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Gli androgeni

Sono gli ormoni più strettamente coinvolti nel determinare la calvizie...

Sono gli ormoni più strettamente coinvolti nel determinare la calvizie. Già la semplice osservazione che gli eunuchi non diventano mai calvi (Hamilton) e che negli pseudoermafroditi si produce, in epoca postpuberale, solo un semplice arretramento della linea frontale (Imperato), può farci comprendere che per l’espressione della calvizie è essenziale il testosterone (assente negli eunuchi) ed è necessaria la 5alfa-reduttasi (assente negli pseudoermafroditi), capace di convertire il testosterone in diidrotestosterone. Studi relativamente recenti avrebbero dimostrato l’esistenza di una maggiore quantità, in termini assoluti o relativi, di androgeni nel plasma dei soggetti calvi (Cipriani, 1983); tali osservazioni, però, non sono state confermate successivamente. Attualmente, si è convinti che non serva una concentrazione “superfisiologica” di androgeni nel sangue, ma che la quantità “soglia” sia intermedia tra le normali concentrazioni ematiche degli androgeni presenti nell’uomo e nella donna. Sembrano determinanti, invece, le concentrazioni a livello dell’unità pilo-sebacea degli enzimi necessari a convertire gli androgeni più deboli in androgeni più potenti, nonché la concentrazione del recettore degli androgeni. Nell’uomo, l’androgeno quantitativamente più importante è il testosterone, il quale viene prodotto dai testicoli a partire dall’epoca puberale. Il testosterone nel plasma è presente in forma libera nella percentuale del 2% della sua quantità totale; per la restante quota è legato ad una globulina plasmatica: l’SHBG (Sex Hormon Binding Globulin). Il testosterone libero trova, a livello periferico, enzimi capaci di convertirlo in una forma molto più attiva, ovvero in diidrotestosterone. Nella donna, gli androgeni maggiormente presenti sono il diidroepiandrosterone (DHEA), prodotto quasi esclusivamente dalle ghiandole surrenali (95%), e l’androstenedione, prodotto dall’ovaio (50%) ed, in misura minore, dalle surrenali (30%). Entrambi sono ormoni ad attività androgena piuttosto debole, ma esiste, comunque, un certo grado di interconversione, che si realizza a livello periferico, capace di trasformare questi ormoni in altri a capacità androgena più potente.

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