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VDGG anche su Blow Up

Il numero di settembre di Blow Up propone una retrospettiva di sei pagine sui VDGG a firma Diego Palazzo e Piergiorgio Pardo, corredata da diverse immagini. Una carrellata da The Aerosol a Vital con accenno finale a The Future Now, con qualche caduta e diverse considerazioni critiche discutibili...

Ad analizzarlo con cognizione di causa il fenomeno è abbastanza impressionante: dopo anni di silenzio sia sul fronte VDGG (ok, fino all’annuncio del dicembre scorso il gruppo non esisteva più) che sul fronte Hammill (il quale però i dischi ha sempre continuato a farli…), la stampa musicale italiana in pochi mesi riscopre il mondo del Generatore. Perlopiù recensioni di Present e retrospettive, ma anche interviste… per non parlare di qualche resoconto live da cui abbiamo appreso ad esempio che a Roma i quattro si sono cimentati anche in A Plague of Lighthouse Keepers!! E’ ora la volta di Blow Up, che dopo aver accolto favorevolmente il nuovo album propone una rapida ricognizione della discografia del gruppo corredata da ben otto foto di cui una, un primo piano a colori del solo Hammill risalente presumibilmente agli anni ‘70, molto bella e almeno per il sottoscritto inedita.

Dicevamo dei contenuti dell’articolo: molto buona la parte iniziale, in cui le origini e i primi passi della formazione vengono raccontati con brio e dovizia di particolari, un po’ meno il resto, con qualche svarione e qualche considerazione critica discutibile. In particolare viene da sorridere nel leggere come Keith Ellis abbia lasciato il gruppo durante le registrazioni di H to He (ma del resto il nome di Potter è completamente assente anche quando si parla di The Quiet Zone e Vital) e che in Still Life la title track è “poco incisiva” mentre la successiva La Rossa “troppo lambiccata”. In compenso vengono ampiamente rivalutati Godbluff (forse perché qualche tempo fa John Frusciante ne ha parlato bene?) e The Quiet Zone, nonché la carriera solista di Hammill. Quella degli anni settanta, però, perché a quanto pare dopo il “capolavoro” The Future Now, “il nostro non sarà più in grado di comporre un lavoro capace di emozionare l’anima. Nemmeno la sua”.

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