Due mercanti di sete russi con la passione per l’arte francese
Le collezioni di due ricchi imprenditori e appassionati di pittura francese dell’inizio del secolo, Ivan Abramovic Morozov e Sergej Ivanovic Shukin, rappresentano i tesori piu’ importanti del Museo. La collezione du Shukin ha avuto inizio con l’acquisto da Paul Durand-Ruel i suoi primi quadri impressionisti. Si interessa immediatamente al lavoro di Monet, tanto che dal 1898-1904 compera ben undici tele dell’artista. Sempre in cerca del nuovo, dal 1904 si concentra sempre più verso i linguaggi emergenti dell’arte e, comprendendo l’originalità della ricerca di Cézanne, ne acquista opere (presenti in mostra) quali Frutta o il Fumatore. Oltre a ciò si sente attirato anche dalle opere di Gauguin, di Van Gogh e di Monet (La signora in giardino, Il laghetto di Montgeron e Ponte di Waterloo).
Shukin aveva commissionata la celebre opera di Matisse La Danza direttamente all’artista per far decorare lo scalone del suo palazzo di Mosca. Da notare che nel suo palazzo la collezione d’arte veniva aperta gratuitamente al pubblico una volta alla settimana. Parecchi giovani pittori russi frequentarono la sua casa rimanendone influenzati e aprendosi agli orizzonti della pittura moderna occidentale.
Nel 1907, Matisse presento’ a Shukin un altro pittore Pablo Picasso, e Shukin acquisto’ alcuni delle sue opere come la Bevitrice di assenzio e Il ragazzo col cane.
Anche Ivan Morozov decise di seguire le orme di Shukin e dopo aver ristaurato suo palazzo, inizia la raccolta con ii quadri di Renoir, Manet, Degas, Monet ma seppe anche apprezzare l’arte ancora non conosciuta di Van Gogh e Gauguin (Acqua deliziosa, Dolci sogni, Fatata Te Mouà e Nave Nave Moe). Fu proprio Morozov a comprare un eccelente ritratto di Renoir dell’attrice Jeanne Samary. Tra i suoi artista preferito c’era anche Sisley.
Stalin ruba le collezioni di Shukin e Morozov
Il 5 dicembre del 1918, giorno in cui il Commissariato del Popolo di Mosca aveva nazionalizzato la grande collezione Shukin. Un mese e mezzo dopo lo stesso destino era toccato ad un’altra grande raccolta d’arte contemporanea, quella di Ivan Morozov. I due tesori vennero prima uniti e poi smembrati tra il Museo Pushkin di Mosca e l’Ermitage, in seguita a una decisione presa da Stalin nel 1948.
In questi giorni André Marc Delocque Fourcaud, nipote e erede unico di Shukin, ha chiesto da Parigi il sequestro di uno dei 45 quadri che furono del nonno: i quadri confiscati senza indennizzo nel 1918 risultano “rubati” secondo il diritto in vigore nei paesi democratici. E il fatto che il ladro sia Stalin, non giustifica l’accaduto. Si attende una decisione del tribunale, ma prima del 10 luglio sarà difficile giungere a una soluzione.
L’impressionismo all’Ermitage
Sono rappresentati grandi nomi della pittura come Cèzanne, Gauguin, Colin, Degas, De Nittis, Monet, Manet, Morisot, Pissarro, Robert, Sisley, Tissot e Renoir.
L’arte ortodossa all’Ermitage
L’iconografia rappresentava l’unica forma di pittura diffusa in Russia prima del Settecento; dopo questo periodo, la progressiva apertura all’Occidente ha portato i pittori a utilizzare la tecnica dell’olio su tela e ad adottare canoni più realistici. Ermitage dispone di una ricchissima collezione delle ICONE RUSSE dal 13 secolo:
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Oro, il mistero dei Sarmati e degli Sciti
Tra il 1986 e il 1990, nei tumuli funerari (kurgan) di Filippovka, nelle steppe a sud degli Urali, sono stati rinvenuti oltre duecento oggetti d’oro e d’argento risalenti al V° e IV° secolo a.C. La scoperta archeologica di Filippovka ha portato alla luce i bestiari, corredi funerari, statue lignee di cervi rivestite di lamine d’oro, bardature per cavalli, corazze di ferro, placche e specchi in bronzo, placche in oro e argento che in origine decoravano vasi lignei e molti gioielli. Da non perdere il meraviglioso pettine d’oro realizzato, a cavallo tra il V° e il IV° secolo a.C., secondo i canoni della statuaria greca. Forse il defunto principe guerriero scita, a cui apparteneva il pettine, era anche un fine conoscitore di belle arti: la battaglia messa in scena sul manico del pettine (un cavaliere che fronteggia due fanti) è improntata, infatti, ai più raffinati canoni del naturalismo ellenico.
Una delle principali caratteristiche della cultura dei popoli nomadi dell’Asia è l’uso del cosiddetto “stile animalistico”. L’animale più spesso raffigurato è il cervo, che ricorre su placche per recipienti, indumenti e decorazioni delle armi. La figura stilizzata del cervo ha le zampe piegate in segno di sconfitta ed ha le corna arricciate in un raffinato disegno “art nouveau”. Ma non mancano i pesci, i cammelli, i mufloni, i cinghiali, i cavalli, gli uccelli rapaci, i lupi, le tigri ed altri felini (vedi il vaso con manico zoomorfico e bracialetto con decorzioni animalesche).


Sulle foto: (1) Vaso con manico zoomorfo d’arte sarmatica in oro, turchese, corallo e vetro. Primo secolo d.C.) (2) Pettine con scena di battaglia in oro proveniente dall’Ucraina. 400-375 a.C. (3) Braccialetto a spirale in oro con estremità zoomorfe proveniente dall’area del Volga, Volgograd Obvlast. Primo secolo a.C.

Fiorenzo Oliva








