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Fra i ciliegi di Chechov

«Con grazia celestiale, uno spazio scenico dal candore immacolato, risplendente di piena luminosità come il colore di un gabbiano o della neve, incanto di una dimora familiare che ormai sta per cessare di esistere». "Il giardino dei ciliegi" e' uno dei più grandi capolavori della drammaturgia del 900...

Viaggio nella drammaturgia russa: “Il giardino dei ciliegi”.. L’ultima opera teatrale di Anton Cechov, e’ syùtata scritta nel 1903, quando lo scrittore aveva 44 anni. Fra pochi mesi lui mori’ di tisi..Per Cechov, questo suo ultimo lavoro teatrale era, più che un dramma, una commedia. Prima di morire, anzi, ebbe a questo proposito una vivace polemica con Stanislawski che ne aveva dato, al Teatro d’Arte di Mosca, una versione troppo cupa e drammatica. Ma dopo di allora aveva definitivamente vinto Stanislawski, la cui messinscena era rimasta l’unico esempio da seguire. “Il giardino dei ciliegi” e’ l’eterna commedia d’illusione e sconforto, di ricordo e speranza, di comunione e solitudine, e’ la poema teatrale in quattro movimenti, di un lungo addio a un giardino dei ciliegi da tutti amato.
Per Ljubov Andreevna, la proprietaria che torna a casa dopo una sventurata storia d’amore, quel giardino rappresenta l’innocenza dell’infanzia e la sua vendita la fine di tutto. Per Lopachin, il figlio di contadini arricchito, l’unico personaggio che non è stregato da quel posto, esso significa solo la ricchezza e il riscatto sociale, da conquistare anche a colpi di accetta. E tra questi due estremi, tra la bellezza sterile o il tesoro da corrompere, anche tutti gli altri personaggi della commedia - il fratello di Ljubov, Leonid Gaiev, la sua figlia naturale Ania e quella adottiva Varia, i pochi conoscenti che ancora vivono con loro e intorno a loro - portano in sé il proprio giardino dei ciliegi, perduto il quale la casa si spopola e la vita li disperde. Attraverso questa vicenda, Cechov racconta, due mondi antagonisti, stili di vita che si confrontano, sullo sfondo di un paese che si trasforma.

Ljubovj: “Oh, infanzia mia, purezza mia! In questa stanza io dormivo, da qui guardavo il giardino, la felicità si svegliava con me ogni mattina e il giardino era tale quale adesso, nulla è cambiato. (Ride di gioia).Tutto, tutto bianco! Oh, giardino mio! Dopo lo scuro, piovoso autunno e il freddo inverno, tu sei di nuovo giovane, colmo di felicità, gli angeli del cielo non ti hanno abbandonato… Se potessi togliermi dal petto e dalle spalle queste pietre pesanti, se potessi dimenticare il mio passato!
Io qui sono nata, qui hanno vissuto mio padre e mia madre, mio nonno, io amo questa casa, senza il giardino dei ciliegi non ha senso la mia vita, e se è proprio indispensabile venderlo, allora vendano anche me assieme a lui… (Abbraccia Trofimov, lo bacia sulla fronte).Mio figlio è annegato qui… (Piange).Abbiate pietà di me, voi siete così buono, così bravo…

Monologo di Lopachin: “Io l’ho comprato! Aspettate, signori, fatemi la cortesia, ho la testa che è una giostra, non riesco a parlare… (Ride).Arriviamo all’asta, Deriganov è già là. Leonid Andreiè aveva solo quindicimila rubli, Deriganov ne offre subito trentamila più il debito. La situazione è subito chiara: il gioco è fra noi due; ne lancio quaranta. Lui quarantacinque. Io cinquantacinque. Lui sale ogni volta di cinque, e io di dieci… E poi è fatta. Ne ho offerto novanta più il debito, ed è toccato a me. Il giardino dei ciliegi adesso è mio! Mio! (Ridacchia).Dio mio, signore, il giardino dei ciliegi è mio! Ditemi che sono ubriaco, che ho perso la ragione, che mi sono immaginato tutto… (Pesta i piedi).Non ridete di me! Ah, se mio padre e mio nonno potessero venir fuori dalle loro tombe e vedere tutto quel che è successo, che il loro Ermolaj, quello che picchiavano, l’ignorante Ermolaj che d’inverno andava in giro a piedi nudi, se vedessero che quello stesso Ermolaj ha comprato la proprietà più bella che esiste al mondo. Io ho comprato la proprietà in cui mio nonno e mio padre erano schiavi, in cui loro non erano ammessi neanche alle cucine. Sto dormendo, sto sognando, è solo un’impressione… È il frutto della vostra immaginazione, coperto dalle tenebre dell’ignoto… (Raccoglie le chiavi, sorridendo dolcemente).Ha gettato le chiavi per dimostrare che non è più padrona qui… (Fa tintinnare le chiavi).Eh sì , non fa niente…”

Monologo di Trofimov: “Pensate, Anja: vostro nonno, bisnonno e tutti i vostri antenati erano possidenti, proprietari di anime. Non vedete che da ogni ciliegia di questo giardino, da ogni foglia, da ogni tronco vi guardano creature umane, non sentite le loro voci… Possedere anime vive: è questo che vi ha degenerati, voi tutti che vivete adesso e quelli vissuti prima di voi, e così vostra madre, voi, vostro zio non notate più che vivete in debito, alle spalle di altri, alle spalle di quella gente che non ammettete più in là della stanza d’ingresso… Siamo rimasti indietro di almeno duecento anni, non abbiamo nulla di certo in mano, non abbiamo un preciso rapporto col nostro passato, non facciamo che filosofare, soffriamo di nostalgia o beviamo vodka. È talmente chiaro che per cominciare a vivere nel presente, bisogna prima di tutto riscattare il nostro passato, farla finita; e riscattarlo è possibile solo con la sofferenza, solo con una continua e straordinaria fatica. Mi capite, Anja?

Il testo della commedia troverete in un bellissimo volume di Einaudi, dove sono raccolti i quattro testi più importanti di Cechov: “Il gabbiano”, “Zio Vanja”, “Tre sorelle”, “Il giardino dei ciliegi” (nella traduzione di Gerardo Guerrieri, conosciutssimo russista e critico teatrale).
Edizione Einaudi Teatro. Euro 12,50.
Il Giardino dei ciliegie si puo’ leggere on line in russo, qui