Everyone you hold (Fie! 1997)

Dopo due album "di gruppo" come Roaring Forties e X my Heart, nel 1997 Hammill torna alla dimensione più intima e solista con un lavoro che sancisce l'inizio di una nuova fase nella sua carriera solista. E nella recensione di Massimo Onesti pubblicata all'epoca su Wonderous Stories non mancano i risvolti profetici...

Finalmente Peter si è mosso: quel senso di scontato e grigio che aveva caratterizzato gli ultimi lavori di Hammill, in questo ultimo CD sembra scomparso; c’è una vitalità nuova. Riprendendo quel filo che si compone di tasselli ora lontani, come In Camera, The Future Now, ora più vicini come  Fireships, Peter con Everyone You Hold anticipa tempi, sensazioni, sonorità sperimentali, regalando impasti musicali raffinati come nei suoi migliori lavori. Certo l’ascolto è molto intimo e talvolta poco accessibile, ma c’è una sorta di maturità acquisita che porta Hammill a misurarsi nuovamente con la vita, con se stesso e con gli altri in un modo più rilassato e meno ossessivo. Ancora un “Io” dilaniato e ancora in cerca di risposte, che forse non arriveranno mai, ma che possono trasformarsi in emozioni per alimentare i nostri piccoli momenti con qualcosa che tende ad “Altro”; Peter nella ricerca di queste benefiche emozioni sa ancora come aiutarci.

P.S. Quando Hammill e Banton si incontrano sono brividi: dopo aver ascoltato Bubble, dico che se oggi i VDGG si riunissero saprebbero ancora far vibrare il mitico Generatore. (Recensione di Massimo Onesti tratta da Wonderous Stories #9)

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