A fury of glass (Musea 1993/1983 - 46'09'')

Un album uscito in sordina all'inizio degli anni ottanta, quello dei francesi, La Rossa, che è circolato sottotraccia tra i collezionisti per molto tempo. Per fortuna la ristampa in cd ha riportato alla luce questo piccolo gioiello di chiara ascendenza Vandergraffiana.

È sempre un grande piacere parlare di un album come A fury of glass. Questo perché farlo mi riporta in un sol balzo indietro alla metà degli anni ottanta e alla mia adolescenza, quando il mondo era in mano ai New Romantics e il prog sembrava un genere musicale destinato all’estinzione. Senza l’ausilio di internet a fare da bussola, si andava un po’ alla cieca alla caccia di vinili di importazione, spesso guidati solo dalla suggestione di un nome o dal titolo di un album. Per un patito Vandergraffiano come me, il nome “La Rossa” era indubbiamente un ottimo punto di partenza…

Le ampie note di questa splendida ristampa Musea chiariscono, nel caso ce ne fosse ancora bisogno, che Peter Hammill e i Van der Graaf Generator erano al centro dei pensieri del giovane e talentuoso pianista classico Wolfgang Holler quando nel 1981 a Tolosa fondò il primo nucleo di quelli che sarebbero diventati di lì a breve i La Rossa. Insieme a lui c’erano il cantante Benki e il batterista Marc Neves. Ancora oggi è impressionante ascoltare la tecnica pianistica di Holler, degna di Emerson o Moraz, magnificamente inserita in un contesto rock, ben coadiuvata dalla chitarra lirica di Jean Pierre Baile e dalla sezione ritmica costituita dall’ottimo Neves e dal bassista Dino De Rossi.

La musica classica e Bartok fanno capolino in piccoli capolavori come Wooden Monologue o negli episodi per solo piano, mentre lo spettro del Generatore aleggia nelle atmosfere notturne di Faces we move, Glassleaves e Chimera chill, episodi esaltanti molto vicini alle parti più liriche dell’album capolavoro Pawn Hearts. Merito anche del cantato teatrale e a tratti esasperato di Benki, che richiama quello del giovane Hammill. Ma oltre ai VDGG, emergono chiare e nitide le influenze heavy della sezione ritmica, che portano la proposta musicale dei La Rossa a contatto anche con Led Zeppelin, Deep Purple e King Crimson. A suggello di una tale gemma, la ristampa Musea ci regala anche quattro bonus tracks provenienti dal primo demo del gruppo, precedentemente inedite. Consigliatissimo. (Recensione di Paolo Carnelli tratta da Wonderous Stories #21)

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