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I primi partiti: Jefferson e i repubblicani

Fin dall'inizio della storia degli Stati Uniti due partiti emersero sopra tutti gli altri e si fronteggiarono: i federalisti e i repubblicani. Ecco la storia dei repubblicani e del loro leader Thomas Jefferson.

Terminata la guerra per l’indipendenza, i problemi che esistevano già prima dell’indipendenza si accentuarono e si manifestarono in molteplici occasioni come urgenti e profondi. I primi segnali di difficoltà molto forti si ebbero in occasione della stesura e dell’approvazione della Carta Costituzionale, che, non senza fatica, fu approvata il 17 settembre 1787.

Già in questo periodo, tuttavia, si assiste alla nascita dei due gruppi politici che caratterizzeranno gran parte della storia degli Stati Uniti. Si tratta di due partiti che raccoglievano due correnti di pensiero differenti circa lo sviluppo e la crescita della nuova confederazione: il partito federale (Federalist Party) guidato da Alexander Hamilton ed il partito repubblicano (Democratic-Republican Party) guidato da Thomas Jefferson.

Forte oppositore del Partito Federale fu il Partito Repubblicano, che ebbe uno dei suoi primi leader nella figura di Thomas Jefferson. Sia Hamilton che Jefferson erano avvocati e parteciparono alle prime fasi della nascita della nuova Confederazione. Il Partito Repubblicano rappresentava prevalentemente gli interessi del sud e dell’occidente degli Stati Uniti. Soprattutto gli Stati del Meridione che dipendevano molto dalle industrie dell’Inghilterra si opposero duramente al protezionismo sostenuto e invocato dai federalisti. Uno degli scontri più duri riguardò l’imposta di fabbricazione sul whisky, in quanto questo liquore negli stati del West era spesso usato come mezzo di scambio.

I partiti divennero quindi due: da un lato i federalisti, che rappresentavano gli interessi degli industriali e commercianti del nord-est e il partito repubblicano che sosteneva gli stati del sud-ovest con le grandi piantagioni di tabacco, riso e cotone, nonchè una serie di piccoli contadini che si affiancavano ai grandi latifondisti, soprattutto nel West.

Thomas Jefferson fu rappresentante della Virginia al Congresso e successivamente, lavorando al Tesoro, ebbe modo di scontrarsi ripetutamente con Hamilton. Già vicepresidente sotto il federalista John Adams, raggiunse la presidenza nel 1800, dopo un’aspra battaglia elettorale contro Hamilton, divenendo così il terzo Presidente degli Stati Uniti. Con un programma fondato sulla limitazione dei poteri governativi e la lotta alla corruzione, acquistò la Louisiana e decise il trasferimento della capitale da Filadelfia a Washington, appositamente fondata.

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