Avvistamenti
Luci notturne - fonti luminose viste nel cielo notturno, la cui traiettoria risulterebbe non riferibile né ad aerei, palloni sonda, meteore né a satelliti artificiali e che sovente danno l’impressione di un comportamento intelligente. A questo stadio non si parlerebbe ancora di oggetti.
Oggetti diurni - corpi di aspetto metallico, di forma prevalentemente discoidale o lenticolare, di colore per lo più argenteo, capaci di prestazioni che sembrano “violare le leggi fisiche conosciute”. Peraltro, il disco non sarebbe l’unica forma di oggetto osservata: sigari, cilindri, sfere, uova. Alcune performance note: velocità supersoniche senza produrre il “bang”, arresti improvvisi, stazionamenti in aria, accelerazioni fulmine e virate ad angolo retto senza apparente rallentamento, oscillazioni, rotazioni, perdite di quota a “foglia morta”.
Radar-visuali - apparizioni sullo schermo radar di bersagli ben definiti, non riferibili a malfunzioni radar né a fenomeni atmosferici, con contemporanea percezione visuale, nello stesso punto del cielo esplorato dal radar, di luci od oggetti insolti del tipo descritto nelle due categorie precedenti. Interessante casistica, poiché il caso trova una conferma strumentale. Ricordiamoci che dal 1960 i radar civili sono concepiti per seguire solo gli echi emessi dai transponder sugli aerei di linea (radar secondari), mentre i radar militari captano tutti i tipi di echi. Storico il caso degli echi radar su Washington nel 1952.
Incontri ravvicinati
L’aggettivo “ravvicinato” definisce le osservazioni effettuate a meno di duecento metri di distanza. Esse costituiscono un dato di interesse offerto dalla statistica UFO: la vicinanza consente al testimone di percepire il fenomeno nei sui dettagli, producendo una testimonianza più affidabile, lontana dallo spauracchio del fenomeno male interpretato.
Primo tipo - osservazione di oggetto insolito, luminoso, circolare, talvolta provvisto di “torretta” o “cupola”. Silenzioso o più raramente emettente un suono simile ad un ronzio o ad un sibilo, capace di stazionare in aria, di atterrare, di decollare con fortissime accelerazioni. L’osservazione non è accompagnata da fenomeni di interazione fra l’oggetto e l’ambiente circostante od i testimoni.
Secondo tipo - come sopra, ma con manifestazione di effetti collaterali di interazione con l’ambiente e/o le persone. I più comuni di questi effetti sono:
tracce sul terreno (aree circolari di erba bruciata o piegata a vortice), effetti elettromagnetici (disturbi radio o al motore di un veicolo), effetti luminosi insoliti, effetti sugli animali e sull’uomo, (paralisi momentanea, senso di soffocamento, ustioni, disturbi fisici vari quali irritazioni agli occhi, nausea, vomito, sonnolenza ed altri). Ecco che questa casistica può presentare prove scientifiche.
Terzo tipo - resi popolari da Steven Spilberg, riguardano oggetti e fenomeni analoghi a quelli delle due precedenti categorie, ma con contemporanea osservazione di presunti “occupanti”. Descritti come entità animate di aspetto umanoide, di bassa statura (alti poco più di un metro), con il cranio eccezionalmente sviluppato. Generalmente schivi, a volte aggressivi. Ricordiamo i temuti Grigi, i Rettiliani, i Nordici, ecc. John Keel ne propone una sua classificazione.
Si capisce che alla base sussiste lo stesso fenomeno aereo non identificato. Esso si presenta ogni volta con caratteristiche diverse, a seconda delle variabili ambientali ed ottiche.

Michele Bugliaro Goggia








