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Theodore Dreiser

Scrittore e poeta statunitense, uno dei maggiori rappresentanti del realismo

Theodore DreiserTheodore Dreiser (Terre Haute, 27/08/1871-Hollywood, 28/12/1945) scrittore e poeta statunitense, è considerato il padre del romanzo moderno americano ed uno dei maggiori rappresentanti del realismo.

Penultimo di dieci figli, era nato a Terre Haute nello stato dell’Indiana, quando la sua famiglia (il padre era un immigrato tedesco) era in una situazione economica molta incerta.

Arrivò a frequentare l’università dopo aver svolto svariati mestieri.

A vent’anni iniziò la sua attività di reporter prima a Chicago poi a St. Louis, Pittsburgh e New York.

Il suo primo romanzo, “Sister Carrie” lo scrisse nel 1900 e racconta la storia di una ragazza che si vende per arrivare al successo e alla ricchezza; fu pubblicato solo nel 1912 perché ritenuto “immorale”.

Il componimento narrativo, non ebbe nessuna popolarità, solo in seguito venne riconosciuto come una delle sue opere più soddisfacenti.

Dreiser, ne ottenne comunque alcuni benefici professionali e, nel 1907, divenne direttore di una casa editrice.

In seguito, si dedicò esclusivamente a fare lo scrittore e, nel 1911, il suo secondo romanzo “Jennie Gerhardt”, ebbe un apprezzabile successo.

Pubblicò nel 1912 Il finanziere e nel 1914 Il titano, che con il postumo e incompiuto Lo stoico (The stoic, 1947) compongono la “trilogia del desiderio“: vi è denunciata la brama di potere e di denaro prevalente negli Stati Uniti in quegli anni.

Con questi due romanzi, a Dreiser fu attribuita una precisa fisionomia letteraria: interprete e cronista del progresso finanziario ed industriale tra il XIX e il XX secolo: un mondo ricco di creatività, di entusiasmi, ma privo di scrupoli, interessato solo al dollaro.

Dreiser trae le sue trame dalla frenesia di potere, sesso e complotti e dalla sua opera più riuscita, “Una tragedia americana” (1925), sconvolgente parabola di un arrampicatore sociale, Patrick Kearney ne trasse una commedia di successo ed un notissimo film con Montgomery Clift, Elizabeth Taylor e Shelley Winters.

“La narrazione è basata su un caso giudiziario reale; è la storia di un giovane che sogna ricchezza e prestigio sociale; si lega ad una giovane operaia ma contemporaneamente si innamora di una ragazza che occupa un’alta posizione sociale.

La giovane operaia gli svela di essere incinta, ed il ragazzo, temendo di non poter realizzare la sua prospettiva di ascesa sociale, decide di ucciderla: la porta in barca sul lago, ma non si sa decidere a mettere in opera il suo piano e la barca improvvisamente si rovescia, si salva lasciando annegare la ragazza.

In seguito al processo, viene condannato a morte: la narrazione prosegue con la descrizione della lunga agonia nella cella della morte, nella dolorosa attesa di una grazia che non verrà”.

Dreiser scrisse altri romanzi e fu anche autore di poesie, saggi e scritti di viaggio; ma dopo la sua opera “Una tragedia americana”, si lascerà troppo condizionare dal positivismo ed i suoi scritti avranno minore interesse letterario.

Egli si considerava comunista e sperava in una rivoluzione negli Stati Uniti, di cui biasimò l’entrata in guerra, nella II guerra mondiale, contro la Germania nazista in aiuto dell’Inghilterra, in quanto da lui considerata “imperialista”.

Egli aveva coscienza di quel passo cadenzato, mentre lo spingevano avanti, avanti, verso quella porta. Ora era lì. Ora l’aprivano. Eccola là, infine, la sedia… che aveva tanto temuta…” (Theodore Dreiser, Una tragedia americana)

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