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Zuffanti e i VDGG

Abbiamo incontrato l’artista genovese Fabio Zuffanti a Roma prima del concerto della Maschera di Cera e gli abbiamo chiesto di raccontarci il suo amore per il Generatore, da tanti anni ormai dichiarato e trasportato con grande passione nella sua produzione musicale.

Fabio Zuffanti è uno dei più conosciuti e stimati esponenti della nuova scena prog italiana. Membro fondatore alla fine degli anni ottanta dei Finisterre, nel corso degli anni successivi ha dato vita a una serie di progetti di successo esplorando generi anche radicalmente differenti tra loro: dal folk acustico di Hostsonaten, al post rock de La Zona, fino all’opera rock con Merlin. Fabio non ha mai nascosto il suo grande amore per i Van der Graaf Generator, e così abbiamo approfittato del passaggio a Roma de La Maschera di Cera, altro fortunato progetto musicale che lo vede protagonista, per fargli qualche domanda. Proprio in questi giorni La Maschera di Cera ha pubblicato il suo terzo album Luxade per la Immaginifica di Franz Di Cioccio.

Tra le principali fonti di ispirazione per la musica de La Maschera di Cera hai spesso citato i VDGG. Come pensi che si inneschi concretamente l’influsso dei VDGG in un album come Luxade?

In effetti noi citiamo sempre tra le nostre influenze il prog italiano, in particolare facciamo riferimento ai gruppi più oscuri, i cosiddetti minori (Triade, Cervello, Semiramis, Festa Mobile, De De Lind…) ma se vai a vedere, specialmente per quello che mi riguarda, credo che l’influenza dei VDGG sia la più grande. Questo perché probabilmente negli anni i VDGG sono diventati veramente il mio gruppo preferito, e non solo in ambito prog. Passando dai Genesis agli Yes, ai vari amori di gioventù, la cosa che mi è rimasta di più alla fine sono stati proprio i VDGG, e questo mi è rimasto anche a un livello compositivo, non tanto nel tentativo di riproporre a tutti i costi quello che facevano i VDGG ma per la ripresa di certe atmosfere.

Infatti quello che ho notato è che se ascolti con attenzione Luxade difficilmente trovi una citazione smaccata di qualcosa di VDGG, però trovi tante piccole indicazioni che fanno capire che c’è stato qualcosa che è stato assimilato e poi rielaborato…

Esattamente. Ad esempio l’utilizzo del sax, specialmente in un brano di Luxade che si intitola Doppia Immagine… quando ho pensato a quella parte io avevo in mente assolutamente David Jackson. Così abbiamo provato a mettere questo sax in una situazione un po’ diversa, creando una specie di mix tra quello che era il prog italiano e i VDGG.

Qual è il tuo rapporto con la musica dei VDGG? Quali sono gli aspetti che ti affascinano maggiormente?

Come sai meglio di me c’è in Hammill questo studio sull’esistenzialismo un po’malato, questo amore per le tematiche oscure, che poi comunque si riflettono nell’anima, penso ad esempio a pezzi come Lemmings… c’è un amore per atmosfere che definirei Lovecraftiane. Io amo tantissimo Lovecraft. Ascoltando i VDGG mi sembra di ritrovare la versione musicale dei racconti di Lovecraft ed è una cosa che mi ha sempre affascinato moltissimo. Nella Maschera di Cera ho cercato a modo mio di ricreare un’atmosfera del genere, perché mi interessa molto dare vita a una specie di sogno ad occhi aperti, mi piace che quando una persona ascolta un disco si immagini una specie di film, veda delle immagini. Al di là del discorso strumentistico quello che mi piace dei VDGG è l’atmosfera pazzesca che riescono a tirare fuori nei loro album.

Quali sono gli album dei VDGG a cui sei più legato?

Ho conosciuto i VDGG con The Least We Can Do, perché mio fratello più grande aveva e ha tuttora una collezione di dischi prog. Essendo lui nato negli anni 50, nei 70 aveva vent’anni, quindi io sono cresciuto con i suoi dischi e con questa musica nelle orecchie. E mi ricordo quando da piccolo sono andato a vedere questo disco e ho trovato questo vinile apribile con il poster dentro, di questa palla che girava in mezzo all’oceano, ed è stata la mia prima immagine. Mi ricordo ancora perfettamente del primo momento in cui l’ho ascoltato e di come mi sono subito lasciato prendere da questa atmosfera particolarissima. Quindi direi che The Least è il disco a cui sono più affezionato. E poi c’è Pawn Hearts che negli anni è diventato forse il mio preferito. Anche la fase successiva mi piace, però sono rimasto sempre più legato alla prima.

Come hai vissuto e come valuti a posteriori la reunion dello scorso anno e la pubblicazione del nuovo album Present?


Present mi è piaciuto molto, e mi è piaciuto molto anche il secondo disco di improvvisazioni. Forse la famosa atmosfera di cui parlavamo l’ho ritrovata più nel secondo disco, in cui ci sono dei momenti veramente magici, molto sospesi, che ricordano addirittura certe cose post rock attuali. Penso che i VDGG abbiano avuto un’evoluzione nel loro suono… pur rimanendo coerenti con il passato sono stati capaci di evolversi.

Hai avuto modo di vederli anche dal vivo?

No, purtroppo l’altr’anno non ho avuto la possibilità di vederli dal vivo, anche se ho sentito le registrazioni dei concerti e li ho trovati fantastici… ora ho saputo che sono di nuovo in cattive acque dunque temo non mi resti altro da fare che mangiarmi le mani.

Tanti anni fa (1996) con i Finisterre hai preso parte al discusso tributo che l’etichetta italiana Mellow Records ha dedicato ai VDGG, proponendo una riedizione di Refugees molto particolare. Cosa ricordi di quella esperienza?

Ricordo che quando abbiamo saputo che era in preparazione un tributo ai VDGG volevamo assolutamente farne parte, solo che un po’ per problemi di tempo, un po’ perché gli altri pezzi non ci venivano bene alla fine abbiamo optato per Refugees, che forse era il pezzo più semplice da eseguire, anche se sicuramente non è il pezzo dei VDGG che amo di più. L’idea di quell’arrangiamento è venuta al nostro chitarrista Stefano Marelli, perché lui era in un momento di totale innamoramento per le sonorità portoghesi tipo Madredeus, e così abbiamo adottato questo tipo di approccio facendo cantare il brano alla nostra flautista dell’epoca. È stato un esperimento, alcuni lo hanno criticato, altri addirittura odiato… onestamente è tantissimo che non lo ascolto; ricordo che mi piaceva molto come arrangiamento ma non mi entusiasmava il cantato. Invece con la Maschera di Cera fino all’anno scorso abbiamo suonato Darkness dal vivo come bis… grazie anche al fatto che il nostro cantante Alessandro Corvaglia in certi momenti ha una vocalità simile a quella di Hammill.

C’è ancora un sogno che vorresti realizzare e che è legato in qualche modo alla musica di Hammill e dei VDGG?


Sì. Noi non amiamo molto fare cover, ma mi piacerebbe un giorno provare a fare una cover di A Plague of Lighthouse Keepers con la Maschera di Cera, magari solo in concerto… sarebbe un sogno. Certo anche questa non la rifaremmo uguale, ma alla nostra maniera.

Fabio Zuffanti in studio con La Maschera di Cera

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