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Nobel per letteratura assegnato ad un cosacco

Nella steppa sconfinata a 40 sotto 0&#nbsp; se ne infischiano del gelo i cosacchi dello Zar. Col colbacco e gli stivali camminando tutti in fila&#nbsp; con la neve a mezza gamba vanno verso il fiume Don...

Nel 1965 il premio Nobel per la letteratura e’ stato assegnato a Mikhail
Solokhov, un brillante scrittore ucraino, autore di IL PLACIDO DON e I RACCONTI
DEL DON. Solokhov era nato nel 1905 in un piccolo villaggio di Veshenskaya, in
Ucraina (vicino Rostov-on -Don). Sua madre era una cosacca.   Mikhail
trascorse l’infanzia e l’adolescenza nella regione del Don (il fiume piu’
importante della Ucraina) e, dopo avere esercitato numerosi mestieri, iniziò
l’attività letteraria (1923) collaborando a riviste e giornali dell’unione
della gioventù comunista (komsomol).  Tutta la sua vita e’ stata legata
alla Rivoluzione russa e la Guerra Civile (lui ha fatto parte dell’Armata Rossa
durante la Guerra civile), e questi eventi hanno influenzato anche le sue opere.
La pubblicazione della prima raccolta narrativa, I racconti del Don (1926),
ispirata alla guerra civile, fu trascurata dalla critica e dal pubblico.  I
racconti in realta’ erano la preparazione all’opera maggiore, IL PLACIDO DON. 
Il romanzo (Tikhiy Don in russo) (1928-1940), epopea della vita dei Cosacchi
durante la prima guerra mondiale e la guerra civile, gli diede la fama. 
Molti paragonano questo romanzo con Guerra e pace di Leo Tolstoy.

Il protagonista del Placido Don e’ Grigorij Melechov.  Come cosacco del
Don lui e’ stato ufficiale nell’esercito zarista sul fronte tedesco. 
Scoppiata la rivoluzione, Melechov  e’ ad essa favorevole, cioe’ contro lo
zarismo, ma non sopporta i “Rossi” (i comunisti) e prende il comando
di una banda armate per combatterli. Dovrebbe accettare a quel punto le idee di
“bianchi” (anti-comunisti) ma si rende conto che il ritorno al passato,
per quale loro stanno combattendo, e’ escluso.  Condizionato dalle
cirzonstanze, Melechov passi ai “Rossi” ed entri nell’armata a cavallo
di Budennyj (quello che ispiro’ allo scrittore Babel i suoi famosi racconti - da
non mancare se Vi interessa la storia russa- intitolati appunto L’armata
a cavallo
).  Pero’ i Rossi lo considerano “un elemento infido”
e lo rimandano a casa.  Melechov ritorna nel proprio villaggio e…
riprende l’attivita’ anti-comunista!  Se volete scoprire il perche’,
leggete il
libro
- la storia divente troppo lunga per raccontarla tutta -))

E’ stato detto di Sholokhov: “Lui ha dipinto un quadro del mondo cosacco
saturo degli odori della terra e pittoresco, e oprea del tutto russa, nazionale,
popolare” (A. Tolstoj)  “Cio’ che lo distingue da Leo Tolstoj e’
l’assenza di pregiuduizio sugli eventi storici… Lui non fa di tutti i Rossi
degli eroi, ne’ di tutti i Bianchi dei vigliacchi.   Non gli piace
filosofare sulla storia.”

Segue un romanzo La
terra vergina dissodata
(Tselina, 1932), legato ai problemi della collettivizzazione
ed un bellissimo racconto Destino
di un uomo
(1956 - Sudjba cheloveka), sui problemi di Russia del dopoguerra.