
Nella baia di New York si trova una piccola isola proprio alla foce del fiume Hudson: Ellis Island.
Anticamente era un arsenale militare, negli anni dal 1892 al 1954, era la frontiera dove si fermavano gli immigrati che arrivavano negli Stati Uniti, che dopo aver mostrato i loro documenti di viaggio, venivano sottoposti a visita medica.
Solo chi risultava idonea alla visita, veniva accompagnato nella Sala dei Registri, dove degli ispettori ne registravano tutte le generalità, il luogo dove erano diretti e se avevano disponibilità di denaro nome; al termine di tutte queste trafile ricevevano regolare permesso di sbarco e venivano accompagnati al molo del traghetto per Manhattan.
Gli anziani, deformi, ciechi, sordomuti, con malattie ritenute contagiose, malattie mentali, erano per sempre esclusi dalla possibilità di poter entrare in America e venivano pertanto rimandati indietro con la stessa nave che li aveva portati, insieme alle loro speranze.
Nell’anno 1917 venne introdotto il test dell’alfabetismo e dal 1924 vengono approvate le quote d’ingresso: per l’Italia equivalenti a lire 5.800.
Nel frattempo Ellis Island diventa un centro di detenzione per dissidenti politici, anarchici, chi è senza mezzi e senza lavoro viene obbligato a tornare al suo paese d’origine; si registrano molte espulsioni.
Durante la Seconda Guerra Mondiale diventa prigione per cittadini giapponesi, italiani e tedeschi e il 12 novembre 1954 il Servizio Immigrazione si sposta a Manhattan e lo chiude definitivamente.
Negli anni ’80, viene ristrutturato e dal 1990 è sede del Museo dell’Immigrazione.

La piccola isola che accolse il sogno degli immigrati




















Er Cicerò








