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Nostalgia per l’Unione Sovietica?

Leggi l'estratto di un ottimo articolo di Gian Piero Piretto Cara, vecchia Unione Sovietica (formato .pdf)

Da un certo numero di anni, ormai, si assiste in Russia a un complesso e
articolato intreccio di varie forme e manifestazioni culturali raccolte
sotto il generico e vago termine di nostalgia per l’Unione Sovietica, la
nostalgia del passato sovietico del Paese, portatrice di valenze che occupano un
ben determinato spazio nelle categorie culturali dell’oggi.

Molti prima di me hanno dimostrato che questa nostalgia è da intendersi non
esclusivamente come rimpianto per il regime in senso stretto, per l’Unione
Sovietica con le sue roboanti ritualità, per il pugno di ferro politico, ma
piuttosto per un sentimento comune, per un discorso coinvolgente, per un
punto di riferimento collettivo, comunque, per una considerevole percentuale
della popolazione, necessario e accarezzato. Non pura ideologia, dunque, ma
anche e soprattutto emotività. Emotività che, al pari dell’ideologia, può
però rivelarsi pericolosa e manipolabile, in modo particolare quando arriva,
come in questo caso, a coinvolgere le masse

…si può arrivare a determinare tre macrocategorie di nostalgia nella Russia
post-sovietica.

La prima (utopica) vede uno sguardo al
passato di sapore collettivo, è basata sulla concreta aspirazione a un revival
politico, al ritorno a un mitico luogo dove la grande patria sarà ricostruita
secondo l’originario grandioso progetto Esalta la grandezza della Russia
vittoriosa sui nazisti, è eltsinianamente passibile di tornare alle proprie
glorie, al di sopra di connotazioni politche o partitiche. Recupera lentamente
le dimostrazioni di piazza, le celebrazioni canoniche dei giorni di festa.
Sfocia quasi automaticamente nel nazionalismo: seduzione totalitaria di un
ritorno a un passato grandioso. Ripropone con gusto e tattica sottili, immagini
del mitologico passato sovietico, non tapppe reali della storia, ma momenti
capaci di suscitare una o più lacrime.

La seconda variante (ironica), più
personale e privata, ricorda il passato come luogo che si è perduto, ma a cui
non si tende a tornare. Accentua il desiderio, si concentra sul dislocamento dal
luogo di origine, ma non pensa a ricostruirlo. Si strugge e cerca tracce del
passato, ripercorre con la memoria luoghi, tempi, sinestesie. Ne riconosce il
valore ma ne prende le distanze, con ironia. Il riferimento ai simboli sovietici
è trattato con rispetto: rispetto delle proprie emozioni nei confronti degli
stessi.

La terza categoria afferisce
all’esagerato, al Kitsch. Se il Kitsch era stato scomodato per catalogare e
definire tracce di passato sovietico svuotate dalla decostruzione degli anni
Settanta e dal successivo concettualismo, il campparte da quello stadio e
procede oltre. Il patetico sentimento nazionale condivisibile da tutti (Kitsch
nostalgico-ironico) diventa esclusivo, a fruizione di quei pochi che
sghignazzano sui segni del passato e ne fanno spettacolo, recitano la parte di
chi è venuto prima di loro, irridendone illusioni, sentimenti e trasporti. Prime
protagoniste in questa operazione, le sottoculture giovanili, i movimenti
di controcultura, chiunque abbia nei confronti di un certo sentimento nazionale
intenzioni di stravolgimento e sberleffo. Alcuni prodotti dell’architettura
nella Mosca contemporanea bene si prestano a confermare e a chiosare le
categorie sopra citate.

…la ex mostra delle conquiste dell’economia popolare (la mitica VDNCh),
oggi trasformata in fiera mercato, in cui i padiglioni in perfetto stile
realsocialista, tuttora traboccanti di marmoree o bronzee spighe di grano,
colcosiane, falci e martelli, ospitano non più modelli esemplari e celebrazioni
di iper-realtà (quasi sempre virtuali) del lavoro sovietico, ma cucine di
mobilieri italiani, case prefabbricate per nuovi russi, elettrodomestici
tedeschi, bar e caffè che offrono piatti delle più diverse etnie. I grandi
viali, le fontane ridondanti, i fregi monumentali parlano della grandezza da
facciata del passato staliniano, già ampiamente attaccato, svelato, decostruito
e ormai parte della storia dell’architettura e dell’arte, visitabile, nostalgia
permettendo, anche come reperto di un’archeologia assai recente.

La pagina di
Gian Piero Piretto
, il professore ordinario di Letteratura Russa
Contemporanea a Milano

ClupGuida di Silvia Burini, Gian Piero Piretto
Mosca
e San Pietroburgo
Mosca e San Pietroburgo


“Il radioso avvenire. Mitologie culturali sovietiche”
di Piretto (Einaudi,
Saggi 2001)