Questo sito contribuisce alla audience di

Hammill a MojoRadio: in Italia tutto può succedere...

Pubblichiamo la prima parte dell'intervista a Peter Hammill condotta da Phil Alexander e trasmessa da MojoRadio pochi giorni dopo il concerto di Londra. In questo primo segmento i riflettori sono puntati sulle origini del Generatore e sul rapporto tra il gruppo e l'Italia negli anni settanta.

Mojo Radio 13/05/2005 Peter Hammill interview - parte 1
Traduzione e adattamento: Paolo Carnelli
Thanks to Mikayel Abazyan

MOJORADIO: Peter, prima di parlare del nuovo disco facciamo un passo indietro alle origini del gruppo… da quello che so da giovane eri un grande fan della musica soul…

PH: Esattamente. Soul e blues per la precisione. Oltre ovviamente a tutti quei complessi beat che popolavano la scena musicale inglese alla fine degli anni ’60, quando ero ancora un ragazzo.

MR: Quello che mi meraviglia è come dall’ascolto di quel tipo di materiale così “semplice” sia poi emerso l’Hammill che ha scritto cose tremendamente complesse sia con i VDGG che da solo…

PH: Penso sia stato un percorso più naturale di quanto si possa immaginare. All’interno del gruppo non ero l’unico appassionato di musica soul: in particolare David Jackson aveva avuto la possibilità di suonare all’interno di alcune soul band, prima di entrare nei VDGG. È il tipico caso in cui A più B fa C. Volevamo muoverci verso qualcosa di diverso ma che mantenesse lo stesso grado di autenticità e spontaneità. Ovviamente eravamo interessati anche ad altre cose, come il jazz o la musica classica. L’importante per noi era mantenere la stessa sincerità e passione presente nei brani più semplici, anche mano mano che le cose diventavano più complicate musicalmente.

MR: Parlare di un concetto particolare come quello di “passione” ci riporta a una dimensione più da fan che da artista… qual è stata la peggiore esperienza con i VDGG dal punto di vista live?

PH: Credo sia stato proprio all’inizio, prima ancora che lasciassi l’università. Eravamo un trio e avemmo la possibilità di partecipare a una serata abbastanza importante. Purtroppo dopo una sola canzone fummo costretti ad abbandonare il palco a causa del lancio di bottiglie da parte del pubblico. Ma tutta la nostra carriera è stata contraddistinta da episodi particolari…

MR: Nel 1972 Pawn Hearts scalò le classifiche italiane raggiungendo la prima posizione, mentre in Inghilterra i VDGG rimanevano un gruppo quasi sconosciuto. Perché avevate così tanto successo in Italia?

PH: Innanzitutto grazie alla nostra casa discografica e ai promoter dell’epoca abbiamo avuto la possibilità di partecipare a questi grandi festival che si tenevano in Italia, proprio quando si respirava nella penisola una grande aspettativa e un grande desiderio di novità. Fummo uno dei primi gruppi ad arrivare in Italia e così diventammo idealmente i principali interpreti di questo desiderio. Oltre a questo, c’era la natura drammatica della musica dei VDGG, che non era costituita solo da assoli d’organo o di chitarra, ma conteneva anche passaggi romantici e quasi epici che ben si accordavano con la tradizione musicale italiana, con l’opera e con il melodramma. Tutti questi fattori hanno contribuito a generare questo tipo di straordinaria esperienza che colse anche noi completamente di sorpresa.

MR: Ciononostante in Italia ci furono anche alcuni momenti difficili per voi…

PH: …come può accadere in qualunque parte del mondo, peraltro…

MR: …ad esempio quando siete tornati nel 1975…

PH: …nel 1975 ci furono tanti avvenimenti negativi che coinvolsero sia noi che la nostra crew, a partire da quando fummo costretti a fuggire con il nostro furgone passando attraverso una parete di vetro, per evitare il lancio di bulloni e altri oggetti metallici da parte di un gruppo di contestatori, fino al furto del camion contenente tutta la strumentazione, per la quale ci venne addirittura chiesto un riscatto. Amo l’Italia ma devo dire che purtroppo in Italia le cose possono sempre prendere una piega imprevedibile.

MR: Nel 1975 in Italia ti hanno anche puntato contro una pistola, non è vero?

PH: No, è successo durante una tournée solista, ma il protagonista non sono stato io bensì il mio manager, Gordian. Era l’ultima data del tour, e nei camerini uno dei promoter gli chiese indietro tutti i soldi, minacciandolo con una pistola. “Mi dispiace, ma ci siamo già bevuti e mangiati tutti i soldi” rispose Gordian. In realtà era solo uno scherzo, però rende bene l’idea di quello che dicevo prima: in Italia l’imprevisto è sempre dietro l’angolo.

(fine prima parte)

Le categorie della guida

Ultimi interventi

Vedi tutti