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L'Ultimo

Un ultimo abbraccio. Con Alfonso ci siamo incrociati in rete, ed io ho raccolto la sua storia, lui ha ascoltato la mia. La sua storia mi ha dato tanto, e questa e' una lettera, un tributo dovuto a sua moglie che non c'e' piu'.

Sono
in macchina, ritorno a casa dai miei figli e all’improvviso lo ricordo.

Eravamo io e lei in una camera di ospedale, lei con la sua
malattia, io più distante con le cose da chiederle e dirle sui nostri figli, lei
mi sorride, lo intuisco dal movimento della mascherina sterile sul volto,
s’impara anche questo, m’interrompe, tira fuori dal suo comodino un camice di
plastica
e me lo porge dicendomi: - ti prego mettilo-.

Le sorrido da sotto la mascherina che anche io indosso, lo prendo
e provo a metterlo, lei stancamente si alza e mi aiuta ad allacciarmelo, è alle
mie spalle e piano piano mi abbraccia.

Sento le sue mani sul petto, sento le sue braccia magre,
diverse da come le ricordavo
circondarmi leggere, la sua testa
appoggiarsi alla mia nuca quasi impercettibilmente, sento il contatto
farsi piano piano sempre più forte e la sua testa abbandonarsi sulla mia spalla
,
mi sembra di sentire la sua
anima dolente appoggiarsi per un attimo a me.
Le accarezzo con le mie
mani guantate di plastica le sue mani guantate di plastica,
sento che mi
sta stringendo a se con tutte le sue deboli forze, restiamo li, così per
lunghissimi struggenti attimi poi il suo corpo sembra crollare, mi lascia.

Mi giro, la guardo, è l’attimo più bello da otto mesi a questa parte.

Mi aiuta a sfilare quel camice, lo accartoccia e lo depone nel grosso
cestino nell’angolo della stanza
.

Abbiamo capito entrambi quell’attimo, restiamo così in silenzio
guardandoci, fino a che un altro astronauta
(l’infermiere) entra nella stanza a rompere quel momento magico.

Adesso in macchina, mentre due lacrime mi scendono silenziose, mi dico :
devo scriverlo questo ricordo che non dimenticherò più, per i nostri figli, per
lei.

Mia moglie è morta, tre anni fa, per una crisi cardiaca,
quindici giorni
dopo il trapianto di midollo osseo necessario per
coltivare le nostre ultime speranze di poter sconfiggere la sua malattia:
la leucemia.

Nonostante la sua enorme forza di volontà e d’amore verso i miei figli e
me e soprattutto per la sua A. la nostra bellissima figlia autistica, la
malattia l’ha sconfitta
, malgrado fino all’ultimo ha lottato come solo una
madre può fare.

Avevo rimosso, dimenticato quel suo bellissimo ultimo abbraccio, gettato
lì in quel cestino d’ospedale.

23.01.2003