Storie di aquile e pinguni...

L’inizio degli anni ottanta vede il batterista dei VDGG Guy Evans impegnato in un buon numero di progetti paralleli: oltre al K Group e agli album solisti di Hammill, nella sua agenda figurano anche le collaborazioni con Mother Gong e Amon Düül...

Potrà sembrare assurdo, ma esistono ben tre formazioni diverse che adottano il nome Amon Düül: gli Amon Düül (sorta di comune politico musicale tedesca, nata alla fine degli anni sessanta con base a Monaco), gli Amon Düül II (diretta filiazione della entità precedente, guidata dal chitarrista cantante Chris Karren e dall’altro chitarrista John Weinzierl, con una impronta più marcatamente musicale) e gli Amon Düül UK, progetto nato all’inizio degli anni ottanta in Inghilterra e capitanato da John Weinzierl e dal bassista Dave Anderson (ex Amon Düül II e Hawkwind). La critica musicale ha sempre privilegiato la produzione degli Amon Düül II, autori tra il 1969 e il 1972 di alcuni lp capisaldo della scena “cosmica” tedesca – Phallus Dei, Yeti, Wolf City – mentre gli album prodotti dalla filiazione inglese in alcuni casi vengono addirittura disconosciuti dagli stessi fan del gruppo.

Fatto sta che proprio tre di questi album – Hawk Meets Penguin (1982), Meetings with Menmachines Unremarkable Heroes of the Past (1983), Die Losung (1989) – sono stati recentemente ristampati su CD in versione digipack dall’etichetta francese Spalax e presentano come ospite alla batteria Guy Evans. Si tratta di tre lavori musicalmente abbastanza diversi tra loro, sia per il modo in cui sono stati realizzati che per la presenza di un gran numero di musicisti differenti. In particolare Hawk Meets Penguin (nella foto di inizio intervento è riprodotta la copertina del disco) riprende alcune registrazioni inedite degli Amon Düül II risalenti agli anni settanta, rielaborandole e completandole con l’inserimento di nuove partiture e nuovi strumenti. L’album è composto da tre soli brani, due dei quali di durata considerevole (13 e 18 minuti), accomunati da una forma musicale estremamente libera e atmosferica che fa ampio uso di parti vocali recitate o vocalizzate, noise percussivo e qualche spruzzata di synth analogici. La prima traccia è quella che risulta armonicamente più definita, con a tratti un sapore quasi bucolico e canterburyano, mentre gli altri due brani non si distaccano molto da una sorta di destrutturata jam sonora, intrigante ma priva di grandi impennate e sviluppi musicali. Il lavoro dietro ai tamburi di Evans è contraddistinto da uno stile personale e immediatamente riconoscibile, più vicino in questo caso al drumming presente su album come Vital e World Record che a quello, più scarno e beat, dei lavori con il K Group.

Per inciso: l’aquila e il pinguino del titolo sono lo pseudonimo rispettivamente di Dave Anderson e John Weinzierl.

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