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Nic Potter - New Europe (Zomart 1992)

New Europe/Rainbow Colours è uno degli album più belli dell'ex bassista dei VDGG Nic Potter. Un disco dominato dalla lunghissima e suggestiva title track, che vede la partecipazione tra gli altri dei due VDGG Guy Evans e David Jackson.

Ci sono quei dischi a cui uno si lega per sempre e dai quali quando partono le prime note riescono come di colpo a catapultarti in qualcosa di molto tuo e in cui ti piace stare, dove l’ascolto diventa sacrale e capace di trasmigrare attraverso il tempo e lo spazio in una specie di oasi immobile, perfetta ed estatica.

New Europe di Nic Potter è un’opera sublime di un’artista che qui addolcisce le tenebre dell’anima e dei moti più profondi in cui l’incoscio dolcemente come un veliero a vele spiegate e gagliarde va a navigare, attraverso rapidi e sinuosi slanci di sinfonie mai oltre il troppo pronunciato, sempre contenute eppure ridondanti di mille colori e significati, nobilmente accennati con disinvoltura sommessa ma gonfia d’impeto e di vibrazioni, iterando intorno al nucleo del sè più nascosto, come in un vortice in cui più si è e più non si vuole uscirne, più ci si sommerge e più ci si vuole lasciare avvolgere dal groviglio sonoro. New age? Ambient? Non esistono etichette e schemi quando ci si trova di fronte a composizioni in cui la musica è libera dalle catalogazioni che le regole del mercato vorrebbero imporre, sminuendo poi di fatto l’universalità sovrana dell’opera. In questo caso le atmosfere create dai synth si accavallano e si susseguono per poi trasportarti verso un territorio ideale di stasi, dove lo spirito può inebriarsi di sé stesso, senza limiti e con la coscienza lucida di poter elevarsi come per un annullamento degli opposti, un disintegramento degli antagonismi, che avviluppati nelle profondità dell’animo vengono disciolti armoniosamente da queste melodie per rendere fluida una vitalità che parrebbe implodere e che invece trionfa alla luce pura dell’essenza.

Sorprende la capacità di Potter di rivelarci una dimensione diversa da quella che lo aveva caratterizzato nei Van der Graaf, anche se rimane e anzi si rafforza la serietà di una personalità sempre puntuale e complessa, che si muove nell’ombra ma sostenuta da una precisione artistica efficace, essenziale e piena di energia. (Recensione di Massimo Onesti)

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