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Esami strumentali e tricogramma

La videomicroscopia, Il tricogramma, La fotografia globale.

La videomicroscopia

Utilizzata correttamente questa tecnica può essere uno
dei migliori ausili diagnostici per il medico tricologo, anche
se l’alto costo dello strumento non è facilmente ammortizzabile
per studi medici che non hanno una richiesta elevata di prestazioni
nello specifico settore. L’apparato consiste di una microcamera
dotata di ingrandimento sufficiente ad osservare con chiarezza
il cuoio capelluto ed i follicoli (l’ottica raccomandata si aggira
intorno ai 180 ingrandimenti). La microcamera deve necessariamente
essere dotata di un sistema di illuminazione: il migliore dei
quali è quello realizzato da una sorgente esterna collegata
alla microcamera da un fascio in fibra ottica. Detto apparato
è connesso ad un monitor per la visio ne di quanto viene
percepito dalla sonda. Questo tipo di esame è altamente
coinvolgente per il paziente, in quanto è l’unico che consente
di osservare “in diretta”, grazie anche al commento
del medico, lo status dei propri capelli. Da questa apparecchiatura
si può rilevare, in sostanza, lo stato di salute del cuoio
capelluto oppure la presenza di lesioni desquamanti, irritazione,
dermatite seborroica, sebopsoriasi od eczemi. É anche possibile
osservare la quantità e la qualità del sebo prodotto
in termini fisici (liquido, gelatinoso, prevalentemente solido
o addirittura in “perle”), lo stato dei follicoli piliferi,
come anche la presenza di un’irritazione perifollicolare e fenomeni
di “hair cast”. Può essere verificato lo stato
del fusto del capello (diametro e pigmentazione) e si può
avere un’indicazione sulla percentuale dei capelli miniaturizzati
(caratterizzati da ipopigmentazione e da diametri assottigliati).

Il tricogramma

È una metodica descritta da Van Scott nel 1957 e standardizzata
nel 1965 da Barman. Si tratta di un indagine morfologica dei capelli
che, oltretutto, consente di trarre alcune conclusioni diagnostiche
e prognostiche sullo stato di salute dei capelli. tricogramma
Anagen ð l’estremità prossimale mostra una zona triangolare
“a scopa di saggina” (con il manico rivolto verso la
punta del capello) di colorito scuro che corrisponde alla zona
cheratogena. Il bulbo è avvolto dalle guaine interna ed
esterna ed il pigmento è ben visibile. Anagen distrofico
ð il bulbo manca ed è sostituito da un estremità
affilata. Mancano guaine e pigmentazione. Rappresenta una intensa
diminuzione dell’attività mitotica delle cellule della
matrice come avviene nell’alopecia areata od in seguito a trattamenti
chemioterapici. Anagen displasico ð ha le caratteristiche
dell’anagen. Le guaine possono mancare ed il bulbo può
essere ad uncino o comunque deforme. Si tratta di capelli in anagen
che hanno subito uno stress di tipo meccanico. Telogen ð la
porzione prossimale è costituita da una forma a clava,
chiara, senza guaina. Il fusto è più sottile e sempre
depigmentato. Catagen ð è un reperto eccezionale. Le
caratteristiche sono intermedie: il bulbo tende ad essere piriforme
e le guaine sono in regressione. Costituisce l’esame classico
utilizzato in tricologia e per la cui esecuzione sono sufficienti
un microscopio ed una calcolatrice. La procedura d’analisi consiste
nello strappo, da almeno due aree del cuoio capelluto (frontale
ed occipitale), di circa una cinquantina di capelli, che vengono
poi sottoposti alla osservazione microscopica e distinti sulla
base dell’aspetto caratteristico in: anagen, catagen e telogen.
Dai rapporti tra questi aspetti morfologici nelle diverse aree
di prelievo è possibile avere delle indicazioni orientative
sulla diagnosi di alopecia androgenetica. Purtroppo, a sfavore
del tricogramma gioca il fatto che l’incidenza stagionale assume
una rilevanza troppo importante per rendere attendibili i dati
forniti da questa metodica esecuzione del tricogramma L’esecuzione
del tricogramma è semplice e può essere attuata
in un comune ambulatorio tricologico. Con una pinza Cocker dotata
di estremità gommate per non traumatizzare i capelli, si
strappa, con movimento rapido e secondo la direzione di crescita,
una ciocca di capelli a circa 2 cm. dalla radice. La raccolta
deve avvenire in modo adeguato, poiché uno strappo lento
aumenta il numero di capelli con radici distrofiche. Il campione
di capelli strappati deve essere di almeno 25-50 unità
per essere considerato statisticamente rappresentativo. Il paziente
deve essere istruito a non lavare, tagliare o sottoporre i capelli
a trattamenti cosmetici, chimici o meccanici per almeno una settimana
prima del prelievo. Questa raccomandazione è fondamentale,
poiché frizioni o lavaggi riducono la possibilità
di raccogliere capelli in fase telogen e aumentano il numero di
capelli distrofici.

La fotografia globale

La valutazione dei cambiamenti clinici nel tempo dei pazienti
interessati da alopecia androgenetica che si sottopongono a terapia
medica deve essere condotta con una metodologia particolarmente
accurata. Eventuali variazioni delle condizioni, sia in senso
migliorativo che peggiorativo, sono, infatti, molto spesso, minime.
Il follow-up non può essere basato solo su una cartella
o sul ricordo, perché entrano in gioco numerose varianti,
come, ad esempio, una diversa lunghezza dei capelli che può,
ai controlli successivi, alterare la nostra percezione. Per questo
motivo è necessario avere una strumentazione che consenta
una analisi del paziente obiettiva e universalmente valutabile.
Una metodica rapida ed assolutamente non invasiva è la
fotografia globale standardizzata; a tale scopo è stato
ideato uno stativo che permette di effettuare le fotografie dei
pazienti sempre nelle stesse condizioni. Tale apparecchiatura
consente di mantenere la testa in posizioni standardizzate e prefissate
in modo da poter effettuare delle fotografie che permettano dei
riscontri significativi.

riferimenti

Rebora A .”Le alopecie” Italian General Review of
Dermatology ,1992.

Rossi A, Cantisani C, Carlesimo M, Calvieri S.Gestione e follow-up
del paziente con alopecia androgenetica. Gitri, 2003.