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Serse Cosmi

&#nbsp; Una faccia simpatica, il cappellino da basket calato sulla testa ecco Serse Cosmi,&#nbsp; un allenatore che si è fatto da solo. Perugino sanguigno, il suo inconsueto nome fu scelto dal papa' Antonio&#nbsp; grande appassionato di ciclismo e tifoso di "Serse Coppi" fratello del mitico Fausto.

Serse Cosmi

Quel Brutto ceffo col cappellino

Nasce a Ponte San Giovanni (nel comune di Perugia) il 5 maggio del 1958 sotto
il segno del toro,  Cosmi ha sempre coltivato la febbre
del calcio con tanta passione, diplomato all’ISEF di Perugia,  per molti
anni, è stato costretto a fare la gavetta fra i dilettanti; dalla sua ha avuto,
allo stesso tempo, l’intelligenza di sfruttare le occasioni fortunate che gli
sono capitate. E’ lui l’Artefice del recente
“miracolo Perugia, è letteralmente
idolatrato dai tifosi, oltre che per le sue indubbie qualità, anche per l’aria
da personaggio che si è saputo creare (volontariamente o no, questo non
importa), (ha anche un suo sito web
http://www.sersecosmi.it
) per  i suoi modi franchi, le sue grida o il
modo in cui gesticola.

Rosy e’  la fidanzata storica,  che ha sposato e che gli ha dato due
figli, un maschio e una femmina, non si sa quanto appassionati di calcio, 
non si  e’ mai spostato dai suoi amati luoghi di nascita.

La carriera di Cosmi parte proprio dal niente. Fin dall’inizio la vita non è
stata particolarmente generosa con lui, costringendolo a grandi sacrifici.
Rimasto orfano di padre in giovanissima età  ( rimane solo con la madre
Iole
, che diventa inevitabilmente il suo punto di riferimento, insieme alle due
sorelle più grandi.

Ad offrirgli un appiglio di vita, un modo per evadere è proprio il calcio, di
cui diventa un inguaribile appassionato. Inizia come calciatore e in questa
veste vivacchia fin quasi ha  trent’anni, quando comincia a prendere in seria
considerazione l’ipotesi di dedicarsi anche alla formazione di talenti e
all’allenamento, una strada che ben si attaglia alla sua personalità
carismatica.

Dopo un paio di esperienze positive come allenatore nel settore giovanile dell’Ellera
(Pg)
, e’ chiamato sulla panchina della Pontevecchio, la squadra del
suo paese. Siamo nell’estate del 1990 e Cosmi, ancora poco esperto, trova grandi
difficoltà. La Pontevecchio staziona nelle ultime posizioni di classifica. Tutto
sembra volgere al peggio, quando, con un’ idea bizzarra, riesce a cambiare il
corso delle cose. Un giocatore sente parlare di un vecchio signore ottantenne
che gestisce un ristorante a Gubbio; si fa chiamare “il baffo” e la gente
dice che sia un mago,che effettui pratiche scaramantiche. Perché non provare? Serse
porta tutti i suoi uomini da questo pittoresco personaggio. Il mago
comincia a eseguire strani rituali: tocca le mani del portiere, accarezza i
piedi del centravanti, regala braccialetti portafortuna. La Pontevecchio vince
dodici partite consecutive e si salva e  Cosmi viene riconfermato.

Nel tempo riesce a migliorare quello che poi diventerà il suo punto di forza
assoluto: il gruppo. Gli episodi, a volte goliardici,che lo vedono coinvolto con
i suoi giocatori sono innumerevoli: dalle spaghettate a mezzanotte durante
qualche ritiro, a un filmato in cui fa il verso alla nota trasmissione
televisiva “Mai dire gol”e che tuttora custodisce gelosamente. In cinque anni
porta la squadra nel Campionato Nazionale Dilettanti (l’attuale serie
D). Nella
stagione 1995/96 viene ingaggiato dall’Arezzo, nobile decaduta che proprio dal
Campionato Nazionale Dilettanti ha fretta di tornare nel calcio
professionistico
. Per scaramanzia Cosmi continua a portare i suoi uomini dal
“baffo”,
la squadra ottiene due promozioni, fino alla serie C1, per poi sfiorare
addirittura il passaggio in serie B nella scorsa stagione.

Il resto è storia recente ed è ancor più sorprendente se pensiamo che, come
Arrigo

Sacchi
, non ha un passato da giocatore di primo piano. La sua esperienza è
maturata sui campi dilettantistici umbri (Deruta, Cannara,
Spello, Pontevecchio)
dove, incredibile a dirsi vedendo la grinta che ha adesso, era quasi intimorito
dall’avversario e dalle marcature troppo aggressive.

Nei pochi momenti in cui è libero Serse Cosmi ama uscire con i vecchi amici,
oppure torna al campo sportivo del suo paese per guardare gli allenamenti dei
giovani. Il suo più grande hobby è cercar funghi nei boschi dell’amata Umbria.

Nel 2000 Cosmi ha ricevuto a Marsciano, il paese natale della madre, dalle mani
di Giovanni

Trapattoni
il “Premio Nestore” come miglior sportivo umbro dell’anno. Un
riconoscimento ambito, che in passato è andato ad atleti come il pugile
Gianfranco Rosi, il calciatore Fabrizio Ravanelli, il pallavolista
Andrea Sartoretti e il cestista Roberto Brunamonti.