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Una bella vedova e orso innamorato

"Nella vita raramente si dicono cose intelligenti." - confidò una volta Cechov ad un amico - "Per lo più si mangia, si beve, si bighellona, si dicono sciocchezze. Ecco che cosa bisogna far vedere in scena. Bisogna scrivere un lavoro in cui i personaggi entrano, escono, pranzano, parlano del tempo, giocano a vint (...) perché cosi avviene nella vita reale." Parliamo di una delle piu' brillante commedie checoviane: L'ORSO.

L’orso di Anton Chechov

Una bella vedovella con le fossette sulle guance, proprietaria terriera, risiede chiusa in casa da sette mesi a elaborare il lutto per la morte del marito…  Sapendo pure dei tradimenti del marito, lo perdona le sue assenze, le ingiustizie e vari “atti crudeli”… 
Un giorno nella residenza di campagna della Popova passa un giovane creditore che ormai smagato e disincantato ritiene di aver chiuso definitivamente col mondo femminile verso cui ha elaborato una personale (ma diffusissima ) teoria, molto particolare e di cui non e’ possibile di non fare una bella citazione…

Io non mi so comportare in presenza delle signore! Signora, in vita mia ho visto più donne io che voi passerotti! Tre volte ho partecipato a duelli per causa di donne, ne ho abbandonate dodici, nove hanno abbandonato me! Già! Un tempo facevo lo stupido, il sentimentale, il vagheggino, ero tutto miele, strascicavo i piedi… Amavo, soffrivo, sospiravo alla luna, mi commuovevo, mi sdilinquivo, raggelavo… Amavo appassionatamente, furiosamente, in ogni modo, che il diavolo mi porti, cicalavo come una gazza sull’emancipazione femminile, ho sperperato per i teneri sentimenti metà dei miei averi, ma adesso, tanti saluti a casa! Adesso non mi lascio più abbindolare! Basta! Occhi neri, occhi passionali, labbra scarlatte, fossette sulle guance, luna, sussurri, timidi sospiri; per tutte queste cose, signora, oggi non darei un soldo! Non parlo dei presenti, ma tutte le donne, dalla più infima alla più sublime, sono smorfiose, smancerose, pettegole, maligne, bugiarde fino al midollo, vanitose, meschine, crudeli, la loro logica è follia, e per quanto riguarda questa parte (si batte la fronte), scusate la mia franchezza, un passero può dare a qualsiasi filosofo in gonnella una buona decina di punti! Se guardi una di queste creature poetiche vedi una mussolina eterea, una semidea, una sequela di estasi, ma se dai un’occhiata nell’anima ci trovi un coccodrillo qualsiasi! (Afferra la spalliera di una sedia, la sedia scricchiola e si rompe).Ma più assurdo di tutto è che questo coccodrillo si immagina, chissà perché, che il suo capolavoro, il suo privilegio e monopolio siano i sentimenti teneri!
Ditemi in coscienza: avete visto in vita vostra una donna che fosse sincera, fedele e costante? No, eh! Fedeli e costanti sono solo le vecchie e le brutte! È più facile trovare un gatto con le corna o una beccaccia bianca che una donna costante!..

L’orso di Chechov  e’ una serie di dialoghi leggeri e vaporosi da vaudeville, ma anche di fronte all’inattesa accettazione da parte di lei di una sfida a duello, che ne rivela grinta e animosità, il creditore senza scrupoli cade follemente innamorato della bella vedova..
SMIRNOV (avvicinandosi a lei) Non mi sopporto proprio! Mi sono innamorato come uno studentello, mi sono messo in ginocchio… Mi si accappona persino la pelle… (Volgarmente).Vi amo! Che bisogno avevo di innamorarmi di voi! Domani ho gli interessi da pagare, è cominciata la falciatura del fieno, e spuntate fuori voi… (La afferra per la vita). Non me lo perdonerò mai…
POPOVA Andatevene via! Giù le mani! Io vi… odio! Al duello!

Un lungo bacio fra due mette la fine al vaudeville.  Sol il vecchio servo Luca rimane a guardare la coppia, stupito e confuso.. 

Nel 1938 il regista Annenskij crea una brillante commedia basata sull’opera di Chechov. Il ruolo di bella vedova interpreta Androvskaja, e il creditore e’ l’amatissimo attore russo Mikhail Zharov.  Gli appassionati della letteratura e teatro russo non possono mancare questa commedia, anche se sara’ difficile a trovarla in Italia.