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Epidemiologia

della alopecia androgenetica

Studi epidemiologici ufficiali sulla alopecia androgenetica,
considerata più un problema privato che pubblico, non sono
mai stati effettuati. Inoltre, la maggior parte dei dati disponibili
sono fondati su studi scientifici che descrivono piccoli campioni
non randomizzati e che, per di più, usano spesso classificazioni
diverse: di Hamilton, di Hamilton modificata da Norwood, di Ebling,
di Camacho, di Ludwig (per le donne) oppure quella di Savin (Rushton,
1999).

Comunque l’incidenza di perdita dei capelli a tipo androgenetico
si avvicina, nel corso della vita, al 100% degli uomini di razza
caucasica.

Per la prima volta i dati sull’età e sul modello di perdita
dei capelli sono stati percentualizzati da Hamilton. Secondo Hamilton
nel 96% degli uomini e nel 79% delle donne, dopo la pubertà,
si riscontrano i segni di un’iniziale perdita dei capelli evidenziata
da un arretramento uniforme della linea di inserzione frontale
(tipo II della scala di Hamilton). Questo tuttavia non significa
necessariamente l’inizio dell’alopecia androgenetica, né
ne rappresenta il primo stadio della calvizie vera: parliamo di
Alopecia Frontoparietale Fisiologica. Lo stesso Hamilton
rileva l’esistenza di una alopecia più pronunciata (grado
V - VII della scala di Hamilton) nel 58% degli uomini di oltre
50 anni.

Lo studio successivo di Norwood ha mostrato un rilevante livello
di calvizie di tipo maschile in oltre il 50% degli uomini adulti.

Una percentuale approssimativamente simile (42%) è stata
rilevata, tramite autovalutazione, in uno studio sulla calvizie
in relazione all’infarto del miocardio su 772 uomini tra i 24
ed i 54 anni (Lesko, 1993).

Sono state osservate anche rilevanti differenze razziali. Gli
uomini di razza nera hanno una probabilità quattro volte
più elevata di avere una folta capigliatura rispetto ai
caucasici. Gli uomini orientali hanno una più bassa incidenza
di perdita di capelli di tipo maschile rispetto ai caucasici ed
un inizio ritardato, mentre, negli uomini di razza cinese, la
perdita dei capelli di tipo maschile risulta non comune, è
lieve e si manifesta più tardi. É probabile, ma
finora non confermato, che queste differenze razziali siano riscontrabili
anche nelle donne.

Nell’uomo l’alopecia insorge di solito dopo la pubertà,
verso i 18 - 20 anni, con una recessione simmetrica bitemporale,
spesso accompagnata da una netta perdita di capelli lungo il margine
frontale; mentre nelle forme più gravi, quelle descritte
da Vera Price come “forme precoci” (EAGA = Early Andro
Genetic Alopecia) e definibili come Ipotrichia Ereditaria Semplice,
inizia già verso i 15 - 18 anni con un decorso molto più
rapido che, normalmente, porta allo stadio estremo della calvizie
ippocratica (stadio IV e V di Hamilton) prima dei 25 anni.

Nella donna la calvizie ha un inizio più tardivo ed una
progressione molto più lenta dell’analoga alopecia del
maschio, con un diradamento meno evidente ed una diffusione più
ampia; inizia, di solito, dieci anni più avanti, in genere
a seguito di alterazioni ormonali quali l’uso di estroprogestinici,
gravidanze, situazioni pre-menopausali o in seguito ad importanti
variazioni ponderali. Resta da stabilire se quella della donna
sia una vera alopecia androgenetica o qualcos’altro.

Da definire anche se l’alopecia androgenetica sia una malattia
vera e propria o una condizione fisiologica dovuta all’invecchiamento
cronologico, cioè all’invecchiamento intrinseco. In effetti,
non esiste molta letteratura sull’argomento, tuttavia si può
citare un lavoro di Kligman, nel quale si distinguono e si comparano
due situazioni, l’alopecia androgenetica e la “alopecia da
invecchiamento” (AIA = Aging Alopecia). La prima presenta
un assottigliamento del fusto del capello, prima dei 50 anni,
nell’area centrale del cuoio capelluto, nella quale si può
arrivare ad avere un cuoio capelluto completamente glabro. Connessa
anche a fattori di familiarità, dal punto di visto istologico
si nota come da un follicolo che ha subito un processo di miniaturizzazione
e dislocato in piani sempre più superficiali ha origine
un capello sempre più sottile, più corto e parzialmente
depigmentato. Nella “alopecia da invecchiamento”, invece,
l’assottigliamento del fusto del capello può aver luogo
solo dopo i 50 anni d’età, e non si rinvengono fattori
di familiarità in rapporto alla sua origine. Il diradamento
interessa tutta la capigliatura e non esita mai in un cuoio capelluto
completamente glabro. Istologicamente si rileva che il follicolo,
pur essendo più piccolo rispetto a quello presente nel
soggetto giovane con tutti i suoi capelli, non arriva alle ridotte
dimensioni dei follicoli interessati da alopecia androgenetica
e non sembra che sia presente una infiammazione importante; naturalmente,
dopo i 50 anni, o comunque con l’avanzare dell’età, le
due condizioni possono coesistere, in quanto l’invecchiamento,
purtroppo, non è gestibile.