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Umanoidi volanti

Dal 1993 apparizioni di misteriose creature volanti, che qualche scettico liquida come "droni" (cioè dei piccoli ricognitori spia dell'Esercito), hanno messo in allarme le autorità italiane. Gli avvistamenti provenivano da testimoni attendibili e da fonti accreditate.

Dal 1993 apparizioni di misteriose creature volanti, che qualche scettico liquida come “droni” (cioè dei piccoli ricognitori spia dell’Esercito), hanno messo in allarme le autorità italiane. Gli avvistamenti provenivano da testimoni attendibili e da fonti accreditate. Inutili le indagini della polizia: gli insoliti umanoidi robot colpivano e fuggivano senza lasciare traccia, senza che si riuscisse a capire cosa fossero e cosa volessero.

A Livigno, in Valtellina, erano le 19.30 del 17 agosto 1996. “Stavamo tranquillamente giocando tutti e tre quando, tutt’a un tratto, abbiamo sentito i vitelli, che si stavano abbeverando ad un ruscello, agitarsi e muggire di paura. Ci siamo girati ed abbiamo notato, tra i pini mughi, una strana sagoma biancastra, simile ad un uomo un po’ ricurvo, che procedeva controvento, restando sollevata circa mezzo metro da terra. Quello strano essere, tozzo ma agile, si muoveva senza fare alcun rumore. Si è agitato per alcuni minuti davanti a noi e poi è sparito”. A parlare sono tre bambini di Plan dell’Isoletta in Valtellina, Silvana, Fabio e Michele, due fratelli ed il cuginetto, all’epoca degli eventi tutti in età compresa fra i 12 ed i 13 anni.

“Sulle prime abbiamo pensato ad un’apparizione celeste”, continuavano i ragazzi. “Quando i bovini si sono accorti dell’insolita presenza sono scappati terrorizzati. A quel punto Silvana si è messa a piangere e, nello stesso istante, la sagoma bianca è sparita e noi ci siamo affrettati a tornare a casa”. Soltanto dopo una settimana i tre ragazzi avrebbero trovato il coraggio di parlarne in pubblico, davanti alle telecamere di Tele Tutto (e in seguito del TG3), ancora visibilmente emozionati. La giornalista dell’emittente, persona molto scrupolosa, mi confermò la sincerità dei ragazzi.

Del misterioso umanoide volante nessuna traccia, nonostante le indagini dei carabinieri del posto, che avevano raccolto anche la testimonianza dettagliata di tre turisti milanesi, che sostenevano di avere visto, nella stessa giornata, una sorta di disco scuro muoversi silenzioso nel cielo in zona San Rocco. Uno dei tre testimoni aveva anche scattato, a più riprese, una serie di foto non molto convincenti ad un oggetto rotante a bassissima quota, foto immediatamente passate all’esame delle forze dell’ordine, che sulla vicenda mantennero come al solito il massimo riserbo. Parlai con il testimone, che abitava a Sesto S. Giovanni, ma questi si rifiutò di sottopormi le foto (che recuperai altrove, ed erano false), sostenendo che “non era permesso, in quanto i carabinieri stavano ancora indagando”.

Ma al di là delle foto, che in ufologia non sono mai state considerate delle prove vista la facilità con cui è possibile contraffarle, cosa avevano visto effettivamente i ragazzi di Livigno?

Con buona probabilità, un umanoide volante, ovvero una misteriosa entità non meglio identificata, ma sicuramente non terrestre, capace di alzarsi in volo come un uccello, apparentemente senza alcun dispositivo meccanico.

NANI VOLANTI

Gli umanoidi volanti rappresentano un caso atipico, nella letteratura ufologica. Difficilmente classificabili in quanto non è stato ancora chiarito se siano creature viventi o macchine robot, hanno in genere in comune la bassa statura, la testa enorme, gli occhi lucenti ed i piedi a volte sproporzionatamente larghi. Non si sa bene cosa vogliano. Forse sono di passaggio sulla Terra per raccogliere campioni da esaminare. Fatto sta che colpiscono e fuggono rapidamente e silenziosamente, non senza aver seminato il panico con le loro repentine apparizioni. Raramente ostili e solitamente indifferenti verso le reazioni degli esseri umani, in almeno un caso sono stati associati ad un rapimento UFO, compiuto assieme ad un Grigio (giallo, per l’occasione).

Dei nani volanti si è cominciato a scrivere con insistenza a partire dal 1993, periodo in cui le loro apparizioni sono diventate più frequenti. Nell’estate di quell’anno decine di persone avevano assicurato di averli visti in diverse località del Meridione ed in bassa Italia.

Testimoni nella riviera anconetana del Conero furono alcuni pescatori, che giurarono di aver notato su uno scoglio a forma di trono un umanoide di taglia minuscola ma dai piedi enormi levarsi improvvisamente in volo, come spinto da una molla, e sparire oltre il mare. A Pettorano sul Gizio la famiglia del maresciallo Giuseppe Zitella, durante un pic nic, scorgeva uno di questi esseri mentre saltava oltre le cime degli alberi. “In un primo momento lo scambiai per un pallone”, disse Zitella, “e mi feci avanti per prenderlo. In quel momento mi accorsi che era uno strano coso composto da una testa tonda con due occhietti ed un’antenna, e due gambette esili”

Lo stesso essere evitava per un pelo una collisione in volo con un elicottero dei vigili del fuoco di Pescara. “Il nastro sul quale è registrata la concitata conversazione tra l’operatore della torre di controllo di Pescara ed il comandante dei vigili del fuoco Vincenzo Nusca sarà acquisito dalla NATO, che lo consegnerà ad una speciale commissione della NASA incaricata di studiare i casi di avvistamento UFO raccontati da testimoni attendibili”, scrissero i giornali. Inutile dire che i risultati dell’inchiesta NASA non sono mai stati resi noti.

Dopo un anno e mezzo di stasi, il fenomeno ricominciava.

Il 7 gennaio 1995 una signora di S.Foca (Pordenone), mentre usciva dalla casa di un’amica, veniva colpita in pieno da un fascio di luce bianca. “Ho spalancato gli occhi e ho visto uno strano essere che si muoveva nell’aria ondeggiando. Era alto un metro e mezzo, con tuta e guantoni grigi e con il volto coperto da una sorta di passamontagna. Istintivamente mi sono riparata con un braccio, pensando che volesse portarmi via. Mi guardava con due occhi piccoli, neri e lucidi. Ho avuto la netta sensazione, mentre mi fissava dal basso verso l’alto, che emettesse un borbottio incomprensibile, quasi stesse cercando di comunicare con me. Avrei voluto parlargli ma non ne ho avuto il coraggio. Temevo volesse portarmi via. Improvvisamente si è staccato dal suolo ed è volato via producendo un ronzio simile a quello di uno sciame di vespe. E da allora non l’ho mai più rivisto”, dichiarava la testimone, che ha richiesto l’anonimato temendo il ridicolo.

Il 22 luglio dell’anno seguente, alle ore 22.30, due giovani di Vicenza vivevano un’esperienza allucinante. A parlare è Carlo Lenci, un programmatore informatico di 23 anni, istruttore di arti marziali.

“Io e Jennifer, la mia fidanzata, eravamo sdraiati sull’erba a guardare le stelle, sulla collina Gogna dei monti Berici, non lontano da casa mia, quando, tutt’a un tratto, ci siamo accorti che gli animali stavano scappando via dal bosco, terrorizzati. Subito dopo, un silenzio assoluto (fenomeno tipico di molti avvistamenti, n.d.a.), immediatamente seguito da un gracchiare metallico modulato”.

“Mi sentivo osservata da qualcosa che si trovava nel boschetto dietro di me”, raccontava Jennifer. “Ho guardato e ho visto due grandi occhi ovali scuri, neri, tra le foglie”. L’essere venne descritto come un Grigio, piccolo, macrocefalo, le mani sollevate in atto aggressivo. Il colore del suo corpo era giallo e lucente. “Tira su la coperta e andiamo via, ho detto a Jennifer”, proseguiva Carlo. “E proprio in quell’istante ho visto un’altra ombra venire giù dalla collina, da un altro lato, ed arrivare quasi in un batter d’occhio dietro alla mia fidanzata. Era come un grosso mantello che si muoveva a zig zag. Da lontano sembrava basso, circa un metro d’altezza, ma quando si è fermato a 50 centimetri da Jennifer, la sovrastava in altezza. Questo essere aveva due occhi enormi e rossi come il fanale di una macchina. Mi sono gettato verso Jennifer per proteggerla. In quell’istante la sagoma è tornata indietro immediatamente e si è raggomitolata su se stessa”. Il secondo alieno, il tipico umanoide volante, era invece una sagoma scura dagli occhi rossi.

Cosa accadde dopo è un mistero. I due ragazzi ebbero un vuoto nella memoria, il che lascia presupporre un rapimento UFO. Non vennero condotte indagini con supporto di ipnosi regressiva; pure tre ufologi.

Antonio Chiumiento, Alessandro Lazzari ed Enrico Sartor, hanno in seguito rintracciato una testimonianza collaterale riferibile a quell’episodio, un avvistamento UFO verificatosi quindici minuti prima a Vicenza, e di cui era stato protagonista uno stimato medico del capoluogo, il dottor Giorgio Rigno. Il testimone aveva notato chiaramente in cielo, alle 22.15, un disco volante virare ad angolo retto sulla verticale della propria casa, per dirigersi verso la collina di Gogna. Assieme al dottore c’erano i due figli, Stefano ed Alessandro, che avevano visto la stessa cosa. Nell’effettuare la manovra, per poco l’UFO non andava a sbattere contro un elicottero.

“Carlo Lenci”, mi ha raccontato Chiumiento, “ha confermato, durante un’ulteriore interrogatorio registrato, di aver udito il rumore di un elicottero alle 22.15 circa. Altri due elicotteri hanno pattugliato la zona subito dopo l’avvistamento. Non solo. Dopo la brutta avventura, i due fidanzati hanno guardato l’orologio. Credevano fossero trascorsi solo cinque minuti, ma era passata oltre mezz’ora. Di quei trenta minuti mancanti i due giovani non ricordano nulla e per questo è necessaria un’ipnosi regressiva. Non possiamo escludere che i due siano stati protagonisti di un’abduction. Sul corpo del giovane Lenci gli strumenti avrebbero rilevato un irraggiamento anomalo di ultrasuoni ed elettricità, tali da scaricare le batterie di un contatore geiger avvicinatogli da un ufologo”. Alfredo Lissoni

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