Dunque la mostra, recita il comunicato stampa, ha come tema portante la figura/icona Michael Jackson. I pezzi esposti sono sostanzialmente 4:
1. L'opera più "significativa" è una silouette di Bambi con la testa di Michael Bambi(no) montata su un carrello che scorre su di un binario: difronte trova posto una specie di cabina/tiro a segno nella quale il pubblico può indossare delle cuffie e imbracciare una pistola per "tirare" contro il bersaglio in movimento. Quest'opera, se così vogliamo definirla, si intitola "C'il Eam Habbim" ed era già stata esposta a Milano ai giardini di Villa Manin nel 2005, anno in cui è stata prodotta. Non so se questo abbia a che fare con il processo subito da MJ proprio quell'anno, ma qualcosa mi dice di sì. Ho cercato affannosamente sul web notizie riguardanti il suo significato ma non ho trovato nulla, nonostante la persona presente in galleria mi avesse detto "Vada a vedere in internet, troverà tutto!", Meschino…
2. Un altro pezzo riproduce una sorta di orologio "della vita" con raffigurate una serie di immagini del volto di MJ che narrano le sue trasformazioni: dall'infanzia fino alla morte. Alcune parti di questo pezzo si illuminano, mi pare di capire, come le piastrelline della strada di Billie Jean. Alquanto banale oserei dire. Qui, sempre interrogato il tizio della galleria, che credo fosse lì solo come custode (per quanto ne capiva di arte)!, sulle intenzioni dell'autore e le mie perplessità circa la definizione rilevata nel comunicato stampa sulla "interrelazione tra violenza e divertimento" mi sono sentita rispondere che MJ attraverso lo "sbiancamento" della propria pelle e le "numerose" trasformazioni chirurgiche pare abbia voluto usare violenza su se stesso!!! Sono rimasta impressionata da cotanta capacità di critica…
3. Ci sono poi tre teche di vetro, racchiudono una sorta di collage colorato che dovrebbe focalizzare l'attenzione del fruitore sull'ora del decesso di Michael Jackson: le 12,26 di quel fatidico 25 giugno 2009. Un tipo di opera molto anni 70 che, vista l'età dell'autore nato nel 1966, ho trovato un tantino datata e di interesse oserei dire pressoché NULLO.
4. Infine abbiamo due riproduzioni di casse da impianto Hi Fi dalle quali, a tempo determinato, fuoriesce una sorta di cucù che produce un urlo strozzato rievocando, dice sempre il comunicato stampa, "l'urlo tipico del cantante" (cioè hi hi)!?!?!
Ho tentato di capire se vi erano testi esplicativi sulle opere ma mi è stato risposto (sempre dal custode) che potevo rivolgermi a internet e che se avessi partecipato all'inaugurazione avrei potuto porre le mie domande e i miei dubbi direttamente all'autore del quale, sfortunatamente, egli non poteva fornirmi il recapito… a meno che non fossi stata la direttrice di un museo che volesse proporre all'artista una mostra. Ho risposto di appartenere ad una associazione che lo scorso anno ha premiato MJ per la sua incredibile carriera e per le sue innumerevoli azioni umanitarie e che mi sembrava che l'artista in questione volesse utilizzare, come molti del resto, il Re del Pop come veicolo per rendere più visibile se stesso, contribuendo oltremodo a aumentare l'azione denigratoria nei suoi confronti già ampiamente operata dai mass media. Il "custode", con un sorrisino di circostanza sulle labbra, non sapeva bene cosa rispondere ed era evidente che non potesse dirmi di andare a quel paese. Penso anche che le contrarietà rispetto all'iniziativa fossero più d'una proprio perché non ha avuto argomenti convincenti per controbattere la mia posizione.
Ad ogni modo questo signor Tobias Rehberger a mio parere fa parte di quella schiera di pseudo intellettuali che si riempiono la bocca e la vita di pusillanimità senza senso facendole diventare "filosofia" o, che è peggio, arte. Una giornalista del Corriere, in un articoletto che trovate qui archiviostorico.corriere.it/2010/marzo/1…co_7_100311062.shtml con un giudizio poco lusinghiero lo ha definito: "in realtà un intellettuale col pallino del bricoleur" e mi sembra azzeccato. Inoltre egli stesso, in un'intervista rilasciata al Sole 24ore (www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/doss…;DocRulesView=Libero) così si definisce: "Come artista mi considero una persona attraverso cui passano delle cose, non il motore originario dell'opera". Ricorda un po' quel che disse Michael Jackson una volta: "Io non creo nulla è Dio che fa passare attraverso me tutto ciò che produco". Insomma entrambi sono due "strumenti" di cui un'entità "altra" si serve per fare ARTE. Ma che differenza tra i due!
Tobias Rehberger Gio' Marconi Milano
(0 punti) (0 commenti)Dunque la mostra, recita il comunicato stampa, ha come tema portante la figura/icona Michael Jackson. I pezzi esposti sono sostanzialmente 4: 1. L'opera più "significativa" è una silouette di Bambi con la testa di Michael Bambi(no) montata su un carrello che scorre su di un binario: difronte trova posto una specie di cabina/tiro a segno nella quale il pubblico può indossare delle cuffie e imbracciare una pistola per "tirare" contro il bersaglio in movimento. Quest'opera, se così vogliamo definirla, si intitola "C'il Eam Habbim" ed era già stata esposta a Milano ai giardini di Villa Manin nel 2005, anno in cui è stata prodotta. Non so se questo abbia a che fare con il processo subito da MJ proprio quell'anno, ma qualcosa mi dice di sì. Ho cercato affannosamente sul web notizie riguardanti il suo significato ma non ho trovato nulla, nonostante la persona presente in galleria mi avesse detto "Vada a vedere in internet, troverà tutto!", Meschino… 2. Un altro pezzo riproduce una sorta di orologio "della vita" con raffigurate una serie di immagini del volto di MJ che narrano le sue trasformazioni: dall'infanzia fino alla morte. Alcune parti di questo pezzo si illuminano, mi pare di capire, come le piastrelline della strada di Billie Jean. Alquanto banale oserei dire. Qui, sempre interrogato il tizio della galleria, che credo fosse lì solo come custode (per quanto ne capiva di arte)!, sulle intenzioni dell'autore e le mie perplessità circa la definizione rilevata nel comunicato stampa sulla "interrelazione tra violenza e divertimento" mi sono sentita rispondere che MJ attraverso lo "sbiancamento" della propria pelle e le "numerose" trasformazioni chirurgiche pare abbia voluto usare violenza su se stesso!!! Sono rimasta impressionata da cotanta capacità di critica… 3. Ci sono poi tre teche di vetro, racchiudono una sorta di collage colorato che dovrebbe focalizzare l'attenzione del fruitore sull'ora del decesso di Michael Jackson: le 12,26 di quel fatidico 25 giugno 2009. Un tipo di opera molto anni 70 che, vista l'età dell'autore nato nel 1966, ho trovato un tantino datata e di interesse oserei dire pressoché NULLO. 4. Infine abbiamo due riproduzioni di casse da impianto Hi Fi dalle quali, a tempo determinato, fuoriesce una sorta di cucù che produce un urlo strozzato rievocando, dice sempre il comunicato stampa, "l'urlo tipico del cantante" (cioè hi hi)!?!?! Ho tentato di capire se vi erano testi esplicativi sulle opere ma mi è stato risposto (sempre dal custode) che potevo rivolgermi a internet e che se avessi partecipato all'inaugurazione avrei potuto porre le mie domande e i miei dubbi direttamente all'autore del quale, sfortunatamente, egli non poteva fornirmi il recapito… a meno che non fossi stata la direttrice di un museo che volesse proporre all'artista una mostra. Ho risposto di appartenere ad una associazione che lo scorso anno ha premiato MJ per la sua incredibile carriera e per le sue innumerevoli azioni umanitarie e che mi sembrava che l'artista in questione volesse utilizzare, come molti del resto, il Re del Pop come veicolo per rendere più visibile se stesso, contribuendo oltremodo a aumentare l'azione denigratoria nei suoi confronti già ampiamente operata dai mass media. Il "custode", con un sorrisino di circostanza sulle labbra, non sapeva bene cosa rispondere ed era evidente che non potesse dirmi di andare a quel paese. Penso anche che le contrarietà rispetto all'iniziativa fossero più d'una proprio perché non ha avuto argomenti convincenti per controbattere la mia posizione. Ad ogni modo questo signor Tobias Rehberger a mio parere fa parte di quella schiera di pseudo intellettuali che si riempiono la bocca e la vita di pusillanimità senza senso facendole diventare "filosofia" o, che è peggio, arte. Una giornalista del Corriere, in un articoletto che trovate qui archiviostorico.corriere.it/2010/marzo/1…co_7_100311062.shtml con un giudizio poco lusinghiero lo ha definito: "in realtà un intellettuale col pallino del bricoleur" e mi sembra azzeccato. Inoltre egli stesso, in un'intervista rilasciata al Sole 24ore (www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/doss…;DocRulesView=Libero) così si definisce: "Come artista mi considero una persona attraverso cui passano delle cose, non il motore originario dell'opera". Ricorda un po' quel che disse Michael Jackson una volta: "Io non creo nulla è Dio che fa passare attraverso me tutto ciò che produco". Insomma entrambi sono due "strumenti" di cui un'entità "altra" si serve per fare ARTE. Ma che differenza tra i due!
2 anni e 2 mesi fa