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Un sogno che diventa realtà (I° parte)

La Meyer, sul suo sito ufficiale, parla di come è nato Twilight e mi sono cimentato con la traduzione.

È Stephenie Meyer che parla. Quindi userò la prima persona singolare.

(Avvertenza: sono contenuti spoiler su Twilight; se non volete rovinarvi la suspense, smettete di leggere… ora. Avvertenza #2: data la lunghezza del libro, non potrò parlare poco, ci vorrà un bel po’. Siete stati avvertiti.)

Scrivere il libro: Conosco la data esatta in cui cominciai a scrivere Twilight, dato che era anche il primo giorno di lezioni di nuoto per i miei figli. Quindi posso affermare con certezza che si trattava del 2 giugno 2003. Fino a quel punto non avevo scritto altro che pochi capitoli (di altri libri) che non ho mai terminato. Infatti iniziai a scrivere solo sei anni prima, dalla nascita del mio primo figlio.

Mi sono svegliata (quel 2 giugno) da un sogno molto realistico. Nel mio sogno, due persone erano prese da un’intensa conversazione in una radura in mezzo ai boschi. Una di queste persone era una ragazza comune come voi. L’altra persona era incredibilmente bella, scintillante ed era un vampiro. Stavano parlando delle difficoltà riguardo al fatto che A) si stavano innamorando a vicenda mentre B) il vampiro era particolarmente attratto dal profumo del sangue della ragazza e stava passando un momento complicato per trattenersi dall’ucciderla immediatamente. La descrizione del mio sogno è il Capitolo 13 (”Confessioni”) del libro.

Nonostante avevo da fare molte cose (per esempio preparare la colazione per i miei bambini affamati, mettere e cambiare i pannolini ai bambini, ritrovare i costumi da bagno che nessuno ricordava dove erano stati messi…), restai nel letto, ripensando al sogno. Ero così affascinata dalla storia di quella coppia senza nome che odiavo l’idea di dimenticarla: era quel tipo di sogno per il quale avresti chiamato il/la tuo/a amico/a e annoiarlo con una descrizione dettagliata. (E poi, il vampiro era così dannatamente bello che non volevo dimenticarlo affatto.) Nonostante non ne avessi voglia, mi alzai e feci le cose indispensabili di sempre, poi misi tutte le cose da parte e mi sedetti davanti al computer, scrivendo qualcosa, cosa che non feci per molto tempo. Ma non volevo scordare il sogno, quindi scrissi ogni cosa che ricordavo, chiamando i personaggi “lui” e “lei”.

Da quel punto in poi non passò un giorno in cui non scrissi qualcosa. Durante i giorni brutti scrivevo solo una o due pagine, nei giorni belli riuscivo a scrivere un capitolo intero e ne iniziavo un altro. Scrivevo soprattutto di notte, quando i bambini dormivano, in modo tale che potevo concentrarmi per più di cinque minuti senza essere interrotta. Cominciai con la scena nella radura e scrissi fino alla fine del capitolo. Poi tornai all’inizio e scrissi fino a quando i pezzi si riunivano.

Mi ci volle del tempo per trovare i nomi alla mia coppia anonima. Per il mio vampiro (di cui mi innamorai dal primo giorno) decisi di usare un nome che una volta era considerato romantico, ma che perse popolarità lungo i decenni. Il Mr. Rochester di Charlotte Bronte e il Mr. Ferrars di Jane Austen mi portarono al nome Edward. Provai a inserirlo e ci stava a meraviglia. La scelta per la ragazza fu più difficile. Nessun nome che le davo sembrava calzare. Dopo aver passato molto tempo con lei, le volevo bene come una figlia e nessun nome era bello abbastanza. Alla fine, ispirata da questo amore, le diedi il nome che volevo dare a mia figlia: Isabella. Yuppie! Edward e Bella avevano un nome. Per il resto dei personaggi feci molte ricerche in vecchi registri di censimento, cercando nomi popolari per gli anni in cui erano nati. Alcune informazioni: Rosalie era “Carol” e Jasper era “Ronald”. Mi piacevano di più i nomi nuovi, ma di tanto in tanto scrivero Carol e Ron per sbaglio. Questo confondeva le persone che leggevano le mie bozze.

Per la mia locazione, decisi di usare un posto dove pioveva sempre. Andai su Google, come faccio per tutte le mie ricerche, e cercai il luogo con più precipitazioni in America. Risultò essere la Olympic Peninsula nello Stato di Washington. Trovai delle mappe del posto e le studiai, cercando qualcosa di piccolo, fuori passaggio e circondata da foreste… Ed ecco una piccola città chiamata “Forks”. Cercai le immagini su Google e le magnifiche fotografie mi convinsero. (Immagini come queste della Hoh Rainforest (a pochi minuti da Forks). Visita anche forks-web.com). Cercando qualcosa su Forks, trovai la Riserva di La Push, casa dei Quileute. La storia dei Quileute è affascinante e alcuni membri inventati diventarono importanti per la mia storia.

Per tutto quel tempo, Edward e Bella, erano voci nella mia testa. Non sarebbero mai stati zitti. Restavo sveglia molto tempo di notte, per poi infilarmi nel letto e ricominciare a pensare. Odiavo dimenticare qualcosa, quindi mi rialzavo, mi rimettevo al computer e scrivevo. Alla fine misi accanto al letto un taccuino e una penna, in modo da non alzarmi e riuscire a dormire un po’. Era sempre una sfida ardua quella di decifrare la mattina gli appunti che scrivevo durante la notte, nell’oscurità.

Durante il giorno non potevo stare lontana dal computer. Quano ero bloccata con le lezioni di nuoto pensavo alla trama e, tornata a casa, scrivevo velocemente tutto sul computer.

Quando avevo finito di scrivere il libro, cominciai a scrivere gli epiloghi… molti epiloghi. Questo mi disse che non ero pronta ad abbandonare i miei personaggi, quindi cominciai a scrivere il seguito. Nel frattempo continuavo a redigere Twilight in modo ossessivo-compulsivo.

Mia sorella maggiore, Emily, era l’unica a sapere cosa stavo facendo. A giugno, cominciai a spedirle i capitoli, man mano che li finivo e, molto presto, lei diventò la mia tifatrice ufficiale. Fu Emily la prima a suggerire di pubblicare Twilight. Ero stupita dal fatto che ero riuscita a completare un libro, così ci feci un pensierino.

Traduzione effettuata da Francesco. - Link originale: The Story Behind Twilight