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A Peter Hammill il Premio Tenco 2004

Quella del conferimento a Peter Hammill del “Premio Tenco 2004 per il cantautore” è senza dubbio un’ottima notizia che, è giusto dirlo, ci ha colto comunque di sorpresa. Cerchiamo di capire qualcosa in più su questo straordinario evento alla luce della carriera di Hammill e della motivazione ufficiale del premio.

Prima di tutto è importante sottolineare come non è la prima volta che in Italia Peter viene premiato per la sua lunga attività di musicista: basti pensare al “Premio Uomini e Miti 2001”, che ha visto Hammill presente a Napoli nell’ambito dei festeggiamenti per il trentennale degli Osanna. Al teatro Mediterraneo la partecipazione di Peter fu totalmente incentrata verso una pur garbata presa di distanza dal contesto in cui quell’onorificenza era maturata: il contesto della musica prog degli anni ’70, che vedeva sul palco insieme a lui altri artisti storici, come Jenny Sorrenti, Gianni Leone o Francesco Di Giacomo del Banco del Mutuo Soccorso. Quel contesto, e quel sentito omaggio alla carriera di un musicista “di un’altra epoca” non andò troppo a genio a Hammill. E Peter lo dimostrò, oltre che a parole, anche con i fatti, offrendo una rabbiosa esibizione di una quarantina di minuti, con inclusa rottura di una corda della chitarra.

Ora con il Premio Tenco il contesto cambia. Certo, qualcuno bonariamente ha già avuto modo di commentare come la “compagnia” (Venditti, Mannoia, Caparezza…) non sia delle migliori, ma quello che conta è che stavolta Hammill verrà premiato come “cantautore”. È sempre un premio alla carriera, ma ha il merito di trascendere i generi musicali e le epoche, consegnando l’ex VDGG alla storia della musica “in toto” e non solo a quella progressiva. Del resto “cantautore” non è forse quello che Peter ha più voluto essere, specialmente in questi ultimi vent’anni? Da solo dietro il pianoforte, o con la chitarra acustica al collo, si consegnava al pubblico affamato di sinfonismi già nel 1973, cercando di convincerlo che Refugees, House with no door, The emperor in his war room non sono altro che piccole grandi canzoni. Nel 1978, costretto a rinunciare al supporto del gruppo, non si fece scrupolo a portare in Nord America gli “scheletri” delle sue composizioni, in una delle sue tournée più emozionanti.

“Una vita con la musica, più di cinquanta dischi, centinaia di show dai giorni del rock progressivo a oggi. Peter Hammill merita questo premio per la sua dedizione e per come, con lucidità e scrupolo, con l’ottimismo della volontà e il pessimismo della ragione, ha messo in una forma personalissima e originale l’appassionante fatica di vivere”. Così si legge nella lucida motivazione ufficiale. Viene solo da chiedersi quanto abbia influito in tutto questo l’infarto che ha colpito Peter alla fine dello scorso anno, e la paura di arrivare fuori tempo massimo. Viene da chiedersi perché la tournée autunnale di Hammill non passerà per l’Italia, mentre toccherà praticamente tutti gli altri paesi europei. Viene da chiedersi se questo Premio porterà a un cambiamento, aprendo finalmente all’artista inglese le porte dei “salotti buoni” della musica in Italia. (Articolo di Paolo Carnelli tratto da Acta #5)

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