Questo sito contribuisce alla audience di

Bowness e Hammill

Tim Bowness è una delle figure più interessanti della nuova scena cantautorale inglese. I più lo ricorderanno per il suo sodalizio con il leader dei Porcupine Tree, Steve Wilson, nel progetto No-Man. Ma nel suo cammino ci sono anche collaborazioni con Alice, David Torn, Hugh Hopper, Centrozoon... e una cover di Hammill.

Tim Bowness è un cantautore moderno. Inglese. Intenso, flemmatico, atmosferico. Nel suo curriculum brilla soprattutto il sodalizio pluri decennale con il leader dei Porcupine Tree, Steve Wilson, nell’ambito del progetto No - Man. Ma il cammino di Bowness ha visto anche gli incroci fruttuosi con Alice (sul cui album Viaggio in Italia si è cimentato in una nuova interpretazione di Island dei King Crimson), David Torn, Roger Eno e con la band tedesca Centrozoon. Qualche settimana fa, l’amico Stefano Fasti ha avuto modo di incontrare Tim per una lunga intervista che sarà pubblicata sul nuovo numero di Wonderous Stories, in uscita a luglio. Impossibile non chiedere lumi su un altro progetto, forse meno conosciuto, che ha visto protagonista Bowness: si tratta di Samuel Smiles, un trio composto da Bowness con il tastierista Peter Chilvers e con il chitarrista Michael Bearpark. Il debut album di Samuel Smiles, World of Bright Futures, pubblicato nel 2000, presenta infatti una cover di un brano di Hammill, Ophelia… Ecco l’estratto dell’intervista relativo a questo particolare intreccio tra Bowness e Hammill.

[Wonderous Stories] Parliamo del progetto Samuel Smiles, nel quale hai inciso le cover di Ophelia di Peter Hammill e Two Hands dei King Crimson. Come è nata la volontà di eseguire queste due particolari canzoni? Ed in particolare, per Ophelia, ti sei fatto una idea precisa del significato del testo?
[Tim Bowness] Io ho iniziato a cantare all’età di diciotto anni. A quell’età ascoltavo e amavo molto due album contemporanei: Sitting Target di Peter Hammill e Beat dei King Crimson (rispettivamente 1981 e 1982, NdI), di cui appunto Two hands è la mia traccia preferita. In un certo senso potrei dirti che fare quelle cover è stato un tributo alle canzoni che amavo di più al momento in cui ho iniziato l’attività di cantante. Due album che mi hanno davvero spinto a iniziare a fare musica. Mi è sempre piaciuta molto Ophelia, che riattualizza il “mito antico” di questa storia di amore tragico, narrato nell’Amleto. Peter Hammill ha raccontato in modo moderno un dramma d’amore dal sapore classico, come può farlo un pittore contemporaneo dipingendo scene della mitologia greca. Eseguendola non ho sentito il bisogno di trovare un significato preciso nelle parole di Hammill.

[WS] Hai avuto riscontri diretti da Robert Fripp o da Peter Hammill?
[TB] No, non ho mai avuto feedback da loro, direttamente. Una volta incontrai Peter e gli dissi che è stato ascoltando il suo Over e Low di David Bowie, che mi è nata la voglia di cantare. E’ stato bello vederlo commuoversi per questa mia affermazione! Peter è davvero una persona squisitamente genuina e diretta. Robert Fripp (che avrei conosciuto meglio negli anni) è una persona molto eccentrica e tutt’altro che diretta. Direi che sotto molti punti di vista è proprio l’opposto di Hammill: comunque i suoi feedback sono stati relativi alla musica dei no-man, senza parlare delle cover.

[WS] Parlami un po’ di più delle tue ispirazioni…
[TB] In realtà, dal punto di vista delle influenze, sono piuttosto eclettico. Ho amato molto il progressive rock inglese e certamente gruppi del calibro di Yes, Van Der Graaf Generator, King Crimson, Genesis. Ho sempre amato anche molti gruppi italiani, tra cui PFM e Le Orme, che hanno prodotto davvero una musica ricca di suggestione. Joni Mitchell, Leonard Cohen, Neil Young, David Bowie, Roxy Music hanno anche loro avuto un grande ascendente su di me. Ma anche gli artisti della Disco Music Anni ’70 come Marvin Gaye, Stevie Wonder o Donna Summer, hanno fatto parte della mia esperienza: di loro ho apprezzato il coinvolgimento emotivo nella musica. Sono cresciuto senza particolari pregiudizi musicali. Certo poi ho sviluppato i miei gusti, anche accostandomi alla musica classica e al minimalismo, e a Maestri come Philip Glass, Steve Reich, Terry Riley e ai grandi del Jazz come Miles Davis, Jan Garbarek, Eberhard Weber, John Coltrane. Riflettendo su questa ecletticità, posso dirti che una cosa che mi accomuna a Steven Wilson è proprio quella di non avere particolari pregiudizi musicali. Possiamo parlare per ore di Depeche Mode, Deep Purple, Marvin Gaye, Beach Boys, perché  li amiamo tutti…

Le categorie della guida

Ultimi interventi

Vedi tutti