Cuor di colomba 7 dicembre, sant’Ambrogio
Alle elezioni parlamentari Vladimir Putin ha trionfato e oggi la Russia scommette tutto sul presidente. Nella storia della rivoluzione russa c’è un personaggio, Feliks Dzerzinskij, che firmava tranquillamente condanne a morte e scherzava coi ragazzi per la strada e quando era in prigione, annotava: “I ferri non mi fanno soffrire: è solamente il loro eterno tintinnio che mi irrita”. I compagni dicevano di lui: “Ha un cuore di colomba”. Aveva una sua morale: “Tutto è permesso quando si agisce non nel nome dell’oppressione, ma per preparare la libertà universale”. Del resto Lenin ammoniva: “I detentori del potere devono sapere che alla violenza risponderemo con la violenza”. Il 5 settembre 1918 fu una data storica: il Consiglio dei commissari del popolo decise che i nemici di classe dovevano essere isolati nei campi di concentramento. Ecco dunque che il vero inventore del sistema poliziesco sovietico non fu Stalin, ma Lenin e Hitler diventa così un imitatore. Che Dio protegga la Russia.
Orchestrina a Krjukovo
29 ottobre, sant’Ermenegilda
‘Canta che ti passa’. Il ministero della Giustizia russo ha organizzato un concorso canoro tra gli 800 mila detenuti: chi vince esce ed è libero. I russi ripudiano il peccato, il peccato li offende. Da un dormitorio per i minatori di Arkalik, nelle terre vergini, tolsero, tanto per fare un esempio, una riproduzione della ‘Venere’ del Giorgione.
In Russia anche la galera cambia nome: diventa ‘colonia’, ogni cento detenuti c’è un ‘educatore’, non una guardia. Visitai la colonia di Krjukovo: c’era posto per mille carcerati, le pene variavano dai tre ai cinque anni. Il direttore indossava la divisa militare, era un uomo anziano, dai modi umani. Nelle camerate le brande apparivano in perfetto ordine, la dispensa odorava di cetrioli e di pesce in salamoia, in cucina, nelle grandi pentole, bollivano le verdure e la carne del ‘borsc’.
I prigionieri erano al lavoro nelle officine, portavano giubbotti imbottiti, fabbricavano pezzi di macchine utensili. Il professor Karpetez, responsabile dell’istituto che studia le cause del crimine, mi spiegò che il 70 per cento dei delitti passionali erano dovuti all’etilismo, che in Georgia le offese alla legge erano quasi sempre determinate da contrasti sentimentali, mentre a Mosca predominavano i reati contro la proprietà e che era sempre l’alcol la ragione del 90 per cento dei casi di teppismo, e di un quarto degli incidenti stradali. Dice infatti un vecchio proverbio: ‘La gioia della Russia consiste nel bere’.
Mi avvertirono che non avrei trovato dietro i cancelli di ferro degli adulteri perché le relazioni tra uomo e donna, fuori dal matrimonio, non potevano essere punite. Nella sala di ritrovo, sul palcoscenico, c’era una orchestrina che stava provando e il ricciuto cantante era un ladro. Ogni sabato sera c’era un concerto, e la domenica, giorno di festa, la proiezione di un film. Sveglia tutte le mattine alle sei e si spegnevano le luci alle dieci. Chiesi al direttore quale era la pena per omicidio: 15 anni, quattro per un furto di pochi rubli ai danni dello Stato. Lo aveva già detto Lenin: ‘La legge è un atto politico’.
Nel teatrino l’orchestra continuava a provare. Le parole della canzone mi sembravano accorate. L’interprete tradusse: “Ti attendo, vento dell’infanzia, accarezzami ancora i capelli’.
Volevo vedere cosa è rimasto di Dio…
La battaglia tra l’Urss e il Cielo è cominciata nel 1917, e continua. Nelle scuole, sui giornali, in caserma, perfino a teatro. I ragazzi si divertono a leggere Tartufo, e l’insegnante spiega che a Molière venne negata, dai preti faziosi, la sepoltura nel camposanto, ma non bisogna preoccuparsi troppo per le sanzioni della Chiesa: Tolstoj, nonostante la scomunica, visse in buona salute fino a 82 anni. Nella Krasnaja Zvjezda si racconta che il soldato semplice Pjotr Kunda, un protestante, malgrado i premurosi e successivi interventi di quattro ufficiali, che volevano liberarlo, “è ancora prigioniero delle sue convinzioni religiose”. Il diffuso periodico Sjelskaja Zizn (Vita rurale) narra di una contadina, Ljusja che, affascinata dalla liturgia, il coro sommesso e i ceri, l’odore dell’incenso e i bagliori delle icone, volle sposarsi con l’antico rito. Ebbene, dopo sei mesi, è fuggita dal ronsorte piangendo, perché per fondare una famiglia non basta la benedizione di un dio che non esiste, Come in tutti i balletti, anche nel Fiore di pietra c’è un cattivo, ma il malvagio di questa vicenda ha gusti particolari: prima di entrare in un’isba per rubare, e per rapire una fanciulla, si fa con devozione il segno della croce.
Ho accennato a qualche storia, per chiarire subito che l’inchiesta è complicata: c’è anche chi, dopo aver messo da parte la Bibbia, non si sente neppure soddisfatto della soluzione materialista, e cerca, nell’Universo, una forza coordinatrice superiore. Non si sa, con esattezza, quanti sono, oggi, i cristiani ortodossi: nessun censimento lo ha mai potuto stabilire. Chi dice cinquanta, chi sessanta milioni di praticanti, e c’è chi sostiene che il 30 per cento dei neonati della campagna vengono ancora battezzati, e il 15 per cento dei bambini che vengono al mondo nelle città. Solzenitzyn appartiene a questa confessione: se non si tiene conto della sua religiosità non si possono capire le sue scelte. Poi bisogna tener conto dei cattolici lituani, o di quelli che vivono nei territori polacchi passati con la guerra all’Urss, dei musulmani, dei Vecchi Credenti, dei battisti, dei luterani, degli israeliti.
“La religione” affermava Marx “è l’oppio dei popoli”: ma la Svjatajia Rossija, la Santa Russia, non vuole cedere, non vuole morire. Mentre l’élite dell’epoca imperiale parlava francese, e leggeva Voltaire e gli enciclopedisti, e della devozione si avvaleva come strumento di potere, la massa, legata ai vecchi costumi, imparava a leggere nella raccolta dei Salmi, si edificava con le vite dei santi, restava incantata dalle pie avventure degli eremiti o dei questuanti. “Il solo elemento precristiano che è restato per tanto tempo vivo nella fede russa, e vi è ancora implicito,” scrive Pierre Pascal “è la credenza nella forza e nella santità della Terra.” Si narra ancora la storia della signora Morozova, che in prigione, sentendosi morire, chiese a un soldato di lavare il suo unico abito perché, disse “sarebbe sconveniente che questo corpo scendesse con una veste impura nel seno di sua madre la Terra”. Attraverso Cristo trovano Dio, che il mugik può incontrare ogni giorno sulla strada, perché parlano la stessa lingua, e ambedue credono nella salvezza dell’uomo. L’icona, con il volto di Gesù e della Madonna che il pittore si preparava a dipingere raccogliendosi con digiuno e la preghiera, domina la vita: nelle chiese e nei crocicchi, sulle porte, e in ogni stanza, accompagna gli eserciti che vanno a difendere la patria, e alla Vergine di Smolensk è attribuita la vittoria di Poltava, e alla vigilia di Borodino, Kutuzov chiede la protezione, per battere i francesi, di Nostra Signora di Kazan. Per ogni necessità c’era un patrono, sempre adeguato ai bisogni della povera gente: Basilio proteggeva i maiali, Cosma e Damiano i polli, Zosima le api, Geremia gli attrezzi. La chiesa era maestra, e al suo insegnamento il popolo si atteneva. I peccati più condannabili erano quelli contro la carità: il furto, il brigantaggio, l’assassinio, ma anche l’usura e la maldicenza. Le regole tenevano conto delle tentazioni più forti e delle circostanze. Un detto afferma: “L’inferno è costruito con cuori duri”. Vasilij Rozanov ha spiegato che per i russi sentimentali la virtù maggiore è l’umiltà. Giudicare il prossimo è sempre stata considerata la colpa più grave.
Nel 1917 milioni di uomini hanno creduto, religiosamente, di creare un mondo senza guerre e senza oppressi. Chi lanciò l’ammonimento: “Chi non lavora non mangia”? San Paolo. Chi incitò “Lasciate agire la collera di Dio”? San Paolo. Per i combattenti sconfitti e per i contadini affamati la rivoluzione era anche un movimento cristiano contro lo Stato che li opprimeva e li mandava a morire; la rivolta aveva un motto che ricordava il coro degli angeli sulla grotta di Betlemme: “Pace a tutto l’universo”. Ma lo Stato sovietico ha la sua dottrina e la mette in pratica: il marxismo. Nega tutte le religioni, la sua base è l’ateismo. “Le chiese” sostiene “sono al servizio delle forze nemiche borghesi e reazionarie.” La polemica ideologica si scatena: la religione educa al disprezzo del lavoro, eredità del peccato di Adamo e di Eva; la morale comunista esalta l’amore per il paese del socialismo, e l’odio per gli avversari, e i preti invitano al perdono e ad intercedere per coloro che ci hanno offesi.
(da “Dio resiste”, in Russia, Rizzoli, Milano 1974 - Club Italiano dei Lettori, Milano 1981, pp. 267-277)
Da consultare inoltre:
Biagi Enzo, Lubjanka. Comunismo: bilancio 80 milioni di morti, 1992, 250 p., Lit. 10000, “Supersaggi” n. 63, Rizzoli
Biagi Enzo, Russia, br., Lit. 8500, “Bur” n. 455, Rizzoli

Fiorenzo Oliva








