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Alla scoperta di Russia cechoviana

Sapevate che il grande scrittore russo Anthon Cechov era un appassionato viaggiatore? Compì lunghi viaggi all'estero e nella stessa Russia: in Siberia, a visitare la colonia penale di Sakhalin (ne trae un formidabile reportage, Reparto n. 6); a Novgorod e Voronyesh, dove si trasferisce in qualità di medico condotto...

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Di umili origini, Anton Cechov nasce a Taganrog, nel 1860. Quando Cechov ha quindici
anni, il padre ripara a Mosca a causa di una bancarotta, lasciando la famiglia alla mercé dei
creditori, che ne pignorano la casa. Cechov si riunisce con la famiglia, a
Mosca, nel 1879. Intraprende studi di medicina. Mentre svolge tirocinio, inizia a pubblicare racconti satirici e letteratura
comica, con lo pseudonimo di Antosha CEKHONTE. Lo stile del giovane Cechov è brillante ed
efficace. Viaggi: in Siberia, a visitare la colonia penale di Sakhalin (ne trae un formidabile reportage, Reparto n. 6); a Novgorod e
Voronyesh, dove si trasferisce in qualità di medico condotto, incominciando a imparare il mestiere di
contadino, con cui integra i magri proventi della professione medica.

Nel 1895 portò a termine una nuova opera per il teatro: Il gabbiano. Per il Teatro
dell’Arte, che adottò come insegna il gabbiano, Cechov scrisse altri tre
lavori: Zio Vanja, messo in scena a Mosca nel 1899 dopo una serie di rappresentazioni in teatri di
provincia, Le tre sorelle (1901) e Il giardino dei ciliegi (1904). Fu un successo
crescente, che consolidò la fama di Cechov in Europa, nonostante gli ultimi attacchi della critica
tradizionalista. Sulla scia di questi successi e forte della collaborazione di Stanislaviskij e
Dancenko, Cechov meditava di scrivere altre opere, quando la tubercolosi lo uccise nel
1904.

Qui potete leggere le prime righe dei piu’ famosi racconti di
Cechov.

CONTADINI
Nikolàj Cikildjèjev, cameriere a Mosca presso l’albergo
“Slavjànskij Bazàr”, s’era ammalato. Le gambe gli s’erano
intorpidite, e il suo passo non era più

quello, tanto che un giorno, venendo innanzi pel corridoio, aveva inciampato ed era caduto con tutto il
vassoio, su cui stava portando del prosciutto con contorno di
piselli. S’era reso necessario lasciare il posto. Tutto quel
po’ di danaro che avevano, tra lui e la moglie, lo aveva speso in medicine; mezzi di
mantenersi, non gliene rimanevano più; s’annoiava,
d’altronde, senza lavorare: e cosí decise che l’unica cosa da fare era di ritirarsi a casa
sua, in campagna.Nella casa natia, la malattia pesa meno, e la vita è più a buon
mercato; e non per niente dice il proverbio: a casa i muri stessi dànno
mano.

IL REPARTO N 6

Nel perimetro dell’ospedale, sorge un piccolo padiglione circondato da un vero e proprio bosco di
cardi, d’ortica e di canapa selvatica. Il tetto è tutto
rugginoso, il comignolo è per metà crollato, gli scalini alla porta d’ingresso si sono imporriti e ricoperti
d’erba, e dell’intonaco non è rimasto che qualche traccia. Con la facciata anteriore il padiglione guarda
all’ospedale, con quella posteriore alla campagna, da cui lo tien separato il grigio recinto
dell’ospedale, irto di chiodi. Codesti chiodi, voltati con la punta
all’insù, e il recinto, e il padiglione stesso, hanno quell’aria particolare di squallore e di
dannazione, che da noi in Russia è una prerogativa degli stabilimenti ospedalieri e
carcerari.

IL RACCONTO DI UNO SCONOSCIUTO

Per ragioni di cui non è questo il momento di parlar
minutamente, mi si rese necessario farmi assumere come cameriere in casa d’un funzionario
pietroburghese, certo Orlòv. Aveva costui trentacinqu’anni circa, e aveva nome
Gheòrghij Ivànyc.

In casa di codesto Orlòv io mi feci assumere a motivo del padre, noto uomo
politico, che consideravo come un serio avversario della mia
causa. Calcolavo che, vivendo presso il figlio, fra i discorsi che mi sarebbero giunti
all’orecchio e le carte e le lettere che avrei trovate sulla
scrivania, sarei stato in grado di formarmi una conoscenza precisa dei progetti e delle
intenzioni del padre.

LA STEPPA
Da N…, capoluogo di distretto del governatorato di Z…, sul far d’un mattino di
luglio, uscí e rimbombando rotolò via per la grande strada postale uno sgangherato legnetto senza
molle, uno di quei legnetti antidiluviani, su cui viaggiano ora in Russia soltanto i rappresentanti di
commercio, i mercanti all’ingrosso e i preti di modesta
condizione. Esso tambureggiava e cigolava ad ogni minimo
movimento; cupamente gli teneva bordone un secchio che ci avevan legato
dietro: e già da questi rumori, e dai miserevoli brindelli di cuoio che sbatacchiavano sulla sua carcassa
spelacchiata, si poteva giudicare della sua vetustà e della sua
buona disposizione ad andarsene in pezzi.