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Fire In The Sky

Bagliori nel Buio, con D.B. Sweeney, Robert Patrick, Craig Sheffer, diretto da: Robert Lieberman, 1993, durata: 1h 44 min.

Image Hosted by ImageShack.usIl film, basato sull’intrigante racconto di un taglialegna, risale al 1975: “Fire In The Sky” (”Bagliori Nel Buio” in italiano) racconta l’abduction, il rapimento di Travis Walton ad opera di extraterrestri freddi e senza scrupoli.

Travis Walton, giovane spirito libero, e Mike Rogers, responsabile padre di famiglia, sono amici di lunga data. La sorella di Mike è fidanzata con Travis. Le cose non vanno troppo bene economicamente per Mike: hanno bisogno di soldi. Lavorano come tagliaboschi insieme ad altri quattro amici (in realtà sono sette in totale), incluso un poco raccomandabile Allan Dellis, dal passato sporco. Lavorano su incarico per il governo nei boschi del Nord Est Arizona: per Mike è essenziale portarlo a termine, visti i problemi economici. Una sera, al ritorno verso casa, il gruppo nota un bagliore rosso (da cui il titolo) nel bosco. Sul posto, scoprono con spavento un grande UFO. Travis, incurante del pericolo, esce e si posiziona sotto l’oggetto. Nonostante tutti i suoi compagni gli intimino di tornare nel camion, Travis viene colpito e sbattuto a terra da un raggio. Credendolo morto, terrorizzati, si danno alla fuga col camion spingendo sull’accelleratore. è così che Travis Walton scompare.

La storia, in effetti, si concentra non sul vissuto di Walton a bordo del disco volante, bensì sulla sparizione di Walton e sulle conseguenze che porta la versione unanime del team di Rogers: l’amico è stato ucciso e preso da un UFO. Le famiglie e la comunità intera sono sconvolte e affatto convinte. La parola “omicidio” è nell’aria, anche perché la tesi ufologica non presenta alcuna prova. Le tensioni crescono sia all’interno del team, sfiorando la rottura del sodalizio, sia nelle famiglie. Scherzi telefonici, maniaci degli UFO, media a caccia di uno scoop, autorità scettiche; senza dimenticare il fratello di Travis pronto a farsi giustizia da solo. Fra conflitti e dubbi, il team si sottopone al test della macchina della verità, superandolo. Nonostante questa prova, le autorità non si convincono, aumentando le tensioni.

Al culmine della tensione, una tarda sera, squilla il telefono in casa Rogers. È Travis, sconvolto, disidratato, impaurito, traumatizzato che implora Mike di aiutarlo. Famiglia ed amici si precipitano a prenderlo. Certo, il suo ritorno tranquillizza gli animi e le accuse, tuttavia Travis non sarà più lo stesso. L’esperienza lo farà maturare, mentre invece Mike diverrà un solitario.

“Fire In The Sky” è un buon film, nonostante non sia una fedele ricostruzione del caso Walton. Il regista Robert Lieberman evita il cliché dell’invasione, mettendo in evidenza la mentalità americana di provincia: scettica, religiosa, comunitaria, diffidente nei confronti degli estranei e a volte dei loro stessi concittadini. Senza dimenticare gli stereotipi americani: Harley Davidson, il “truck”, la televisione americana.

Lieberman è riuscito nell’intento di esplorare la paura dell’ignoto, sviluppando una certa psicologia dei personaggi e nella comunità. Sebbene non si vedano alieni per tre quarti di film, la fine è davvero terrorizzante: il regista riesce a creare un ambiente estraneo, abitato da esseri spaventosi e sprezzanti dei nostri sentimenti, senza appigli rassicuranti per la persona. Corpi conservati come carne da macello, il vuoto, gli alieni che si muovono come ragni, gli strumenti che vengono inseriti nel corpo; tutto questo fa paura. Molta paura.

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