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Il canone RAI e la "prassi del convincimento"

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Giustissime osservazioni. Ma aggiungerei un terzo punto non meno importante. La Rai deve fronteggiare Mediaset e non riesce a giustificare il pagamento del canone in risposta ad un'azienda che offre un servizio gratuito. L'italiano congenitamente potenziale esattore come hai detto tu, non capisce il perché delle tasse perché come per la maggior parte delle tasse che paga, l'imposta non ha un ritorno, non è un investimento per un servizio ricevuto. Nel caso della Rai l'esempio è magistrale: l'azienda pubblica si è adeguata all'offerta dell'azienda commerciale risultandone goffamente abbrutita; il palinsesto Rai è una brutta copia di quello Mediaset a cui si è dovuta bruscamente adeguare per il calo di audience subito dagli anni 90 ad oggi. Invece di proporre un'alternativa valida e mantenere una coerenza col proprio passato, la Rai ha smarrito un'identità, plasmandosene una nuova su quella turpe della Mediaset. E la gente ha smarrito ancora di più il contatto con una potenziale (per me impossibile e inesistente) Tv "di qualità" perdendo di vista sempre di più lo scopo per cui pagare il canone. La faccia più inquietante di quello spot è a mio avviso la Tv che entra in casa, come se dalla sua nascita ad oggi non avesse violentato abbastanza l'intimità di questo pseudo-popolo che siamo diventati.

10 anni e 8 mesi fa
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Rosarno, la rivolta dell' Homo sacer e del suo sacro NO (parte seconda)

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Perfettamente d'accordo. Tutto ruota su quel qualcosa da perdere. Il ceto medio di oggi ha perso il contatto materiale con la fatica del lavoro e le precarie condizioni umane. La copiosa parte della "classe operaia che vota Berlusconi" è sì una classe salariata e subalterna ma in balia della propria ignoranza (che ne denota sicuramente una certa colpevolezza) temendo per la prima minaccia decantata mediaticamente (una volta il vugumbrà o il marocchino, poi l'albanese, oggi è di moda il rumeno ma, laddove mancasse, un più generico "neGro" va sempre bene)si sente mossa prepotentemente dall'indignazione per la minaccia ai propri beni e dunque corre ai ripari come può: chi si affida allo stato, chi ai telegiornali, chi alla propria autostima e la nutre al bar etc. etc. totalmente dimentica delle proprie origini e del proprio passato affatto remoto. La condivisione di determinate sofferenze univa la classe operaia d'un tempo così come gli schiavi di Spartaco così come gli immigrati di Rosarno. L'assorbimento da parte del sistema prima combattuto ha diviso le classi sociali di ieri. D'altronde il "divide et impera" di romana memoria ha sempre funzionato per evitare le rivolte nelle province romane, e per riagganciarsi al finale dell'articolo in questione, indoviniamo un po' quale partito in Italia ha sbandierato da tempo la secessione e oggi la chiama federalismo?

10 anni e 9 mesi fa
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Vasco: il culto per la logica dell'identico

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Volevo anche rispondere a Ciroloide pur non essendo la sua domanda rivolta direttamente a me. L'estratto da Lei posto in questione tratta un determinato atteggiamento di immedesimazione tipico del linguaggio pop, in cui la star, l'icona, appare al fruitore come descrittore di se stesso; si apprezza un oggetto per la sua esatta corrispondenza con il soggetto. In parole povere, io mi rispecchio per un motivo o per un altro, nelle canzoni, nei gesti, nelle parole o nello stile di vita di un determinato personaggio. Questo semplice rivedersi in qualcosa è un atteggiamento retorico nei confronti della realtà. Un atteggiamento analitico tenderebbe infatti a farci confrontare con qualcosa di diverso e sconosciuto che tentiamo di conoscere attraverso la ragione e l'esperienza (mi si perdoni il terra-terra). E questo non riguarda questa o quella canzone. Confrontarsi col diverso non vuol dire confrontarsi con Sally o con l'adolescente studiosa che incarna la metafora masturbazione=solitudine. L'espressione di questi mondi, del "mondo Albachiara" e del "mondo Sally" è identica. Infatti il tema le rende differenti tra loro ma non differenti rispetto al modo di esprimersi di Vasco. Quello "di cui parla" una canzone di Vasco, non è il modo "in cui parla". Ed è il metodo creativo ed espressivo di Vasco di cui si sta parlando e soprattutto della relazione che il pubblico ha con esso. Vorrei ricordare, cambiando argomento, che l'autorevolezza di un'opinione non sta nel vissuto di chi l'ha espressa ma nella corposità degli argomenti.

10 anni e 10 mesi fa
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Vasco: il culto per la logica dell'identico

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Non riesco a comprendere (può essere con tutta probabilità un mio limite) perché nessuno di coloro i quali si trovino in disaccordo con l'articolo in questione, non riescano a rispondere all'analisi proposta da Alessandro Alfieri con argomenti altrettanto validi. Io ovviamente, essendo più che d'accordo con tutta l'analisi qui proposta, non posso esemplificare questa mia ipotesi di dialogo rimanendo nell'ambito Vasco (argomento di discussione, a mio avviso e secondo il mio interesse, esauribile in pochissime battute). Posso fare un esempio agli indispettiti fans del dottor (!) Rossi; il dottor Alfieri scrive: "il punk mantenne ferma la sua netta avversione allo status quo, dato che era nel suo stesso concetto l’impossibilità di essere assorbito da esso (tanto esteticamente quanto stilisticamente e formalmente)". 1)Io, non trovandomi d'accordo con tale affermazione, non risponderei mai che sono un impiegato trentaseienne laureato con un divorzio alle spalle che sa meglio di lui cos'è il punk e che lui deve andare a lavorare e che Alfieri non è mai stato punk ma è solo un frustrato bigotto che non capisce niente di musica e che il diploma di John Lydon vale più della sua laurea etc etc. Una simile risposta oltre a mettermi in lizza per il podio di ebete del secolo, ha come possiamo tutti ben vedere, l'unica risultante di indisporre gratuitamente e di non ottenere nessuna risposta di qualche minimo interesse. 2)Ora invece proviamo a vedere in che modo si potrebbe rispondere al dottor Alfieri per ricevere una risposta interessante e intessere un dialogo costruttivo che esaurisca le argomentazioni di ognuno a riguardo al fine di avere una migliore visione d'insieme: Io trovo che il punk non abbia affatto mantenuto ferma la sua avversione allo status quo di cui Lei parla nel suo articolo. Sono più d'accordo con una visione puntuale del fenomeno punk inglese, che nel momento in cui nasce ha già esaurito tutto il suo potenziale espressivo anche nei confronti del sistema di industria musicale contro il quale è congenitamente schierato. Sarà l'ondata hardcore americana a convogliare la rivolta punk del '77 inglese in un ottica di ribellione sociale. Concordo tuttavia nel modo in cui ha utilizzato il punk parlando del finto ribellismo strumentalizzato di cui Vasco Rossi, come altri, è grande (non so quanto consapevole) profeta. Ora che c'è una bella differenza tra le due risposte credo sia inequivocabile. Avendo io un'idea chiara su cosa rispondere al professor Alfieri, l'ho fatto con serenità e rispetto, mantenendo la conversazione sui toni già impostati dall'autore, rispondendo a ciò che lui ha scritto non ha ciò che lui io suppongo che sia perché io ritengo di essere meglio o perché l'oggetto dell'articolo è una persona che ha più successo e potere mediatico di lui (unici fattori oggettivi in cui Vasco Rossi può essere ritenuto inopinabilmente "superiore" ad Alessandro Alfieri, ammesso e non concesso che essere superiori in questo senso sia positivo). Questo riguardo le terribili risposte (salvo eccezioni Paolo Talanca su tutti) finora postate in risposta all'articolo di Alfieri. Nessuno ha risposto a quello che davvero è scritto nell'articolo. Un esempio (è solo un esempio non me ne voglia l'utente). L'autore spiega molto bene quale logica di legittimazione abbia portato all'attuale stato il berlusconismo italiano. Paragona tale logica di consenso incosciente a quella a cui Vasco deve l'assolutezza del suo successo (non il suo successo ma l'assolutezza -falsa- del suo successo). A lui un utente risponde che Vasco non è berlusconiano. Era per fare un esempio della palese incomprensione di cui l'articolo è stato vittima. Invito davvero tutti a leggere BENE quanto scritto da Alfieri. Spiega semplicemente un meccanismo. Non vuole imporre a nessuno con cosa emozionarsi. Questa guida è davvero un'occasione per mettere in discussione qualcosa che non avete mai messo in discussione, provate a farvi delle domande e a darvi delle risposte come fa Alfieri nei suoi articoli anche su cose futili, anche sulle più banali. Nessuno vi obbliga a farlo, nessuno si erge a vate e vi parla da un pulpito con l'indice alzato. Ma se trovate da ridire, rispondete in modo adeguato agli argomenti proposti. Finora sono state solo sputate sentenze su Alfieri e risposte totalmente off topic al suo articolo.

10 anni e 10 mesi fa

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