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Parmenter e Hammill

Chi mastica un po'di prog ricorderà sicuramente i Discipline, band statunitense che nel 1994 diede alle stampe l'ottimo Unfolded Like Staircases, ancora oggi ritenuto uno degli album migliori del nuovo prog degli anni 90 e uno dei più vicini a sonorità vandergraffiane. Il leader dei Discipline, Matthew Parmenter, l'8 e il 9 aprile si esibirà al Gouveia Art Rock Festival proprio prima di Peter Hammill. Gli abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa in più sul suo rapporto con la musica di Hammill e del Generatore.

[D] Matthew, a mio avviso il tuo stile vocale e la tua presenza scenica nel corso degli anni si sono evolute da un atteggiamento più “alla Peter Gabriel” a uno più “alla Peter Hammill”. Penso ad esempio a brani come Another Vision o Between me and the end, e anche al fatto che ora stai suonando spesso da solo sia in studio che dal vivo, come Hammill fa da molti anni…
[R] Non è un mio obiettivo quello di assomigliare a qualcuno. Amo la musica di Hammill. Quella che un tempo era una somiglianza incidentale può anche essere diventata una sorta di emulazione inconscia. Del resto tutto quello che ascolto, e particolarmente ciò che mi emoziona, poi influenza il mio modo di comporre. Sono cresciuto ascoltando Genesis, Gentle Giant, Beatles, Jesus Christ Superstar. Tutti questi artisti hanno necessariamente influenzato le mie composizioni.

[D] Come sei entrato in contatto con la musica di Hammill e dei Van der Graaf? Mi pare di capire che è stato merito del bassista degli Anekdoten Jan Erik Liljeström…
[R] Esattamente. Molto in piccolo, nelle note di copertina dell’album dei Discipline Unfolded Like Staircases, c’è un ringraziamento a Jan Erik Liljeström per avermi fatto conoscere “ph e i vdgg”, scritto proprio così, perché volevo che fosse un messaggio cifrato indirizzato a Jan Erik. Non credevo che altre persone riuscissero a capire immediatamente di cosa si trattava. Alcuni infatti non l’hanno capito: un giornalista ha interpretato il messaggio come un ringraziamento per una particolare progressione di accordi che avevamo copiato dai nostri amici svedesi. In ogni caso, gli Anekdoten pensavano che alcuni brani dei Discipline avessero un sound simile a quello dei VDGG. All’epoca non conoscevo nulla dei VDGG o di Hammill, e loro furono molto sorpresi da questo fatto. Allora Jan Erik mi consigliò parecchi album da ascoltare, e poiché stimo molto Jan Erik, me li procurai immediatamente.

[D] Quali sono i tuoi album dei VDGG preferiti?
[R] Godbluff è stato il primo album dei VDGG cha mi ha veramente preso. Che album splendido. Suona così rock, così liberatorio, ma al tempo stesso così frustrato, ingabbiato. Nel momento in cui percepisci lo spirito rock dell’album ne diventi dipendente. Normalmente mi ci vogliono parecchi ascolto per apprezzare la musica dei VDGG e di Hammill. Non so il perché, ma sono giunto alla conclusione che questo avviene solo con la musica che apprezzo di più, indipendentemente da cui sia il compositore o il cantante. È tutto questo in qualche maniera collegato con la proposta musicale di Hammill? Credo di no, si tratta di una reazione mia personale, come tu puoi avere la tua. Ma chiaramente Hammill scrive della musica il cui fascino non può essere compreso all’istante. La musica di Hammill mi cambia in qualche maniera, mi insegna sempre qualcosa. Per questo mi sento così legato a Hammill, per il suo contributo alla mia vita da ascoltatore. “… prima ero cieco, ma ora vedo”. Hai capito, insomma. Ho tutti gli album dei VDGG e i miei preferiti sono Pawn Hearts e Still Life. Oltre ovviamente a Godbluff.

[D] All’inizio di aprile sarai in Portogallo per il Gouveia Art Rock Festival. Ho notato che nel programma il tuo spettacolo è presentato come “un recital”. Cosa dobbiamo aspettarci? Tra l’altro Peter Hammill sarà l’headliner della prima serata del festival.
[R] Onestamente non mi sono accorto del riferimento al recital di cui parli… immagino che dovrò portarmi il mio smoking e il mio papillon… non si sa mai, no? Scherzi a parte, dopo aver saputo che c’era anche Hammill ho perso totalmente interesse nella mia performance. Non ho mai avuto l’occasione di assistere a un concerto di Hammill e pensavo che non avrei mai avuto questa possibilità. Non vedo l’ora.

L’intervista integrale a Matthew Parmenter è stata pubblicata sul nuovo numero di Wonderous Stories (WS 6 - aprile 2006) - www.wonderoustories.it. Foto: Juan Joy.

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