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Ma... esiste davvero l’alopecia androgenetica femminile?

L’alopecia androgenetica è il risultato di un processo combinato androgeno-dipendente e di una trasmissione genetica...

L’alopecia androgenetica è il risultato di un processo
combinato androgeno-dipendente e di una trasmissione genetica.

E’ ormai comunemente accettato che l’alopecia androgenetica maschile
è associata ad un incremento dell’attività della
5-alfa riduttasi che porta ad un incremento locale della produzione
di diidrotestosterone od a una maggiore sensibilità locale
alla azione del DHT.

Questo caratteristico processo è stato dimostrato principalmente,
se non esclusivamente, negli uomini e poi, riteniamo impropriamente,
esteso alle donne.

L’incremento della 5-alfa reduttasi o della sensibilità
locale di natura al DHT spiega la ben nota efficacia degli inibitori
della 5-alfa reduttasi. Il meccanismo attraverso il quale dall’aumento
del diidrotestosterone locale si arriva alla miniaturizzazione
e poi alla perdita dei capelli non è stato compiutamente
chiarito. In tal senso sono stati proposti l’inibizione della
proliferazione delle cellule nella papilla dermica per un processo
vascolare basato sull’inibizione della produzione locale del fattore
di crescita vascolare ed un processo insulino-resistenza. Ma se
si considera il processo di calvizie come androgeno-dipendente,
l’alopecia androgenetica deve essere limitata alle sole aree recettrici
degli androgeni. Nel cuoio capelluto, questi recettori sono stati
individuati solo nell’area frontale e nel vertice, e mai nell’area
temporale ed occipitale. In effetti negli uomini è così
e l’alopecia androgenetica si presenta solo in queste zone caratteristiche,
mentre nelle donne la caduta dei capelli è raramente localizzata
a queste sole aree, anche quando, con l’avanzare dell’età,
si manifestano ampie zone calve. Nelle donne l’alopecia è,
di solito, diffusa anche alle zone non androgeno dipendenti. Inoltre
i livelli ormonali degli androgeni nella donna sana sono sempre
molto più bassi di quelli presenti nel maschio. Anche il
maschio in terapia con finasteride ha livelli di DHT circa 10
volte superiori a quelli della donna con alopecia il che la fa
malamente definire come androgenetica.

Nella sostanza gli inibitori della 5-alfa riduttasi appaiono inefficaci
nelle donne.

Dosi farmaceutiche di estrogeni (gravidanza, contraccezione) hanno
spesso un effetto benefico su molti casi di alopecia probabilmente
attraverso diversi meccanismi non anti-androgeni: incremento del
fattore di crescita vascolare endoteliale con effetto proliferativo
delle cellule della papilla dermica. Dosi farmacologiche di estrogeni,
di solito associate ad agenti antiandrogeni simili al progesterone,
vengono usati estensivamente con buoni risultati, tuttavia non
dimostrati in sede di test clinici. E’ importante anche precisare
che la papilla dermica ha un’aromatasi, specificamente nell’area
occipitale, la cui funzione non è stata ancora ben definita
nell’ambito dell’alopecia femminile. Fatta eccezione per qualche
raro caso di anomala produzione ormonale surrenalica o ovarica
per difetto enzimatico o per tumore secernente, nelle donne, l’alopecia
appare molto diversa da quella maschile ed i meccanismi appaiono
nettamente differenti ed, anche se non ancora del tutto chiariti,
quasi sempre assimilabili a quelli del Telogen Effluvio Cronico.

Amy McMichael: “le cause più comuni della caduta
dei capelli nelle donne e l’importanza di una diagnosi precoce
nel trattamento” American Academy of Dermatology 57°
meeting annuale, New Orleans, 2002.

Price V.H., Roberts J.L., Hordinsky M., Olsen E.A., Savin R.,
Bergfeld W., Fiedler V., Lucky A., Whiting D.A., Pappas F., Culbertson
J., Kotey P., Meehan A., Waldstreicher J.: “Mancanza di efficacia
della finasteride nelle donne affette da alopecia androgenetica
in post-menopausa”

Jamin C. : “Alopecia androgenetica e donne” Ann.
Dermatol. Venereol. Maggio 2002; 129 (5 Pt 2): 801-3