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Chernobyl - la tragedia ancora viva

Fra i tanti problemi ereditati dall'ex Unione Sovietica, quello della centrale di Chernobyl sembra sia stato il più ostico da affrontare per una Nazione la cui produzione di energia elettrica dipende per gran parte da centrali nucleari.

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Nel 1986 esplode un reattore della Centrale Nucleare di Chernobyl. La nube tossica irradia il 70% del territorio dell’odierna Repubblica Bielorussa e la parte di Ucraina creando il più grande disastro ecologico del nostro secolo.

Lo shock causato dall’incidente ha provocato la cancellazione di programmi nucleari ed è stato un vero punto di svolta nell’evoluzione dell’industria nucleare nel mondo.

Quindici anni dopo, si comincia a vedere quanto possa essere grave l’impatto di un incidente nucleare. Circa 9 milioni di persone sono state colpite, centinaia di migliaia gli evacuati che non torneranno più nelle loro case, migliaia i bambini che stanno tuttora vivendo in aree fortemente contaminate.

La chiusura della centrale nucleare di Chernobyl il 15 dicembre 2000 costituisce l’apparente epilogo di una tragedia che investì l’Europa quattordici anni or sono. All’epoca, l’opinione pubblica mondiale si rese conto che, se non tenuto sotto un controllo scrupoloso e assiduo, anche l’uso civile della reazione nucleare si poteva trasformare in una bomba, non tanto per
il
potere distruttivo, quanto per l’emissione nell’atmosfera in modo incontrollabile di materiale radioattivo.
L’Unione Europea è anche impegnata ad aiutare l’Ucraina nella costruzione di altre due centrali nucleari (Khmelnytsky e Rivne) destinate a rimpiazzare quella di Chernobyl e il cui finanziamento fu deciso nel 1995 con un memorandum tra l’Ucraina e il gruppo dei sette Paesi più industrializzati. Per aiutare la costruzione delle centrali, il cui costo finale si stima intorno a 1,4 miliardi di dollari, la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo ha previsto inizialmente un finanziamento di 100 milioni di dollari su un totale di 270 previsti.

Due milioni e duecentomila abitanti che reclamano gli indennizzi per i danni subiti a causa dell’incidente di Chernobyl. Più di 200mila bambini nella sola regione di Gomel al sud della Bielorussia abitano in aree definite “altamente contaminate”. Ogni anno decine di migliaia di famiglie italiane ospitano i bimbi provenienti dalle zone di Chernobyl. La maggior parte di loro torna negli anni successivi presso la stessa famiglia dove sono stati ospitati negli anni precedenti e con la quale si è instaurato un bellissimo rapporto di amicizia e solidarietà sia con loro che con i loro familiari.