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Gli Aphrodite's Child

Il mio incontro con &#nbsp;Aphrodite's Child &#nbsp;avviene recentemente, non li conoscevo affatto, nel 1960 ai loro esordi, non ero neanche nella mente di Nostro Signore, e nel 1970 quando vinsero il Festivalbar con "It's five o'clock", avevo appena sei anni :-) Ed e' proprio questa canzone, ascoltata di sfuggita, un sabato, nel caffe' del mio amico Michelangelo, che me li fa conoscere.

E cosi finisco su google per cercare informazioni su di loro, e mi imbatto cosi nel sito creato da Franco Lo Schiavo, fatto molto bene tra l’altro, e dedicato a questo mitico gruppo, decido di volergli dedicare una pagina nella mia rubrica, ma non so proprio da dove cominciare,  cosi chiedo aiuto a Franco, che gentilmente si mette a disposizione e mi scrive queste righe :

Era la fine degli anni ‘60 quando un nuovo complesso scalò le classifiche discografiche europee con “Rain and tears”, un brano melodico e classicheggiante, ottimamente arrangiato ma straordinariamente interpretato da una voce struggente che il grande pubblico avrebbe, di li a poco, imparato ad amare: quella di Demis Roussos. Erano gli  Aphrodite’s Child , tre greci che cantavano in inglese; Vangelis Papathanassiou, leader del gruppo, grande musicista, Lucas Sideras, batterista, e il già citato Demis Roussos. bassista e voce solista.
A “Rain and tears” seguirono brani di facile presa, orecchiabili, oggetto, negli anni, di parecchie covers da parte di vari cantanti e musicisti. Ricordiamo “End of the world”, ” I want to live”, “Marie jolie”, “It’s five o’clock”, “Spring summer winter and fall”, solo per rimanere nell’ambito delle hit. Negli album “End of the world” e “It’s five o’clock” sono raccolti quasi tutti i brani di maggiore successo del gruppo. Con “It’s five o’clock” gli  Aphrodite’s Child vinsero l’edizione 1970 del Festivalbar, il settore riservato ai complessi.
I tre greci, purtroppo, rimasero assieme solo tre anni, circa, e un doppio LP dal titolo “666″ sancì lo scioglimento del gruppo. In questa opera si scopre un sound differente rispetto ai brani melodici a cui il trio aveva abituato il pubblico. E’ un’opera dal sapore progressive-rock che anticipa le nuove sonorità che in seguito si sarebbero riscontrate in diversi LP di Vangelis.
Sciolti gli  Aphrodite’s Child , i singoli componenti intrapresero la carriera da solisti. Per Demis e Vangelis le strade si aprirono alla grande: centinaia di successi al loro attivo.
Demis vinse subito l’edizione 1971 del Festivalbar con l’indimenticabile “We shall dance”. Seguirono negli anni successivi brani altrettanto famosi, come “My reason”, “Forever and ever”, “Goodbye my love goodbye”, ecc… Demis, oltre che per la sua voce particolare, spinta verso toni alti, era noto per il suo tipico abbigliamento orientale: quasi sempre si presentava con lunghe tuniche variopinte.
Vangelis, da parte sua, creò uno stile musicale personalissimo, fatto di atmosfere eteree, composizioni visionarie in cui primeggia la linea melodica. Di questo grandissimo musicista sono arcinote, soprattutto, le tante colonne sonore di film famosi, quali “Blade runner”, “Chariots of fire”, “Conquest of Paradise”, “Missing”; “Antarctica” ecc… Moltissime le creazioni per altri artisti di fama internazionale, anche italiani come Baglioni (“E tu”), Cocciante (“Concerto per Margherita”), ecc… Al contrario di Demis, Vangelis preferì ai pubblici concerti gli spazi più angusti ma più creativi del suo studio di registrazione.
Dispiace considerare che, nonostante la gran mole di opere confezionate da Vangelis e le tante struggenti interpretazioni canore di Demis, i giornali di musica ne hanno sempre, inspiegabilmente, parlato ben poco, mentre gli Aphrodite’s Child sono stati ingiustamente riposti nel dimenticatoio da gran parte della critica. Il loro sound, il loro stile personalissimo è irripetibile e inimitabile. Chi voglia rendersi conto della produzione discografica degli  Aphrodite’s Child  può visitare il sito http://web.tiscali.it/aphroditeschild che permette il collegamento all’altro sito dedicato alla vastissima produzione discografica di Demis Roussos.
Franco Lo Schiavo