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Una chiacchierata con Fury

Abbiamo incontrato il chitarrista e artista John Ellis dopo il concerto di Judge Smith al Cobden Club di Londra, lo scorso maggio. Abbiamo parlato di Peter Hammill, naturalmente, ma anche di Peter Gabriel, Stranglers, Judge Smith e dei nuovi progetti che bollono in pentola...


D: L’ultimo album di Peter Hammill su cui hai suonato è stato The Noise, nel 1993. Cosa hai fatto da allora?
R: Beh, all’epoca già lavoravo con gli Stranglers, così ho continuato a suonare con loro fino al 2000; a quel punto ho deciso di fermarmi perché il mio corpo ha iniziato a dirmi che dovevo smettere di viaggiare e suonare musica ad alto volume per un po’. Qualcuno di ha telefonato per offrirmi un lavoro molto carino, così ho pensato che potesse essere una buona opportunità per prendermi una vacanza dalla musica e fare un lavoro interessante. Ho iniziato a lavorare con questa azienda, una tipica internet company, fino a quando è fallita nel 2001; in quel momento non avevo progetti musicali in corso perciò ho continuato a lavorare come chiunque altro… ma sono ancora interessato a fare musica e ho del materiale che ho realizzato insieme a Michael (Ward-Bergeman, ndr), il tastierista. Abbiamo diversi progetti interessanti, ma stiamo ancora cercando un’etichetta che possa produrli… magari la troveremo, magari no. Poi qualche anno fa ho ricevuto una telefonata da Judge che mi ha chiesto di suonare su Curly’s Airship e poi su The Full English…


D: Se non sbaglio la Voiceprint ha pubblicato alcuni tuoi cd…
R: Sì, cinque cd di materiale per mostre d’arte che ho scritto molto tempo fa… musica ambient.


D: E sei anche un fotografo e un pittore…
R: Sì, qualche volta… di solito facevo l’illustratore, quello è il mio campo. Qualche volta realizzo anche siti internet.


D: Che tipo di materiale stai cercando di pubblicare?
R: Beh, ho per le mani cose molto differenti tra loro. Ho parecchie canzoni, ho un sacco di pezzi strumentali, e ho tutto il materiale a cui ho lavorato con Michael, perciò sono almeno tre aree diverse. Ma tutto ciò che farò d’ora in avanti credo che sarà molto legato alla musica blues. Con Michael stiamo cercando di fondere il suo progetto di musica zingara con il mio di musica blues, e sta uscendo fuori una cosa molto interessante. Ma come sempre se non c’è una casa discografica dietro che ti finanzia non puoi andare molto lontano.


D: Hai un tuo studio di registrazione?
R: Ce l’avevo ma ho dovuto smantellarlo un po’ di tempo fa. Michael ha il suo equipaggiamento per registrare, perciò ci arrangiamo con quello. Puoi ascoltare qualcosa direttamente sul mio sito internet www.mapoflimbo.co.uk, lo tengo costantemente aggiornato con nuovi sampIes.


D: Immagino che ti sia divertito a suonare su The Full English…
R: Sì, la cosa bella è stata che ho dovuto suonare principalmente la chitarra acustica, a parte un pezzo in cui suono l’elettrica e un po’di basso. Ovviamente è sempre un piacere lavorare con Judge, perché mi permette di essere creativo: mi fornisce uno scheletro di quello che devo fare e poi mi lascia spazio per interpretarlo, mi da la possibilità di esprimermi attraverso le sue canzoni, di avere un input creativo.


D: Hai collaborato anche negli arrangiamenti?
R: No, non proprio negli arrangiamenti, ma ad esempio su come suonare una parte. Judge mi suggeriva una certa sequenza di accordi di accompagnamento e io dicevo, che so, magari potrei dare a questa parte un feel un po’ più rock ‘n roll, qui invece più folk… inoltre i soli li ho arrangiati quasi tutti io… ho avuto un input creativo, insomma.


D: The Full English è un album molto omogeneo e coerente, quasi un concept per certi versi…
R: È una cosa unitaria. Era proprio l’idea di Judge, quella di avere un sound molto ben definito, una ripresa sonora molto specifica, e penso che funzioni. Penso che musicalmente le cose siano andate molto bene tra me, Michael e Judge, il risultato è unico. La particolarità del sound che è venuto fuori è che è un sound in un certo senso vecchio stile, perciò può catturare l’attenzione delle persone che sono legate alla tradizione, ma in un modo assolutamente nuovo. Penso che possa avere dei buoni riscontri all’interno del mercato musicale e in particolare in ambito folk.


D: Come sei entrato in contatto con Peter Hammill?
R: Oh, questo è interessante, perché è accaduto quando lavoravo con Peter Gabriel: avevano lo stesso management e stranamente ero anche un grande fan di Peter Hammill. Ho incontrato Peter a un concerto di Peter Gabriel e gli ho detto che se mai avesse avuto bisogno di un chitarrista io sarei stato molto interessato a suonare con lui… così mi ha chiamato. Mi sono divertito molto a suonare con Peter, così come mi è piaciuto molto suonare con Judge, loro due sono molto simili. Certo non si tratta del solito contesto rock.


D: Un mio amico che ha avuto la fortuna di assistere a un concerto del K Group nel 1981 mi ha raccontato che dopo il concerto ha avuto la possibilità di scambiare due parole con te e ti ha chiesto quale fosse la differenza tra suonare con Peter Gabriel o suonare con Peter Hammill. La tua risposta è stata: “Suonare con Peter Hammill è molto più divertente”. È vero?
R: Sì, è più divertente ma in un certo senso anche molto più difficile, perché per quanto mi sia piaciuto suonare con Peter Gabriel, cosa che non ho fatto molto a lungo, un concerto di PG è uno spettacolo in piena regola, in cui niente può andare storto. Quando invece lavori con uno come Peter Hammill… tutto può andare storto, specialmente se ti esibisci in duo e tutto dipende dallo spirito della serata. Perciò è molto eccitante, perché non sai cosa sta per succedere finchè non accade, mentre in uno spettacolo rock convenzionale già sai tutto quello che succederà. È molto più stimolante, e più divertente… è eccitante, a tratti anche spaventoso, ma penso che in questo modo venga fuori il meglio da ogni musicista, perché devi essere in grado di reagire istantaneamente, mentre quando ti sei studiato la tua parte e la ripeti ogni sera sai già che tutto filerà liscio.


D: Cosa ricordi del tour del 1981 con il K Group tour, del fatto di suonare Flight, del concerto al Rockpalast…
R: Oh, beh, Flight era un pezzo molto difficile da suonare… ma amavo tutto il materiale che suonavamo, era fantastico, ci siamo divertiti molto.


D: Personalmente penso che il k Group sia cresciuto molto durante la sua esistenza… il gruppo che suona su The Margin sembra quasi un altro gruppo: il suono è diverso, l’approccio al materiale è diverso…
R: Guarda, su questo dovresti parlare con Peter, perché lui sapeva esattamente come voleva che il gruppo suonasse. Riguardo a The Margin posso dirti che all’epoca pensai che non riuscisse veramente a catturare l’eccitazione e la carica di un concerto del K Group… ma questo è un problema di molti album live; è molto difficile produrre un live entusiasmante.


D: Come era lavorare in studio con il K Group?
R: Era ok. Molto produttivo, molto creativo. Mi è piaciuto molto.


D: Ti piace di più Enter K o Patience?
R: Credo di preferire Patience. Era il secondo disco del K Group, perciò ci conoscevamo meglio.


D: Ti è piaciuto suonare su The Noise?
R: Sì, penso sia un album fantastico… mi piace molto il lavoro che ho fatto su quel disco, ho suonato la chitarra molto bene. Onestamente non mi piace quasi mai quello che faccio con la chitarra, perciò è bello per me quando sono soddisfatto di quello che ho fatto.

D: Perchè hai smesso di suonare con Peter? Eri impegnato con altri progetti?
R: No, ho smesso semplicemente perché Peter non mi ha più chiesto di suonare con lui. Probabilmente la cosa è dipesa dalla sua scelta di lavorare con Stuart Gordon, il violinisa… ma ovviamente dovresti parlare con Peter. In ogni caso sarei ben felice che tornare a lavorare con lui se me lo chiedesse.


D: Una domanda molto da “fan”… nel 1985 il K Group suonò a Lisbona. Qualcuno mi ha detto che quella sera avete eseguito A Louse is not a Home. È vero?
R: Oh, mi ricordo che iniziammo a suonare molto tardi, in una grande piazza… ma non sono sicuro che suonammo A Louse. Perdonami, ma è stato tanto tempo fa…


D: Cosa ricordi del tour del 1983 con Hammill come supporto ai Marillion?
R: Oh, quello è stato molto difficile. E il motivo per cui è stato così difficile è che i fan dei Marillion non riuscivano a digerire la nostra musica, non la capivano. Gran parte della produzione di Peter è troppo complicata per i fan del progressive rock. Magari una sera vuoi la tua dose di prog e invece sale sul palco uno come Peter Hammill, da solo con un altro chitarrista, e ti suona cose tipo Accidents o The Moebious Loop… a quel punto è ovvio che dici “ma che diavolo sta succedendo!??!”. Il pubblico proprio non ci sopportava. Abbiamo avuto qualche riscontro positivo ma la gran parte fu negativa.


D: Sulle registrazioni che ho avuto modo di acoltare si sente proprio che i primi pezzi sono ok, poi gradualmente il pubblico inizia a rumoreggiare…
R: Sì, se non sbaglio una volta mi sono anche attaccato con uno del pubblico, sono dovuto scendere giù dal palco…


Il personaggio dei fumetti Sgt.FuryD: Da cosa deriva il soprannome Fury?
R: Peter si era fissato che tutti dovessero avere un soprannome. Penso che il mio gli venne in mente quando una volta eravamo in un club in Germania e c’era un tizio che stava davvero rompendo le scatole a Peter. Lui è troppo gentile per uscire da certe situazioni, perciò lo feci io per lui. Il mio soprannome deriva da un personaggio dei fumetti che si chiama Sgt. Fury… non è il Nick Fury della Marvel Comics, ma proprio Sgt. Fury, è leggermente diverso. Era il protagonista di un vecchio fumetto di Guerra, penso che il mio soprannome venga da lì.


D: Non so se ti rendi conto che sei stato uno dei pochi musicisti che hanno lavorato con Peter ad aver avuto la possibilità di fare delle backing vocals…
R: E anche abbastanza male… (ride). Probabilmente faceva parte del progetto legato al K Group, cioè quello di essere una vera rock band, ma in ogni caso ho cantato molto poco. Ho fatto delle backing vocals anche con gli Stranglers ma non canto molto bene, anche se mi diverte cantare.


D: Quali sono i tuoi artisti preferiti?
R: Beh, se dai un’occhiata sul mio sito, c’è una sezione che si chiama influences dove ci sono tutti i nomi. Troverai gente tipo Todd Rundgren: sono un grande fan di Todd Rundgren, e sono anche un grande fan della musica blues; mi piace molto anche Hammill… come chitarristi adoro gente come Peter Green… c’è anche un fantastico gruppo svedese che sto ascoltando in questo periodo, ma ascolto davvero tanta musica e tutto ciò che ascolto mi influenza.


D: Immagino che hai avuto modo di viaggiare molto nella tua vita: quali sono i tuoi ricordi dei vari paesi che hai visitato?
R: Sì, mi piace viaggiare. Curiosamente il posto più bello dove sono stato durante una tournée sono state le isole Falkland… ma adoro anche il Giappone. Il mondo è pieno di bei posti, ma naturalmente dipende sempre da cosa cerchi; ad esempio se vai in un posto bellissimo ma la gente ti tratta male è difficile che ti rimanga un buon ricordo di quel paese.


D: Ti è piaciuta l’Italia?
R: Purtroppo non ho mai fatto grandi tournée in Italia… ad esempio non ho mai suonato a Roma. Mi piacerebbe tornare in Italia un giorno.

(grazie a Marco Olivotto - foto iniziale: Emilio Maestri, Cobden Club)

L'intervista con Fury (foto Carlo Carnelli)

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