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Le tragedie annunciate di Dmitri Bakin

"Nessuno ha deciso di farci esistere: noi siamo il frutto di un'esplosione".

Dmitri
Bakin, un ex-camionista, ha attirato l’attenzione della
Mosca letteraria nel 1996 con suo libro d’esordio (per ora, resta la sua opera
prima e unica),

Terra d’origine
(Strana
proiskhozdenija) 157 pagine , edizione Minimum
Fax - gennaio 2002, Euro 11,50), una raccolta di racconti, che diventa
subito un caso letterario non solo in Russia, ma in Inghilterra (Granta),
Francia (Gallimard) e Germania.

Le storie di Bakin sono ricamate sullo sfondo del male, di una desolazione del
dopoguerra, di continua lotta.

Ecco cosa scrive Viktor Pelevin del libro:

«Negli otto racconti di Bakin c’è proprio tutto quello che ha reso grande la
Russia: esaltandola, umiliandola, precipitandola nei baratri più inimmaginabili,
gettando i s

emi per una sempre possibile e sempre procastinata resurrezione. C’è lo
splendore delle icone bizantine, la terra e il fango dei villaggi rurali, il
grigio sferragliare dei blindati sovietici, il silenzio metafisico delle tratte
ferroviarie. Ci sono pittori consumati dalla febbre della creazione artistica,
padri di famiglia accecati da una sconfinata sete tirannica, soldati impegnati
in missioni suicide, donne capaci di rovinare interi battaglioni con una
semplice emissione di voce. Ma non è tutto. Questo prodigio è frutto di uno
scrittore poco più che trentenne, sbucato fuori non si sa bene come dall’inferno
moscovita degli ultimi anni il quale, per quanto almeno ne so io, trascorre le
giornate guidando per sedici ore di fila un camion rubato all’esercito lungo le
strade che costeggiano la Transiberiana».

«Lei
si spogliò lentamente e lui vide il corpo giovane ed elastico. Non è lei. È lei.
Lei si sdraiò. Il suo viso era vivace e infantile, perfino alla luce della luna
che rende morti i vivi. Ora dirà: “Vieni da me”. Lei disse “Vieni da me”. Lui si
spogliò e si sdraiò. Venne sfiorato da fresche mani di donna. Ora dirà “Non
m’importa di tutti gli altri. Io aspettavo solo te. Non andartene mai più”. Lei
disse: “Non m’importa di tutti gli altri, io aspettavo solo te, non andartene
mai più”. Lo guardava con occhi teneri e indifesi, trattenendo le lacrime. Lui
la baciò. Ora chiederà: “Mi ami?” Lei chiese: “Mi ami?”, e lo guardò con occhi
imploranti. Lui disse: “Sì, ti amo”. Ora chiederà “Molto?”, Lui disse: “Molto”.
Ora chiederà: “E non mi abbandonerai?” Lei chiese: “Non mi abbandonerai, vero?
Non mi abbandonerai?” E lo guardò con occhi inondati di lacrime, incarnazione
della sincerità di una monaca, dell’innocenza di un feto. Erano tutt’uno con la
terra. Tutto. E allora lei si stirò pigramente, si girò verso di lui, con aria
beffarda curvò le labbra pallide, screpolate dal vento, e con aria di scherno
disse: “Bene”».

Il talento di Bakin si puo’ paragonare con
quello di con Andrej Platonov o Gabriel Garcia Maquez… possiamo solo sperare
che Bakin continui a scrivere!