estetico
della cute per neocollagenogenesi reticolare.

L’importante risposta clinica verificata sui miei pazienti ed
i principi scientifici della tecnica mi hanno indotto a provare
questa metodologia anche nel miglioramento del metabolismo del
capello.

Il lavoro clinico è stato programmato sull’alopecia androgenetica,
sull’alopecia areata e sul capello distrofico. La valutazione
della risposta è stata eseguita sia sul piano medico, che
fotografico che strumentale. La tecnica utilizzata per questa
ultima valutazione è stata il tricogramma.

Il trattamento, eseguito con infiltrazioni intradermiche di PRP
nel cuoio capelluto a cadenza mensile per 3 sessioni, ha evidenziato
un aumento percentuale della fase anagen nell’alopecia androgenetica,
un rispessimento della zona nell’alopecia areata e soprattutto
un evidente miglioramento dello stato e dell’aspetto dei capelli
in caso di capello distrofico.

Possiamo concludere che l’attivazione metabolica da parte dei
fattori di crescita contenuta nel PRP induce un miglioramento
del trofismo della matrice del capello.

Dott. Carlo Grassi - Montecatini Terme

Trapianto di unità follicolari (FUT) nella cura della calvizie
: criteri di utilizzo dismorfofobia: clinica e terapie

La cura chirurgica della calvizie si è progressivamente
evoluta ed oggi ha raggiunto un alto grado di efficacia ed affidabilità
sia nell’uomo che nella donna. La metodica non è comunque
semplice da eseguire e richiede un lungo periodo di apprendimento.
Soprattutto difficile è preparare un personale addestrato,
essenziale per una perfetta manipolazione degli innesti. La suddivisione
delle singole unità follicolari ed il loro inserimento
sono ovviamente i tempi operatori più delicati ma anche
il prelievo deve essere perfetto così da non mettere in
pericolo la sopravvivenza dei bulbi residui e ridurre le scorte
disponibili e “restare senza carburatnte in mezzo al mare”.
A questo proposito la TET è sicuramente da preferire ,
soprattutto se non disponiamo di una esperienza particolare. Le
capacità tecniche non sono comunque gli unici requisiti
perchè il trapianto possa avere successo. Altrettanto importante
è imparare ad amministrare quanto la regione donatrice
mette a disposizione del chirurgo così da poter mantenere
nel tempo un risultato naturale. La riserva posteriore, abbondante
in alcuni casi e appena sufficiente in altri, è sempre
limitata e va sfruttata con intelligenza. L’estensione della zona
sottoposta a rinfoltimento è quasi sempre più importante
della densità che va privilegiata solo nelle forme più
limitate e stabilizzate. Quanto alla distribuzione degli innesti
consigliamo sempre di restare il più possibile “centrali”
e integrare poi la copertura ottenuta nella direzione del diradamento.

Dott.ssa Simona Turtù - Ascoli Piceno

La microscopia a luce polarizzata: il tricogramma

Il microscopio in luce polarizzata rappresenta un prezioso
ausilio per chi tratta le problematiche dei capelli. L’osservazione
della morfologia e di tutte le caratteristiche del capello permette
una diagnosi precisa e mirata, distinguendo situazioni che all’occhio
clinico presentano molte somiglianze, mentre l’esame delle caratteristiche
microscopiche può essere dirimente nella diagnosi differenziale.
Inoltre la diagnosi microscopica è completamente oggettiva,
dato che può essere visionata sia dal medico che dal paziente,
il cui coinvolgimento nello studio del proprio capello è
già terapeutico.

D’altro canto, i dati che otteniamo dallo studio in microscopia
a luce polarizzata (indici di vitalità del capello, deformazioni
del bulbo, stato di salute delle guaine con percentuali di lattato
di ammonio e squalene) non sono solo quantificabili, permettendo
così di capire la velocità e lo stadio dell’evoluzione
di una patologia, ma consentono anche un follow-up nel tempo per
valutare l’efficacia della terapia attuata.

Noi abbiamo inserito lo studio del capello in microscopia a luce
polarizzata non solo nella nostra pratica clinica di tricologi,
ma anche nella nostra attività di dermochirurghi che effettuano
l’autotrapianto di capelli.

Questo tipo di intervento deve essere posizionato in un preciso
momento dell’evoluzione dell’alopecia androgenetica, per avere
il risultato migliore e più duraturo possibile. In questa
ottica, il paziente candidato all’autotrapianto va preparato adeguatamente
all’intervento, e poi mantenuto in modo idoneo dopo l’intervento
stesso, per non inficiare il risultato ottenuto. Lo studio del
capello in microscopia a luce polarizzata permette il controllo
dello stato e dell’evoluzione di un’alopecia androgenetica, la
possibilità di adottare ancora una terapia medica o di
dover ricorrere necessariamente ad un approccio chirurgico, l’efficacia
di una terapia medica che prepari il paziente all’intervento,
e la capacità nel post-intervento di mantenere i capelli
trapiantati. In questo senso, la microscopia a luce polarizzata
si pone come ausilio al medico in ogni momento del suo iter: nella
diagnosi, nella prognosi, nella scelta terapeutica e nel follow-up.

Dott. Daniele Campo - Roma

Alopecia Psicogena: verso una possibile patologia psicosomatica

Introduzione. Si è osservato che la caduta dei capelli
comporta la percezione della riduzione della propria attrattiva
personale, la paura di invecchiare e presenta una ripercussione
negativa sulla vita sociale, associata ad una frequente riduzione
del tono dell’umore. Addirittura, si è osservata una peggior
qualità di vita in pazienti affetti da questo problema.
Altri studi, tuttavia, mettono in dubbio un legame causa-effetto
così impostato, suggerendo la possibilità che la
perdita dei capelli sia secondaria ad un condizione psicologica
di disagio personale. Inquadrata in tale ottica, l’alopecia costituirebbe
una malattia psicosomatica in piena regola.

Scopo. Lo scopo del nostro lavoro è stato quello di valutare
la possibilità che aspetti psicologici possano rivestire
un ruolo causale nella genesi e nel mantenimento della perdita
dei capelli in soggetti colpiti da diradamento di capelli di tipo
diffuso con associata iperseborrea.

Materiali e metodi. Sono stati arruolati di 29 pazienti con diradamento
diffuso, più marcato nell’area media anteriore, tutti i
pazienti presentavano iperseborrea.

Risultati. Dei 29 pazienti sottoposti a valutazione psicodiagnostica,
27 hanno mostrato la presenza di un quadro depressivo.

Conclusioni. Il nostro studio sottolinea, comunque, come aspetti
psichici possano avere un ruolo determinante nella genesi e nel
mantenimento della perdita dei capelli capelli in soggetti colpiti
da un diradamento di capelli di tipo diffuso e con associata iperseborrea,
mettendoci nelle condizioni di ipotizzare una nuova entità
nosografia che si presenta con caratteristiche cliniche ben distinte
e che potremmo denominare Alopecia psicogena.

Argomenti